Le prime immagini della Luna dalle sonde GRAIL

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Potete ascoltare la voce di Maria Zuber mentre vengono mostrate le prime immagini ricavate da una delle due sonde GRAIL. Qui di seguito il parlato del video che ho tradotto in italiano. 

Mi chiamo Maria Zuber, Principal Investigator della missione GRAIL della NASA.  GRAIL è la prima missione planetaria di tipo robotico che include un esperimento di immagini che è interamente dedicato all’educazione e all’outreach, chiamato Sistema MoonKAM.  Questo video clip è stato fatto da Ebb mentre volava al di sopra della superficie della Luna che non osserviamo da Terra, dal polo nord verso il polo sud. Il lato nascosto della Luna è estremamente aspro. Inoltre, la superficie contiene numerosi crateri d’impatto che hanno conservato tracce degli asteroidi che hanno impattato la superficie lunare dopo che che si formò. L’analisi della MoonKAM inizierà in Marzo, quando gli studenti delle scuole medie avranno l’opportunità di selezionare delle aree interessanti della Luna che vogliono studiare. Perciò, rimani sintonizzato!

Una macchina fotografica a bordo di una delle due sonde gemelle lunari Gravity Recovery And Interior Laboratory (GRAIL) ha inviato a Terra la prima sequenza di immagini di ciò che, dalla sua posizione, la sonda riesce a osservare e catturare. La MoonKAM è la camera che permetterà di conoscere più in dettaglio la superficie della Luna e le cui immagini verranno inviate alle scuole di tutto il mondo per poterle osservare e analizzare.

GRAIL consiste in due navicelle identiche, recentemente chiamate Ebb e Flow, ognuna delle quali è dotata di una MoonKAM. Le immagini rientrano all’interno di un test della MoonKAM Ebb compiuto lo scorso 19 gennaio. La MoonKAM Flow verrà testata in un secondo momento.

Per vedere i trenta secondi di video, cliccate su: http://go.nasa.gov/zZXAPs .

Nel video, il polo nord lunare è visibile nella parte superiore mentre la sonda si muove verso il polo sud. Una delle prime caratteristiche geologiche importanti osservabili in questo video è il Mare Orientale, con 900 chilometri di larghezza, un bacino d’impatto che viene a coprire in parte sia il lato visibile che quello non visibile del nostro satellite.

Il video clip si conclude con delle immagini di un suolo lunare piuttosto accidentato, in una regione molto vicina al polo sud. A sinistra del centro, vicino alla parte inferiore dello schermo, si trova il cratere Drygalski con 149 chilometri di larghezza che si distingue per con la sua forma stellare nella parte centrale. La struttura è quella di un picco centrale che formatosi molti miliardi di anni fa dll’impatto di una cometa o asteroide.

“La qualità del video è eccellente e dovrebbe stimolare i nostri studenti che utilizzeranno la MoonKAM, ora che si preparano ad esplorare la Luna” ha affermato Maria Zuber, Principal Investigator di GRAIL del Massachusetts Institute of Techonology a Cambridge.

Le sonde gemelle hanno raggiunto con grande successo l’orbita lunare tra il 31 dicembre 2011 e l’1 gennaio 2012. Precedentemente denominate GRAIL-A e GRAIL-B, le due sonde che hanno dimensioni di una lavatrice domestica, sono state battezzate dagli studenti dell’Emily Dickinson Elementary School di Bozeman, in Montana, vincendo un concorso nazionale nato per assegnare due nomi alle sonde.

Migliaia di studenti del quarto e ottavo anno di scuola (elementari e medie) selezioneranno le aree bersaglio sulla superficie lunare e invieranno le loro richieste al Centro Operativo della Missione MoonKAM-GRAIL a San Diego. Le foto delle aree target verranno inviate a Terra agli studenti per essere analizzate.

Il Programma del MoonKAM ha come leader Sally Ride, la prima astronauta americana a volare nello spazio a bordo dello Space Shuttle Columbia il 18 giugno 1983. Il suo gruppo di ricerca al Sally Ride Science e gli studenti non laureati e laureandi presso l’University of California a San Diego verranno a coinvolgere gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori di tutto il mondo nell’esplorazione lunare della missione GRAIL. GRAIL è la prima missione planetaria che trasporta con sè una strumentazione interamente progettata per coinvolgere e sensibilizzare gli studenti e il pubblico.

“Abbiamo avuto grande partecipazione dalle scuole in tutto il paese [1], più di 2 500 hanno inviato la loro adesione al momento” ha affermato Sally Ride. “A metà marzo, le prime immagini della Luna verranno prese dagli studenti utilizzando la MoonKAM. Mi aspetto che questo susciterà entusiasmo tra gli studenti e possibili carriere nella scienza e nell’ingegneria”.

Il polo sud del lato nascosto della Luna come appare dalla missione GRAIL, in particolare dalla sonda Ebb. Crediti: NASA/JPL-Caltech. Disponibile su: http://www.nasa.gov/images/content/620251main_grail20120201-full.jpg

Lanciate nel settembre 2011, Ebb e Flow periodicamente eseguono delle manovre correttive della loro traiettoria che, nel corso del tempo, si modificheranno fino a diventare molto vicine ad un’orbita quasi circolare con un’altitudine di circa 55 chilometri. Durante la loro missione scientifica le sonde gemelle tenteranno di rispondere a domande di lunga data e di dare ai ricercatori una migliore comprensione di come si sono formati i pianeti rocciosi del nostro sistema solare, compresa la Terra.

Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, California, gestisce la missione GRAIL per conto del Science Mission Directorate della NASA a Washington. La missione GRAIL è parte del Discovery Program che viene gestito al Marshall Space Flight Center della NASA a Huntsville, Alabama. La Lockheed Martin Space Systems di Denver ha costruito la coppia di sonde.

Per ulteriori informazioni si visiti il sito di GRAIL: http://www.nasa.gov/grail .
Informazioni sulla MoonKAM sono disponibili su: https://moonkam.ucsd.edu .

Fonte NASA: http://www.nasa.gov/mission_pages/grail/news/grail20120201.html e http://www.nasa.gov/mission_pages/grail/main/index.html .

[1] L’adesione al progetto però riguarda tutte le scuole di ogni formazione e grado di tutto il mondo. Send Your Students to the Moon è disponibile su: https://moonkam.ucsd.edu .

Sabrina

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Increspature sugli anelli dei pianeti causate da detriti cometari

Questa rappresentazione artistica mostra la cometa Shoemaker-Levy 9 mentre sta penetrando nell’atmosfera del pianeta Giove nel luglio 1994 dopo essere stata frammentata in vari nuclei a causa delle potenti forze gravitazionali del pianeta. E’ stata rappresentata anche la sua nuvola di polvere mentre crea una scia che andranno ad increspare gli anelli del pianeta. La cometa, ripresa all’epoca dall’Hubble Space Telescope della NASA, apparve come formata da serie di frammenti di color rosso acceso mentre entravano in atmosfera vicino al Polo Sud planetario.

Come fossero degli scienziati forensi, dall’esame delle impronte digitali sulla scena del crimine cosmico, i ricercatori che lavorano con i dati della sonda Cassini, di Galileo e di New Horizons della NASA hanno rilevato delle increspature negli anelli di Saturno e di Giove prodotte dalle conseguenti collisioni con frammenti cometari risalenti a oltre dieci anni fa.

L’ondulazione prodotta, nel caso di Giove, è dovuta alla cometa Shoemaker-Levy 9 la cui nube di detriti è precipitata attraverso il sottile sistema di anelli gioviano durante la corsa kamikaze sul pianeta nel luglio 1994. I ricercatori attribuiscono le increspature sugli anelli di Saturno ad un oggetto simile, probabilmente un’altra nube di detriti di una cometa precipitati attraverso gli anelli interni del pianeta nella seconda metà del 1983. I risultati sono stati raccolti e raccontati in modo dettagliato in un paio di articoli pubblicati sulla rivista Science nel marzo 2011.

“Che meraviglia trovare prove che gli anelli possono venir influenzati da eventi specifici e ben tracciabili che sono capitati negli ultimi trent’anni piuttosto che un centinaio di milioni di anni fa” ha affermato Matthew Hedman, un ricercatore che lavora con il Team delle immagini della sonda Cassini, autore principale dell’articolo e ricercatore associato alla Cornell University, Ithaca, New York. “Il sistema solare è molto più dinamico di quanto avevamo previsto”.

Dal fly-by di Galileo con Giove i ricercatori sapevano dell’esistenza di chiazze sull’anello di Giove fin dalla fine del 1990, ma le immagini di Galileo erano un po’ confuse e gli scienziati non capivano perchè tali fenomeni si fossero verificati. La cosa è rimasta congelata fino a quando Cassini non è entrata in orbita attorno a Saturno nel 2004 e ha iniziato a inviare centinaia di immagini. In un articolo del 2007 di Hedman e dei suoi colleghi furono osservate per la prima volta delle ondulazioni o corrugamenti nell’anello più interno di Saturno, soprannominato anello D.

Un gruppo di ricercatori che includeva Hedman e Mark Showalter, un ricercatore che collabora con il team di Cassini e che lavora al Seti Institute a Mountain View, California, si resero conto che le scanalature nell’anello D sembravano come modulate dal vento nel corso del tempo. Lavorando a ritroso nel tempo, Hedman dimostrò poi che il fenomeno doveva essersi verificato sul finire del 1983 quando qualcosa inclinò l’anello D dal suo asse di circa 100 metri. I ricercatori trovarono che l’influenza sulla gravità di Saturno sulla zona inclinata deformò l’anello in una sorta di spirale contorta.

Queste immagini, ottenute dai dati della sonda Galileo della NASA, mostrano le increspature sottili sull’anello di Giove che i ricercatori sono riusciti a ricavare dall’impatto della Cometa Shoemaker-Levy 9 nel luglio 1994. L’immagine in alto è stata ottenuta da Galileo il 9 novembre 1996 e mostra la punta di un anello di Giove. L’immagine centrale è una versione della stessa immagine che è stata ottenuta ed elaborata dal computer per mostrarne le increspature. La terza immagine in basso mostra un modello al computer ottenuto dai dati a disposizione.  Credit: NASA/JPL-Caltech/SETI.
Fonte: Cassini Solstice Mission: Subtle Ripples in Jupiter’s Ring: http://saturn.jpl.nasa.gov/photos/imagedetails/index.cfm?imageId=4277

I ricercatori del Cassini Imaging ricavarono un ulteriore indizio nell’agosto 2009 quando il Sole illuminava il bordo degli anelli e si trovava allineato con l’equatore di Saturno. Le condizioni di illuminazione uniche nel loro genere evidenziarono delle increspature mai viste prima in un’altra parte del sistema di anelli. Quello che successe nel 1983 non doveva essere un piccolo evento localizzato, ma uno di grandi dimensioni. La collisione infatti inclinò una regione di dimensioni maggiori di 19 000 chilometri, che copriva parte dell’anello D e di quello successivo, più esterno, chiamato anello C. Purtroppo, la sonda non stava sorvolando Saturno all’epoca e il pianeta si trovava dalla parte opposta al Sole, nascosto ai telescopi terrestri o a quelli in orbita, per cui qualunque cosa è avvenuta, è passata inosservata ai ricercatori.

Hedman e Showalter, autore principlae del secondo articolo, ha cominciato a chiedersi se i fenomeni a lungo dimenticati sul sistema di anelli di Giove potessero in qualche modo risolvere l’enigma. Utilizzando le immagini della sonda Galileo ottenute dal 1996 al 2000, Showalter ha confermato un modello simile con forma a spirale in avvolgimento. Essi hanno applicato la stessa matematica applicata a Saturno, ma questa volta tenendo conto dell’influenza gravitazionale del gigante Giove e dell’inclinazione del suo anello. I ricercatori hanno calcolato che la spirale deve essersi formata tra giugno e settembre 1994 proprio quando la cometa Shoemaker-Levy 9 penetrò nell’atmosfera del pianeta nel luglio 1994. La dimensione stimata del nucleo della cometa è pure consistente con la quantità di materiale necessaria a perturbare l’anello di Giove.

Le immagini di Galileo hanno anche rilevato una seconda spirale, che è stata calcolata aver avuto origine nel 1990. Le immagini scattate da New Horizons nel 2007, quando la sonda diretta verso Plutone e i suoi satelliti, ha effettuato un fly by con Giove mostrando due nuovi modelli di onde più recenti, oltre all’eco dell’impatto della Shoemaker-Levy 9 che si stava dissolvendo.

Con un’alternanza di bande chiare e scure che si estendono a grandi distanze attraverso l’anello D e l’anello C di Saturno, gli anelli di Saturno vengono qui mostrati nelle immagini della sonda Cassini della NASA riprese un mese prima dell’equinozio del pianeta nell’agosto 2009.  Fonte NASA Cassini Solstice Mission: http://saturn.jpl.nasa.gov/photos/imagedetails/index.cfm?imageId=3662

“Ora sappiamo che le collisioni negli anelli sono molto comuni, due eventi nell’arco di dieci anni nel caso di Giove e poche volte in un centinaio di anni per Saturno” ha affermato Showalter. I ricercatori sanno che gli anelli registrano questi impatti come solchi in un disco di vinile e possiamo riprodurre la loro storia precedente”.

Le increspature hanno anche fornito ai ricercatori degli indizi sulle dimensioni della nube di detriti cometari che hanno colpito gli anelli. In ciascuno di questi eventi, il nucleo delle comete, prima che si frammentassero, era di pochi chilometri di diametro.

“Andando alla ricerca di queste impronte ancora presenti negli anelli è davvero incredibile e ci aiuta a capire meglio i processi di impatto nel nostro sistema solare” ha affermato Linda Spilker, Cassini Project Scientist, del Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, California.
“La lunga permanenza di Cassini attorno a Saturno ha aiutato a considerare i piccoli e sottili indizi che ci raccontano la storia delle nostre origini”.

Maggiori informazioni si hanno sul sito della NASA: http://www.nasa.gov/cassini e sul sito del JPL: http://saturn.jpl.nasa.gov/ .
Fonte: Cassini Solstice Mission: http://saturn.jpl.nasa.gov/news/newsreleases/newsrelease20110331/

Su Science è disponibile l’articolo The Impact of Comet Shoemaker-Levy 9 Sends Ripples Through the Rings of Jupiter di  Mark R. Showalter, Matthew M. Hedman e Joseph A. Burns, pubblicato il 16 marzo 2011; http://www.sciencemag.org/content/332/6030/711.abstract?sid=a4ae3c9f-e1da-449f-978c-5e452abb0cc3

Sabrina

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Il campo magnetico su Nettuno

L’immagine di Nettuno è disponibile sul sito del Voyager al JPL/NASA: http://voyager.jpl.nasa.gov/science/images/neptune2.jpg

La caratteristica del campo magnetico di Nettuno è importante perchè permette di capire quello che avviene nella parte più interna del pianeta.

Perchè si formi un campo magnetico, si ritiene che a pianeta debba soddisfare ad alcune condizioni:
1. ci deve essere una regione interna al pianeta che è liquida;
2. ci deve essere una regione che conduce elettricità;
3. ci deve essere una fonte di energia che pone la regione in movimento e che la mantenga in movimento.

Il campo magnetico di Nettuno è inclinato di 47 gradi rispetto all’asse di rotazione del pianeta, ed è fuori asse di circa 0.55 raggi, ossia 13 500 chilometri dal centro fisico del pianeta. Questo comporta che il campo magnetico del pianeta sia originato all’interno di un mantello fluido che circola attono ad un nucleo solido.

Le correnti elettriche producono un’azione di dinamo entro il pianeta e devono essere relativamente vicine alla superficie di quanto non lo siano nel caso della Terra, o di Giove o di Saturno.
L’intensità del campo magnetico varia in superficie e dipende di quale emisfero si misura, da un valore massimo di circa 1 Gauss nell’emisfero sud, ad un minimo di 0,1 Gauss nell’emisfero nord. Il campo magnetico all’equatore nel caso della Terra è di 0,32 Gauss in superficie.

A causa della sua insolita orientazione e dell’inclinazione dell’asse di rotazione di questo pianeta, il campo magnetico passa attraverso drammatici cambiamenti man mano che il pianeta ruota sotto l’influenza del vento solare.

Il primo dato relativo al campo magnetico di Nettuno da parte della sonda Voyager è stato il rilevamento di emissioni radio periodiche dal pianeta con una periodicità di 16,11 ore. Queste emissioni radio sono dovute alle particelle cariche intrappolate nel campo magnetico di Nettuno. La periodicità di 16.11 ore è il periodo di rotazione del pianeta, che fu confermato dalle osservazioni dei dettagli visibili sulla superficie del pianeta.

Il campo magnetico ha fornito un altro indizio sulla struttura del pianeta e sul suo comportamento. Gli ssservatori sulla Terra non erano mai stati in grado di determinare la durata del giorno su Nettuno. I moti delle nubi sono un debole indicatore della rotazione della massa del pianeta, poichè essi vengono perturbati dai forti venti e variano notevolmente con la latitudine.

La miglior stima che si è avuta al telescopio è stato il periodo di rotazione di circa 18 ore. Il migliore indicatore del periodo di rotazione interna del pianeta è lo studio delle onde radio periodiche generate dal campo magnetico. Lo strumento radio a bordo della sonda Voyager fu in grado di misurare queste onde radio periodiche e di determinare che velocità di rotazione dell’interno di Nettuno è di 16 ore e 7 minuti.

Il Voyager 2. Fonte NASA/JPL.

Il Voyager ha anche rilevato delle aurore sul pianeta, simile a quelle che si osservano nell’emisfero nord e sud del nostro pianeta. Le aurore sulla Terra si verificano quando particelle energetiche colpiscono l’atmosfera mentre spiraleggiano lungo le linee del campo magnetico. Ma a causa del complesso campo magnetico di Nettuno, le aurore sono processi molto complessi che si verificano su vaste regioni del pianeta, non solo in corrispondenza dei poli magnetici del pianeta.
La potenza delle aurore è debole, si stima circa 50 milioni di Watt, rispetto ai 100 miliardi di Watt che si misurano per quelle terrestri.

Fonte Voyager-JPL/NASA: http://voyager.jpl.nasa.gov/

http://voyager.jpl.nasa.gov/science/neptune_magnetic.html

Sabrina

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Carnevale della Fisica #28

Come già accennato in chiusura del Carnevale #27, che abbiamo avuto l’onore e il grande piacere di ospitare qui su GruppoLocale, il prossimo Carnevale della Fisica (edizione numero 28) sarà ospitato dall’eccellente blog ScienzAltro, curato dal Prof. Leopoldo Benacchio.

Il tema scelto è “Fisica e Trasporti” (sì, sembra che sia stato deciso mentre il Prof. Benacchio era in treno…)

Edison Storage Battery Train (LOC)

Ne sono stati fatti di progressi, da allora... ma le leggi della fisica no, non sono mutate :)

Dunque sono attesi contributi sul tema: si può parlare delle fisica dei mezzi di trasporto, della logistica, dei viaggi spaziali, dei payload, della fisica dei trasporti, delle leggi della dinamica, delle navi (purtroppo oggetto di recenti tristi fatti di cronaca) dei voli aerei e delle loro reti complesse etc etc… Insomma, come sempre, l’unico limite è la propria fantasia, gli “agganci” al tema sono veramente infiniti e quanto mai plastici.

E’ importante comunque che i contributi soddisfino le regole del Carnevale, e che vengano inviati (contributi stessi o link) almeno entro il 25 febbraio all’indirizzo leopoldo.benacchio@gmail.com, in modo che il curatore abbia il tempo di leggerli.

Buon lavoro a tutti, un augurio di uno splendido Carnevale numero ventotto !

 

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Carnevale della Fisica # 27

Gravità Zero nella figura di Claudio Pasqua ci segnala i seguenti articoli per il 27° Carnevale della Fisica. I nostri ringraziamenti per questa speciale collaborazione!

Una testa tra le stelle: Franco Pacini ha lasciato per sempre il suo studio di Arcetri

Elisabetta Durante, giornalista de Il Sole 24 Ore, fondatrice del Disti (http://www.disti.it), curatrice della mostra “Donne alla guida della più grande macchina mai costruita dall’Uomo”,  (http://www.ba.infn.it/donne-lhc),  tuttora impegnata in un tour espositivo.
Ha ricordato un amico: il fisico Franco Pacini, scomparso recentemente: “Una testa tra le stelle: Franco Pacini ha lasciato per sempre il suo studio di Arcetri“.

“Sono andata a trovarlo l´ultima volta poco più di un anno fa e non ho pensato, non ho voluto pensare, che potesse essere l´ultima volta. Poi ci siamo sentiti ancora per telefono, però non era lo stesso. Ascoltare le cose grandi che venivano fuori dalla sua grande testa, sempre persa tra le stelle, era un privilegio: ma osservare la felicità dei suoi occhi perennemente innamorati del mondo era tutt´altro. Mi sorprendeva il fatto che il Parkinson, che da qualche tempo aveva aggredito la sua figura imponente, resa ancor più imponente dalla grandezza della sua scienza (spero non suoni retorico), non riuscisse a spegnere la profondità del suo sguardo. Uno sguardo profondo come il suo Universo”.

Disponibile su Gravità Zero alla pagina: http://www.gravita-zero.org/2012/01/una-testa-tra-le-stelle-franco-pacini.html


Anno Luce: misura di distanza o di tempo?

Massimo Auci, fisico, risponde alla domanda di un lettore che segnala un piccolo dibattito su Youtube riguardo alla definizione di anno luce. Alcuni utenti dicono che l’anno luce serve a misurare le distanze; mentre altri dicono che serve a misurare il tempo. Chi Avrà ragione?

Lo potete leggere su: http://www.gravita-zero.org/2012/01/anno-luce-misura-di-distanza-o-di-tempo.html

“La scoperta della costanza della velocità della luce rispetto ad un qualunque sistema di riferimento risale al 1887. Proprio in quell’anno Michelson e Morley vollero verificare l’effettiva presenza nel vuoto di una particolare “essenza materiale” il cosiddetto etere. Infatti nel 1864 Maxwell scrisse “A Dynamical Theory of the Electromagnetic Field” dove per la prima volta venne proposto che la natura ondulatoria della luce fosse la causa prima di tutti i fenomeni elettromagnetici.

In quegli anni l’unica teoria fisica ben nota era la meccanica, così dato che un’onda come il suono in particolare o un’onda elastica in generale, ha bisogno di un mezzo per propagarsi, anche le onde elettromagnetiche di Maxweel dovevano avere bisogno di un particolare mezzo per la loro propagazione, appunto era stato proposto l’etere”.

Disponibile su Gravità Zero alla pagina: http://www.gravita-zero.org/2012/01/anno-luce-misura-di-distanza-o-di-tempo.html

Odifreddi: Einstein e la Relatività

Tutto è relativo? Sbagliato pensarlo. Anzi. La teoria della Relatività è la “teoria degli assoluti” secondo Odifreddi.  Godibilissimo questo documentario sulla vita di Albert Einstein.
Odifreddi: Einstein e la Relatività

Disponibile su Gravità Zero: http://www.gravita-zero.org/2012/01/odifreddi-einstein-e-la-relativita.html

Chi ha inventato la lampadina? Scopri quanto sei bravo con Mondoerre

Chi ha inventato la lampadina? Vi assicuriamo che pochissimi, per ora, hanno saputo rispondere correttamente.

Un gioco per i più piccoli a cui possono partecipare anche i grandi. Per tutti la “GUIDA ALL’ELETTRICITA’ SICURA”, un manuale di agile lettura che aiuterà a gestire al meglio e senza pericoli  l’elettricità domestica.

Per partecipare è necessario collegarsi al sito http://www.quantoseibravo.it e rispondere a 3 domande sull’elettricità.

Le trovate al link seguente: http://www.quantoseibravo.it/ramella.php

Disponibile su Gravità Zero: http://www.gravita-zero.org/2012/01/chi-ha-inventato-la-lampadina-scopri.html

Dalla Fantascienza alla Scienza è su SpaceMag, Rivista dell’ASI

La rivista SpaceMag, liberamente consultabile in rete, è il magazine dell’Agenzia Spaziale Europea.

Un bellissimo numero da sfogliare (e a cui abbonarsi) per essere sempre aggiornati sulle iniziative spaziali di casa nostra.

Dal cannone lunare di Verne all’apollo 11, dai robot di Asimov al Phoenix Mars Lander. Il legame fra scienza e fantascienza è stato il tema di un incontro organizzato da Asi e il magazine SpaceMag, il 14 ottobre scorso al Technotown di Villa Torlonia a Roma. Viene pubblicato questo mese a pagina 63 del periodico SpaceMag (sfogliabile online cliccando su “Expand”), la rivista dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana).

Claudio Pasqua di Gravità Zero, che ha partecipato all’evento come relatore,  ha intrattenuto il pubblico presente spiegando come il cinena di fantascienza (anche quello blasonato come 2011 Odissea nello Spazio o l’antologica Guerre Stellari)  non rifugga da errori scientifici più o meno clamorosi e divertenti.

Disponibile su Gravità Zero: http://www.gravita-zero.org/2012/01/dalla-fantascienza-alla-scienza.html

Astrologo? Ci sarai tu. Ma solo su Repubblica

Gravità Zero spiega ai giornalisti di Repubblica (ma non solo a quelli di Repubblica) la differenza tra Astronomo e astrologo.

“Per diventare Astronomo ricercatore è obbligatoria la laurea triennale, seguita da una laurea magistrale (biennale) e quindi dal dottorato di ricerca (triennale). In tutto sono 8 anni di studi universitari che devono essere superati con esito eccellente. I posti come ricercatore infatti sono pochi e solo i migliori possono pretendere di accedervi.

Per diventare un astrologo? E’ sufficiente la  licenza elementare. L’astrologia infatti non è una scienza ma una credenza popolare.

Nella redazione di Repubblica, evidentemente, hanno litigato con il vocabolario”.

Disponibile su Gravità Zero: http://www.gravita-zero.org/search?updated-max=2012-01-23T17:19:00%2B01:00&max-results=8

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