E ora dove atterriamo…

Ok, ragazzi, e ora dove vogliamo atterrare? Questo è ciò che si staranno certamente chiedendo ad ESA, riguardo al modulo Philae. E’ la decisione principale da prendere, intanto che la sonda Rosetta continua a gironzolare intorno alla Cometa 67P. Una decisione alla fine deve essere presa, perché alla fine di novembre si prevede che Philae scenda a “terra” per fare i suoi esperimenti (aiutato da un paio di “rampini” per evitare di scappare via).

In un certo senso, c’è già da essere più che soddisfatti. Aver raggiunto la cometa, all’inizio di questo mese, è stata sicuramente una grande impresa. Il termine di un viaggio che durava da dieci anni. Un viaggio che ha reso necessaria l’ibernazione degli strumenti scientifici, poi risvegliati con pieno successo a metà del mese di maggio, in preparazione dell’arrivo alla cometa.

Insomma, una impresa emozionante. Anche per chi non è – diciamo – addetto ai lavori.

Ora che siamo arrivati, però, le immagini che ci manda la sonda (straordinarie, di per sé, considerando il grado di dettaglio), non sembrano poter tranquillizzare troppo gli scienziati. Guardate l’immagine ravvicinata della cometa, così come ce la può presentare adesso Rosetta con i suoi occhi. Eh beh. Non sembrano esserci molti posti dove il terreno si presenti sufficientemente liscio. 

Rosetta02 esa 960

L’immagine compare su APOD del 19 agosto, Crediti: ESA / Rosetta / MPS for OSIRIS Team; MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Guardando bene, però, forse un posto si trova.

E’ proprio a metà dell’immagine, in quella specie di incavo, un po’ butterato ma comunque abbastanza omogeneo, se confrontato con il resto. Potrebbe essere il luogo più idoneo per l’atterraggio di Philae. Dopotutto, non possiamo aspettarci grandi piste di atterraggio, se consideriamo che stiamo ragionando  di un gigantesco “sasso” di circa 3,5 x 4 chilometri di estensione (anche se del peso di più di tremila miliardi di chili…).

 Il viaggio di Rosetta ci ha già regalato diverse emozioni: nel 2008 ha sorvolato l’asteroide 2867 Steins, nel 2010 ha poi incontrato 21 Lutetia, che è l’asteroide più grande di cui si siano potute avere osservazioni ravvicinate. Dopodiché, come dicevamo, è stato messo “a nanna” in modo da garantire la sopravvivenza degli strumenti anche a distanze molto elevate dal Sole (con temperature non proprio miti…). Ora è ben sveglio e ci regala immagini fantastiche della 67P.

E Rosetta promette di tenerci ancora con il fiato sospeso: almeno fino a novembre, per la procedura di atterraggio di Philiae. Una cosa di una certa complessità, considerando che si tratta di agganciarsi a questo grosso sasso lontano “appena” 405 milioni di chilometri. Insomma, tenetevi liberi, sarà una cosa che varrà la pena seguire! 

Vedi i tuoi più illustri colleghi scienziati, che magari hanno fatto anche delle scoperte grandiose, nei quali a poco a poco quella fiamma nell’occhio si spegne, e che cosa resta? Cosa resta di quell’infinito per cui a diciannove anni ci si sentiva fatti? E allora mi è venuto da dire a quei ragazzi, di getto: «Voi dovete scappare da quelli che vi dicono così: “Adesso alla vostra età si dice che si vive per l’infinito, ma poi vedrete, a quaranta, cinquanta, sessant’anni, perderete questa illusione”, non dovete seguirli perché invece quel desiderio di totalità è la verità di noi, è quello per cui noi siamo fatti, è quello che ci tiene vivi, sempre, a venticinque, a trenta, a cinquanta, a ottant’anni, perché questa fiamma, questa tensione, questa attesa della totalità è l’attesa che l’infinito intercetti la mia strada ora, nel punto in cui sono ora, di poterne fare esperienza ora»

Davide Prosperi, in “Come si fa a vivere” http://goo.gl/zcbwMn

Rosetta arriva a destinazione

 

Il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripreso dallo spettrometro a bordo della sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) il 3 agosto 2014. Crediti e copyrighy – ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripreso dallo spettrometro a bordo della sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) il 3 agosto 2014. Crediti e copyrighy – ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Dieci anni sono passati da quando la sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea è stata lanciata per un rendezvous spaziale davvero intrigante: entrare in orbita attorno ad una cometa e sganciare una sonda sul suo nucleo per studiarne le proprietà chimico-fisiche.

Oggi Rosetta si può dire arrivata a destinazione. Dopo quattro spinte gravitazionali con la Terra, Marte e altre due con la Terra, e due incontri ravvicinati con l’asteroide Steins (2008) e l’asteroide Lutetia (2010), entrambi appartenenti alla Fascia degli Asteroidi, la sonda dell’ESA ha avuto il rendezvous con il suo principale target: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Ben riuscito, tra l’altro. Le manovre di avvicinamento e, successivamente nei prossimi gioni, di messa in orbita attorno alla cometa sono in parte automatizzate e in parte seguite da terra e sono iniziate nel maggio scorso. Se anche solo una di queste fosse fallita, la sonda non avrebbe mai incontrato la cometa.

Al momento la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e Rosetta si trovano a una distanza di 405 milioni di chilometri dalla Terra, circa a metà strada tra l’orbita di Giove e quella di Marte, e si sta avvicinando nella regione più interna del nostro Sistema Solare ad una velocità di 55 000 chilometri all’ora. Sono velocità spaventosamente alte se pensiamo che la velocità media di un’automobile in un centro abitato è 1000 volte più piccola.

Un dettaglio della superficie del nucleo ottenuta dalla camera OSIRIS a bordo di Rosetta. Crediti ESA. Fonte: https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/14843737445/in/set-72157638315605535/

Un dettaglio della superficie del nucleo ottenuta dalla camera OSIRIS a bordo di Rosetta. Crediti ESA. Fonte: https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/14843737445/in/set-72157638315605535/

Rosetta è a circa 100 chilometri dalla superficie della cometa, ma si avvicinerà ancora di più. Nel corso delle prossime sei settimane descriverà due traiettorie triangolari precedendo la cometa, la prima ad una distanza di 100 chilometri, la seconda arrivando fino a 50 chilometri dalla sua superficie. Nello stesso tempo gli strumenti a bordo di Rosetta forniranno uno studio dettagliato del nucleo della cometa, analizzando la superficie per mapparla in grande dettaglio in modo da poter determinare il sito di atterraggio più favorevole per Philae. E’ anche probabile che si possa andare ancor più vicino al nucleo: se l’attività della cometa lo permetterà, Rosetta potrà descrivere un’orbita di tipo circolare a 30 chilometri di distanza dal nucleo o anche più vicino.

La cometa descrive un’orbita ellittica con un periodo orbitale di 6,5 anni, orbita che nel punto di massima distanza dal Sole si trova al di là dell’orbita di Giove.

Lo spettrometro ad immagine OSIRIS installato sulla sonda Rosetta dovrà mappare la cometa per individuare un sito adatto all’atterraggio del lander Philae nel novembre 2014. Si tratterà di una grande evento nella storia umana: per la prima volta un robot si depositerà sul nucleo cometario e rimarrà ancorato per studiarne le proprietà fisiche e chimiche che legano i processi di sublimazione del gas cometario, la polvere, la composizione del nucleo e tutti i processi fondamentali che hanno luogo man mano che la cometa si avvicina al Sole, passa nel suo punto di minimo distanza con la stella e se ne allontana.

Nei giorni scorsi Rosetta aveva anche compiuto una misura della temperatura della cometa trovandola troppo calda per ipotizzare un nucleo ricoperto di ghiacci. L’ipotesi, dunque, è che debba avere una crosta scura e rocciosa. Questo risultato è stato ottenuto dallo spettrometro VIRTIS tra il 13 e il 21 luglio scorsi quando Rosetta si è avvicinata alla cometa da una distanza di 15000 chilometri fino a circa 5000 chilometri. A questa distanza, grazie ad un sensore in grado di raccogliere la luce infrarossa emessa dall’intera cometa, è stato possibile ricavare la temperatura superficiale media che si aggira intorno a -70 gradi centigradi. In particolare, tale misura è avvenuta quando la cometa si trovava a 555 milioni di chilometri dal Sole, oltre tre volte la distanza della Terra dal Sole, il che comporta un valore di radiazione solare circa un decimo di quella che arriva sulla Terra.

Sebbene -70 gradi centigradi sia un valore piuttosto basso per le temperature quali siamo abituati noi sulla Terra, in realtà è non lo è per gli oggetti del nostro Sistema Solare, e in particolare è un valore più alto di quella che ci si aspettava, circa 20-30 gradi centigradi in più del valore di temperatura prevista per un oggetto cometario a una tale distanza se si suppone essere completamente coperta di ghiaccio.

Il risultato è estremamente importante dato che è possibile fare delle previsioni sulla composizione e le proprietà fisiche della superficie della cometa. Le misure della temperatura infatti portano a confermare che la maggior parte della superficie del nucleo cometario sia ricco di polvere.

E l’avventura è appena iniziata.

Le ultime spettacolari immagini di Rosetta le trovate qui.

Link utili:

ESA – Rosetta arrives at comet destination

ESA – Google+

Avamposto42-articolo di Stefano Sandrelli: Un funghetto per Rosetta

Altre informazioni:

ESA – How Rosetta Arrives at a Comet 

19 gennaio 2014 – Sveglia, sveglia, Rosetta!

20 gennaio 2014 Rosetta si è svegliata! 

20 maggio 2014 – Una cometa attiva per Rosetta 

Sabrina 

La tempesta perfetta. Su Saturno

Correva l’anno 2012 e la sonda Cassini iniziava a buttare l’occhio (si far per dire) sull’estremo nord della superficie di Saturno. Una regione interessantissima, come possiamo vedere. In realtà l’occhio era costituito, per l’occasione, dalla camera a largo campo, quella che ha registrato questa splendida immagine in falsi colori del polo nord del pianeta.

immagine polo nord di Saturno

Crediti: Cassini Imaging Team, SSI, JPL, ESA, NASA

Decisamente enorme per gli standard terrestri, la tempesta che occupa la zona intorno al polo si estende per circa 2000 chilometri di ampiezza. Una tempesta di tutto rispetto, se solo consideriamo che che formazioni nuvolose che ne lambiscono i confini si muovono alla rispettabile velocità di 500 chilometri all’ora (immaginate soltanto la sorpresa a veder nuvole terrestri così veloci).

Dentro la parte esagonale, che ben si vede in figura, ci sono ulteriori vortici atmosferici. Due parole sul cosiddetto “esagono di Saturno” vanno certamente spese. Diciamo subito che non è affatto chiaro come tale peculiare struttura di nuvole si sia potuta creare. Tantomeno non si sa quando l’abbia fatto, e soprattutto come riesca a ritenere questa struttura così regolare, o fino a quando lo potrà fare. E’ stata scoperta durante il passaggio ravvicinato effettuato dalle gloriose Voyager, nel lontano 1980.

Data la quantità di cosa che non si sanno, una cosa è comunque certa: che occuperà la mente e gli sforzi degli studiosi per parecchio tempo… :-)

Bellissimi il contrasto di colore con la parte più interna degli anelli, visibile in alto a destra nella foto. Un vero tocco d’arte, per una immagine – davvero – da esposizione.

Adattata ed espansa da APOD 6.8.2014

La Terra, com’era

In nessun posto si era al sicuro, in nessun posto sulla Terra. O almeno, questo è ciò che si aveva qualche miliardo di anni fa, durante l’eone Adeano: il periodo che iniziò circa 4600 milioni di anni fa, terminando poi intorno ai 4000 milioni di anni fa, con il passaggio all’Archeano. Non deve essere stato un periodo facile: il Sistema Solare all’epoca assomigliava più ad una pericolosa galleria di tiro per grandi rocce e pezzi di ghiaccio vaganti, che ad un ambiente tranquillo, potenziale culla per il fiorire di forme viventi.

La pioggia continua di devastazione a cui era soggetto il nostro pianeta, oltre a cancellare impietosamente tutta la storia geologica più antica dalla superficie del nostro pianeta, aveva creato un ambiente desolato, senza ancora alcun segnale della distribuzione delle terre così come noi oggi la conosciamo. Chiaro che in tale situazione era molto difficile per ogni forma di vita puntare alla semplice sopravvivenza, fatta magari eccezione soltanto per i più “intrepidi”, come i batteri capaci di sopravvivere alle temperature più elevate.

HadeanEarth swri 960

Crediti immagine:  Simone Marchi (SwRI), SSERVINASA

La situazione era veramente dura. Perfino gli oceani che si fossero formati in questo periodo, sarebbero evaporati dopo impatti particolarmente pesanti, per poi magari riformarsi di nuovo. Insomma un ambiente inquieto, in perenne mutamento. Decisamente diverso da quello a cui siamo abituati. L’illustrazione che appare su APOD di oggi mostra come sarebbe potuta sembrare la Terra durante questa epoca: notate le diffuse evidenze di impatto sparse su tutta la superficie, e le striature luminose di lava calda, visibili anche di notte. 

Soltanto dopo un miliardo di anni, in un Sistema Solare decisamente più tranquillo, si sarebbe formato il primo supercontinente

Così, in questa maniera turbolenta ed inquieta, una storia iniziava, una storia di un pianeta come tanti, forse, ma che avrebbe ospitato una forma di vita in grado di interrogarsi sul destino ed il significato dello stesso Universo nel quale viveva. Prima, però, c’era bisogno di una lunga preparazione. 

E’ così: dopotutto, la fretta è una invenzione tutta nostra. Non serve, per l’Universo.

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