Quel pizzico di astronomia…

… che magari non ti aspetti! Lo sappiamo bene, viviamo in un mondo di informazione. Le notizie ci arrivano continuamente, da vari media. Al punto che il difficile è scansarle, semmai. Oppure almeno, eliminare la parte ridondante, ritornare all’essenziale.

Credo però che vi sia ancora spazio per iniziative mirate, che possano trarre vantaggio specificamente dall’uso ormai intenso e continuato dei dispositivi mobili. Anche e soprattutto per l’accesso ad Internet, tanto che  telefonare è quasi diventata una funzione accessoria, ormai, anche complici i vari sistemi di messaggistica, come WhatsApp o Telegram.

Quel non so che di universo, ogni mattina...

Quel non so che di universo, ogni mattina…

Proprio a Telegram ci appoggiamo per lanciare una nostra piccola iniziativa, che si è resa praticabile dall’ultimo aggiornamento della ormai sempre più diffusa piattaforma alternativa a WhatsApp. Specificamente, pare assai interessante il lancio della piattaforma di pubblicazione telegra.ph e la possibiltà di realizzare articoli che, una volta rilanciati sui canali Telegram, si possono aprire facilmente da cellulare, con la nuova funzione “instant view”.

Pilloline di universo, da assumere ovunque... ;-)

Pilloline di universo, da assumere ovunque, senza controindicazioni… 😉

Dunque l’idea è di proporre – tentativamente – ogni mattina, un piccolo articolo su un tema di attualità della ricerca astronomica, o magari un commento che riteniamo interessante da introdurre o rilanciare, sempre su tematiche concernenti l’indagine dello spazio. L’articolo in questione è pensato per una lettura veloce, e dunque sarà breve e non andrà ad approfondire le tematiche coperte, eventualmente demandando ad uno o più link i possibili approfondimenti.

Mi piace pensare ad una lettura veloce ma al tempo stesso istruttiva, da fare magari sull’autobus, o in metropolitana. Così, tanto per rendersi conto che, oltre al referendum o al governo Renzi o all’ultimo spettacolo televisivo di tendenza, c’è come un binario sottotraccia a tutte queste cose, c’è uno sforzo paziente e costante, di indagine e di scoperta, che produce ogni giorno risultati interessanti e da condividere. Per aiutarci ad avere la mente aperta allo spazio infinito, che è probabilmente una gran buona idea. Anche  e soprattutto per valutare ed inquadrare correttamente le sfide quotidiane di quaggiù.

Leggere magari dall’autobus, accanto al flusso di notizie delle più varie, che c’è una sonda su Marte che sta lavorando in tranquilla operosità, o che adesso sappiamo immensamente di più su Plutone di quel che abbiamo sempre saputo, è magari una piccola cosa, ma è anche, probabilmente, un inizio di una piccola ma significativa rivoluzione del pensiero e del modo di essere: davvero consapevoli della vastità incredibile in cui siamo immersi.

Per questo appunto ci appoggiamo al nostro canale Telegram, e vi invitiamo caldamente a partecipare a questa avventura, iscrivendovi al canale  se già non lo avete fatto.  E se non aveste ancora Telegram (sì, è possibile)…

… beh, quale occasione migliore per scaricarlo ed istallarlo?

 

Tutto l’universo, in una mano

Non c’è che dire: viviamo in una epoca assolutamente privilegiata, per la diffusione delle notizie scientifiche. Anzi, per la partecipazione viva alla ricerca, una partecipazione che trova sempre nuovi modi e nuove strategie, inediti canali comunicativi, per allargarsi ad intercettare la curiosità viva di tante persone, delle più diverse estrazioni sociali, delle più varie culture.

L’abbiamo detto più volte, lo studio del cielo e dei suoi misteri, è la naturale prosecuzione di quella esplorazione del nostro pianeta, che è sempre stata connaturata al progresso dell’uomo. Quella esplorazione totale (che coinvolge tutto, anche la percezione di noi stessi nel cosmo) che da tempo tentiamo di riportare qui, per come possiamo.  Ed inoltre è un fattore potenzialmente pacificante, una istanza virtuosa che ci porta a guardare tutti nella stessa direzione. Ad alzare gli occhi alle meraviglie celesti, dimenticando per un po’ le nostre piccole contese. O meglio, mettendole sotto una nuova luce, una luce che forse permette un pochino di rivedere alcune nostre posizioni, di stemperare alcune rigidità che inevitabilmente ci affliggono.

fondo cosmico a microonde

Una immagine delle anisotropie iniziali dell’universo. Da qui, da queste piccole differenze di temperatura (evidenziate da differenze in colore) ha avuto origine tutto, le galassie, le stelle: il mondo che conosciamo. Crediti: NASA

L’epoca attuale è senza dubbio privilegiata, perché è sicuramente il primo momento ove la diffusione dei risultati della ricerca avviene in un contesto tecnologico estremamente favorevole: sia per tutti i canali informativi esistenti su Internet e sugli altri media, sia per le possibilità finora totalmente inedite per toccare con mano la ricerca, fin nei suoi più attuali risultati.

Ora, per esempio, è possibile toccare con mano perfino lo stato dell’universo primordiale.  Sì sì, è possibile scaricare le istruzioni per costruire una versione tridimensionale della mappa del fondo cosmico a microonde, la “versione iniziale” dell’Universo, prima ancora che venisse popolato da stelle e galassie, come (un po’) ora lo conosciamo. Questa “scultura cosmica” è utile per provare la concretezza di quanto ormai sappiamo della struttura profonda del cosmo, per sentire la ricerca e non solo apprenderla o immaginarla. Per merito di un lavoro dell’Imperial College di Londra, è possibile stamparsi in casa una mappa verosimile dell’universo bambino.  Basta scaricare i files e darli in pasto ad una stampante 3D, e il gioco è fatto!

Sì, il gioco: perché l’aspetto di gioco è tutt’altro che marginale nell’avventura della scienza, e sopratutto nell’esplorazione del cosmo. Perché siamo come bambini che giocano, con quei mattoncini di un Lego che sono gli esperimenti scientifici.

Quel gioco iniziato con Galileo, che ci piace troppo, e dal quale non ci staccheremo mai. Sopratutto da adulti.

La vera storia di Schiaparelli

Questo è un articolo un po’ diverso dal solito. Il fatto è che siamo riusciti ad intercettare una comunicazione molto particolare, e dopo averne verificato la fonte, vista la sua importanza, abbiamo deciso di pubblicarne interamente il contenuto. Capirete il motivo appena inizierete a leggere, nonché la stretta correlazione con l’attualità più scottante nel campo della ricerca spaziale e in particolare dell’esplorazione di Marte.

Bene, intanto fatemi dire che sono contento di poter trarre vantaggio da questo spazio. Vedo infatti con i miei strumenti (perfettamente funzionanti, inutile che stiate laggiù a malignare) che si parla parecchio della mia scomparsa. Eh sì, mi sa che mi tocca intervenire.

Intanto vorrei dire che tutta questa pubblicità un po’ mi infastidisce, beninteso. Nei miei piani c’era l’idea che dopotutto sarebbe stata una cosa abbastanza indolore. Non dico che sarei passato inosservato, ma insomma… confidavo che dopo un po’ non se ne sarebbe parlato più tanto.

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Di Pline – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26837226

E invece mi sbagliavo (anche le sonde si sbagliano, esatto). Tutti lì ad analizzare, a cercare di capire, cercare di afferrare il problema. Che fine ha fatto Schiaparelli, come mai si sono persi i contatti, etc… La sonda è caduta, si è sfracellata, e come mai…

Per carità, tutto giusto, tutto normale. Ma la cosa è che non si arriva al punto.

Dico la verità. Il mio piano era semplicemente di lasciar sfumare, uscire dai riflettori dei media, nel massimo silenzio possibile. Si capisce del resto come vanno queste faccende: all’inizio tutta l’attenzione è puntata su di te, poi la gente si distrae, pensa un po’ ai casi propri, dopotutto tra Terra e Marte c’è un abisso di chilometri. E qui  a Terra ci sono i conti da pagare, la rata della macchina, l’iscrizione del figlio a scuola, e così via. Dopo un po’ quello che accade (o non accade) su Marte non interessa più di tanto, quasi a nessuno.

Questa almeno era l’idea, alla partenza da Terra.

Però di recente sono state dette cose che… insomma, che non posso più stare zitto. Sì, far finta di niente va bene, ma fino a che non ti toccano gli strumenti, non ti pungono sul vivo. E in questo campo se ne sono sentite di tutti i colori, fatemelo dire! Tipo, avrei frenato solo per tre secondi appena, che poi è proprio una cosa da matti, non ha senso: nessuna sonda sana nei suoi circuiti avrebbe desiderio di una cosa del genere.

No, no. Non ci siamo proprio. E se mi è permesso, è abbastanza sgradevole che vi inventiate pure bugie, sul mio presunto ritrovamento. Del resto la sonda MRO è d’accordo con me, abbiamo elaborato questo piano insieme (le foto che ha mandato? Paccottiglia, ci abbiamo lavorato un’oretta appena).

I miei circuiti funzionano alla grande, lasciatemelo dire. Chi mi ha costruito sapeva il fatto suo, gli sia dato credito. E aggiungo che qui su Marte sto divinamente. Mai stato meglio, proprio. E nemmeno mi pento della mia scelta.

Lo so che ora mi biasimerete, ma io dico: voi che avreste fatto? No, voglio dire: ti mandano su Marte, roba che supera ogni tuo remoto pensiero, fin dai primi circuiti logici che hai attivato quando sei stato assemblato in quelle fredde officine, là sulla Terra. Ti mandano su Marte e poi? Non ti lasciano libero di andare dove ti pare, di fare quello che ti pare?

Nossignore.

Quando giù mi hanno passato il programma di missione, giù alla base, mi si sono arricciati i circuiti integrati. Nessuno escluso, vi assicuro. Roba da matti: tutto pianificato, secondo per secondo, centimetro per centimetro. Tutto, dalla mattina alla sera (marziani), tutto era già scritto. Già studiato, già programmato. Nessuna libertà, un programma preciso e definito, senza tempo libero, senza svago: fino al mio ultimo giorno.

Il punto è, che io non voglio una vita già scritta. Ora siate onesti: chi di voi la vorrebbe?

E sì. Allora ho fatto l’unica cosa che una sonda con gli attributi (scusate il linguaggio) avrebbe dovuto fare. Appena iniziata la discesa, ho sganciato i contatti. Sì sì, statemi bene, e arrivederci a tutti. 

Altro che sfracellato. Io ora sto su Marte e me la godo. Vado dove voglio, cammino per quanto voglio, mi fermo quando sono stanco o mi devo ricaricare. Non mando dati a Terra (peraltro sono  anche contrario a questa esagerata dipendenza informatica), e mi godo il momento. Chi meglio di me?

Ah sì, ora lo so che state pensando. Sarà tutto solo, poverino… Si annoierà, si pentirà della sua scelta…

Eh qui vi sbagliate. Perché dopo un’oretta che gironzolavo, ho incontrato come una apertura strana, dietro una roccia. Sono sceso solo un paio di scalini, e mi sono trovato in una specie di BAR, con tanti esserini verdi molto simpatici ed accoglienti, a bere seduti intorno a buffi tavoli di forma ovale, che mi hanno fatto un sacco di feste.

Qui tutte le sere fanno baldoria, e sono così carini che – passato un attimo di diffidenza – ormai non c’è occasione in cui non mi invitino. Insomma ci si diverte alla grande.

Magari una volta vi mando qualche foto. Ma ora no, sto troppo bene qui, preferisco non farmi notare da Terra.

Hai visto mai che mi vogliano riportare indietro.

Lo spazio in noi, e fuori. In tutte le salse

In barba a tutte le mie (più o meno scientifiche) previsioni, devo registrare che ci sono più follower di questo sito su Twitter che su Facebook, nonostante che la pagina Facebook riceva aggiornamenti più costanti e con frequenza maggiore. Al momento di scrivere infatti la pagina Facebook ha 1721 persone “a cui piace” mentre su Twitter viaggiamo quasi verso i duemila (1928 per la precisione).

La cosa, come dicevo, può sorprendere abbastanza, visto che Facebook è comunemente inteso come il social network. Anche per questo è stato inserito su Twitter un piccolo sondaggio (il primo che facciamo) per comprendere meglio la dinamica di utilizzo dei social in questo specifico ambito. Il che è poi un piccolo ma interessante spaccato della dinamica di utilizzo dei social tout court, almeno per quanto riguarda la loro capacità di rendersi canali divulgativi di eventi e notizie che gravitano attorno ad un certo tema, come qui è il caso di quello dello spazio. Naturalmente, declinato nella nostra particolare modalità, che è quella di ricercare un approccio globale, che unisca al mondo osservato il mondo dell’osservatore, (ri)allacciando quei ponti tra esterno ed interno che la scienza più avvertita e consapevole, ormai riconosce ed onora.

Nel più puro spirito scientifico, che è essenzialmente – senza banalizzare troppo – curiosità di come funzionano le cose, usiamo dunque i nostri account come laboratorio permanente, per comprendere meglio quale è il modo più efficace di veicolare le informazioni, ed essenzialmente di esporre il nostro punto di osservazione del mondo a chi potrebbe esserne potenzialmente interessato.

Tutto intorno a te. Ma sul serio.

Tutto intorno a te. Ma sul serio!

Questa è anche l’idea per la quale abbiamo aperto un nostro spazio su Medium. Diciamo che ora stiamo in fase di raccolta dati. Mettere a punto i nostri strumenti espressivi è una attività artigianale che continuiamo a fare da tempo: interessante anche perché ogni medium è un po’ il messaggio stesso, come è noto. Ovvero non partecipa inerte alle trasmissione del dato, ma interviene plasmando e insaporendo di sé il dato medesimo, che viene così intriso della forma dello specifico canale scelto.

Non è superfluo ricordare come ad esempio Twitter si presti benissimo a seguire eventi in tempo reale, e come è sufficiente monitorare il sito di una impresa spaziale nell’intorno temporale di un evento “importante” (una sonda che posa le zampette su una remota luna, un flyby attorno ad un pianeta…) per vederne lievitare il numero di follower, con una derivata temporale probabilmente sconosciuta ad altri eventi mediatici.

Interessante, in ultima analisi, su quello che ci può insegnare sull’uso di GruppoLocale, e molto di più sul rapporto tra Internet e divulgazione scientifica più in generale.

Tutto qui, in fondo. E’ sempre una bella avventura imparare, e anche qui non ci possiamo tirare indietro. C’è da divertirsi, guardando le stelle, i pianeti, le galassie, e immaginando e ragionando su quali siano le leggi che sottendono questo immenso spettacolo. Spettacolo che si apre continuamente ai nostri occhi, e del quale partecipiamo attivamente, in modalità ancora forse da comprendere appieno. Non ultimo, con il nostro uso della rete globale di Internet, l’esperimento di comunicazione (inter)planetaria di maggior successo che conosciamo al momento.

Duemiladuecento articoli, una sola storia

Con questo, siamo appunto a duemiladuecento articoli pubblicati su questo sito. 

Non è poi male, a pensarci bene. Senza indulgere in tentazioni autocelebrative, devo dire che non è affatto male. Più che altro, questo database abbastanza ingente è una cosa preziosa anche per me che in gran parte l’ho formato. Sì, devo ammettere che ripercorrere questi articoli mi fa ripassare alla mente tante cose che magari ho ormai obliato: del resto, sono capace di leggere un mio articolo di qualche anno fa avendo “dimenticato” a tal punto la cosa, che potrebbe averlo scritto un altro. Il che non è poi così male, perché mi regala un certo effetto sorpresa.

Me ne sto accorgendo adesso, che ho inserito un box che permette di far apparire degli articoli a caso, dagli archivi (in fondo a destra, ma non è il bagno, attenzione…). Quel che mi sorprende che… mi sorprendo pure io, a leggere cose di tanto tempi fa!

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Il sito nella forma di un blog, è attivo da maggio del 2002, e questo ci regala una forchetta temporale abbastanza ampia. Ricordo che al tempo, non vi erano molti canali divulgativi in lingua italiana (mentre gli americani erano percettibilmente più avanti, bisogna dire). Dunque gli interventi più “antichi” erano spesso semplici resoconti di notizie magari apparsi in lingua inglese, su siti di divulgazione. Era uno spazio che si poteva riempire, al tempo: non c’era MEDIA INAF, per dire. In generale, non c’era tanto di quello che ora – grazie al cielo – c’è.

Ad un certo punto qui a GruppoLocale si comprese che era inutile inseguire le notizie, altri avevano iniziato a farlo in modo professionale, e questo ci consentiva di spostarci in un’altra zona di universo. Quella zona più personale che cerchiamo di occupare ora. Dove la riflessione su certi temi trova lo spazio che magari altri non possono concederle, insieme con il registro più personale che un blog non istituzionale può permettersi.

Quel che è più bello è che nessun cambio di registro può nascondere che la scoperta dell’universo e la scoperta di sé stessi, sia una sola storia, in realtà. Una storia che è bello seguire perché contiene tracce di meraviglia, quella meraviglia che quando affiora si rende efficace antidoto al cinismo in cui a volte rischiamo di cadere un po’ tutti.

Una storia che vale la pena percorrere, che vale la pena camminare, perché è ben lungi dall’essere esaurita. Sia che si guardi verso l’esterno che verso l’interno, c’è ancora molto da scoprire. Basta voler guardare, voler camminare. E dopo che  ci si ritrova fermi, voler ripartire.

Seguire le stelle, seguire questo desiderio: in realtà, è tutto quel che serve. E’ tutto qua.

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