Le elezioni e la scienza: un problema di desiderio.

E’ un’occasione, che sarebbe bello non perdere. Ci lamentiamo spesso di quanto la scienza venga trascurata, bistrattata o più spesso fraintesa, dal mondo politico (ma non solo). E lamentiamo – non senza ragioni – quella strategia di piccolo cabotaggio che ci priva di una visione a lungo termine e di ampio respiro, anche e soprattutto quando si parla di investimenti in campo scientifico.

Dunque le prossime elezioni politiche sono anche questo, un’occasione. Un momento in cui si può scegliere, ci si può aiutare a scegliere, anche in base all’attitudine che le formazioni politiche mostrano di fronte ad un ragionato ventaglio di domande sulla politica della scienza.

Il gruppo dibattito scienza, come riporta Il Post, ha preparato una selezione ragionata di dieci semplici domande, per comprendere cosa pensano i candidati leader su questioni cruciali, come gli investimenti per la ricerca, il tema dei vaccini, la promozione attiva della cultura scientifica, gli OGM, oppure la produzione e distribuzione di energia. Potete leggere il dettaglio delle domande nel sito.

Sono domande – a nostro avviso – importanti, anche perché trascendono dall’ambito strettamente scientifico, e ci lasciano intuire (in maniera nemmeno troppo nascosta) quale reale respiro possa mostrare una certa formazione politica, quale attenzione e disponibilità ad articolare programmi e strategie di ampia articolazione, rischiando finalmente la navigazione in mare aperto e non più le piccole rotte sotto costa.

Quella navigazione dove si comprende anche la distanza tra la vera scienza  – la vera avventura, cioè – e ogni deriva pseudoscientifica che inquina i media e propaga informazioni fasulle, spesso con grande danno di chi ci cade dentro.

Insomma, bisogna buttarsi tra le stelle come antidoto al cinismo e alla rassegnazione, che è sempre una medicina dannosa alla stagnazione odierna: stagnazione che è ideale e culturale prima ancora che economica.

Siamo davvero ad un cambiamento d’epoca, dove un mondo nuovo chiede un nuovo pensiero. Anche, un nuovo pensiero scientifico. Bisogna puntare al futuro, farsi ispirare dallo sviluppo prepotente – ed accelerato! – dell’Universo, rileggendo la crisi presente come una opportunità. Solo così potremo lavorare e spenderci per il bene comune, come il nostro cuore intimamente desidera.

Noi qui a GruppoLocale abbiamo un semplice pensiero, per la politica: bisogna tornare a sognare, tornare a guardare le stelle. A de-siderare, insomma. E farlo davvero, farlo con tutta la propria umanità. Anche quando si vota.

Luna da spettacolo, sul Cile

Si chiama tecnicamente luce cinerea.  E’ la riflessione della luce terrestre sulla superficie ancora in ombra del nostro satellite, fenomeno ben noto e descritto dallo stesso Leonardo da Vinci.

Questa bellissima foto, che riproponiamo da Istagram e che compare anche sul sito di Astronomical Picture of the Day (APOD, per gli amici), è stata acquisita dal Las Campanas Observatory, nel deserto di Atacama, in Chile, due giorni fa.

Un cielo che veramente regala uno spettacolo magnifico. Senza bisogno di alcuno strumento, di alcun ausilio tecnico, il cielo è così, è questa meraviglia che si apprezza ad occhio nudo. E mente aperta.

In viaggio dentro la nebulosa di Orione…

E’ una delle nebulose più brillanti nel cielo. Ed è, anche, la zona di formazione stellare a noi più vicina. Parliamo della Nebulosa di Orione, che si estende per circa ventiquattro anni luce, ad una distanza da noi tale che la sua luce impiega più di un millennio per raggiungerci.

Un particolare del “viaggio” dentro la Nebulosa di Orione. Crediti: NASA, ESA, F. Summers, G. Bacon, Z. Levay, J. DePasquale, L. Frattare, M. Robberto, M. Gennaro (STScI) and R. Hurt (Caltech/IPAC)

E’ certamente uno degli oggetti più fotografati del cielo, e si è più volte guadagnato i suoi momenti di celebrità. Eppure può ancora riservarci delle sorprese. Adesso, ad esempio, possiamo finalmente goderci una esperienza ben più immersiva rispetto alla semplice osservazione delle immagini, grazie alla capacità tutta moderna di manipolazione dei dati grezzi.

Mettendo insieme informazioni acquisite dal Telescopio Spaziale Hubble e da Spitzer, l’altro telescopio nello spazio che opera in banda infrarossa, possiamo infatti imbarcarci per un vero viaggio all’interno della nebulosa. Un viaggio dove possiamo finalmente apprezzare la meravigliosa complessità di questa enorme fabbrica di stelle, con la conformazione delle diverse zone di gas tale da regalarci panorami davvero suggestivi.

Esiste dunque una complessità intrinseca dell’Universo (complessità che non di rado si tramuta una inedita percezione di bellezza) che iniziamo ad apprezzare appena ora, perché appena ora la qualità e abbondanza del dato scientifico viene a rendere possibili ricostruzioni evocative come quella che oggi proponiamo.

In un certo senso, riusciamo ad umanizzare l’Universo, perché lo conosciamo molto meglio di prima, e ci possiamo permettere – finalmente – di organizzare le conoscenze per adeguarle alla natura della percezione umana. E’ un passaggio quasi epocale che sta avvenendo, un passaggio che, in un certo senso, trasporta lo spazio cosmico in un contesto ben più familiare, consentendo una percezione più amichevole.

E questo, come ben possiamo prevedere, è appena l’inizio.

 

Cinque esopianeti scoperti… nel tempo libero!

Ormai ne siamo tutti consapevoli. Siamo decisamente in un’epoca liquida, di dissolvimento di diverse certezze, prima (forse troppo) granitiche. Questo non può che coinvolgere, felicemente, anche il modo e l’idea di come si fa scienza, e di chi la fa. Siamo ancora abituati a pensare che la scienza la facciano gli scienziati, e che il resto del mondo viva e lavori ed ami in un ambito del tutto impermeabile a questo (fatto salvo per alcune grandi scoperte, che guadagnano per un momento l’attenzione dei media).

Ebbene, tutto questo – da tempo – non è più vero. 

Nossignori. La scienza non la fanno (solo)  gli scienziati, ma è diventata una vera impresa comune. L’ultima evidenza di questo – se ci fosse ancora bisogno di evidenze – sono i cinque esopianeti appena scoperti. Individuati proprio grazie all’attività dei citizen scientist, ovvero di semplici appassionati che dedicano tempo libero e le loro risorse di calcolo “casalingo” ad un grande progetto. In questo caso è Exoplanet Explorer, parte della piattaforma online ZooUniverse (di cui spesso ci siamo occupati anche in “queste pagine“).

Una immagine artistica di K2-138, il primo sistema di pianeti scoperto “dal popolo”. Crediti: NASA/JPL-Caltech

E’ stato infatti appena scoperto un sistema di cinque esopianeti, “macinando” i dati della sonda Kepler in questo ambito “allargato” e a disposizione di tutti. E’ una cosa importante. E’ la prima scoperta di un sistema di esopianeti avvenuta tramite questo virtuoso crowdsourcing. Uno studio relativo a questo nuovo sistema planetario è già stato accettato dalla prestigiosa rivista The Astrophysical Journal.

Altri dati della sonda Kepler sono appena stati messi online, perché gli scienziati cittadini ci possano mettere il naso, e magari fare altre scoperte. La massa di informazioni provenienti dalle moderne missioni spaziali, come sappiamo,  è semplicemente troppo grande perché gli scienziati – da soli – possano esplorarla in tempi ragionevoli.

L’unione fa la forza, anche nell’esplorazione del cosmo. E le vecchie barriere, i vecchi muri (anche di conoscenza), stanno crollando uno dopo l’altro. Invece di farne dei nuovi, conviene respirare quest’aria, finalmente libera.

E chissà quante altre cose si potranno scoprire. Nessuno stupore, del resto. Lo sappiamo, abbattere i muri fa vedere più lontano.

A beneficio di tutti.

 

Fusione di galasse in NGC 2623

Dove si vanno a formare le stelle quando le grandi galassie si uniscono? Per comprendere questo argomento, ancora molto dibattuto, gli astronomi sono andati ad indagare nuovamente il sistema NGC 2623, costituito da due galassie nell’atto di fondersi una con l’altra (ce ne occupammo anche noi, nel lontano 2009).

L’indagine – si può dire davvero – è stata condotta “ad ampio spettro”, mettendo insieme i dati raccolti con una serie di strumenti diversi, ognuno operante in bande diverse. E’ stato usato il Telescopio Spaziale Hubble per quanto riguarda la radiazione in banda ottica, lo Spitzer Space Telescope per l’infrarosso, XMM Newton per la banda X, ed infine GALEX per la radiazione ultravioletta.

Il sistema NGC 2623, due galassie profondamente “coinvolte”. Crediti: ESA/Hubble & NASA

L’insieme di tutti questi dati mostra senza possibilità di equivoco, come le due galassie appaiano ormai decisamente “compromesse” una con l’altra, tanto che i due nuclei si sono già praticamente uniti in un gigantesco nucleo galattico attivo.

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