Un bel traguardo per FISICAST!

Di FISICAST, il podcast italiano della fisica abbiamo già parlato diverse volte, presentando alcune puntate e un’intervista ai ricercatori che lo hanno ideato (si veda al proposito FISICAST, il podcast per capire la fisica, oppure Tre domande a… FISICAST). Oggi possiamo ben dire che hanno vinto la loro scommessa di divulgare la scienza in un modo nuovo: è infatti appena uscita la trentesima puntata, con la quale il podcast ha tagliato l’importante traguardo dei 100 mila ascolti!
 
Vale la pena sottolineare come l’uso del podcasting come veicolo di informazione per la fisica, se da un lato pone delle sfide non indifferenti al creatore di contenuti, si presenta come particolarmente attraente per l’utente finale, che in questo caso ha la possibilità di acquisire delle nozioni specifiche riguardo tale disciplina, mentre magari è impegnato in altre attività, come la camminata svelta o la corsa, per esempio. L’offerta di podcast è ormai davvero completa e variegata e con molti prodotti di elevata qualità e fattura decisamente professionale. FISICAST si propone in questo settore con l’ambizioso e stimolante obiettivo di farci assaggiare un po’ del fascino della comprensione di come va il mondo (nel senso, di come funziona) in maniera leggera e immediata.
 
Dal maggio del 2012, mese in cui uscì la prima puntata, “Il tempo”, gli audio di FISICAST hanno spaziato sui più diversi settori della affascinante discipina, dalla fisica classica alla fisica moderna, sia spiegando con parole semplici concetti spesso ritenuti ostici, come la Relatività Speciale e Generale, la Meccanica Quantistica, il Bosone di Higgs, o come si vedono le Particelle Elementari, sia svelando i vero funzionamento dei più evidenti fenomeni della natura, come MareeArcobaleniTuoni e fulmini, o Radioattività, spesso del tutto diverso da quel che comunemente si pensi (ascoltare per credere!).
 
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Davanti a cotanto spettacolo della natura, che fare? Correre ad ascoltare la puntata di FISICAST  sull’arcobaleno, certamente!! 

Di questoimpegnativo lavoro si è avuto più volte occasione di misurarne l’impatto, oltre che dalla statistica dei click sulle pagine di iTunes e YouTube, dalla partecipazione alle conferenze pubbliche, dai commenti ricevuti sul sito e all’indirizzo e-mail di FISICAST, dalle centinaia di CD-audio distribuiti e dal lavoro di formazione agli insegnanti che ne è scaturito presso l’Università.

E’ con grande entusiasmo che esprimiamo i nostri migliori auguri a FISICAST e vi lasciamo alla seconda parte di “Radioattività”,appena pubblicata.

Una parola ancora, prima che organizziate la camminata nel parco con FISICAST sullo smartphone (un toccasana per il corpo e per la mente): un’accorta opera di intelligence ci permette altresì di svelarvi in anticipo il titolo della prossima puntata (ma non ditelo a nessuno…). E’ decisamente stimolante, perché i nostri amici affondano gli artigli in una delle tematiche forse più stimolanti della fisica contemporanea, gravido peraltro di implicazioni anche filosofiche: “Il vuoto quantistico”, che vi aspetta per lo scaricamento dal 15 febbraio.

Cosa vuol dire vuoto quantistico? E’ veramente vuoto se è luogo di creazione di particelle e antiparticelle? In che senso, poi, è distinto dal concetto più usato di vuoto, inteso come assenza di materia? Ce ne è abbastanza per stimolare l’appetito conoscitivo che è in tutti noi e che – grazie al cielo – non è mai sazio…

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Per metter il naso nel “motore” delle cose, niente di meglio di un sano podcast di fisica… FISICAST è quello che ci vuole! 

Insomma, il fatto è questo: la fisica può essere raccontata: provate e vedrete che non è così spaventosa come a volte si pensa. Anzi, spesso può dare un certo gusto riuscire a dare una sbirciatina al motore delle cose. Un motore che abbiamo veramente iniziato a capire dai tempi di Galileo, e ogni giorno ci rivela delle nuove stimolanti sorprese. Che devono essere studiate, certo, ma anche raccontate. Perché l’avventura scientifica sia sempre più patrimonio di tutti.  Ai creatori di FISICAST, che gli ascolti superino presto il milione!

Tutte le galassie di Gianfranco Bianchi

Gianfranco Bianchi è nato a Massa nel 1962, abita a Pistoia e dipinge, da diversi anni.

gbianchiProviene da un passato artistico musicale evolutosi dal 2003 con la pittura nella realizzazione di “Veri Falsi d’Autore”. Ho cominciato a dipingere opere originali nel 2009. La principale tecnica usata è il Dripping e le sue opere appartengono alla Corrente Artistica denominata “Espressionismo Astratto”.

Dal 2013 fa parte del Movimento Artistico e Culturale del Metateismo. Gianfranco Bianchi farà una Mostra Personale a Padova dal titolo a noi molto caro: Le Galassie (ecco perché trova il suo spazio qui). Nella mostra “Le Galassie” esporrà 15 opere. L’evento si terrà alla Galleria Maison d’Art di Padova (Via Battisti 77) dal 24 Gennaio al 24 Febbraio 2015.

Per l’interesse che il nostro sito rivolge ai territori di confine tra scienza ed arte, ben volentieri diamo risalto al suo lavoro.  Vi anticipo già che Gianfranco ha accettato di tornare qui di tanto in tanto per presentare alcuni suoi lavori di interesse prettamente astronomico.

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la galassia di Andromeda

Pubblico di seguito degli stralci, rimaneggiati in modo un po’ libero (mi perdoni l’artista!), dalla interessante introduzione al suo catalogo, perché mi pare un bell’esempio di come la sensibilità più nuova ed attenta ormai non possa più trincerarsi dietro una sola tecnica, dietro una sola espressività culturale, ma ricerchi una sua speculare fecondità proprio indulgendo nel territorio  di confine, sperimentando una ibridazione che – seppure ormai non totalmente inedita – ancora aspetta di dispiegare le sue complete potenzialità espressive ed evocative.

Come dice bene in chiusura, l’arte deve comunicare e far pensare. L’immagine artistica di una galassia – ad esempio – è una convoluzione tra il mero dato tecnologico/scientifico con la sensibilità e la interpretazione umana. Ben si presta, pertanto, ad una assimilazione sintetica, laddove la grezza immagine scientifica è ovviamente strumento indispensabile per l’accorta analisi del dato, prezioso tesoro offerto al lavoro paziente dello scienziato. Ma lascio parlare l’artista, adesso:

Se riuscissimo a viaggiare alla velocità della luce impiegheremmo 86 mila anni per arrivare alla Galassia più vicina, 2 milioni e mezzo per arrivare su Andromeda e 13 miliardi per “toccare” la più lontana (ammesso che alla fine del viaggio cosmico essa esista ancora). Questa enorme distanza fra noi e loro ci fa capire bene quanto grande, enorme sia l’Universo (quello conosciuto) e che la Terra è solo un microscopico insignificante puntino visto da lassù (ammesso che  lassù abbiano dei potentissimi telescopi).

PilastriCreazione

I Pilastri della Creazione

Per modellare il cosmo la Natura, attraverso l’esplosione nota come Big Bang, ha distribuito in maniera apparentemente caotica gli ammassi interstellari, creando le condizioni per la vita (non solo nel nostro pianeta ma probabilmente in tanti altri, lontanissimi e irraggiungibili).

Esiste una logica in tutto ciò? E’ stato un evento casuale o un intervento Divino?

Tante sono le domande che la mente si pone, al cospetto dell’infinitamente grande, e ognuno di noi, guardando l’infinito, può cercare di trovare una risposta.

Possiamo anche non porci domande, e semplicemente ammirare la bellezza di queste Galassie, con i loro colori e le loro forme (che spesso assomigliano ad oggetti o animali terrestri).

Tutto questo grazie alle foto fatte dal telescopio spaziale Hubble, che mi sono servite come riferimento per dipingere la mia serie.

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Le nebulosa Testa di Cavallo

Riproducendo su tela queste gigantesche meraviglie ho provato un’emozione intensa: dipingendo ero consapevole che nella realtà non avrei mai potuto vederle da vicino ma contemporaneamente ero lì, a due passi da loro. 

Schizzando il colore sulla tela mi sono sentito come fossi io il Big Bang, come se avessi la capacità di creare l’universo dal nulla. Una sensazione di potenza e di magnificenza.

Vorrei vedere questa  stessa  mia emozione nei volti di chi guarda.

Vorrei far nascere delle discussioni su come è nato l’Universo, sul perché siamo al mondo, su cosa ci riserba il futuro. L’Arte deve saper comunicare e far pensare….

Piccola nota a margine. Non posso trattenermi dal pensare che – sia pure partendo da un altro punto, dal territorio della ricerca – è proprio l’anelito che ci muove qui a GruppoLocale. Al di là del mero dato tecnico – a volte esso stesso portatore di meraviglia e stupore – alla scienza è ormai richiesto di non sottrarsi al suo ruolo di vettore culturale, tanto più valido quanto più la scienza stessa si apre ad un pensiero nuovo, quello dell’incontro oltreconfine (anche perché i confini sono retaggi di un antico modo di pensare e di dividere il mondo) che prelude ad una necessaria e ancora inedita riunificazione culturale.

E’ un sogno, ancora, ma io penso che l’uomo nascente si muoverà in un territorio in cui arte e scienza, filosofia e metafisica, si accorderanno in un unico sapere. Queste opere sono, da come la vedo io, il tentativo importante di segnare un cammino possibile.

Ciao Pino

Uno dei commenti più limpidi e belli sulla recentissima scomparsa di Pino Daniele, a mio avviso, è quello del nostro Luca Parmitano su Twitter

Non c’è bisogno di spendere molte parole, il rischio della retorica è sempre alto in queste situazioni, proprio quelle in cui la evidenza forte della vita – e della sua fine terrena – impongono semmai una riflessione personale e un silenzio di meditazione. Però forse c’è spazio per un omaggio, per usare le parole al fine di dare un tributo. Ed è proprio Luca che mi consente un aggancio allo spazio, al cielo. Perché la musica è legata al cielo, comunque. E’ l’arte. E’ quello che ci fa alzare la testa, ci fa tornare a guardare le stelle.

Io sono proprio convinto che l’Italia, tra tutte le altre cose, è terra di musicisti. Oltre i vecchi steccati, le separazioni tra generi musicali, i talenti sono tanti e si allargano a discipline come la classica, il jazz, la musica popolare e contemporanea. Non sono assolutamente un esperto, per cui vi risparmio le disquisizioni teoriche, ma quello che c’è di più caro, di più intimo, che unisce tutti i nostri musicisti, che ci aiutano a guardare in alto, è questa cantabilità del tutto propria del nostro bellissimo paese. Il ritmo ce lo insegnano gli anglosassoni, magari (certe volte). Anche certe sperimentazioni. Ma la cantabilità, no: quella è nostra ed è anzi intimamente nostra. E’ qualcosa che passa attraverso Puccini, coinvolge i bellissimi dischi dell’ultimo Battisti, passa per delle dolcissime melodie di Mango, e naturalmente in tante stupende canzoni di Pino Daniele. E tantissimi altri.

Così ora, nel cielo, c’è più musica. E noi abbiamo, forse, un motivo in più per guardare in alto, per cercare la musica tra le stelle…

Ciao Pino, riposa in pace.

myTNG, l’applicazione che ti fa osservare il cielo delle Canarie

La schermata home di myTNG, la nuova applicazione disponibile su Apple Store e dedicata al Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: FGG-TG.

La schermata home di myTNG, la nuova applicazione disponibile su Apple Store e dedicata al Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: FGG-TG.

Condividere le scoperte e le osservazioni con le scuole, gli appassionati di astronomia, il pubblico generico oltre che con i professionisti del settore è da anni uno degli obiettivi principali del Telescopio Nazionale Galileo (TNG), il telescopio italiano più grande che non si trova sul suolo nazionale, ma nelle Isole Canarie. E’ nata a tal riguardo la nuova applicazione, myTNG IOS app, un nuovo canale divulgativo che porta il TNG con un click più vicino a tutti coloro interessati alla scienza astronomica.

L’applicazione myTNG IOS app è scaricabile gratuitamente sul sito dello Apple Store.

Com’è la schermata di questa app? Lo si vede anche in questa immagine: vi sono quatto sezioni principali.
In alto a sinistra, vi è la Galleria delle immagini più spettacolai del Telescopio, riprese sia dentro la cupola che fuori, dove le nuvole si mescolano col cielo e l’oceano e il confine tra quest’ultimi si confonde, dove il sorgere e il tramontare del Sole diventano uno dei spettacoli naturali più straordinari assieme alla visione notturna delle stelle sopra la cupola.

Il Telescopio Nazionale Galileo (TNG): Crediti e copyright: FGG-TNG/Sabrina Masiero,

Il Telescopio Nazionale Galileo (TNG): Crediti e copyright: FGG-TNG/Sabrina Masiero,

Oltre alle immagini del TNG vi sono anche quelle degli strumenti sistemati al suo fuoco:

HARPS-N (High Accuracy Radial Velocity Planet Searcher – North) lo spettrometro di alta precisione che va a caccia di pianeti extrasolari e installato nell’aprile 2012;

DOLORES – Device Optimized for the LOw RESolution che permette di ottenere sia immagini che osservazioni spettroscopiche degli oggetti celesti;

GIANO, nuovo spettrografo che nel settembre 2014 è stato sottoposto al processo di Science Verification;

NICS – Near Infrared Camera Spectrometer, uno strumento infrarosso che permette di fare tra altre cose imaging e spettoscopia.

Ritorniamo alla schermata. In alto a destra vi è ORA AL TNG, che mostra che cosa sta facendo in tempo reale il Telescopio italiano. Di giorno vi è la webcam, di notte si può vedere quale strumento lavora e che cosa sta osservando.

In basso a sinistra vi sono le news relative ai risultati scientifici ottenuti al Telescopio Nazionale Galileo e pubblicate su Media INAF.
In basso a destra vi è la panoramica dell’Osservatorio del Roque de Los Muchachos, uno dei tre osservatori più grandi al mondo formato da 15 telescopi, 2 di tipo solare, di cui fa parte il TNG. L’Osservatorio del Roque de Los Muchachos sorge sul bordo della Caldera de Taburiente, a 2400 metri di quota.

Cliccando sul logo del TNG in alto a sinistra si accede al Menu. Qui sono disponibili anche una descrizione del telescopio, la sua storia, la sua strumentazione, i risultati ottenuti nel corso del tempo. Sempre nel Menu, insieme ai link social, si può trovare anche il calendario del TNG 2015, un connubio tra arte e astronomia italiane.

L’app myTNG non si ferma qui. Nei prossimi mesi sarà già disponibile una versione più ricca e aggiornata anche per piattaforme Android.
Nata dalla collaborazione tra TNG e Istituti IASF di Bologna e Milano, col supporto di Media INAF; myTNG è disponibile in due lingue, italiano e in inglese .

Sabrina

HIP 116454b, il primo pianeta scoperto dal nuovo Kepler 2

Rappresentazione artistica di HIP 116454b. Crediti: Avet Harutyunyan /FGG-TNG

Rappresentazione artistica di HIP 116454b. Crediti: Avet Harutyunyan /FGG-TNG

Il telescopio spaziale Kepler della NASA ha ripreso a vivere nel maggio 2014 e da allora ha già dato i primi risultati. Ma la cosa interessante è che il primo pianeta confermato tale è stato possibile grazie al nostro Telescopio italiano, il Telescopio Nazionale Galileo (TNG) nell’Isola di La Palma. E questo può, fatemelo dire, riempirci di orgoglio una volta tanto.

K2 ha scoperto il suo primo pianeta HIP 116454b, una super-Terra circa 2,5 volte più grande del nostro pianeta, a 180 anni-luce di distanza dalla Terra nella costellazione dei Pesci, sufficientemente vicino per poter essere studiato dalla strumentazione di Kepler.

Il Telescopio Spaziale della NASA è stato lanciato nel marzo 2009 per una missione della durata di 3,5 anni con lo scopo di individuare nuovi pianeti orbitanti attorno a stelle diverse dal Sole sulla base del loro transito davanti al disco stellare e quindi dalla diminuzione della luce della stella. Nella sua prima missione il Telescopio Kepler aveva individuato quasi 1000 pianeti confermatii (quasi la metà di tutti i pianeti finora scoperti con vari telescopi e con varie tecniche di osservazione) e oltre 3200 candidati pianeti, la maggioranza dei quali potrebbero risultare veri pianeti.

Il metodo dei transiti planetari va a determinare la diminuzione della radiazione emessa dalla stella a causa del passaggio davanti ad essa del pianeta, una sorta di mini-eclisse da come viene osservata dal Telescopio Kepler. Questo tipo di lavoro richiede un’incredibile precisione di puntamento, un’abilità che Kepler ha perduto nel maggio 2013, quando la seconda delle sue quattro ruote di mantenimento dell’orientazione smise di funzionare.
La comunità scientifica non poteva perdere un telescopio di così grande valore e con quasi altri due anni di attività. Così, venne trovata una soluzione per aumentarne la stabilità utilizzando la debole pressione della radiazione solare. Successivamente venne proposta una nuova missione per Kepler, denominata appunto K2, che avrebbe continuato la ricerca dei pianeti extrasolari del primitivo Kepler ma avrebbe studiato anche altri oggetti e fenomeni cosmici, come le galassie attive e le supernove.

Nel maggio del 2014 la missione K2 prese avvio ma il pianeta venne individuato ben prima, in febbraio, quando Andrew Vanderburg,e i suoi colleghi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) svilupparono un software ad hoc per analizzare i dati raccolti dal Telescopio nel suo stato oramai compromesso, e osservando un singolo transito di un oggetto.

Successivamente, la conferma che quell’oggetto era proprio quello di un pianeta venne data utilizzando lo spettrografo HARPS-N (High Acccuracy Radial Velocity Planet Searcher – North) montato al Telescopio Nazionale Galileo (TNG) nelle Isole Canarie, il nosto Telescopio più grande con uno specchio di 3,6 metri. “C’era bisogno di una conferma convincente di questo risultato, quello che poi è stato dato da HARPS-N” dice con soddisfazione Emilio Molinari, Direttore del Telescopio Nazionale Galileo.

“Le misure precise della velocità radiale di HARPS-N confermano l’esistenza del pianeta, oltre a fornire preziose informazioni sulle loro caratteristiche, coma la massa e la densità” spiega Molinari. Il team ha ottenuto velocità radiali del sistema planetario di HIP 116454b grazie alle osservazioni con HARPS-N tra luglio e dicembre 2014. Con il TNG è stato dunque possibile caratterizzare il pianeta, cioé determinarne la massa e le dimensioni e calcolare anche la densità.

HIP 116454b ha una dimensione di circa 32 000 chilometri ed è circa 12 volte più massiccia della Terra. La densità del pianeta, importante per capire se si tratta di un pianeta roccioso o gassoso, ha valori tali da poterlo considerare una Mega-Terra, un oggetto più massiccio della Terra e un po’ più grande, un oggetto che non figura tra i pianeti del nostro Sistema Solare. Inoltre, la densità mostra che si tratta di un mondo d’acqua, formatda da circa tre quarti di acqua e un quarto di roccia, una sorta di mini-Nettuno con un’atmosfera estesa, gassosa e spessa. La sua temperatura dovrebbe essere intorno aii 400 gradii Celsius.

HIP 116454b si trova a circa 13,5 milioni di chilometri dalla sua stella ospite, undici volte più vicino di quanto non lo sia la nostra Terra al Sole e completa un’orbita ogni 9,1 giorni. La stella ospite è una nana arancione (“orange dwarf,”) un pochino più grande e più fredda del Sole. Il pianeta, con un’orbita molto vicina alla sua stella, è dunque troppo caldo per poter ospitare vita come noi la immaginiamo.

“HARPS-N ha già scoperto e caratterizzato parecchie decine di pianeti extrasolari. Ma siamo particolarmente felici per HIP 116454b dato che è il primo pianeta della nuova vita di Kepler” ha affermato Giampaolo Piotto dell’Università di Padova, e co-autore del paper.

E’ possibile che nei prossimi anni per la sua relativa somiglianza alla Terra possa essere osservato e studiato in maggior dettaglio sia da telescopi terrestri che spaziali.

L’articolo è stato accettato per la pubblicazione su The Astrophysical Journal.

FGG-TNG: Kepler’s comeback. HARPS-N characterizes the first K2 planet

NASA – NASA’s Kepler Reborn, Makes First Exoplanet Find of New Mission

Space.com: NASA’s Kepler Spacecraft Finds 1st Alien Planet of New Mission

Los Angeles Times – Las Vegas: What a comeback: Revived Kepler spacecraft finds its first new planet
Sabrina

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