Hubble si giova di “lenti naturali” per osservare l’universo lontano

Pu? accadere che “lenti naturali” aiutino il telescopio spaziale Hubble a “vederci meglio”… in questo caso, succede indagando Abell 1689, uno dei pi? grossi ammassi di galassie conosciuti…

L’immagine qui sotto e’ stata ottenuta da Hubble con un tempo di esposizione di circa 13 ore, utilizzando la Advanced Camera for Surveys (ACS) recentemente istallata a bordo del telescopio spaziale.



L’immagine HST di Abell 1689 (Credits: NASA/StSci/ESA)

La gravita’ originata dalla massa di milioni di stelle, pi? la materia oscura presente nell’ammasso, costituisce la citata lente naturale, che si estende nello spazio per ben due milioni di anni luce in larghezza. Deflettendo i raggi luminosi (analogamente a quanto accade per le lenti ordinarie) la lente gravitazionale esalta la radiazione luminosa proveniente da oggetti posti anche assai piu’ lontano della lente stessa (la lente si interpone infatti tra l’osservatore e gli oggetti indagati): alcuni degli oggetti pi? lontani probabilmente sono situati alla rispettabile distanza di ben 13 milioni di anni luce (equivalenti circa ad un redshift pari a sei!).

Ulteriori informazioni ed imagini nella press release su Hubblesite newscenter

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me