Le galassie nane: non cosi’ “semplici”, dopotutto…

Gli astronomi hanno mostrato per la prima volta come anche le piu’ piccole galassie nell’Universo possano avere una storia evolutiva assai complessa. Utilizzando il Subaru Telescope, un gruppo comprendente astronomi di diversi paesi ha scoperto un esteso alone di stelle nella galassia nana irregolare Leo A, che fa parte del Gruppo Locale di galassie, con caratteristiche assai simili agli aloni finora ritenuti “prerogativa” di galassie di taglia ben piu’ grande…

La scoperta e’ difficilmente inquadrabile negli scenari classici di formazione delle galassie, poiche’ mostra come le galassie nane irregolari (o perlomeno alcune…) invece di essere semplicemente i “mattoni fondamentali” con i quali vengono poi assemblate le galassie piu’ grandi (come si e’ ritenuto finora), possiedono gia’ loro una complessa storia evolutiva.

Comprendere la formazione delle galassie e la loro evoluzione, su tempi scala paragonabili all’eta’ dell’Universo, e’ una delle piu’ grandi sfide per l’astronomia contemporanea. Secondo gli scenari della “cosmologia standard”, le galassie vengono “costruite” attraverso un processo noto come “merging gerarchico”, ove piccole galassie si combinano progressivamente a formare galassie piu’ grandi, come la nostra Via Lattea. Le galassie piu’ numerose nell’Universo – le galassie nane irregolari – si suppone mantengano per miliardi di anni le loro proprieta’ di galassie “semplici”, una sorta di “blocchi di costruzione” per galassie piu’ grandi e complesse. Questo e’ uno dei motivi per cui gli astronomi studiano tali galassie con grande interesse.

Il team di astronomi guidato dal professor Nobuo Arimoto, ha studiato Leo A, una galassia nana isolata ed estremamente ricca di gas, con una massa all’incirca pari ad appena 0.01 centesimi di quella della Via Lattea, con una bassa frazione di elementi chimici prodotta dalle prime generazioni di stelle, caratteristiche che suggeriscono come questa galassia si sia evoluta senza significative interazioni con altre galassie.

Si riteneva finora che questa galassia dovesse avere una struttura semplice, tutto il contrario delle complesse galassie con disco, come la nostra. Tuttavia, tale visione potrebbe cambiare, proprio a seguito dell’analisi delle immagini profonde acquisite dal telescopio Subaru nelle regioni periferiche della galassia.

In breve, i nuovi dati mostrano come l’estensione della galassia Leo A sia decisamente maggiore di quanto si pensasse. Inoltre, si e’ scoperta anche l’esistenza di una componente stellare finora non rilevata, che forma un “alone” di stelle, caratterizzato da un brusco “cutoff” nel profilo radiale… caratteristiche queste che rimandano significativamente a galassie di taglia ben maggiore.


http://subarutelescope.org/Pressrelease/2004/08/05/index.html

Scoperte “nuove” differenze tra materia ed antimateria

Fisici della particelle che lavorano sull’esperimento BABAR hanno appena annunciato alcuni nuovi ed eccitanti risultati, che evidenzierebbero una decisa differenza nel comportamento della materia e dell’antimateria…

La scoperta potrebbe aiutare a comprendere come mai l’Universo in cui viviamo appaia chiaramente dominato dalla materia, piuttosto che contenere materia ed antimateria in parti uguali, come potrebbe ritenersi sulla base di alcune considerazioni derivanti dal Big Bang.

L’acceleratore PEP-II dello SLAC ha il compito di far impattare elettroni con la loro controparte di antimateria, i positroni, per produrre una abbondanza di particelle ed antiparticelle (ovvero, con carica di segno opposto) esotiche “pesanti”, note come mesoni B e “anti-B”. Questa rara forma di materia e antimateria possiede una vita media molto corta, decadendo a sua volta in altre particelle subatomiche pi? leggere, come i kaoni e i pioni, particelle che possono essere rilevate dall’esperimento BABAR.

“Se non ci fosse differenza tra materia ed antimateria, sia il mesone B che il mesone anti-B esibirebbero esattamente lo stesso insieme di decadimenti. Invece, le nostre nuove misure mostrano un esempio di notevoli differenze nei tassi di decadimento”, ha detto Marcello Giorgi (SLAC, Universita’ di Pisa, portavoce dell’esperimento BABAR)


http://www.pparc.ac.uk/Nw/BABAR_CP.asp