Quando l’evoluzione stellare si fa in 3D…

Utilizzando modelli stellari in tre dimensioni, alcuni scienziati sono riusciti ad ottenere risultati che aiutano a spiegare la quantità dell'isotopo elio 3 prodotta dalle stelle, e a riconcilarla con i valori predetti dal Big Bang…

Per molto tempo, gli scienziati che studiano l'evoluzione stellare (ovvero che indagano la “vita” delle stelle, dalla nascita da una nube di gas e polvere fino agli ultimi stadi come l'esplosione a supernova oppure il raffreddamento come nana) hanno ritenuto problematico il fatto per cui le stelle sembravano dover produrre – e successivamente riversare nello spazio – una grande quantità di elio 3 (isotopo “leggero” dell'elio) in quantità superiore a quanto ritenuto possibile dalle valutazioni delle abbondanze nell'universo, collegate a loro volta alle predizioni del modello del Big Bang.

I nuovi modelli, infatti, hanno messo in luce l'esistenza di una zona interna delle stelle – appena al di sopra del nucleo di elio – essenzialmente “deputata” alla combustione nucleare di elio 3, zona in precedenza ritenuta stabile. Poichè anche l'elio 3 presente negli strati più superficiali, viene richiamato in tale zona e quindi distrutto, tale modello riesce di fatto a rendere ragione delle abbondanze di tale elemento senza dover postulare meccanismi di distruzione “aggiuntivi” come fatto in passato (esempio, una forte rotazione stellare)…

http://www.llnl.gov/pao/news/news_releases/2006/NR-06-10-07.html

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro.
http://www.marcocastellani.me

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