Hubble trova un notevole campione di galassie lontanissime

Nuove osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble riguardanti sei spettacolari ammassi di galassie, che agiscono come lenti
gravitazionali, hanno fornito significative informazioni riguardanti le prime fasi dell’Universo…

In particolare, gli scienziati hanno trovati il più grande campione di galassie lontanissime mai visto finora: dieci candidati assai
promettenti che si ritiene si trovino ad una distanza di ben 13 miliardi di anni luce (ad un valore di redshift equivalente pari
a circa 7.5, davvero tra gli oggetti più lontani mai osservati)!




L’immagine mostra l’ammasso di galassie chiamato Abell 2218,
un ammasso molto ricco composto da migliaia di singole galassie. Si trova ad un redshift di circa 0,17. E’ utilizzato dagli astronomi come una potente “lente gravitazionale” per osservare la luce di galassie bel più distanti, permettendo agli studiosi di osservare la luce degli oggetti più lontani nell’Universo…

Credits: NASA, ESA, and Johan Richard (Caltech, USA)
Acknowledgement: Davide de Martin & James Long (ESA/Hubble)

Alcuni degli oggetti così trovati risultano anche più deboli dei più remoti oggetti trovati nella “leggendaria” survey dell’Hubble Deep Field (il “Campo profondo” del Telescopio Spaziale Hubble), finora ritenuta contenere gli oggetti più lontani mai osservati. Il fatto che alcuni ammassi si trovino addirittura ad un redshift di 7.5 implica che la luce che da essi ci proviene ora è stata generata quando l’Universo era davvero molto giovane, con un’età stimata di appena 700 milioni di anni.



SpaceTelescope Press Release

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

11 pensieri su “Hubble trova un notevole campione di galassie lontanissime

  1. Una domanda mi sorge spontanea, è un chiodo fisso oramai:
    Come possiamo sapere che le galassie osservate dal campo profondo di Hubble non siano quelle che ora vediamo più vicine?Hubble, come già non proprio tutti sanno , ha fotografato delle immagini dopo settimane che rimaneva fermo sempre nello stesso punto, accumulando luce. Le immagini catturate dalla sua lente sono sbalorditive, mostrano l'universo pochi miliardi di anni dopo il big bang. Ma se noi vediamo l'universo come era 13,5 miliardi di anni fà, come facciamo a sapere magari le altre galassie che vediamo più vicine non siano proprio le stesse che vediamo nello stesso celo?

  2. Beh, se capisco bene il senso della domanda, in realtà vi sono metodi come l'analisi spettrale della luce delle galassie che permettono in maniera affidabile di determinarne lo “spostamento verso il rosso” (il redshift di cui si parla nell'articolo) e da questo tramite i modelli cosmologici determinarne la distanza.
    Dunque non vi è rischio, usualmente, di confondere una galassia luminosa ma lontana con una magari debole ma vicina; e questo indipendentemente dalle tecniche osservative di Hubble (o di altri strumenti). Ma se non fosse chiaro, o non avessi capito la domanda, fammi pure sapere… 😉

  3. Se ho capito quel che intende penso sia uno stesso dubbio che avevo io tempo addietro… se le galassie fotografate non possano essere “sdoppiate”, nel senso al centro dell'immagine le galassie antiche ed un po' spostate ad es. a destra le stesse galassie un po' più invecchiate e vicine. Beh, se era questo che intendevi Lux83, mi è stato spiegato che questo non è possibile perchè per verificarsi le galassie dovrebbero essersi mosse a velocità maggiore di quella della luce e questo, secondo le attuali teorie non è possibile.

  4. Anch'io ho un dubbio (forse ingenuo…) e sarei grato se qualcuno me lo chiarisse:
    Se vediamo oggetti la cui luce è partita poco dopo il b.bang, dovremmo vederli non solo com'erano allora, ma anche “dov'erano” allora! Quindi dovremmo vederli vicinissimi tra loro!

  5.  Con precisione non si saprà mai nulla, almeno finché si utilizzeranno macchine, non si potrà mai avere un’idea perfetta della distanza e tantomeno del reale aspetto dei vari corpi celesti.
    quelle galassie comunque sono i nonni dell’universo, le più vecchie!

    1. Ciao Daniele,
      beh certo per indagare a questa profondità nel nostro universo, certe “macchine” (sonde, telescopi, etc) si devono utilizzare per forza.. però non c’è da scoraggiarsi, perché in effetti la tecnologia migliora sempre, gli errori si fanno più piccoli, la precisione maggiore. Sappiamo tanto del nostro mondo ora, e soprattutto sappiamo quanto … non sappiamo! 

      1. Senza contare che grazie a molte di queste macchine sappiamo come sono alcuni oggetti celesti, perchè altrimenti nascosti dietro polveri oppure perchè troppo lontane…
        Insomma, saranno anche “oggetti senza anima” ma ci sono utilissimi

      2. Assolutamente! E ti garantisco che per “prepararle” (ne so qualcosa anche io con GAIA), prima del lancio, ormai ci vogliono anni ed anni di lavoro, meeting, discussioni, progetti, sbagli e ripartenze…. di un grandissimo numero di scienziati e tecnici. Dunque mi piace vederle non come oggetti “senza anima” ma come costruzioni umane che rappresentano e simboleggiano tutto lo sforzo progettuale e di volontà di indagine, che sta loro dietro…. forse sarà “romantico”… :))

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