Hubble e VLT insieme per una visione 3D di galassie lontane…

Gli astronomi hanno ottenuto una visione eccezionale delle galassie distanti – osservate come erano quando l’Universo era a circa metà dell’età corrente – combinando i dati provenienti dal telescopio spaziale Hubble e dal Very Large Telescope. Sfogliando questo peculiare “libro di storia” dell’Universo stesso, risalendo a momenti in cui la Terra e il Sole non esistevano neppure, gli scienziati sperano di poter far luce sulla modalità di formazione delle galassie nel remoto passato…

Alla scoperta di galassie lontane...
Alla scoperta di galassie lontane...

Credits Immagine: ESO

Per diversi decenni, le galassie lontane, che emettevano luce circa sei miliardi di anni fa, erano non più che minuscoli puntini nella volta celeste. Con il lancio di Hubble, nei primi anni ’90, gli astronomi furono finalmente in grado di investigare la struttura delle galassie lontane per la prima volta con un certo dettaglio. Come utile complemento a tali informazioni dallo spazio, sotto i superbi cieli stellati del Paranal, lo spettrografo FLAMES del VLT, capace di ottenere simultaneamente diversi spettri da piccole aree – è ora in grado di risolvere il moto del gas nelle galassie remote….

Il fatto di conoscere il modo in cui il gas tra queste galassie si muove è molto importante, poichè consente agli scienziati di costruire una sorta di mappa tridimensionale della velocità delle galassie, nel momento in cui l’età dell’Universo era circa la metàdi quella attuale.

Giovandosi di tali possibilità tecniche, un team di astronomi ha intrapreso il compito enorme di ricostruire la storia di circa un centinaio di galassie remote, di cui si hanno dati sia HST che FLAMES. Ora finalmente stanno arrivando i primi risultati di tale analisi,  che ci forniscono già una serie di dettagliate informazioni su tre galassie in particolare.

In una galassia, è stata rivelata una regione di gas completamente ionizzato: questa è una scoperta intrigante, poichè dovrebbe essere indice della presenza di stelle giovani, di fresca formazione. La cosa buffa è che undici giorni di osservazioni dedicate di Hubble però non sono state in grado di rivelare tali stelle! Il team sta formulando delle ipotesi per spiegare i dati: una potrebbe essere nel fatto che il gas, forse originato dalla collisione di due galassie a spirale, è troppo caldo per poter formare stelle.

Una seconda galassia presenta una zona centrale blu, contornata da un disco più rosso, quasi completamente nascosto da gas e polveri. Potrebbe essere originato da una sorta di meccanismo di “ricostruzione del disco” dopo un incontro stretto di due galassie.

Infine una terza galassia mostra una curiosa struttura elongata, di colore decisamente blu – una sorta di barra – composta da stelle giovani e di grande massa, raramente osservate in galassie vicine. Confronti con simulazioni al computer indicano che le proprietà di tale curioso oggetto sono ben riprodotte da un modello di collisione tra due galassie di massa circa uguale.

Visti i promettenti risultati, gli astronomi stanno estendendo la loro analisi all’intero campione di galassie. L’utilità di tale ricerca è lampante, vista la varietà di configurazioni e di fenomeni che interessano tale vasto campione di galassie, fenomeni che spesso non sono osservabili nel campione di Universo più prossimo a noi….

ESO Press Release

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro.
http://www.marcocastellani.me

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *