Open source e ricerca: il caso di Gaia

Quanta parte ha il software open-source nel contesto della ricerca scientifica odierna? Da ricercatore astronomo, amante e fruitore di software open source, tentare di approfondire la domanda mi intriga parecchio…

Orbene, lo spunto per parlarne ora mi viene dall’osservazione degli strumenti software che vengono adottati in un grande progetto al quale anche io sto prendendo parte, ovvero la definizione delle procedure di trattamento ed analisi dei dati fotometrici che dovranno essere prodotti dalla sonda dell’ESA (L’Agenzia Spaziale Europea) chiamata Gaia (curiosamente, un articolo su Gaia è comparso proprio tra i primissimi di questo sito, nel 2002): la sonda dovrà essere lanciata nel 2012, ma già da tempo il lavoro per la definizione delle opportune procedure è attivo a pieno regime…

A mio parere, già un semplice, scarno elenco degli strumenti software utilizzati dai vari team di Gaia – coordinati attraverso una rete europea di istituti scientifici – sarebbe forse sufficiente per capire che il software open-source (permettetemi la brutale banalizzazione) va alla grande, ovvero – per dirla in termini più elaborati – gode ormai di uno spazio definito e fondamentale di applicazioni e ambiti ben consolidato, perlomeno nella ricerca scientifica.
Una immagine di fantasia della sonda GAIA nello spazio
Photo: ESA/Medialab
A illustrazione di ciò, mi sono divertito a stilare un elenco (incompleto) del software open source usato correntemente nello sviluppo delle procedure di riduzione dati di Gaia, redatto semplicemente ponendo mente agli strumenti che vengono adoperati, da me o dai miei colleghi, per il lavoro quotidiano all’interno del progetto medesimo..

Il catalogo, dunque, è questo…:

  • Java: è il linguaggio del software di analisi e riduzione dati. Tutte le procedure devono essere per forza scritte in Java, per decisione di ESA. Questo comporta una serie notevole di benefici in termini di indipendenza dall’hardware, portabilità, modularità etc… troppo estesi per essere spiegati compiutamente in questa sede.
  • Eclipse: è l’ambiente di sviluppo fortemente consigliato (come dire, fate come vi pare, ma non si ha supporto con altri ambienti….)
  • SVN: tutto il codice è posto sotto controllo revisione, utilizzando subversion
  • MediaWiki : vi è un wiki ad accesso riservato, molto esteso, in cui è riportata tutta la documentazione del progetto, i meeting e i vari seminari di aggiornamento per i vari team, la documentazione… una mini wikipedia tematica, in soldoni…
  • Hudson, uno strumento per eseguire automaticamente i test del codice, ad intervalli programmati e presentare dei report su pagina web
  • Cobertura è lo strumento in grado di calcolare la percentuale del codice accessibile alle procedure di test
  • Mantis è uno strumento per il controllo e la gestione di “bachi” nel progetto
  • Grace, un utile tool per realizzare grafici
  • TopCat un visualizzatore interattivo di tabelle ed editor di dati
  • ant, un utile tool di compilazione in ambiente Java
  • Plastic (PLatform for AStronomical Tool InterConnection) è un protocollo di comunicazione tra differenti tool utilizzati prevalentemente in ambito astronomico
  • Probabilmente c’è anche dell’altro, ma al momento non mi sovviene :-)
La cosa interessante è che tutto questo software è rilasciato su licenza GPL (General Public License) o similare; il che facilita di molto la possibilità di diffusione ed utilizzo dello stesso: non c’è necessità di acquisire licenze proprietarie e restrittive (o farle acquisire dal proprio istituto…): ordinariamente, si scarica il software e si comincia ad utilizzarlo da subito. Tutto qui. Non è male, direi, sia per la propria “produttività scientifica personale” sia per l’indubbio beneficio che questo ha nell’ambito del progetto vero e proprio. Vi immaginate quanto tempo (del ricercatore) e denaro (del contribuente) andrebbe speso se si dovessero acquisire licenze (rinnovi, chiavi software…) per tutte queste cose?
(Originariamente pubblicato sul blog SegnaleRumore)

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  • http://grid006.oa-roma.inaf.it/stefano stefano gallozzi

    beh siii… cominciamo col devolvere in beneficienza (magari ai terremotati!!!) i 20000 euro l' anno che l' INAF spende per rinnovare il MUTUO informatico che si chiama IDL!!! E pensare che IDL ad alti livelli lo usano 4 gatti (pensare a comperare solo 4 licenze, no?) e tutti gli altri si limitano ad usare delle funzionalità vecchie di 10 anni… considerando che sul mercato essitono infiniti tool e programmi freeware (openSource) che eseguono lo stesso lavoro di IDL… beh… perché questi dinosauri che usano IDL (magari sotto Windows o MAC!!!) non si mettono una mano sulla coscienza e devolvono il loro 5 per mille ai terremotatiinvece di chiedere di devolverlo all' INAF (sopratutto considerando dove finiscoo quei soldi…!!!)…
    Sarebbe una bella cosa se provassero ad usare SCILAB (che si installa nelle distribuzioni LINUX) e cercate le differenza con IDL… ahhh dimenticavo… ci sono voluti 10 anni per passare dal TELNET all' SSH… e questo perché noi siamo all' avanguardia e se un programma “gira” beh… ce lo teniamo così…

  • mcastel

    che dire.. non posso darti torto, caro Stefano. Io IDL l'ho usato pochissimo, e anche perchè sono sempre stato restio ad adottarlo visto il meccanismo “a licenze” che mi impediva di portarlo rapidamente magari dal computer di lavoro al portatile, o al pc a casa…

    A tutto quel che dici, aggiungo che magari è ancora questa “inerzia” o “pigrizia di pensiero” che impedisce che tante persone (e/o amministrazioni pubbliche) non si siano ancora accorte che quel che usano di Word o Excel è ormai tranquillamente rimpiazzabile (senza spese di licenza, e con molto maggiore apertura) da Openoffice o equivalenti… qualcosa sta cambiando, ma forse ancora molto c'è da fare…

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