Stupende immagini della sonda Chandra in 3D!

Sono davvero rimasto di sasso.. stamattina ho dato uno sguardo al sito di Chandra, e mi ha incuriosito il link View Chandra Images in 3D Wall. Ho seguito il collegamento e mi sono ritrovato in una simpatica collezione di immagini prodotte nel tempo dalla sonda (e ve ne sono state davvero di molto belle, come abbiamo da tempo riportato su questo stesso sito).

Ma la parte migliore doveva ancora arrivare… seguendo i consigli del sito, ho scaricato il plugin Cooliris per il browser (sto scrivendo su un PC con Ubuntu Linux e navigo con Firefox). Dopo un classico restart del browser, sono tornato alla galleria di foto: a questo punto ho potuto attivare l’opzione a pieno schermo e… sono rimasto a bocca aperta! Mi stavo muovendo in una galleria tridimensionale di stupende immagini: con un tocco della barra inferiore la galleria di immagini si muove con uno stupendo effetto grafico. Ci si muove e si allarga un’immagine con movimenti fluidi, veramente l’esplorazione delle foto diventa un piacere. Insomma, consigliatissimo, se volete vedere come la scienza diventi quasi.. arte! A quando trovare una simile possibilità su un sito divulgativo italiano? Speriamo presto…

L’unica cosa che mi viene da pensare, è che ritengo si possa usufruirne se il PC è abbastanza recente e immagino pure debba avere l’accelerazione grafica (ma non so, posso sbagliarmi). Se provate e vi piace, lasciate un commento a questa notizia, magari… 😉

Una straordinaria vista di Betelgeuse

Utilizzando differenti tecniche d’avanguardia sul Very Large Telescope dell’ESO, due team indipendenti di astronomi hanno ottenuto  una serie di immagini tra le più definite della stella supergigante Betelgeuse (la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione).

 Le immagini ci mostrano come la stella possieda una estesa “coda” di gas estesa in pratica come l’intero nostro Sistema Solare, e pure come la sua superficie appaia coperta da gigantesche “bolle”. Tali scoperte ci possono fornire importanti indizi per comprendere come questi “giganti” spaziali possano disperdere nello spazio attorno a loro,  materiale ad un tasso davvero impressionante…!

Betelgeuse è una stella attualmente in fase di supergigante rossa, ed è anche una delle stelle più grandi che si conoscano: basti pensare che le sue dimensioni sono circa 1000 volte più grandi del nostro Sole! Non è strano che sia anche una delle stelle più luminose catalogate, tanto che la sua luce equivale a quella prodotta da circa centomila stelle come il Sole. Non male per una stella singola, no?

L’immagine di Betelgeuse ottenuta da uno dei due team che hanno lavorato al VLT. Questa in particolare è stata ottenuta mediante l’uso dell’ottica adattiva con lo strumento NACO, che utilizza una elaborata tecnica per ottenere immagini precise e definite cercando di minimizzare gli effetti della turbolenza dell’atmosfera terrestre. La risoluzione è di 37 milliarcosecondi, che equivale circa alla larghezza apparente di una pallina da tennis posta  sulla Stazione Internazionale in orbita, vista dalla Terra….

Crediti: ESO and P. Kervella

Tale esuberante attività però non potrà durare ancora a lungo: Betelgeuse è infatti vicino alla conclusione della sua “vita da stella”, essendo destinata a esplodere in una magnifica supernova. Quando succederà, si prevede che la supernova sarà vista agevolmente anche da Terra: anzi dovrebbe essere così luminosa, che probabilmente si riuscirà a veder anche durante il giorno…!

ESO Press Release

Al via il LinkBlog delle news astronomiche

Essendo un sito focalizzato sui risultati delle ricerche, anche GruppoLocale.it non si stanca di sperimentare, nell’ambito della comunicazione e della divulgazione astronomica. Apre dunque ora, al momento in via sperimentale, il LinkBlog relatico alle notizie di astronomia: profittando delle possibilità offerte da slinkset, è presente su web da qualche giorno il sito gruppolocale.slinkset.com (accessibile anche dalla barra di destra del sito che state leggendo, alla voce AstroLink).

Cassini trova ammoniaca su Enceladus

I dati raccolti durante i due passaggi ravvicinati alla luna di Saturno Enceladus hanno aggiunto diversi promettenti tasselli alla teoria che vuole che tale mondo ghiacciato possa contenere dell’acqua allo stato liquido, proprio sotto la superficie. I risultati prodotti dalla sonda  Cassini sono stati pubblicati proprio questo mese sulla prestigiosa rivista internazionale Nature.

La luna di Saturno Enceladus, vista dalla sonda Cassini
(Crediti: NASA/JPL/Space Science Institute)

In particolare, i dati più interessanti provengono  senza dubbio dallo spettrometro: il giorno otto del mese di ottobre, nello scorso anno, tale strumento è stato in grado di rilevare molti composti chimici, inclusi alcuni organici, presenti nei vapori e nelle particelle di ghiaccio. Uno di quelli identificati con notevole confidenza è stato l’ammoniaca. Nello spazio, la presenza di ammoniaca è considerata un forte indicatore della possibile esistenza di acqua allo stato liquido. Ma cosa può dirci dell’acqua liquida la presenza di ammoniaca sul suolo ghiacciato di una fredda luna di Saturno?

Quello che molti non considerano, è che l’ammoniaca agisce in realtà come una sorta di “antigelo”, riuscendo a mantenere l’acqua liquida a temperature più basse  di quanto sarebbe possibile in sua assenza. Con la presenza di ammoniaca, l’acqua può esistere allo stato liquido perfino a temperature così basse come -176 gradi Kelvin!

E visto che le cose stanno così, e visto anche che temperature superiori a -180 gradi Kelvin sono effettivamente state misurate sulla superficie di Enceladus, ecco che si viene in possesso di un eccellente argomento per l’ipotesi della presenza di acqua liquida all’interno della piccola luna, dicono gli scienziati.

Va detto, in ogni caso, che stabilire quanta acqua liquida sia contenuta nell’interno di Enceladus (nel caso appunto ve ne sia…) è tutto un altro paio di maniche, ed è una domanda che al momento non può ottenere  alcuna certa risposta. Finora Cassini ha effettuato cinque passaggi ravvicinati alla luna di Saturno, che rappresenta comunque uno degli obiettivi principali della missione “estesa” della sonda. In questo quadro, due passaggi ravvicinati sono previsti per novembre di quest’anno, ed altri due – ancora più prossimi alla superficie – sono schedulati per aprile e maggio del 2010.

Si confida che i dati raccolti durante questi futuri flybys potranno aiutare a fare luce sulla questione. La risposta è attesa con una certa trepidazione, poichè se fosse confermata la presenza di acqua liquida, crescerebbe di molto la possibilità che Enceladus costituisca un habitat potenzialmente adatto alla presenza di forme di vita…

NASA JPL Press Release


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Nuove immagini Hubble della collisione di un corpo celeste su Giove

…Colpo di scena!, potremmo ben dire. Le procedure di routine, di controllo e calibrazione del Telescopio Spaziale Hubble, sono state bruscamente interrotte allo scopo di permettere al telescopio – recentemente “rimodernato” nella sua strumentazione – di poter osservare la macchia in espansione nel pianeta gigante Giove. Tale macchia, causata dall’impatto di una cometa o di un asteroide, si va modificando addirittura su scala giornaliera ed è dunque assai interessante da osservare…

C’è davvero un bel daffare per gli osservativi. Negli ultimi giorni i più grandi telescopi del mondo si sono assegnati un compito comune: guardare Giove. E per non perdere una occasione forse unica, Matt Mountain, il direttore dello Space Telescope Institute a Baltimora, ha deciso di destinare del tempo supplementare al lavoro di un team di astronomi per l’indagine della macchia in espansione sul pianeta gigante.

Una vista ravvicinata della nuova macchia scura su Giove
acquisita con la WFC3 di Hubble il 23.7.09
Crediti:
NASA, ESA and H. Hammel (Space Science Institute, Boulder, Colorado)
and the Jupiter Comet Impact Team

L’immagine acquisita da Hubble qui riprodotta, presa in data 23 luglio, rappresenta di fatto la più definita immagine in banda visibile di questa singolare caratteristica, ed è anche la prima osservazione scientifica effettuata dal telescopio spaziale con la nuova camera, la Wide Field Camera 3 (WFC3), che è appunto uscito “anticipatamente” dalla fase di testing appunto per riprendere questo straordinario evento.

Gli scienziati non nascondono la grande soddisfazione che l’esame dei dati ottenuti dalla WFC3 ha regalato loro: il livello di dettaglio è straordinario, e questo fa davvero ben sperare per tutta la futura scienza che si potrà effettuare con la nuova camera: grazie davvero all’applicazione meticolosa degli astronauti che hanno compiuto la recente missione su Hubble, una nuova era per il telescopio spaziale pare si stia finalmente aprendo…

Riguardo la macchia scura, è stata scoperta da un astrofilo australiano, Anthony Wesley, il 19 luglio di quest’anno: è una macchia creata dall’arrivo di un piccolo oggetto nell’atmosfera di Giove (e dalla successiva sua disintegrazione). L’unica volta in cui qualcosa di simile è stato visto su Giove è stato ben quindici anni fa: forse qualcuno si ricorderà; era il 1994, quando la cometa Shoemaker Levy 9 colpiva la superficie di Giove…

SpaceTelescope Press Release

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