Obiettivo sull’infanzia dell’Universo

Hubble si prepara a riprendere l’Universo come era solo poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, per ottenere così una immagine complessiva delle galassie primordiali con un dettaglio mai raggiunto prima. Per mettere in pratica l’ambizioso programma i sofisticati sensori del telescopio spaziale, recentemente aggiornati dagli astronauti dello Shuttle, verranno utilizzati in maniera intensiva nell’arco dei prossimi tre anni: ben tre mesi e mezzo di riprese complessive delle galassie più distanti. Mai prima d’ora era stato assegnato tanto tempo osservativo per un singolo progetto scientifico di Hubble.

Nel team internazionale di ricercatori partecipano anche gli astronomi dell’INAF Adriano Fontana e Andrea Grazian, dell’Osservatorio Astronomico di Roma, e Alvio Renzini dell’Osservatorio Astronomico di Padova. “Sarà come osservare il ‘giardino d’infanzia’ delle galassie” commenta con soddisfazione Adriano Fontana. “L’Universo oggi ha 13,7 miliardi di anni: noi osserveremo le galassie che lo popolavano da quando aveva solo 500 milioni di anni fino a quando ne aveva circa 5 miliardi. Le prime galassie erano estremamente diverse da quelle di oggi: erano ‘blob’ informi, centinaia di volte più piccoli delle galassie odierne, ben diverse dalle eleganti galassie a spirale o ellittiche che vediamo intorno alla Via Lattea, ma erano attivissime nel formare stelle. Prevediamo di osservare oltre 250.000 galassie, e di ricostruire così la storia dell’Universo nei suoi primi 5 miliardi di anni. Lo scopo finale è quello di comprendere meglio i fenomeni fisici che hanno plasmato l’evoluzione delle galassie fino a far loro assumere la forma che osserviamo oggi”.

Galassie distanti fino a 12 miliardi di anni luce da noi riprese dal telescopio spaziale Hubble.

Credit: NASA, ESA

“L’altro obiettivo principale di queste osservazioni è identificare le Supernovae che esplodono in queste galassie remote” ribadisce Alvio Renzini. “Le Supernovae sono prodotte da stelle che esplodono alla fine del loro ciclo evolutivo, e sono utilizzate come ‘candele standard’, cioè come indicatori della distanza delle galassie in cui risiedono. Proprio studiando le Supernovae gli astronomi hanno trovato i primi indizi dell’esistenza dell’Energia Oscura, che pervade l’Universo e ne provoca l’espansione accelerata che osserviamo oggi. Identificando per la prima volta Supernovae così lontane potremo raffinare queste misure e capire se le stelle che esplodono nell’Universo primordiale, e quindi molto distanti da noi, sono simili a quelle dell’Universo vicino, giustificando il loro uso come candele standard”.

“Il nostro ruolo sarà quello di collaborare all’analisi dell’enorme quantità di dati che questo progetto produrrà” conclude Andrea Grazian “e, soprattutto, quello di coordinare ed eseguire le osservazioni complementari con i grandi telescopi da Terra, come il Very Large Telescope in Cile o il Large Binocular Telescope in Arizona. Per avere la migliore visione possibile dell’Universo primordiale, oltre le fondamentali riprese di Hubble, è infatti necessario collezionare e integrare i dati raccolti da tutti i principali osservatori del mondo”.


Articolo originale:
INAF media (con una Intervista audio ad Adriano Fontana: “Che ne sarà dei dati di Hubble man mano che verranno raccolti?”)

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me