Quei vulcani attivi su Venere

di Sabrina Masiero


L’Idunn Mons su Venere. Crediti: NASA/JPL-Caltech/ESA.

Per la prima volta si è trovata una chiara evidenza di getti recenti di lava sulla superficie di Venere.
Le osservazioni mostrano che i vulcani venusiani devono aver eruttato in un intervallo di tempo compreso tra alcune centinaia di anni fino a circa 2.5 milioni di anni fa, rivelando un Venere ancora geologicamente attivo e rendendolo uno dei pochi mondi del nostro Sistema Solare ancora vulcanicamente attivo.

Le prove sono emerse dalla missione Venus Express dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che è in orbita intorno al pianeta dall’aprile 2006. La mappatura radar compiuta dalla sonda Magellan della NASA dal 1990 al 1994 ha permesso di coprire circa il 98% della superficie del pianeta e di raccogliere dati gravitometrici ad alta risoluzione che sono stati utilizzati per ottenere l’immagine riportata qui sopra.

Essa mostra l’Idunn Mons, un vulcano di 2.5 km di altezza che copre un’area di 200 km circa. All’immagine radar ottenuta dalla sonda Magellan è stata sovrapposta l’immagine termica ottenuta dal Visibile and Infrared Thermal Imaging Spectrometer (VIRTIS) della Venus Express.

Nell’immagine radar (e non in quella altimetrica) – afferma il Prof. Giuseppe Galletta dell’Università degli Studi di Padova – le zone chiare sono quelle frastagliate o irregolari, che riflettono il segnale radar inviato dalla sonda durante il sorvolo, mentre quelle scure sono zone piatte e inclinate, che appaiono così perché il segnale viene riflesso altrove e non torna indietro.  Di conseguenza, le aree più chiare rappresentano terreni irregolari, quelle più scure invece zone in cui il terreno è piatto. Il raggio radar del satellite è obliquo rispetto al terreno e non perpendicolare al suolo e così viene riflesso indietro solo se il terreno ha delle asperità piccole (rispetto alla lunghezza d’onda radar) con facce rivolte al satellite. La zona appare luminosa nell’eco ricevuto dal satellite. Se il terreno è più liscio (sempre rispetto alle lunghezze d’onda usate) il raggio radar viene riflesso nella direzione opposta e non viene percepito dal satellite. La zona appare scura. Perciò in un’immagine radar del terreno di un pianeta: scuro=piatto come nelle pianure o zone erose, chiaro=frastagliato (come nelle colate laviche con rocce irregolari)”.

In giallo-rosso sono rappresentate le temperature più alte, in verde e violetto quelle più basse.
L’Idunn Mons appare dunque più caldo delle zone limitrofe non perché sta eruttando, quando piuttosto per la sua diversa composizione chimica. Getti di lava relativamente recenti sono stati individuati dal fatto che emettono radiazione infrarossa e rendono il pianeta ancora potenzialmente attivo da un punto di vista vulcanico.

La scoperta è stata pubblicata dalla rivista “Science” l’8 aprile scorso.
La storia geologica di Venere era da molto tempo un mistero” afferma Sue Smrekar, ricercatore presso il Jet Propulsion Laboratori della Nasa, a Pasadena (California) e primo autore dell’articolo.  “Le precedenti missioni ci avevano fornito un indizio sull’attività vulcanica, ma non sapevamo quanto tempo fa questi eventi erano effettivamente avvenuti. Ora abbiamo una forte evidenza di eruzioni recenti proprio sulla superficie”.

Venere ha circa 1.000 crateri: una superficie poco densamente craterizzata dal bombardamento meteoritico rispetto agli altri corpi del Sistema Solare. Si pensa che questo sia il risultato dell’attività vulcanica avvenuta su arco temporale molto lungo, e probabilmente non ancora concluso.
Inoltre Smrekar e il suo gruppo hanno osservato delle evidenze di minerali nei getti lavici più recenti. Sulla Terra, il flusso lavico reagisce rapidamente con l’ossigeno e gli altri elementi presenti nell’atmosfera; su Venere il processo è simile, sebbene molto più intenso e col suo fluire viene a cambiare la superficie stessa.

Fonte: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2010-121
Il video è disponibile su: http://www.jpl.nasa.gov/video/index.cfm?id=900
Per altre informazioni visitate il sito dell’ESA: http://www.esa.int/esaCP/SEMUKVZNK7G_index_0.html .

Ringrazio il Prof. Giuseppe Galletta dell’Università degli Studi di Padova per la revisione all’articolo. Il Suo contributo nella spiegazione dell’immagine radar è stato determinante per una corretta e migliore spiegazione del fenomeno.

Ringrazio Marco per la pubblicazione di questo articolo, naturalmente, su questo splendido Blog!

Sabrina

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Autore: Sabrina

Ph Doctor in Astronomy (University of Padova, Italy). Translator of the Official Comic Book of the International Year of Astronomy 2009 (IYA2009), "The Lives of Galileo" by Fiami. Member of The Climate Summit Italia. 2013- Project GAPS (Global Architecture of Planetary Systems)-HARPS-N at INAF-Osservatorio Astronomico di Padova and Telescopio Nazionale Galileo (TNG)-Fundacion Galileo Galilei (La Palma, Canary Islands).

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  • sabrinamasiero

    Ho modificato il testo, grazie all'aiuto prezioso del Prof. Giuseppe Galletta dell'Università degli Studi di Padova che ha letto l'articolo, dandomi suggerimenti interessanti e utili per migliorare la spiegazione e il contenuto.
    Marco, grazie a te per la collaborazione, l'altrettanto prezioso appoggio morale e per questa nostra collaborazione che, nonostante il periodo difficile, continua sempre!
    Sabrina

  • mcastel

    Un ottimo articolo, come tuo solito Sabrina! E lo studio del Sistema Solare, grazie a tutte le sonde sparse tra i pianeti (che riportano risultati spesso mozzafiato) mi intriga sempre di più!! Benchè stellare, mi sto riavvicinando “a casa” ?? 😉