Telescopio Spaziale Hubble, ecco come si rivela la bellezza

Vi siete mai chiesti come si ottengono tutte le bellissime immagini che ci ha regalato finora il Telescopio Spaziale Hubble, nel corso della sua onorata e lunga carriera? Sono spesso panorami celesti tali da farci rimanere a bocca aperta! Come fanno dunque i dati “grezzi” acquisiti da Hubble ad andare a comporre una di quelle immagini bellissime, come quella di Arp 274, presentata qui sotto? E’ davvero un processo interessante, se teniamo conto che – propriamente parlando – le camere a bordo di Hubble non acquisiscono immagini a colori: contano soltanto i fotoni nelle diverse bande fotometriche.

Il tripletto di galassie Arp 274.
Il tripletto di galassie Arp 274. Nella (bella) immagine sembrano parzialmente sovrapposte, ma in realtà sono a distanze diverse. Crediti: NASA, ESA, M. Livio and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA)

Al proposito, il team di Hubble ha prodotto un video nel quale viene mostrato il processo per cui si crea una immagine stratosferica come quella di Arp 274. E’ in inglese, naturalmente, ma può valera lo stesso la pena di vederlo: ci dà un’idea interessante di cosa avviene “dietro le quinte” e come funziona la “galleria estetica” forse più importante del mondo…

Le immagini a colori provenienti da Hubble sono ottenute dalla combinazione di immagini in “bianco e nero” acquisite attraverso i vari filtri. Per una immagine, di solito la sonda deve prendere tre foto diverse, una attraverso un filtro rosso, una per il verde e una per il blu. Ognuna di queste foto deve poi essere inviata a Terra, dove le varie sequenze sono finalmente combinate in una immagine a colori. 

Questo sarebbe già sufficiente. Consideriamo però che Hubble dispone in realtà di una quarantina di filtri nelle diverse bande, che vanno dall’ultravioletto (più “blu” di quanto i nostro occhi non possano vedere) fino all’infrarosso (più… “rosso” del rosso, in pratica). Questa grande disponibilità di dati nelle diverse bande fornisce al team che produce le immagini una grandissima flessibilità, permettendo loro di “portare in luce” qualsiasi informazione sia rintracciabile nei dati. Come pure, di tanto in tanto, di prendersi qualche leggera “licenza artistica” … 😉

Da un articolo su Universe Today

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.it