Arp 81, scontro tra titani

Non solo le galassie sono di forma e dimensioni le più varie, come abbiamo visto nei post più recenti. Ma tendono spesso a combinarle di grosse: eh sì, perché non è infrequente che invece di starsene da sole indisturbate, si producano in scontri che definire galattici stavolta è appena usare il termine appropriato! 

Le interazioni tra galassie sono fenomeni che fatichiamo ad immaginare adeguatamente, non fosse altro che per le dimensioni in gioco. Se difatti ci sfugge la fisica dell’infinitamente piccolo, con le sue bizzarre leggi governate da quella incredibile sfida al buon senso che è la meccanica quantistica (c’è chi la conosce e dice ugualmente di non averla capita, e non è così strano come potrebbe sembrare), così l’infinitamente esteso supera di gran lunga la portata della nostra più fervida immaginazione. Anche la scala temporale ci mette alla prova: non sono fenomeni improvvisi, gli scontri tra galassie, ma sono accadimenti che durano anche milioni e milioni di anni, coinvolgendo quantità enormi di stelle e di gas e polveri – davanti alle quali siamo davvero meno di un puntino, in quanto a dimensioni.

ARP81

Crediti: Hubble Legacy Archive, ESA, NASA; Processing – Martin Pugh

Nello specifico, questo sistema di galassie si chiama Arp 81 ed è formato da NGC 6622 (a sinistra) e NGC 6621 (sulla destra), e li vediamo a distanza di ormai cento milioni di anni dal loro ultimo tumultuoso “incontro”. Il quale – va detto – non è stato senza conseguenze: basta citare l’esistenza di una “coda mareale” di circa duecentomila anni luce, nonché una esplosione irrefrenabile di formazione di nuove stelle in diverse zone, proprio a seguito dell’interazione. Le galassie sono circa di uguali dimensioni, e si trovano a circa 280 milioni di anni luce dalla Terra. Il loro destino è segnato: sono destinate a “corteggiarsi” in ripetuti passaggi ravvicinati, fino a che la danza cosmica terminerà in una fusione a formare una struttura più grande (e molto diversa dalle due, probabilmente). 

Notate anche la bellezza dell’immagine, composta da dati Hubble Legacy, che permette di scorgere anche diverse altre galassie sullo sfondo.

(Elaborazione da APOD 23.4.2014)

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