Ragionare stanca

Sì, ragionare stanca, potremmo dire parafrasando Pavese. Stanca, ma serve. L’astronomia è fatta dagli uomini, dopotutto. Dunque non si sottrae alle inclinazioni tipiche del genere umano, a quelle positive e ovviamente a quelle negative. Tra le ultime, possiamo annoverare una certa resistenza all’emergere del nuovo, una sorta di inerzia che sovente si può manifestare verso un modo non convenzionale di vedere il mondo, o nell’approccio non ortodosso ad un dato problema scientifico. O solamente, nell’affezionarsi ad una idea senza sottoporla al vaglio – faticoso ma produttivo – del ragionamento. 

Al proposito, il breve ma interessante articolo On the Benefits of Promoting Diversity of Ideas risulta una lettura piacevole ed anche leggera, ma al tempo stesso capace di far riflettere sia l’astronomo professionista che l’occasionale osservatore della volta celeste. Forse quello che emerge con più chiarezza è il fatto che l’astronomia sia una scienza umana, molto umana, molto più umana di come viene percepita dai media e dall’immaginario collettivo. Il che non è necessariamente un male.

Scorrendo l’articolo si trovano diversi esempi veramente godibili. Uno su tutti, quello riguardo i grandi telescopi. Viene descritto il caso esemplare di Edward Charles Pickering, direttore dell’ Harward College Observatory dal 1877 fino al 1919, convinto assertore del fatto che i telescopi avessero ormai raggiunto la loro dimensione ottimale, per cui non avrebbe più avuto senso  cercare di costruirne di più grandi. Ed eravamo – si badi bene – agli inizi del novecento! Per la precisione, il suo articolo “Il futuro dell’astronomia” è del dicembre del 1908, e vi si possono leggere affermazioni di questo tipo: “… è assai dubbio, comunque, che un ulteriore aumento nella grandezza (dei telescopi) sia poi un grande vantaggio. Molto più dipende da altre condizioni, specialmente quelle del clima, del tipo di lavoro che deve essere svolto, e più di tutto, dell’uomo dietro la “pistola”. La situazione non è molto diversa da quella di una battaglia navale. Succede sempre che una nave di mille piedi abbia la meglio su una di cinquecento piedi?  Sembra praticamente di aver raggiunto il limite della grandezza dei telescopi, cosicché dobbiamo cercare il prossimo miglioramento in qualche altra direzione”

bubble-19329_640Certo, ragionare con il “senno di poi” è abbastanza facile. Tuttavia una analisi anche sommaria di come poi andarono le cose, rischia di essere impietosa. E’ interessante comunque notare che le considerazioni di Pickering – lungi dal non essere state raccolte – portarono ad uno squilibrio degli sforzi dell’astronomia osservativa  del nuovo continente, per cui per anni la east cost degli Stati Uniti fu decisamente più attiva, in questo campo, rispetto a tutta la  west cost. E i risultati (come adesso possiamo immaginare) non mancarono di certo. L’articolo ricorda che appena prima che si diffondessero le  considerazioni di Pickering, George Ellery Hale ottenne la prima luce del sessanta pollici al Mt. Wilson Observatory, che poi divenne uno dei telescopi più produttivi nella storia dell’astronomia. Più o meno nello stesso tempo Hale (grazie al cielo, potremmo dire) ricevette dei fondi per creare un telescopio ancora più grande. Nel 1917 il telescopio da 100 pollici fu completato.

Proprio tramite quel telescopio fu scoperta l’espansione dell’universo. Per un telescopio “inutile” non è poi male, dopotutto…

L’articolo elenca altri casi esemplari, ai quali rimando il lettore che possa masticare un po’ di inglese. La morale comunque è ben riassunta ed esemplificata dalla arguta frase di Mark Twain, posta in apertura del pezzo

Non è quello che non sai che ti può dare problemi. / E’ invece quello che sai per certo che non può essere.

Dunque essere aperti al nuovo è un tratto che deve sempre caratterizzare lo scienziato, come pure di vagliare accuratamente tutte le ipotesi. Ovviamente con discernimento e cautela, muovendosi sempre nell’alveo della vera scienza. Questo acciocché non diventi una apertura all’inganno deleterio della pseudoscienza, la quale purtroppo di un supposto oscurantismo della scienza ufficiale ha fatto da tempo un cavallo di battaglia. Si capisce, a volte sentirsi perseguitati da una sorta di establishment aiuta a catturare simpatie. Ma questo è un altro discorso…

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me