Il lungo viaggio di Phòs

Oggi vi voglio parlare di un lungo viaggio, del viaggio che facciamo (io e i miei collaboratori) dal centro del Sole fino ad inondare il vostro pianeta. Un bellissimo pianeta, lasciatevelo dire. Non se ne vedono molti così in giro per l’universo, parola mia. 

Per certo è che, senza di noi, non se ne vede proprio nessuno. Perdonate l’ardire, ma è proprio così: vedere qualcosa senza fotoni in giro, mi dispiace, ma proprio non è cosa. Dopo avervi raccontato un po’ di me (in breve, mi chiamo Phòs e per vivere faccio il fotone), in questa seconda puntata vi parlo di un viaggio veramente… allucinante (seguitemi – se ce la fate – poi mi direte se il termine è appropriato).

Spettacolare, ma... Avete idea di quanto ci mettiamo per arrivare in superficie? (Crediti: SDO, NASA)
Spettacolare.. Ma… avete idea di quanto ci mettiamo noi per guadagnare la superficie? (Crediti: SDO, NASA)

Insomma, se andiamo alla radice, dobbiamo partire proprio dal centro. Dal centro del Sole, intendo. Lì veniamo prodotti in gran quantità, dalla centrale atomica dislocata proprio nel centro della stella. In effetti la vostra stella, non so se ci pensate mai, è una enorme centrale a fusione nucleare sempre accesa, dove il rivestimento coincide con il combustibile stesso. Una cosa favolosa: se ne sta lì in mezzo allo spazio, appoggiata su se stessa,  non gli serve nulla ed è perfettamente stabile. Beh, almeno per qualche miliardo di anni, beninteso: fino a che questo combustibile non comincia ad esaurirsi, o meglio a trasformarsi… allora sì che le cose cambiano.

Ma vabbé, di questo ne parliamo magari un’altra volta. Però è interessante che il combustibile si trasformi, perché poi alla fine si creano gli elementi “pesanti”. Quelli di cui siete fatti voi, per capirci (no, io no, sono un fotone, tutta altra storia).

Comunque vorrei intanto che vi rendeste conto di quanto è enorme una cosa come il Sole. Questo bel tipino (molto focoso, dobbiamo dirlo) vanta un diametro di circa 1,39 milioni di chilometri. E risulta anche abbastanza “di peso”, perché la sua massa si aggira intorno ai 2000 miliardi di miliardi di miliardi di chili!

Con tutto ciò, se chiedete agli astronomi (se vi fidate…), vi sentirete rispondere che il Sole è una stella di piccola massa, che ci sono stelle grandi anche cento volte come lui. Accontentiamoci che sia piccolo, ve lo consiglio: il fatto di essere piccolo fa sì che voi ancora ne stiate a parlare. Fosse stato un po’ più grosso, sarebbe esploso già da tempo: credetemi, una cosa abbastanza seccante, capace di interferire con i vostri programmi per la giornata. Così invece ha davanti ancora un bel po’ di tempo, possiamo stare più che tranquilli.

Perché vi parlo tanto del Sole, mi chiederete.

Beh, ci sono affezionato. Io sono stato creato lì. Proprio al centro di questa struttura gigantesca. Sappiate che è caldissimo (centinaia di milioni di gradi) e pieno zeppo di tipi come me, che sbattono in tutte le direzioni (ecco il problema). Le caldaie lì lavorano a pieno regime e inghiottono ogni secondo montagne di idrogeno, trasformandolo in elio. In questa trasformazione sono nato io e tantissimi amici miei.

Magari ci torneremo. Ma oggi vi parlo di qualcosa di diverso.

Stavolta vi parlo di questo viaggio avventuroso. E lunghissimo. Pensate ad un fotone, uno come me insomma, che nasce all’interno del Sole e poi si muove via da lì. Perché vi dico subito che noi non possiamo stare fermi, noi ci muoviamo ad una velocità pazzesca, la più grande che c’è. Dicono gli scienziati che niente può muoversi più forte di noialtri: veramente c’è stato qualcuno che diceva che i neutrini (quei nanerottoli) ci battevano, ma poi hanno dovuto fare marcia indietro. Tutte balle! Noi siamo sempre i più veloci, lo dice la scienza!

Sì… i neutrini mi stanno sulle scatole, lo confesso. Sarà perché dove sono nato ne vengono prodotti in quantità incredibile e alla fine ti stufi di trovarli dappertutto. Cavoli, non c’è un posto dove puoi stare tranquillo, te li trovi sempre in mezzo. Anche a voi vi attraversano la mano, in un istante, miliardi di quei nanerottoli. E non sto esagerando, anzi! Considerate che ne vengono prodotti così tanti che a Terra, in ogni centimetro quadrato, ne passano ogni secondo ben cento miliardi. No, dico, cento miliardi! Cento miliardi di particelle che passano attraverso ogni centimetro del vostro corpo, ogni secondo, e voi nemmeno ve ne accorgete. E come potreste? Sono così minuscolini che praticamente attraversano il vostro corpo senza interagire per nulla.

Come se non ci fossero, proprio.

Non siete convinti? Guardate che questi sono capaci di percorrere perfino l’intero Sole senza mai imbattersi in nessuno, tanto sono piccolini, mentre noi si sbatte continuamente da una parte all’altra (i vostri scienziati che amano il linguaggio forbito, parlano al proposito di sezione d’urto trascurabile)!  E’ per questo che sulla Terra si dura una fatica da matti per riuscire a beccarne qualcuno, con tanto di esperimenti enormi e (secondo me) costosissimi! Beh una volta ve ne parlo, d’accordo.

Comunque la cosa che mi fa più rosicare (se posso esprimermi così) è che loro se la cavano in un attimo. In un attimo sono fuori: usciti dal Sole, nello spazio aperto. A spasso per l’Universo! Non sapete quanto mi da fastidio… perché noi ci mettiamo molto, molto di più!  Per noi si parla di migliaia di anni, addirittura.

Già, perché il problema è che loro vedono una autostrada vuota, esattamente dove noi vediamo un traffico colossale (tipo il vostro GRA nelle ore di punta, o anche peggio). Noi facciamo un passetto e subito andiamo a sbattere da qualche parte. Ecco che un elettrone ci sbarra la strada, ecco che un altro fotone si mette di mezzo!

Non c’è pace, non c’è proprio pace.

Tanto è vero (vi svelo un segreto) che in pratica nessuno di noi riesce ad uscirne vivo. Cioè, ora vi spiego. C’è come un meccanismo di staffetta. Noi si viene creati, si fa un passo o due, ed ecco che siamo riassorbiti. Può essere un elettrone, appunto, che salta ad uno stato eccitato (a nostre spese…), può essere sempre un elettrone che si libera dal nucleo del suo atomo (sempre, vorrei ribadire, a spese nostre), o appunto un altro fotone che ci sbatte addosso o addirittura che ci inghiotte (anche se per quest’ultima opzione – alquanto cannibalesca secondo me – deve esserci un nucleo atomico nelle vicinanze).

Detto tra noi, sono i meccanismi di interazione radiazione-materia, se volete approfondire.

Al dunque. I modi per farci fuori sono moltissimi, insomma. Ma quasi sempre riusciamo ad uscirne, in qualche modo. Ecco, non proprio noi, magari. Ecco, perchè qui dire “proprio noi” è tosto, c’è il fatto che nel mondo microscopico non è sempre facile distinguere chi siamo”noi” da chi sono gli “altri”: è il caso cosiddetto delle particelle indistinguibili. Dove “indistinguibili”, badate bene, non sta ad intendere che voi non riuscite a distinguerle: no, no. E’ una cosa molto più incredibile. Vuol dire che non è proprio possibile dire chi è una particella e chi è un’altra! Non so se vi rendete conto, per me ‘sta cosa ha una portata filosofica veramente enorme… Mi fa capire come la scienza veramente sfonda il senso comune in cui (abbiate pazienza se ve lo dico, io che nel mondo quantistico ci sguazzo) siete un po’ tutti immersi, e apre a mondi che ancora hanno bisogno di essere capiti, nella loro alterità veramente rivoluzionaria. 

Appunto. E’ la meccanica quantistica, ragazzi. Una cosetta che avete sviluppato nel secolo scorso e ancora dovete bene capire cos’è. Roba su cui ancora far luce (parola di fotone, che di luce se ne intende).

Avete ragione, stavo divagando. La cosa che volevo dire è questa. Pur se un fotone punta verso l’uscita, pur se è nella direzione giusta per scappar via, ebbene: questo non dura. Sbatte, viene assorbito e poi rilasciato, quello che volete. Il punto è che un attimo dopo il fotone sarà orientato a caso, in un’altra direzione. Ecco la conseguenza noiosissima dell’interazione: la strada giusta è già persa! E via di questo passo. Non vi dico quante volte.

Insomma siamo come ubriachi che puntano da una parte ma poi fanno un cammino molto arzigogolato, vagando qua e là in tutte le direzioni possibili. Capite che per arrivare fuori ci mettiamo una quaresima (termine quanto mai appropriato oggi, visto il calendario…).

Dunque, la morale eccola qui: nonostante noi si vada alla velocità massima (sempre a tavoletta, garantito), quei nanetti di neutrini ci battono alla grande, nella corsa verso l’uscita. Con loro perdiamo sempre, non c’è verso.

Dite un po’ se anche voi non girerebbero un po’ le particelle, per questo…!

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.it