Sogni (e metalli)

“Non smettete di sognare e… rimanete metal!”  Ecco qua, sono ancora i fatti che parlano. I fatti che infrangono i nostri quieti pregiudizi, quelli che ci portiamo appresso da una vita, e non abbiamo proprio alcuna voglia di mettere in discussione. Quelli che, a dispetto di tutte le evidenze, vedono gli scienziati come impassibili, imperturbabili. Freddi e asettici, con passioni moderate, controllate.

Guardate Matt, invece. Insomma, a suo modo, ci sta dicendo una cosa importantissima. Non c’è da rinunciare a sé stessi per fare lo scienziato, non c’è da abbandonare le emozioni. Non c’è da fare nulla di tutto questo, no. Il contrario, piuttosto.

https://youtu.be/aq1IpTAdWiI

Del resto, ci sono i fatti, appunto. Quelli non mentono.

C’è che un agglomerato di metallo è atterrato sulla cometa 67P, in un posto lontanissimo e isolatissimo, freddo sperduto abbandonato da tutti. Un posto lontano, ma lontano davvero. Inospitale, ma inospitale sul serio. Proprio perché qualcuno non ha smesso di sognare (e magari appunto è anche rimasto metal).

C’è che questo robottino dopo circa sette mesi ha ripreso i contatti, ed è una cosa che a dire la verità non speravano in molti.

E sta mandando dati. Ne parleremo, ma qui non ci interessa tanto questo, vogliamo rimanere concentrati sulla parte umana dell’intera faccenda.

Cioè quella parte che ha molto a che vedere con i sogni.

Eh sì. I sogni. Si fa tanto parlare riguardo ai finanziamenti (che sono sempre troppo pochi oppure che dovrebbero essere dirottati verso cose più urgenti, a seconda di chi ne parla), all’organizzazione (perfettibile), alla tecnica sempre più complessa, etc… E sarà banale dirlo, sarà davvero banale, ma se la gente non avesse preso sul serio i propri sogni, ma credete che ora su Marte ci sarebbero tutti questi bei robottini che ci portano giù quelle stupende foto, che sembra proprio di esserci?

Una bella  immagine dal Mars Pathfinder (crediti: NASA)
Una bella immagine dal Mars Pathfinder (crediti: NASA)

Pensate che, tanto per fare un esempio come altri, il satellite Gaia starebbe lì lì iniziando la sua incredibile missione di una immane cartografia stellare? E che, per dirne un’altra, le sonde Voyager, lanciate nei lontanissimi anni settanta, avrebbero continuato a funzionare fino ad ora, quando, lasciato li Sistema Solare, sono oramai lì per tuffarsi impavide nell’Infinito cosmico?

Ecco, appunto. Pensate a tutto questo. Niente di nuovo, per carità. Cose che avrete magari già pensato. Ma fatelo ora. E mentre lo fate, guardate Matt, guardate le sue improponibili camicie, guardate perfino il modo un po’ ingenuo e spavaldo di presentarsi. Guardate insomma le sue mancanze, il suo probabile, comprensibile, desiderio di originalità. Osservate non solo la sua abilità di comunicazione, ma ponete attenzione soprattutto alle sue sbavature.

Contemplate insomma la sua imperfezione, quella unica qualità che ne fa un uomo reale, fuori da ogni stereotipo. Ed insieme, uno scienzato vero.

E perfavore, non smettete di sognare.
Se poi volete anche stare metal, magari non vi seguo, ma se ne può parlare.

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me