Una lavatrice su Plutone

E’ grande circa come una lavatrice. Pensate, una lavatrice lanciata negli spazi cosmici, diretta agli estremi confini del Sistema Solare. Arriva domani al suo punto di massimo avvicinamento. Ed è forse il momento migliore, nell’attesa che divori gli ultimi fatidici chilometri, per ripercorrere un po’ la storia della sonda.

Era il 2006 quando New Horizons venne lanciata da Cape Canaveral. Il suo viaggio paziente è durato nove anni. Ma nello spazio non c’è fretta, tutto va come deve andare. Il “quasi pianeta” Plutone sta aspettando la sua “lavatrice cosmica”

L’account Twitter della sonda fa trasparire giustamente una certa qual eccitazione (condivisa in rete, 827 retweet e 648 preferiti al momento) …

Già una decina di ore dal momento presente, New Horizons incontrava dei segni rassicuranti che mostravano come si fosse sulla strada giusta (691 retweet e 766 preferiti mentre scrivo)  😉

E’ molto interessante il fatto che, proprio mentre New Horizons era già in volo, Plutone abbia subito un imbarazzante e controverso declassamento a “pianeta nano”. Correva infatti il settembre dell’anno 2006 allorché  una votazione dell’Unione Astronomica Internazionale sancì l’uscita di Plutone dai pianeti veri e propri (per mancata soddisfazione dei requisiti dei pianeti, formalizzati lo stesso anno, e segnatamente quello della dominanza orbitale).

Ma non fa niente. Anzi.

Plutone è così diventato uno degli oggetti più importanti della classe di pianeta nanoUn oggetto interessantissimo da studiare. Così, alle 13:50 di domani (ora italiana), la sonda raggiungerà la sua distanza minima dal pianeta, arrivando nel punto fatidico alla rispettabile velocità di 14 Km al secondo (stiamo parlando di più di 50.000 Km all’ora: meno male che non ci sono limiti di velocità molto stringenti da quelle parti, anche perché il traffico è ancora poco).

Dopo poco più di una decina di ore, raccolti abbastanza dati, la sonda li spedirà a Terra. Così sapremo se tutto è andato bene. Ci vorrà un po’, del resto, perché i dati arrivino fino a noi: la distanza tra la “lavatrice cosmica” e il nostro bel pianeta è di circa 4,77 miliardi di chilometri.

Questa è la prima immagine a colori di Plutone e Caronte, presa da New Horizon nell'aprile di quest'anno. La distanza stimata era allora di circa 115 milioni di chilometri.
Questa è la prima immagine a colori di Plutone e Caronte, presa da New Horizon nell’aprile di quest’anno. La distanza stimata era allora molto più grande di adesso, pari a circa 115 milioni di chilometri.

Ed è veramente pazzesco pensare che da tale distanza, se tutto va bene, ci stanno per arrivare dati significativi che ci aiuteranno a comprendere la natura di uno tra i corpi celesti più elusivi.

Dati che resteranno per un bel po’ gli unici di cui potremo disporre per questo lontano ambiente.

Si dice e si insegna che l’esperimento scientifico deve essere innanzitutto riproducibile, ma in questi casi è solo una prescrizione teorica senza reali possibilità. Dobbiamo anzi renderci conto che, di fatto, per molti anni, tutto ciò che sapremo di Plutone sarà una elaborazione dei dati che stanno per essere raccolti nelle prossime ore.

Non è difficile capire il perché.

La grande distanza da Terra rende veramente difficile esplorare Plutone. La Voyager 1 secondo i piani iniziali ci doveva passare, ma poi la traiettoria fu modificata. Da allora, nessun tentativo serio per mettere il naso nei dintorni del pianeta (che allora non era ancora “nano”) è da registrare. Fino all’inizio degli anni ’90, quando la NASA iniziò a sviluppare la Pluto Kuiper Express. La sonda non solo però non arrivò a Plutone, ma nemmeno alla propria rampa di lancio. Essendo stata congelata per motivi di bilancio dopo pochi anni, per essere poi sostituita appunto dalla New Horizons.

La quale è quasi sull’obiettivo, ormai.

E’ impressionante comprendere dove possiamo arrivare, se solo ci mettiamo con entusiasmo e passione a fare quello che ci viene meglio di tante altre cose: seguire la curiosità, esplorare. Cercare di capire.

Domani è un altro momento storico per la scienza. Un’altra occasione per essere fieri d’essere uomini. Nonostante tutto, potreste voler aggiungere. Comunque, fieri, ribadisco io.

Forza New Horizons, che quasi ci sei!

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

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