Grandi problemi, grandi speranze

Bella occasione questa di venerdi scorso, dell’incontro curato dall’associazione culturale “Età Verde“, sui “Macroproblemi 2016”. Bello anche se in alcuni momenti un po’ confusionario, forse inevitabilmente confusionario. Forse salubremente confusionario, anche. E vorrei vedere. Perché mettere insieme docenti universitari, esploratori di cime himalayane, appassionate professoresse di materie umanistiche e scientifiche, maestre e classi di effervescenti alunni, tutti insieme, non è certo una sfida facile.

Stimolante e complesso allo stesso tempo questo incontro, dunque, come l’epoca attuale. Dove ogni steccato, ogni artificiosa tra discipline e sistemi di pensiero, sotto l’onda sempre più avvolgente della comunicazione globale, mostra ogni giorno di più il suo aspetto anacronistico. Dove la relazione tra ambiti ed ambienti un tempo impermeabili ognuno all’altro, diventa una urgenza dettata semplicemente dalla natura del nostro nuovo tempo.

Un pubblico quanto mai variegato e partecipe, all'evento di venerdì
Un pubblico quanto mai variegato e partecipe, all’evento di venerdì

Dove si capisce che per affrontare qualsiasi vero macroproblema, non possiamo che iniziare a lavorare insieme.

Bene esprimono questo sentire le frasi riportate all’inizio del comunicato stampa

”Credo che l’attuale corso catastrofico possa essere cambiato da noi, cioè dai segmenti attivi delle generazioni attuali, le quali hanno la responsabilità di apportare dei cambiamenti prima che sia troppo tardi…” (da Lezioni per il ventunesimo secolo. Scritti di Aurelio Peccei)

E anche colpisce il riferimento all’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco

i cambiamenti climatici “sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche e costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità”

Anche da queste poche righe esce irrobustita l’esigenza di un punto di riflessione comune, che veda attraverso ed oltre gli articolati linguaggi delle specifiche discipline, per raggiungere un momento di coscienza possibilmente più elevato, capace di incidere sul reale in modo nuovo e creativo, scavando sotto strati di sedimentate pigrizie intellettuali e di sclerotizzati schemi egoico-difensivi, formatisi e cresciuti in altre ed antiche epoche.

Venendo allo svolgimento della giornata. Credo non sia semplice condurre un simile incontro, e sono grato a chi lo ha organizzato e condotto, soprattutto per la con passione con cui lo ha fatto (ad iniziare dalla Professoressa Augusta Busicogiornalista e presidente dell’associazione) . Parlare di natura, giardini e sostenibilità, di onde gravitazionali e di ampi laghi ed alte montagne, osservatori amatoriali, divulgazione scientifica, nello stesso ambito, non è facile. Niente affatto. Anzi potrebbe sembrare perfino una pazzia, ad una analisi accorta, ad una disamina ragionata.

Però così si realizza qualcosa, anche. Diciamo, nella brillante imperfezione di certi passaggi, nella confusione di certi momenti. Si capisce che si realizza qualcosa, di particolare, forse unico. Un incontro che non ha paura, cioè un incontro vero. Aperto e disorganico – in qualche grado – come ogni vero incontro. Ben  organizzato, eppure facilmente debordante.

In tale ambito, comprendo presto che la sfida, per me personalmente, è dire in un tempo limitato perché è importante l’aver finalmente “visto” le onde gravitazionali, come cruciale conferma della relatività generale (lo schema fisico-interpretativo del cosmo, in poche parole), e sopratutto – stamattina – perché è importante in questo contesto. Perché e quali segnali possiamo probabilmente ricevere dall’apertura ad una rinnovata comprensione del cosmo, rigorosa certo ma insieme anche rispettosa finalmente del nostro ruolo all’interno di esso.

Di questo siamo contenti, perché i nuovi risultati della ricerca astronomica, insieme con il formidabile e rivoluzionario apporto culturale della fisica quantistica (ancora da metabolizzare in ampia parte), ci autorizzano a pensare ad un modello più amichevole di universo, forse più relazionale e comunque che pienamente rispecchia – come sempre ha fatto – la natura complessa e feconda del nostro tempo.

Cielo e terra vanno insieme, insomma, come sempre hanno fatto. Questo alla fine ho cercato di esprimere, prendendo spunto dalle ultime scoperte. Ogni incremento di consapevolezza umana si scopre esistere sotto un cielo diverso, rispetto al pensiero precedente: più ricco, articolato, più relazionale, più umano.

Come dice Marco Guzzi nel volume La nuova umanità,

E’ come se l’umanità incominciasse a scoprire nel cielo zone di se stessa che vanno al di là dei limiti che fino a quel momento aveva avuto la figura umana.

Di fattori in gioco – schegge di vita di un venerdì mattina diverso ed intrigante – ce ne sono stati tanti, quasi troppi (se ci fosse un troppo in queste cose). I bimbi, i ragazzi, i professori. I dialoghi a tu per tu, prima e dopo l’evento. Lo scambio di indirizzi e di propositi di collaborazione, i premi agli istituti scolastici e gli ambasciatori in visita, le mamme che si complimentano per l’intervento sulle onde gravitazionali ed anche i professori – tutto questo e molto altro, nello spazio di appena qualche ora.

Quello che si impone ora alla mia memoria adesso è come un disordine fecondo. Qualcosa che va ripreso e lavorato, per certo.

E poi c’è questo, che mi rimane, c’è questo soprattutto: I ragazzi delle scuole (dai più piccolini a quelli del liceo). Bene ha fatto chi lì ha voluti qui, in questa mattinata. Eh sì, perché davanti ai ragazzi non puoi barare: la vedi la loro voglia di esistere, di esserci, di essere protagonisti sani, di cambiare il mondo. Li vedi i loro occhi che guardano il mondo e attraverso questo rimando, questo gioco di specchi umani, il mondo lo vedi di nuovo come lo vedono loro, cioè malleabile, modificabile, sagomabile. Un mondo nel quale si può intervenire. Ancora, e ancora. Un principio di sano realismo che devo imparare di nuovo da chi ha diversi anni meno di me: una persona dalla quale posso imparare l’entusiasmo e alla quale posso forse donare la competenza e un briciolo di saggezza.

Un connubio che, occhio e croce, lo capisco: potrebbe funzionare.

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Autore: Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me