Pendenze… astronomiche

Davvero poche parole, per questa bellissima immagine, che intreccia sapientemente cielo e terra, cosmo e uomo, aggiungendo in maniera virtuosa, bellezza a bellezza. Nella  splendida foto di Marco Meniero, apparsa ieri su APOD, davvero la bellezza di Piazza dei Miracoli di Pisa si allaccia morbidamente allo spettacolo – perpetuo ma sempre cangiante – del cosmo (complice indiscussa la nostra luna, che compare nel suo fulgore proprio a sinistra della celebre torre pendente). Senza apparente soluzione di continuità.

La luna e la torre, in uno spettacolo “cosmico” che unisce cielo e terra. Immagine riprodotta per gentile concessione di Marco Meniero

Sono stato a Pisa, combinazione, alcune settimane fa, e mi è capitato proprio di traversare Piazza dei Miracoli alla sera, insieme a mia moglie. L’effetto è veramente forte, la suggestione è innegabile (grazie anche alla sapiente illuminazione della Torre, della Cattedrale e del Battistero). Mai come in questa foto comunque si arriva a percepire quasi a pelle come quaggiù lassù non siano contrapposti, non siano i termini di una scelta ad escludendum, come tante volte si è pensato, si è (infaustamente) teorizzato.

La vita vera è quella che unisce, che riunisce, che chiama a raccolta tutti gli ambiti, quelli dell’uomo e quelli celesti. Perché l’uomo è quel punto specialissimo (e per quanto ne sappiamo, forse unico) in cui l’universo stesso si “permette” di essere guardato, studiato, indagato.

E, in casi come questi, ammirato.

La macchia rossa, da vicinissimo

Il giorno undici di questo mese, la sonda Juno ha avuto l’opportunità di passare direttamente al di sopra della Grande Macchia Rossa di Giove, restituendoci una immagine estremamente ravvicinata di questo enorme, perpetuo ciclone, grande più dell’intero nostro pianeta.

L’immagine grezza messa prontamente a disposizione sui siti NASA, è stata riprocessata da appassionati citizen scientist, ottenendo il suggestivo risultato che mostriamo qui sotto.

La Grande Macchia Rossa, vista da vicinissimo. Crediti: NASA, Juno, SwRI, MSSS, Gerald Eichstadt, Sean Doran

L’immagine è stata acquisita ad una distanza inferiore ai 10.000 chilometri dalla superficie gassosa del pianeta gigante. Veramente esigua, se pensiamo che la distanza media tra la Terra e Giove è di quasi 800 milioni di chilometri. 

Al di là dunque della spettacolarità della foto, è piuttosto impressionante pensare a cosa riusciamo ad ottenere, al dettaglio che possiamo catturare, di oggetti celesti che ordinariamente pensiamo vicini, ma che sulle scale umane sono comunque estremamente lontani.

Abbiamo dunque occhi vigili e attenti, su regioni molto distanti di universo. Abbiamo modo di vedere cose che fino a pochissimi anni fa erano al di là di ogni immaginazione. Teniamolo presente, e (quando abbiamo un po’ di coscienza) facciamone tesoro.

Ne vale la pena: è un universo fibrillante e fantastico, quello che stiamo scoprendo in questi anni. Capace ancora di stupirci, di farci continuamente decentrare, deragliare dai nostri schemi mentali – la cosa, probabilmente, che rimane tra le più preziose: di quelle che giustificano da sole, potremmo arrivare a dire, l’impresa meravigliosa dell’avventura scientifica, ed in particolare della scoperta del nuovo cosmo.

Eta Beta, astrofisici a confronto

E’ stata una ottima esperienza quella di ieri mattina. Soprattutto, direi, una esperienza umana. Perché magari c’è questo, che vai con l’idea appena di prendere parte ad una trasmissione – per la cronaca, Eta Beta, condotta da Massimo Cerofolini su Radio Uno – e scopri quasi senza volerlo, che succede ben di più. 

In sala per la trasmissione, con Massimo Cerofolini

Perché essere lì, comunque, è ritrovarsi in mezzo ad una trama di umanità che non ti molla. Che ti avvolge dal primo momento in cui arrivi a Saxa Rubra, ancora un po’ timoroso perché sai che non puoi sapere esattamente cosa accadrà, come si svilupperà il discorso. E poi sarai in diretta nazionale, dopotutto.

Continua a leggere Eta Beta, astrofisici a confronto

Scienza e libertà. Un dialogo.

Decisamente una interessante opportunità quella di percorrere l’intervista rilasciata per la rivista Tracce dal fisico Juan Joes Cadenas, nel suo numero di giugno. Interessante perché ci permette di allargare lo sguardo, e riflettere su come si fa scienza oggi e soprattutto su quale sia la portata culturale dell’avventura scientifica nel mondo moderno.

L’intervista prende lo spunto dal dialogo intorno ad un libro di J. Carron, La bellezza disarmata, ma – vorrei dire – si svincola volentieri dal pericolo di una disamina troppo puntuale di uno specifico testo (sia pur decisamente interessante) per spaziare a largo raggio su una serie di tematiche veramente nutrienti per un consapevole e scaltrito rapporto tra la scienza e la cultura. Come tali, direi, di interesse assolutamente generale.

Juan José Cadenas
Juan José Cadenas (Crediti: intervista web sito CL)

Rintraccerei proprio nel fatto che il dialogo avvenga con un fisico dichiaratamente agnostico, prendendo però spunto da un testo di un sacerdote, l’evidenza che questo scambio dialettico  risulti particolarmente profondo e senza preclusioni di sorta. Difatti – l’abbiamo visto spesso – laddove la diversità è rispettata ed accolta, si genera sempre un valore particolare, un valore aggiunto che è come pietra preziosa, nella nostra sacrosanta tensione a comprendere il mondo e noi stessi.

Continua a leggere Scienza e libertà. Un dialogo.

Vivere, per raccontarli

Il bello di avere un archivio abbastanza esteso (siamo online da quindici anni, giorno più giorno meno…) è che a volte, navigando nei vecchi post, trovi delle correlazioni interessanti, spunti che rendono anche più significativa l’analisi del momento presente. Come dire, danno uno spessore nuovo anche al dato di attualità più stringente.

Esempio. Mi sono imbattuto proprio ieri in un articolo sull’account Twitter della missione Cassini (ormai ai suoi epigoni, come sappiamo): l’articolo risale al 17 luglio del 2008 (poco meno di nove anni fa) e narra dell’attivazione di CassiniSaturn su Twitter. Quello che mi ha colpito – e credo può essere interessante notare – è che all’epoca di scrittura dell’articolo, l’account di Cassini aveva “ben” (sic!) 1163 iscritti.

Anzi, se posso permettermi una autocitazione, per quanto non sia elegante…

…il suo account CassiniSaturn al momento registra appena 15 aggiornamenti, ma già la bellezza di 1163 iscritti (tra cui lo scrivente). Cifre che fanno riflettere sia sulla diffusione del web2.0 e dei suoi servizi, sia più significativamente sul desiderio di conoscenza che la gente ordinaria mantiene sulle più importanti missioni spaziali.

Quello che colpisce, effettivamente, è come cambiano i paradigmi informatici. Intendo, come cambiano velocemente. Ora una cifra di questo genere per un account ufficiale di una missione spaziale, è veramente irrisorio. Certo, è vero che era stato creato da poco – giugno 2008 – ma fosse successo adesso, avrebbe raccolto followers assai più rapidamente.

Ma siamo nove anni più avanti. E anche Twitter lo è.

Il team che lavora alla missione Cassini, in una foto recente. Quanta spettacolare umanità si porta addosso un “pezzo di metallo”! Crediti: NASA

Sono andato a vedere come se la cava adesso l’account CassiniSaturn, e con mia sorpresa in questo momento può vantare 1,35 milioni di followers. E non c’è da dubitare che man mano che ci avviciniamo al Gran Finale, la cifra lieviterà sempre di più.

A tutto vantaggio, come si può capire, della comunicazione diretta e veloce della scienza, una cosa che fino a pochi anni fa era totalmente inimmaginabile. E che ora è davvero una bella realtà, di cui possiamo approfittare tutti. Insomma, il cielo è esplorabile – lo è sempre stato – ma da tempo lo si può fare anche dal computer. E spesso, con risultati spettacolari.

In fondo, anche noi siamo qui per questo. Per raccontarveli.