Scienza e libertà. Un dialogo.

Decisamente una interessante opportunità quella di percorrere l’intervista rilasciata per la rivista Tracce dal fisico Juan Joes Cadenas, nel suo numero di giugno. Interessante perché ci permette di allargare lo sguardo, e riflettere su come si fa scienza oggi e soprattutto su quale sia la portata culturale dell’avventura scientifica nel mondo moderno.

L’intervista prende lo spunto dal dialogo intorno ad un libro di J. Carron, La bellezza disarmata, ma – vorrei dire – si svincola volentieri dal pericolo di una disamina troppo puntuale di uno specifico testo (sia pur decisamente interessante) per spaziare a largo raggio su una serie di tematiche veramente nutrienti per un consapevole e scaltrito rapporto tra la scienza e la cultura. Come tali, direi, di interesse assolutamente generale.

Juan José Cadenas
Juan José Cadenas (Crediti: intervista web sito CL)

Rintraccerei proprio nel fatto che il dialogo avvenga con un fisico dichiaratamente agnostico, prendendo però spunto da un testo di un sacerdote, l’evidenza che questo scambio dialettico  risulti particolarmente profondo e senza preclusioni di sorta. Difatti – l’abbiamo visto spesso – laddove la diversità è rispettata ed accolta, si genera sempre un valore particolare, un valore aggiunto che è come pietra preziosa, nella nostra sacrosanta tensione a comprendere il mondo e noi stessi.

Come si può concretamente avvertire leggendo l’intervista (appena apparsa sul web in forma integrale), il dialogo tra scienza e fede è un campo tutt’altro che sterile o compiutamente esplorato. Tutt’altro: è potenzialmente ancora molto fecondo, capace di portarci ad una meditata riflessione. E questo,  a prescindere dalla posizione filosofica che abbiamo riguardo le “questioni ultime”.

L’intervista si articola e si impernia sul concetto portante di libertà. Tema, sia detto per inciso, che è di prepotente interesse per la scienza, dopo che la rivoluzione quantistica ha aperto la porta ad una inedita percezione del mondo, quella percezione che supera il determinismo di stampo ottocentesco, aprendo una serie di varchi  in un territorio così vasto e cangiante, che è ancora tutto da esplorare, in pratica.

Troppe volte infatti siamo ancora  – direi irriflessivamente – condizionati da una idea di scienza come fredda catena di processi meccanici, che sostanzialmente negano la libertà come concetto profondo – o perlomeno, sembrano vanificarla in pratica. Dunque è certamente significativo che un fisico come Cadenas possa affermare

Potrei aggiungere che la scienza ci sta negando la libertà. Ma non è così: la libertà che dobbiamo esercitare è una libertà difficile, non è una libertà da dèi onnipotenti o angeli meravigliosi. Siamo probabilmente zavorrati dalle nostre reazioni biochimiche, dal nostro codice genetico, dalla nostra educazione e dai mille motivi delle nostre circostanze personali. Ma capisco che qualcosa dentro di noi ci chiede di essere liberi, quell’aspirazione alla libertà è un diritto e un obbligo.

Ecco. Quel “qualcosa” è necessariamente un dato che trascende l’indagine scientifica, ma che è chiaramente percepito dall’onestà dei ricercatore.

Siamo prigionieri, in altri termini, di un determinismo “mentale”, prima che effettivo. Sono schemi vecchi che però non abbiamo la forza o il coraggio di mettere alla prova, per comprendere che possono essere superati. Possono ormai aver svolto la loro funzione. Bene fa notare Cadènas, in proposito, all’intervistatore che gli chiede se la scienza del XXI secolo vada verso il determinismo, che

Se ci fa caso, la fisica va nella direzione contraria. La fisica presenta un cosmo determinista su larga scala: so esattamente dove si troverà Mercurio alle 7 di sera del 15 giugno 2017, e invece non so dove si trova un elettrone che ruota intorno al nucleo. La meccanica quantistica, che si basa sul principio di indeterminazione (che ci garantisce come non sia possibile predire esattamente il movimento e allo stesso tempo la velocità delle particelle), distrugge il sogno di Laplace (il fisico e astronomo che nel XVIII secolo teorizza il determinismo). L’universo non è una macchina perfettamente determinata.

Lascio al vostro piacere la lettura, meglio se lenta e meditata, di questa intervista. Accenno solo ad un passaggio che trovo anch’esso molto pregnante, che riguarda proprio il rapporto tra scienza e fede.

A mio parere, qualsiasi avvicinamento alla religione, alla fede, deve resistere alle facili scorciatoie. Un esempio di queste scorciatoie è postulare la “teoria creazionista” (che di teoria ha ben poco) come modo per negare le teorie evoluzionistiche.

Il lavoro mi sembra esattamente questo. Dobbiamo evitare le scorciatoie, ovvero quel pensiero pigro che ci fa privilegiare la facile schematizzazione, che invece di portarci ad indagare ed informarci, ci fa emettere sommariamente giudizi. Oggi si direbbe, diffidare della post-verità e dei meccanismi di auto-convincimento rafforzati ed incentivati dai social media. 

C’è dunque un lavoro da riprendere, ed è il ritorno alla parola libertà che ce lo mostra. Un lavoro a largo raggio, per una nuova umanità che riconosca il confluire intorno a grandi temi di forme diverse di pensiero e di pratica conoscitiva. Che sia dunque sopratutto unificata nell’approccio al mondo.

Non si può concepire lo scienziato senza la libertà, non si può concepire l’artista senza la libertà, e conseguentemente non si può concepire l’uomo senza la libertà.

Ecco che artista, scienziato (Cadenas è a casa in tutti e due i ruoli, essendo anche scrittore e poeta) si incontrano e si abbracciano intorno al concetto di libertà. Che infatti si dimostra presupposto essenziale ad ogni atto conoscitivo – incluso quello scientifico.

Scrive Marco Guzzi in “Fede e Rivoluzione”, che

ogni ricerca della verità, tenetelo bene in mente, anche quella più scientifica, presuppone sempre un atto, più o meno consapevole, di affidamento a convinzioni indimostrate, a parole già dette e ricevute, ascoltate e credute, e quindi un atto, appunto, di fede.

E ogni atto di fede si basa e si invera esattamente su questo, sulla sua totale ed assoluta libertà – altrimenti, non è vero.

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

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