Dalla turbolenza, alla quiete…

Cos’è mai questo esteso anello di ghiaccio, tutto intorno alla stella Fomalhaut? Questa stella piuttosto interessante, visibile con relativa facilità nel cielo notturno, si trova ad appena venticinque anni luce da noi. Sappiamo che gli orbita attorno almeno un pianeta, chiamato Dagon, e sappiamo anche che è circondata da diversi anelli di polvere. Ma la cosa più intrigante è sicuramente questo anello ancora più esterno, la cui scoperta risale a circa una ventina di anni fa, che mostra un bordo sorprendentemente ben definito.

Crediti: ALMA, M. MacGregor; NASA/ESA Hubble, P. Kalas; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF)

Vogliamo subito sottolinearlo: anche questa splendida immagine è frutto di un approccio “collaborativo” all’indagine astronomica, del quale parlavamo proprio ieri. In questo caso non parliamo certo di onde gravitazionali, ma di una riuscitissima composizione dei dati di ALMA (Atacama Large Millimeter Array)  con una immagine di Hubble. Qui i dati di ALMA sono in rosa, quelli di Hubble in blu. Insieme fanno una immagine veramente suggestiva, ma ciò che conta è che ci restituiscono, insieme, un quadro più completo e variegato di quello che succede intorno a questa stella così vicina e così particolare.

A cosa si deve questo anello così ben delimitato? Secondo una teoria, l’anello risulterebbe formatosi a motivo di numerose collisioni che hanno coinvolto comete ghiacciate e planetesimi (i costituenti “elementari” dei pianeti). Il bordo così definito – e questo è decisamente interessante – dovrebbe essere il segno della presenza di pianeti non ancora individuati, il cui effetto gravitazionale (un po’ come le lune pastore di Saturno…) si riflette in un “compattamento” della struttura dell’anello.

Bene. Se la situazione fosse davvero in questi termini, nel sistema di Fomalhaut, ogni eventuale pianeta o pianetino più interno sarebbe nella spiacevole condizione di essere continuamente bersagliato da una serie di incontri con grandi meteore e comete di varie dimensioni. Una sorta di assalto furioso che è accaduto anche dalle nostre parti (noi non c’eravamo ancora, per fortuna…), in uno scenario noto come Intenso bombardamento tardivo.

Dunque, la situazione di questa stella ci permette di assaggiare (a distanza di sicurezza…) quella che poteva essere la condizione del nostro Sistema Solare nei primi momenti del suo sviluppo. E di percepire come a volte, da uno stato decisamente irrequieto e turbolento, può nascere una durevole maturità, una apprezzabile sicurezza.

Ce lo insegna l’universo stesso. Non ce lo dimentichiamo.

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro.
http://www.marcocastellani.me

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