La sonda per “toccare” il Sole

E’ stata lanciata qualche giorno fa, e ora Parker Solar Probe sta viaggiando verso il pianeta Venere, dove in circa un paio di mesi riceverà una spinta per mettere a punto la sua traiettoria e dirigersi impavida verso il Sole. Arrivando così vicino alla nostra stella, come nessun altra sonda ha mai osato tentare.

Il momento del lancio della Parker Solar Probe (Crediti: NASA)

Dovrà infatti sopportare temperatura dell’ordine dei duemila gradi centigradi. Perché arriverà così vicino al Sole, da entrare nello strato della corona, dove avvengono fenomeni di una complessità incredibile, tali da mantenere ancora una forte dose di mistero. Su tutte, quella risalita in temperatura della fotosfera alla zona cromosferica della nostra stella, un fenomeno che ancora attende adeguata comprensione: semplicemente, accade che allontanandosi dal centro del Sole, ad un certo punto, la temperatura inizia ad aumentare. 

Un rompicapo non da poco, per chi studia la nostra stella! Abbiamo alcune teorie, al proposito, ma vanno verificate, e ci servono dati. Quelli di Parker Solar Probe saranno preziosissimi. 

La stella a noi più vicina, più in generale, è uno scrigno di fenomeni di inaudita complessità, e ci aspettiamo molto, sia da questa sonda, che da quella europea che partirà tra non molto, ovvero Solar Orbiter, che dovrebbe partire in ottobre.

Sarà dunque un anno da ricordare, questo: stiamo per “toccare” il Sole in un modo che non è mai stato tentato. Stiamo per mettere le mani su un mistero bellissimo, semplice e complesso allo stesso tempo, il mistero di una stella

Una stella che ci dà vita in innumerevoli modi, da cui dipendiamo in modo sostanziale. Una stella che merita certamente di essere conosciuta meglio. 

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

2 commenti su “La sonda per “toccare” il Sole”

  1. Credo che in queste ricerche esterne al mondo ogni lancio dovrebbe essere il frutto del lavoro condiviso di ogni agenzia spaziale esistente e in piena collaborazione. Non ha senso parlare di Nasa, Europa e altre parti del mondo. Rispetto all’Universo siamo tutti terrestri.

    1. Cara Giuliana, grazie per il tuo contributo. In effetti sollevi un punto interessante: in epoca di globalizzazione sempre più accentuata, inizia ad avere meno senso, rispetto al passato, parlare e pensare in termini di “agenzie spaziali” separate ed “impermeabili”.

      C’è da dire che già il passato più o meno recente ci mostra moltissimi casi di collaborazioni tra le diverse agenzie, che dunque così impermeabili non sono, anche ad un primo sguardo. Ed è bene che sia così, perché le competenze possono essere di tutti, ed è opportuno metterle insieme. Ora poi che lo spazio inizia a diventare realmente accessibile anche ai privati, che sono entrati nella gara come un “terzo fattore” importante (si pensi solo a Space X), il panorama inizia davvero a modificarsi e a guadagnare in complessità.

      Se non una agenzia unica (e spero che ci si arriverà), si rende necessaria una sempre maggiore integrazione, a tutto vantaggio della ricerca.

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