Quel delfino su Giove…

Ovviamente non c’è alcun delfino su Giove (almeno per quel che ne possiamo sapere), tuttavia scoprirete che il titolo ha qualche ragion d’essere, oltre ovviamente a quella di incuriosire il potenziale lettore. 

Tutto inizia in verità pochissimi giorni fa, quando il 29 di ottobre la sonda Juno si tuffa, una volta in più, dentro la turbolenta atmosfera del pianeta gigante. E’ la sedicesima volta che Juno effettua il suo passaggio ravvicinato, abbassandosi fino a circa 3500 chilometri di distanza dall’estesa atmosfera planetaria. Un passaggio che è vividamente raccontato in questa sequenza di immagini, più efficace di molte parole… 

 E’ interessante osservare anche la sequenza di inquadrature ottenuta  dalla JunoCam mentre la sonda si trova a distanze variabili tra ventimila e cinquantamila chilometri dalla superficie: anche perché si veda una curiosa conformazione di nubi che assomiglia decisamente ad un delfino… La cosa che forse non realizziamo immediatamente, è che questo etereo “delfino” è già della dimensioni di un pianeta di tutto rispetto, essendo ampio qualche decina di migliaia di chilometri. 

Dobbiamo ripensare un momento alle dimensioni in gioco. Giove è infatti un pianeta immenso, tanto che la sua massa supera di trecento volte quella della Terra. Costituisce un primo contatto che noi terrestri possiamo avere, guardando lontano, con un senso di grandezza a cui dobbiamo progressivamente abituarci, man mano che ci spingiamo a considerare oggetti celesti come il Sole (il cui volume è più di un milione di volte quello terrestre!) e via di questo passo, fino ai buchi neri supermassicci, grandi anche miliardi di volte il Sole.

Ecco, davanti ad un oggetto così, il confronto con la Terra è ormai improponibile. Davvero, sembra di poter ripetere con Carlo Rovelli, che 

Nel mare immenso di galassie e di stelle, siamo un infinitesimo angolo sperduto; fra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, noi non siamo che un ghirigoro fra tanti.

Forse il compito che abbiamo noi terrestri, ora che riusciamo a scorgere i segni di tali immensità, è quello di lavorare nel riscoprire la nostra specifica immensità. Che probabilmente è molto più sottile e più fine rispetto ad un calcolo meramente dimensionale, e potrebbe avere più a che fare con un cosmo che attraverso di noi – ed oggi attraverso gli strumenti più moderni, come Juno – riesce finalmente a osservarsi e a contemplarsi. 

Forse potremmo capire che siamo un ghirigoro unico per quanto sembri periferico (ma spesso le cose importanti avvengono in periferia).

Per parte sua, mentre noi ragioniamo, Juno non rimarrà certo inattivo, e il suo prossimo passaggio ravvicinato è previsto esattamente tra tre giorni. Regalandoci magari qualche altro animale immaginario, segno etereo ma incisivo di una mente umana che familiarizza  con l’Universo giocando con le immagini che conosce, per stemperare il senso quel senso di estraneità sempre in agguato, anelando piuttosto ad una armonizzazione progressiva e nutriente, ad una inedita alleanza con questo immenso tutto in cui navighiamo, quali delfini cosmici mai stanchi di conoscere e capire.

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

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