Un magnetismo… galattico

Esistono vari livelli di bellezza “invisibile” nel nostro Universo, potremmo dire. Ci sono cioè segni di simmetrie, di complessità di variazioni, gradazioni, progressivi disvelamenti, armonie e consonanze, che non sono semplicemente, ordinariamente visibili. Che cioè avvengono totalmente fuori dalla portata dei nostri sensi (ma avvengono, avvengono).

L’astrofisica moderna, nel mentre che ci indica e ci descrive vari ambiti fuori dalla classica “astronomia ottica” – sempre più appena una tra le tante modalità di approccio alla complessità del cosmo – ci fornisce gli strumenti per poter iniziare anche a percepire segni di bellezza e simmetria fuori appunto dalle frequenze e pertinenze che potremmo registrare con i nostri sensi.

Per esempio, è indiscutibile la delicata bellezza di questa immagine.

Il “centro magnetico” della Via Lattea
Crediti: NASASOFIAHubble

Questo è il cuore magnetico della nostra Galassia. Come spieghiamo questa bellezza? Ebbene, dobbiamo pensare ad un flusso di particelle che, ruotando in concordanza con il campo magnetico galattico, emettono fiotti di luce polarizzata in banda infrarossa. Questo segnale ci viene restituito e deliziosamente rimappato nel visibile, dagli strumenti a bordo di SOFIA, che è attualmente l’osservatorio “aerotrasportato” più grande del mondo.

A che si deve questo campo magnetico, però? Qui dobbiamo proprio tornare alle cose invisibili (ma con effetti molto visibili, in ogni caso). Il gigantesco buco nero al centro della Galassia, Sagittarius A*: è lui l’origine ultima del fenomeno.

La attività principale di Sagittarius A* è infatti quella – relativamente antipatica per chi è coinvolto – di risucchiare e “mangiare” il gas delle stelle che ha preventivamente disintegrato, grazie alla sua incredibile forza gravitazionale. Il gas si mette in rotazione intorno al buco nero, in disperata ricerca di una configurazione “stabile” di assetto intorno a questo grande attrattore, ma progressivamente ed inesorabilmente vi cade dentro. Le particelle cariche di questo gas, impegnate in questa lotta ardua di sopravvivenza, muovendosi in circolo creano un campo magnetico, che è proprio all’origine di questa meravigliosa configurazione.

Insomma, all’origine di questa bellezza, che vediamo ed apprezziamo, ci sono una serie di realtà e di fenomeni che esulano totalmente dai nostri sensi. La tecnologia moderna ci consente di “raggiungerli” comunque, e poter ottenere dunque preziose conferme al quadro teorico.

Resta comunque sempre più vero l’antico ammonimento di Eraclito, “L’armonia nascosta è più potente dell’armonia conclamata”.

L’astronomia ce lo sta dicendo in tutti i modi. Resta “solo” da far crescere questa evidenza, questa nuova consapevolezza, anche nel sentire comune, perché possa risanare una certa idea un po’ rozza di “concretezza” (che appunto non è nemmeno più tanto scientifica) con la quale a volte mostriamo di intendere la vita e le relazioni, di giudicare ciò che esiste e ciò che ci riguarda più da vicino.

Un risanamento, una strategia di uscita dal positivismo materialista che spesso ha inquinato l’impresa scientifica (defraudandoci dell’incanto del cosmo), per nulla facile. Anzi, faticoso ed anche doloroso!

Però, gradualmente, lentamente, nuovamente possibile.

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me