Ventuno chilometri, dopo

Questa splendida immagine (che quasi non ci si crede, sia un altro pianeta, visto il grado di dettaglio), è un mosaico fotografico prodotto dal rover Curiosity di stanza su Marte, e risale appena ad un paio di mesi fa, quando noi qui a Terra si iniziava (chi può) a pensare alle vacanze.

E’ presa dalla posizione attuale del rover, una zona – per la cronaca – chiamata Teal Ridge. Al momento dell’acquisizione, il 18 giugno, correva il giorno 2440 per la permanenza di Curiosity sulla superficie del pianeta rosso.

Molto tempo infatti è passato dall’atterraggio, che avvenne ad agosto del 2012, nel Gale Crater. Precisamente, 2440 giorni “marziani”, al momento della foto. In tutto questo tempo, Curiosity ha viaggiato per ben 21 chilometri sulla superficie del pianeta. Ben si vedono, sulla parte destra dell’immagine, i segni delle ruote del rover, testimonianza suggestiva del cammino gagliardamente affrontato in questo tempo.

Personalmente, il semplice dato della distanza percorsa mi mette addosso un bel po’ di meraviglia. Ventuno chilometri sono tantissimo, per una sonda teleguidata da un punto remoto (un pianeta chiamato Terra), ma proprio remoto: distante mediamente duecentoventi milioni di chilometri, per essere puntigliosi.

Insomma non è esattamente uno scherzo.

E di cose, Curiosity ne ha fatte, non è che è andato in giro tanto per fare. Solo per dirne una, la storia dell’acqua nell’ambiente marziano, se la stiamo ricostruendo, lo dobbiamo per grandissima parte a lei. E i suoi dati e le sue impressioni sono fondamentali, per la NASA, ora che si sta preparando alla missione Mars 2020.

Ma oltre le ricadute scientifiche, oltre l’impressionante successo tecnologico, non posso evitare un pensiero. Abbiamo lanciato da tempo una esplorazione amichevole di tantissime regioni del Sistema Solare. Insomma, è pieno di robottini e sonde che riportano a Terra ogni giorno grandissimi pezzi di altri mondi.

E tutti questi ci portano tanti motivi per stupirci, per la bellezza e la varietà di moltissimi ambienti planetari. E forse (eccolo, il pensiero) ci lasciano cullare nella percezione, anche ragionevole dopotutto, di sentirsi un poco più a casa, in questo vastissimo Universo…

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

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