Come ti formo una spirale…

In ideale continuità con l’ultimo post, dove siamo andati a curiosare dentro la complessa meraviglia di una grande galassia a spirale, oggi andiamo a vedere un po’ meglio come si formano queste meravigliose strutture.

E qui subito dobbiamo fare i conti con quella parte di mistero, di cose ancora ignote, che ci accompagna orma fedelmente nell’indagine dei cieli e di quel che in essi ci desta meraviglia.

Sì, perché sappiamo abbastanza bene come la gravità modella la materia, definendo delle precise morfologie, sagomando il mondo – possiamo dire – secondo la dinamica esatta della sua modalità di azione. Questo sì, lo conosciamo abbastanza bene ormai.

Quello che non conosciamo quasi per nulla, è come intervengano altri attori, nella scena galattica. Attori che ormai sappiamo essere ben presenti. Quali ad esempio, il campo magnetico.

Crediti: NASA/SOFIA; NASA/JPL-Caltech/Roma Tre Univ.

Ed eccoci alla specificità di quanto stiamo guardando. Questa è una immagine di una galassia chiamata Messier 77 ma è una immagine particolare (e non solo per il suo colore rosato). Le linee che vediamo infatti sono la mappa fedele delle linee di forza del campo magnetico, così come derivate da ricerche effettuate tramite lo Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy (SOFIA, in breve).

E’ assai evidente come queste linee ricalchino assai da vicino le caratteristiche morfologiche di questa galassia, rendendo davvero chiaro come il campo magnetico abbia una rilevanza sostanziale nel modellare la forma stessa della galassia. I campi magnetici sono invisibili per natura, ma i loro effetti, come possiamo apprezzare nella foto, sono decisamente concreti, visibilissimi.

Di fatto, ci avviamo a comprendere come nel laboratorio galattico giochino sempre diversi attori, alcuni che si vedono, come la distribuzione delle masse che origina il campo di gravità, altri che rimangono invisibili, come appunto il campo magnetico. Sono tutti importanti, anzi a volte quel che non si vede lo è perfino di più, di quanto appare.

Eraclito diceva che L’armonia nascosta è più potente di quella manifesta. Di sicuro cose “nascoste” e cose “manifeste” danzano e collaborano insieme, per rendere l’Universo quel che è: quel che vediamo e (la gran parte) quel che non vediamo.

Che non vediamo, ma che ormai sappiamo bene, che esiste.

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

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