Clamori (e calibrazioni)

Potremmo anche titolare, citando il sommo cantore, discese ardite e risalite. Viviamo infatti un’epoca in cui il sensazionalismo è d’obbligo, in un certo senso. Nella miriade di voci, nella continua strillata esuberanza dei mille canali della comunicazione di massa, ci si può far sentire davvero solo alzando la voce. Se tutti strillano, l’unica è strillare di più. O spararla grossa. Così anche nell’astronomia, ovviamente: che essendo una disciplina umanissima, non vive di vita propria ma assume i connotati tipici del tempo in cui viviamo.

Pare abbastanza significativo che ad una nuova (appunto) “clamorosa” scoperta di questi giorni – quella dell’acqua sulla luna (e per essere esaustivi, anche della riserva di ghiaccio d’acqua nelle zone d’ombra), si accompagni quasi in contemporanea un possibile (poderoso) ridimensionamento dell’altra notizia “formidabile” che aveva investito i media nemmeno tanto tempo fa, cioè quella della presenza di fosfina (probabile indicatore di attività biologica) nell’atmosfera di Venere.

Per essere sinceri, su quest’ultima notizia erano già piovuti diversi dubbi, ma ora le nubi (metaforiche) si stanno ulteriormente addensando, con l’articolo sottomesso alla prestigiosa Nature Astronomy e (come si legge, su richiesta di quest’ultima) pubblicato nel famoso e consultatissimmo sito di preprint arXiv.org.

Succede alle volte l’enfasi di una scoperta eclatante entri in opposizione di fase con la smentita di un’altra. Nella vicenda in esame, colpisce particolarmente la drastica perentorietà del titolo (“Niente fosfina su venere”), quasi troppo assertiva per essere compiutamente falsificabile, e anche l’inusuale richiesta di ritrattazione rivolta agli estensori del lavoro originale (poi parzialmente ritrattata essa stessa), in cui si proclamava la scoperta, potenzialmente rivoluzionaria per lo studio della vita nell’universo. Traduco liberamente dall’inglese:

Concludiamo che la rilevazione di fosfina nell’atmosfera di Venere è errata ed invitiamo il team di Greaves e collaboratori e rivedere il lavoro e considerare l’eventualità di correggere o ritirare l’articolo.

Chi ha ragione? Non è certo compito di questo articolo determinarlo. Probabilmente ci vorrà ancora del tempo per poterlo veramente comprendere. A noi resta però da subito la possibilità di imparare qualcosa (fosfina a parte) da queste vicende: rimane la considerazione che la scienza oggi è cosa estremamente complessa, e la rilevazione di un dato (tipo, la presenza o meno di fosfina in un ambiente atmosferico) è tipicamente mediata da una interfaccia sempre più complessa ed articolata tra noi e il dato stesso. Restando nella questione, l’esempio eclatante è ancora rintracciabile nel sommario dell’articolo, là dove si asserisce che

Noi dimostriamo ciò (il fatto che non vi sia fosfina, ndr) calibrando ed analizzando i dati di ALMA (gli stessi che avevano portato alla rilevazione clamorosissima, ndr) utilizzando differenti procedure di analisi interferometrica, attraverso le quali noi non osserviamo PH3 in alcun caso.

Ovvero, i medesimi dati, analizzati diversamente, possono produrre risultati diametralmente opposti. E questo è (purtroppo) sempre più vero nella moderna indagine scientifica. Proprio perché il dato che rincorriamo è sempre più nascosto, celato, dobbiamo attrezzarci di un insieme sempre più sofisticato di strutture di indagine, algoritmi e strumenti che possano portare alla luce ciò che stiamo cercando.

Niente di male, se non che questa struttura intermedia si immette a sua volta nell’esperimento introducendo le sue specifiche articolazioni di complessità interpretativa. Calibrare gli strumenti diventa sempre più delicato e come vediamo, una diversa messa a punto può portare a risultati clamorosamente differenti.

Poiché l’avventura astronomica diventa sempre più articolata, e nuove finestre di indagine si aprono ormai ogni giorno, è pienamente comprensibile qualche oscillazione e qualche grande scoperta “ritrattata”. Non è un problema, purcheé si faccia prevalere l’attitudine umile del vero lavoro di ricerca sulle tentazioni – a volte palesemente irresistibili – all’annuncio clamoroso.

La scienza nuova richiede infatti una sapiente calibrazione anche del fattore umano, al quale è richiesto di divenire consapevole del carattere complesso e meraviglioso della grande avventura in cui è immerso, in questi tempi davvero estremi in cui siamo chiamati a vivere ed operare.

Lo strumento più importante siamo sempre noi, è sempre l’uomo: la nuova consapevolezza che ci viene richiesta, può e deve essere vista come una incredibile opportunità di crescita. Non la sprechiamo.

Pubblicato da

Marco Castellani

Ricercatore astronomo, appassionato di letteratura, musica, computer e programmazione. Marito, papà  di quattro. http://www.marcocastellani.me

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