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Si alza il livello del mare nell’Oceano Indiano
Inviato da sabrina il Articoli, Digressioni, pianeti il 28 luglio 2010
La circolazione atmosferica. Fonte: http://cameraobscura.busdraghi.net/wp-content/uploads/2008/05/circolazione_atmosferica.jpg
Da quanto emerge in un recente studio, il livello del mare sta aumentando in modo non uniforme nell’Oceano Indiano, mettendo a rischio milioni di persone lungo le coste del Bangladesh, Indonesia e Sri Lanka.
Ricercatori dall’Università del Colorado e del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica affermano che l’aumento del livello del mare è causato in parte dal cambiamento climatico ed è provocato dal riscaldamento delle acque e dai cambiamenti alle strutture della circolazione atmosferica. Questo lavoro è stato pubblicato recentemente su Nature Geoscience.
Nel suo discorso ufficiale al momento del ricevimento del Premio Nobel per la Pace l’anno scorso, il Presidente Americano Barack Obama ha messo in guardia che se il mondo non farà nulla per affrontare il cambiamento climatico, “dovremo fronteggiare più problemi di siccità, carestia e spostamento di massa che provocheranno conflitti per vari decenni“.
Gli autori di quest’ultimo studio affermano che un innalzamento dei mari potrebbe far peggiorare le piene monsoniche, causare danni ai raccolti per il mercato, alle case e ai mezzi di sussistenza. Inoltre, si insiste sul fatto che una migliore conoscenza dei cambiamenti climatici è necessaria per una migliore valutazione dei rischi e per poterli pianificare al meglio in futuro.
Il livello dei mari in generale sta aumentando globalmente di circa 3 mm all’anno. I ricercatori danno la colpa dell’aumento di temperature alla maggiore quantità di gas serra, come il biossido di carbonio prodotto dal bruciamento dei combustibili fossili, che intrappola il calore nell’atmosfera.
Gli oceani assorbono una grande quantità di questo calore extra che porta all’innalzamento del livello dei mari. Temperature più calde producono pure lo scioglimento dei ghiacciai e di alcune parti dei ghiacci che ricoprono la Groenlandia e l’Antartide orientale.
Il gruppo di ricercatori nei loro studi hanno utilizzato dati di misura della marea a lungo termine, osservazioni da satellite e modelli climatologici ottenuti col computer per costruire un’immagine realistica dell’incremento del livello del mare nell’Oceano Indiano fin dagli anni Sessanta.
Si è trovato trovato che l’aumento del livello delle acque è considerevole soprattutto lungo le coste della Baia del Bengala, del Mare Arabico, dello Sri Lanka, di Sumatra, Giava e che queste aree potrebbero soffrire aumenti più grandi che non quelli a livello globale. Inoltre, è emerso che i livelli dei mari stanno calando in altre zone. Lo studio indica che le Isole Seychelles e Zanzibar della costa della Tanzania mostrano la più vasta decrescita del livello del mare.
Disponibile su Ulisse.Sissa.it alla pagina: http://ulisse.sissa.it/immagini/Uimg070228x005/popup_image_view
Ma questo innalzamento del livello del mare non risulta uniforme sulla superficie terrestre. Un ruolo chiave in questo processo è un’area d’acqua calda Indo-Pacifico, una vasta area di forma ovale che attraversa gli oceani tropicali dalle coste dell’Africa fino al Pacifico dove si trova linea del cambiamento di data internazionale.
Quest’area si è riscaldata di circa 0.5 °C negli ultimi 50 anni, soprattutto a causa delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. L’acqua più calda ha rafforzato due delle principali strutture della circolazione atmosferica che hanno il maggiore impatto sui livelli delle acque.
“I nostri nuovi risultati mostrano che i cambiamenti della circolazione atmosferico-oceanica causata dall’uomo sull’Oceano Indiano, mai studiati prima, contribuiscono alla variabilità regionale del cambiamento del livello del mare” ha affermato Gerald Meehl del NCAR a Boulder, Colorado.
La causa fondamentale della circolazione atmosferica è il differente riscaldamento nelle diverse regioni sulla superficie terrestre parte del Sole, che in media è massimo all’equatore e minimo nelle regioni polari. Questa differenza di riscaldamento crea la necessità di trasferire calore dall’equatore verso i poli. Quindi, la circolazione atmosferica trasporta energia verso i poli diminuendo in questo modo la differenza di temperatura tra le regioni equatoriali e quelle polari.
Le due principali strutture dei venti nella regione sono le circolazioni Hadley e Walker.
Nella circolazione di Hadley i mari tropicali vicino all’equatore sono caldi, cosicchè anche l’aria sopra di essi lo è. L’aria sale e si sposta a nord e a sud dell’equatore verso aree più fredde, le aree subtropicali. Qui si raffredda e scende di altitudine. Quando quella massa di aria più fredda ridiscende verso la superficie e si dirige nuovamente verso l’equatore.
La circolazione di Walker si ha nell’atmosfera tra le regioni orientali e quelle occidentali del Pacifico tropicale.
Man mano che il sole riscalda lo strato superiore dell’acqua a ovest, all’incirca vicino all’Indonesia e all’Australia, l’aria calda e umida sale nell’atmosfera, formando un sistema di bassa pressione a livello del mare. Man mano che l’aria sale, si raffredda e scarica la sua umidità sotto forma di piogge nella zona. L’aria secca viene spinta verso est dai venti dell’alta atmosfera. Viaggiando verso est l’aria diventa più fredda e pesante e quando raggiunge il Perú e l’Ecuador comincia a scendere. Si crea così un sistema di alta pressione vicino alla superficie del mare. E a bassa quota i venti alisei soffiano verso ovest, verso l’Indonesia, completando così il ciclo. Questi venti accumulano acqua più calda nel Pacifico occidentale al punto che lì il livello del mare è anche di 60 centimetri più alto e la temperatura superficiale dell’acqua è anche di 8 °C maggiore che in Ecuador. Nel Pacifico orientale affiora acqua più fredda e ricca di sostanze nutritizie, facendo prosperare la vita marina. Questa fa sì che la temperatura superficiale del mare è più bassa a est che a ovest.
Le cose sono, però, più complicate per la presenza di El Niño.
Fonte Reuters Africa: http://af.reuters.com/article/commoditiesNews/idAFSGE66D06F20100714 . Pubblicato originariamente su The Climate Summit Italia: http://theclimatesummitit.blogspot.com/2010/07/la-circolazione-atmosferica.html .
Se questo post ha avuto una sua fine è stato per merito di Ricardo L. Garcia che ringrazio con tutto il cuore.
Sabrina
Un “navigatore italiano”scopre nuovi mondi
Fisica computazionale
Un “navigatore italiano”scopre nuovi mondi
di Giovanni Boaga
«Ma sapete, signor Simplicio, quel che accade? Sí come a voler che i calcoli tornino sopra i zuccheri, le sete e le lane, bisogna che il computista faccia le sue tare di casse, invoglie ed altre bagaglie, cosí, quando il filosofo geometra vuol riconoscere in concreto gli effetti dimostrati in astratto, bisogna che difalchi gli impedimenti della materia; che se ciò saprà fare, io vi assicuro che le cose si riscontreranno non meno aggiustatamente che i computi aritmetici». Così Galileo faceva dire a Salviati nella Giornata seconda del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano, illustrando chiaramente uno dei punti essenziali della sua metodologia: la realizzazione di esperimenti che si concentrino sugli aspetti veramente essenziali di un fenomeno, trascurando quelli secondari. Solo in questo modo, per Galileo, è possibile comprendere il mondo reale, « […]intender la lingua e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche».
Non sempre, però, la “prescrizione galileiana” è semplice da attuare e la selezione degli aspetti essenziali di un fenomeno può presentare problemi insormontabili. È anche per questo che in molti settori della fisica oggi si fa uso di esperimenti, per così dire, “addomesticati”. In una sorta di “terra di mezzo” tra la fisica teorica e quella sperimentale, computer equipaggiati con software sofisticati permettono la ricostruzione di un mondo virtuale che porta alle estreme conseguenze la semplificazione galileiana, consentendo lo studio di quello che si ritiene essenziale. È la fisica computazionale, praticata in molti settori come la fisica dei solidi o la meccanica dei fluidi, che consente l’indagine di problemi difficili da trattare in modo matematicamente rigoso. Ma non è molto noto che alla nascita di questo approccio di studio ha contribuito, tra i primi, il più grande fisico italiano del novecento: Enrico Fermi.
La popolarità di Fermi è legata al formidabile gruppo creato all’Istituto di fisica dell’Università di Roma alla fine degli anni venti, i cosiddetti “ragazzi di via Panisperna”, allo studio delle proprietà dei neutroni lenti, al Progetto Manhattan, ma i suoi contributi alla fisica teorica non sono certamente meno importanti. La teoria di Fermi delle interazioni deboli e la statistica di Fermi-Dirac sono solo gli esempi più alti di un’attività di teorico che si è affiancata a quella di grande sperimentatore e confermano le parole di Edoardo Amaldi, suo collaboratore nel gruppo romano, secondo il quale Fermi aveva la «capacità di cogliere immediatamente la legge generale nascosta dietro una tabella di dati sperimentali bruti». Un teorico di classe, quindi, che non mancò di dare dimostrazione delle sue capacità anche negli ultimi anni della sua vita. Nel dopoguerra si convinse della necessità di effettuare simulazioni numeriche con l’uso di computer, soprattutto applicate allo studio di sistemi non lineari. Non si trattava di utilizzare i calcolatori per effettuare grandi quantità di calcoli altrimenti difficilmente realizzabili, ma di un modo nuovo e originale di usare il computer come strumento di sperimentazione. In collaborazione con il matematico polacco Stanislaw Ulam intraprese un’indagine sistematica dei sistemi non lineari, studio poi portato avanti anche dal fisico John Pasta, che culminò con la pubblicazione dell’articolo Studies of non linear problems dieci anni dopo la morte di Fermi. Fu un lavoro pionieristico ma non valorizzato subito dalla comunità scientifica. A partire dalla fine degli anni sessanta, però, la simulazione numerica ha cominciato ad assumere un ruolo significativo nella fisica e a costituire un importante strumento di verifica di congetture e ipotesi non ancora sistemate in una teoria robusta. Uno strumento per chiarire idee e orientare scelte teoriche e sperimentali e che ha consentito la rinascita di settori come quelli legati allo studio delle turbolenze o dei sistemi dinamici caotici.
“Il navigatore italiano è giunto nel nuovo mondo”. Questo era stato il messaggio in codice inviato al Presidente Roosvelt come conferma del successo dell’esperimento del gruppo guidato da Fermi nel Progetto Manhattan. E chiudendo la sua breve quanto intensa vita il navigatore era nuovamente salpato verso nuove terre, percorrendo una rotta libera dagli “impedimenti della materia”.
Giovanni
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