Archivio della categoria pianeti
In ricordo dei Viking
Era il 20 agosto 1975 quando la prima delle due sonde gemelle Viking partiva con un razzo Titan 3/Centaur della NASA in direzione di Marte. Viking 2 l’avrebbe seguita tre settimane più tardi.
Questa foto è la prima in assoluto ripresa dalla sonda Viking 1 il 20 luglio 1976, qualche minuto dopo essere atterrata perfettamente sul suolo marziano. La regione è la Chryse Planitia e qui Viking 1 operò fino al 13 novembre 1982. Il Viking 2 atterrò ad Utopia Planitia e lavorò dal 3 settembre 1976 all’11 aprile 1980.
Gli orbiter inviarono a terra immagini dell’intero suolo marziano a una risoluzione di 300 metri o anche meno per pixel.
Fonte JPL NASA: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2010-273&rn=news.xml&rst=2707.
Sabrina Masiero
Viaggio sui satelliti di Saturno
Inviato da sabrina il NASA, Sistema solare, pianeti il 22 agosto 2010
Le lune di Saturno come non le abbiamo mai viste prima. Paul Schenk del Lunar and Planetary Institute ha creato una mappa topografica e geologica delle lune di Saturno oltre che dei satelliti di Giove, e dei corpi ghiacciati del nostro Sistema Solare esterno.
Utilizzando dei dati raccolti dalla sonda Cassini della NASA Schenk ha realizzato un video dei satelliti di Saturno. Su YouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=GHRfbsap_rg&feature=player_embedded
si osserva il piccolo satellite Giapeto, con una catena di montagne nella zona equatoriale. Nel 2007 Cassini aveva ricavato una serie di immagini stereo a colori proprio lungo questa dorsale, utilizzate in questi ultimi mesi da Schenk per realizzare il video. Si vedono delle montagne di 15-20 chilometri elevarsi su una zona pianeggiante ricoperta di crateri più scuri. Queste montagne sono tra le più alte osservate sui pianeti del nostro Sistema Solare.
Un secondo video in 3D del giovane cratere Inktomi su Rea è disponibile su YouTube alla pagina:
http://www.youtube.com/watch?v=rMy9Cw8NkA4&feature=player_embedded .
“Prima di tutto, delle coppie di immagini stereo o dei mosaici di immagini vengono calibrate e formattate; successivamente, viene applicato un algoritmo che permette di calcolare l’altezza delle montagne. “In generale sono richieste parecchie ore di lavoro, a volte anche un’intera giornata per far girare il programma – ha affermato Schenk -. “La maggior parte del tempo, però, viene spesa nella calibrazione e registrazione dei dati e delle immagini grezze. Questa può portare via anche parecchi giorni, se non settimane intere“.
Tutte le immagini sono state tratte dai due video.
Fonte Universe Today: http://www.universetoday.com/71552/stunning-flyover-videos-of-saturns-moons/
Fonte YouTube-NASA: Inktomi-Rayde Crater of Rhea: http://www.youtube.com/watch?v=rMy9Cw8NkA4&feature=player_embedded
Fonte YouTube-NASA- Iapetus-Ridge on the Equator: http://www.youtube.com/watch?v=GHRfbsap_rg&feature=player_embedded.
I miei ringraziamenti a Ricardo L. Garcia per il suggerimento.
Sabrina Masiero
Si alza il livello del mare nell’Oceano Indiano
Inviato da sabrina il Articoli, Digressioni, pianeti il 28 luglio 2010
La circolazione atmosferica. Fonte: http://cameraobscura.busdraghi.net/wp-content/uploads/2008/05/circolazione_atmosferica.jpg
Da quanto emerge in un recente studio, il livello del mare sta aumentando in modo non uniforme nell’Oceano Indiano, mettendo a rischio milioni di persone lungo le coste del Bangladesh, Indonesia e Sri Lanka.
Ricercatori dall’Università del Colorado e del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica affermano che l’aumento del livello del mare è causato in parte dal cambiamento climatico ed è provocato dal riscaldamento delle acque e dai cambiamenti alle strutture della circolazione atmosferica. Questo lavoro è stato pubblicato recentemente su Nature Geoscience.
Nel suo discorso ufficiale al momento del ricevimento del Premio Nobel per la Pace l’anno scorso, il Presidente Americano Barack Obama ha messo in guardia che se il mondo non farà nulla per affrontare il cambiamento climatico, “dovremo fronteggiare più problemi di siccità, carestia e spostamento di massa che provocheranno conflitti per vari decenni“.
Gli autori di quest’ultimo studio affermano che un innalzamento dei mari potrebbe far peggiorare le piene monsoniche, causare danni ai raccolti per il mercato, alle case e ai mezzi di sussistenza. Inoltre, si insiste sul fatto che una migliore conoscenza dei cambiamenti climatici è necessaria per una migliore valutazione dei rischi e per poterli pianificare al meglio in futuro.
Il livello dei mari in generale sta aumentando globalmente di circa 3 mm all’anno. I ricercatori danno la colpa dell’aumento di temperature alla maggiore quantità di gas serra, come il biossido di carbonio prodotto dal bruciamento dei combustibili fossili, che intrappola il calore nell’atmosfera.
Gli oceani assorbono una grande quantità di questo calore extra che porta all’innalzamento del livello dei mari. Temperature più calde producono pure lo scioglimento dei ghiacciai e di alcune parti dei ghiacci che ricoprono la Groenlandia e l’Antartide orientale.
Il gruppo di ricercatori nei loro studi hanno utilizzato dati di misura della marea a lungo termine, osservazioni da satellite e modelli climatologici ottenuti col computer per costruire un’immagine realistica dell’incremento del livello del mare nell’Oceano Indiano fin dagli anni Sessanta.
Si è trovato trovato che l’aumento del livello delle acque è considerevole soprattutto lungo le coste della Baia del Bengala, del Mare Arabico, dello Sri Lanka, di Sumatra, Giava e che queste aree potrebbero soffrire aumenti più grandi che non quelli a livello globale. Inoltre, è emerso che i livelli dei mari stanno calando in altre zone. Lo studio indica che le Isole Seychelles e Zanzibar della costa della Tanzania mostrano la più vasta decrescita del livello del mare.
Disponibile su Ulisse.Sissa.it alla pagina: http://ulisse.sissa.it/immagini/Uimg070228x005/popup_image_view
Ma questo innalzamento del livello del mare non risulta uniforme sulla superficie terrestre. Un ruolo chiave in questo processo è un’area d’acqua calda Indo-Pacifico, una vasta area di forma ovale che attraversa gli oceani tropicali dalle coste dell’Africa fino al Pacifico dove si trova linea del cambiamento di data internazionale.
Quest’area si è riscaldata di circa 0.5 °C negli ultimi 50 anni, soprattutto a causa delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. L’acqua più calda ha rafforzato due delle principali strutture della circolazione atmosferica che hanno il maggiore impatto sui livelli delle acque.
“I nostri nuovi risultati mostrano che i cambiamenti della circolazione atmosferico-oceanica causata dall’uomo sull’Oceano Indiano, mai studiati prima, contribuiscono alla variabilità regionale del cambiamento del livello del mare” ha affermato Gerald Meehl del NCAR a Boulder, Colorado.
La causa fondamentale della circolazione atmosferica è il differente riscaldamento nelle diverse regioni sulla superficie terrestre parte del Sole, che in media è massimo all’equatore e minimo nelle regioni polari. Questa differenza di riscaldamento crea la necessità di trasferire calore dall’equatore verso i poli. Quindi, la circolazione atmosferica trasporta energia verso i poli diminuendo in questo modo la differenza di temperatura tra le regioni equatoriali e quelle polari.
Le due principali strutture dei venti nella regione sono le circolazioni Hadley e Walker.
Nella circolazione di Hadley i mari tropicali vicino all’equatore sono caldi, cosicchè anche l’aria sopra di essi lo è. L’aria sale e si sposta a nord e a sud dell’equatore verso aree più fredde, le aree subtropicali. Qui si raffredda e scende di altitudine. Quando quella massa di aria più fredda ridiscende verso la superficie e si dirige nuovamente verso l’equatore.
La circolazione di Walker si ha nell’atmosfera tra le regioni orientali e quelle occidentali del Pacifico tropicale.
Man mano che il sole riscalda lo strato superiore dell’acqua a ovest, all’incirca vicino all’Indonesia e all’Australia, l’aria calda e umida sale nell’atmosfera, formando un sistema di bassa pressione a livello del mare. Man mano che l’aria sale, si raffredda e scarica la sua umidità sotto forma di piogge nella zona. L’aria secca viene spinta verso est dai venti dell’alta atmosfera. Viaggiando verso est l’aria diventa più fredda e pesante e quando raggiunge il Perú e l’Ecuador comincia a scendere. Si crea così un sistema di alta pressione vicino alla superficie del mare. E a bassa quota i venti alisei soffiano verso ovest, verso l’Indonesia, completando così il ciclo. Questi venti accumulano acqua più calda nel Pacifico occidentale al punto che lì il livello del mare è anche di 60 centimetri più alto e la temperatura superficiale dell’acqua è anche di 8 °C maggiore che in Ecuador. Nel Pacifico orientale affiora acqua più fredda e ricca di sostanze nutritizie, facendo prosperare la vita marina. Questa fa sì che la temperatura superficiale del mare è più bassa a est che a ovest.
Le cose sono, però, più complicate per la presenza di El Niño.
Fonte Reuters Africa: http://af.reuters.com/article/commoditiesNews/idAFSGE66D06F20100714 . Pubblicato originariamente su The Climate Summit Italia: http://theclimatesummitit.blogspot.com/2010/07/la-circolazione-atmosferica.html .
Se questo post ha avuto una sua fine è stato per merito di Ricardo L. Garcia che ringrazio con tutto il cuore.
Sabrina
Il nuovo Marte
Inviato da sabrina il Sistema solare, pianeti il 19 luglio 2010
Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.
Il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA ha inviato a terra delle immagini mozzafiato della superficie del pianeta Marte mostrando zone sabbiose dagli splendidi colori, del ghiaccio polare e delle strutture rocciose ben visibili dallo spazio.
La camera High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) può rilevare caratteristiche della superficie piccole fino a circa 30 centimetri a circa 2150 km di quota. HiRISE è controllato dai ricercatori dell’Università dell’Arizona.
L’immagine qui sopra mostra una sorta di trama sulla superficie del pianeta nella calotta polare sud, ricavata quando la calotta era ricoperta dal ghiaccio di anidride carbonica, che cambia al variare delle stagioni.
Sopra: Un campo di dune coperto di ghiaccio nel cratere Richardson. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.
Sopra: Gole scavate dall’acqua che si irradiano dalla parte superiore di una “mesa” nella regione denominata Gorgonum Chaos, nell’emisfero sud. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.
Sopra: HiRISE mostra un affioramento di roccia frammentata sul fondale di un grande cratere d’impatto nelle regioni montuosa sud. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.
Il ripido pendio di questo plateau fa parte di un lungo sistema di canali di scolo, la Kasei Valles. Il canale è profondo approssimativamente 1,2 km confrontabile con il rilievo topografico del Grand Canyon. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.
Sopra: Un antico sito d’impatto coperto di massi nelle regioni montuose sud di Marte che deve avere un’origine molto antica. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.
Ringraziamo Ricardo L. Garcia per i numerosi suggerimenti non solo a questo post ma anche ai link su Facebook per GruppoLocale.it.
Fonte: Space Flight Now: http://www.spaceflightnow.com/news/n1007/15hirise/ .
Sabrina Masiero
Un caldo rovente
Realizzato dalla DG Ambiente, “Un caldo rovente” è un fumetto per giovani e adulti scaricabile in versione italiana su: http://ec.europa.eu/environment/climat/campaign/pdf/weather_it.pdf .
Il mondo si fa sempre più caldo. Il clima sta cambiando e abbiamo ondate di caldo come questa. E tempeste, inondazioni, alluvioni e altri tipi di catastrofi naturali. Tutto viene raccontato da un pompiere ad un bambino.
Vengono discussi anche altri tipi di problemi, come il calore che viene sprecato nelle nostre case con gli spifferi d’aria da sotto le porte e attraverso le finestre che non si chiudono bene. E si alza il riscaldamento.
Un racconto utile per i bambini, ma soprattutto per gli adulti.
Articolo originale pubblicato su The Climate Summit Italia: http://theclimatesummitit.blogspot.com/2010/07/un-caldo-rovente.html.
Sabrina














