A 21 anni da Nettuno
di Sabrina Masiero
Il Voyager 2 è stata l’unica sonda a visitare Nettuno. Crediti: NASA Planetary Photojournal.
Era il 15 agosto 1989 quando le prime immagini di Nettuno arrivavano a Terra da parte della sonda Voyager 2 della NASA. Questa fotografia è una sovrapposizione di due immagini riprese dalla sonda con l’uso di alcuni filtri.
Si notano tre principali caratteristiche: in alto, la grande Macchia Scura, accompagnata da tenue nubi biancastre che sembrano spostarsi rapidamente. A sud della macchia scura una seconda macchia chiara che è stata battezzata “Scotter”. Infine, ancora più a sud, la seconda Macchia scura, con una zona centrale chiara.
Tutte le strutture si muovono verso est con velocità differenti per cui è un’occasione rara vederle molto vicine l’una all’altra, come in questa immagine.
Per ulteriori informazioni su Voyager 2: http://nssdc.gsfc.nasa.gov/nmc/spacecraftDisplay.do?id=1977-076A .
Sabrina
M87 e l’attività del suo buco nero supermassiccio
Questa immagine mostra l’eruzione di un “super-vulcano” galattico, come è stato definito, nella galassia M87 e ripresa dal Chandra X-Ray Observatory della NASA e dal Very Large Array (VLA) in New Mexico dell’NSF. Ad una distanza di circa 50 milioni di anni luce, M87 ha al suo centro un buco nero massiccio molto grande che sta impedendo la formazione di centinaia di milioni di nuove stelle. La galassia è relativamente vicina alla Terra e si viene a trovare nel centro dell’Ammasso della Vergine che contiene migliaia di galassie.
L’ammasso che circonda M87 è ricco di gas caldi che emettono in X (mostrato in blu) e che sono stati rilevati da Chandra. Man mano che il gas si raffredda viene a “cadere” verso il centro della galassia dove continua a raffreddarsi rapidamente e porterebbe alla formazione di nuove stelle.
Tuttavia, osservazioni radio con il VLA (in rosso nell’immagine) suggeriscono che il processo viene interrotto dai getti di particelle di alta energia prodotti dal buco nero massiccio al centro di M87 che sollevano i gas in avvicinamento al centro della galassia allontanandoli da essa. Questi getti allontanano il gas relativamente freddo dal centro della galassia producendo delle one d’urto nell’atmosfera della galassia proprio a causa della loro velocità supersonica. Le onde d’urto prodotte da questa interazione tra il gas e l’ambiente sono molto simili a quelle prodotte dal vulcano Eyjafjallajokull in Islanda nell’aprile di quest’anno. Col vulcano Eyjafjallajokull sacche di gas caldo sono penetrate attraverso la superficie della lava, generando delle onde d’urto osservate passare attraverso il fumo grigio del vulcano. Questo gas caldo poi sale nell’atmosfera, trascinando con sè la cenere scura.
Questo risultato mostra come un buco nero supermassiccio influenzino enormemente l’evoluzione delle galassie in cui si sono formati. La notizia è stata diffusa da un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford e pubblicata sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Per ulteriori informazioni si visiti il sito di INAF Multimedia dell’Istituto Nazionale di Astrofisica: http://www.media.inaf.it/2010/08/23/super-vulcano-galattico/ .
Fonte NASA – http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_1743.html
Sabrina Masiero
Un nuovo impatto su Giove
Il punto luminoso sull’atmosfera di Giove mostra la posizione dell’impatto dell’asteroide osservato da Masayuki Tachikawa il 20 agosto 2010. Fonte Ciel et Espace.
Il 20 agosto 2010 alle ore 18, 22 minuti e 12 secondi (UT) si è verificata una nuova collisione sul pianeta Giove, probabilmente un piccolo asteroide catturato dal gigante del nostro Sistema Solare. Il video realizzato dall’astrofilo Mr. Masayuki Tachikawa che vive a Kumamoto, Giappone, è stato ripreso con una Philips Toucam Pro2 attaccata al suo telescopio, un Takahashi TAO-150 f1100mm.
E’ la seconda volta che viene registrata una collisione con il pianeta: la precedente, verificatasi il 3 giugno 2009, era stata osservata dall’australiano Anthony Wesley in contemporanea con il filippino Christopher Go. Le loro osservazioni molto simili a quelle di M. Tachikawa, fanno pensare ad una collisione di corpo di dimensioni di qualche metro penetrato nell’atmosfera di Giove. Il giorno prima nessuna traccia sul pianeta era stata osservata dall’Hubble Space Telescope.
Giove fotografato il 20 agosto 2010. Crediti: Masayuki Tachikawa. Disponibile su: http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/j100820r.htm .
Per osservare il video vi suggerisco di visitare L’Asssociation of Lunar and Planetary Observers alla pagina: http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/j100820r.htm , cliccate su “wmv” sotto l’immagine e scegliete “salva come”, visualizzando il video col vostro Media Player.
Sfortunatamente il tempo dell’osservazione presenta un’incertezza di + – 1 minuto, ma questo non toglie nulla alle spettacolarità delle immagini.
Fonte: Ciel et Espace.fr: http://www.cieletespace.fr/node/5760 e http://alpo-j.asahikawa-med.ac.jp/kk10/j100820r.htm .
Sabrina
In ricordo dei Viking
Era il 20 agosto 1975 quando la prima delle due sonde gemelle Viking partiva con un razzo Titan 3/Centaur della NASA in direzione di Marte. Viking 2 l’avrebbe seguita tre settimane più tardi.
Questa foto è la prima in assoluto ripresa dalla sonda Viking 1 il 20 luglio 1976, qualche minuto dopo essere atterrata perfettamente sul suolo marziano. La regione è la Chryse Planitia e qui Viking 1 operò fino al 13 novembre 1982. Il Viking 2 atterrò ad Utopia Planitia e lavorò dal 3 settembre 1976 all’11 aprile 1980.
Gli orbiter inviarono a terra immagini dell’intero suolo marziano a una risoluzione di 300 metri o anche meno per pixel.
Fonte JPL NASA: http://www.jpl.nasa.gov/news/news.cfm?release=2010-273&rn=news.xml&rst=2707.
Sabrina Masiero
Viaggio sui satelliti di Saturno
Inviato da sabrina il NASA, Sistema solare, pianeti il 22 agosto 2010
Le lune di Saturno come non le abbiamo mai viste prima. Paul Schenk del Lunar and Planetary Institute ha creato una mappa topografica e geologica delle lune di Saturno oltre che dei satelliti di Giove, e dei corpi ghiacciati del nostro Sistema Solare esterno.
Utilizzando dei dati raccolti dalla sonda Cassini della NASA Schenk ha realizzato un video dei satelliti di Saturno. Su YouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=GHRfbsap_rg&feature=player_embedded
si osserva il piccolo satellite Giapeto, con una catena di montagne nella zona equatoriale. Nel 2007 Cassini aveva ricavato una serie di immagini stereo a colori proprio lungo questa dorsale, utilizzate in questi ultimi mesi da Schenk per realizzare il video. Si vedono delle montagne di 15-20 chilometri elevarsi su una zona pianeggiante ricoperta di crateri più scuri. Queste montagne sono tra le più alte osservate sui pianeti del nostro Sistema Solare.
Un secondo video in 3D del giovane cratere Inktomi su Rea è disponibile su YouTube alla pagina:
http://www.youtube.com/watch?v=rMy9Cw8NkA4&feature=player_embedded .
“Prima di tutto, delle coppie di immagini stereo o dei mosaici di immagini vengono calibrate e formattate; successivamente, viene applicato un algoritmo che permette di calcolare l’altezza delle montagne. “In generale sono richieste parecchie ore di lavoro, a volte anche un’intera giornata per far girare il programma – ha affermato Schenk -. “La maggior parte del tempo, però, viene spesa nella calibrazione e registrazione dei dati e delle immagini grezze. Questa può portare via anche parecchi giorni, se non settimane intere“.
Tutte le immagini sono state tratte dai due video.
Fonte Universe Today: http://www.universetoday.com/71552/stunning-flyover-videos-of-saturns-moons/
Fonte YouTube-NASA: Inktomi-Rayde Crater of Rhea: http://www.youtube.com/watch?v=rMy9Cw8NkA4&feature=player_embedded
Fonte YouTube-NASA- Iapetus-Ridge on the Equator: http://www.youtube.com/watch?v=GHRfbsap_rg&feature=player_embedded.
I miei ringraziamenti a Ricardo L. Garcia per il suggerimento.
Sabrina Masiero










