Le Stelle – rivista di cultura astronomica

Una nuova rivista “di cultura astronomica” sta per arrivare nelle edicole. La rivista e’ fondata e diretta da Corrado Lamberti e Margherita Hack, nomi certamente ben conosciuti agli affezionati di riviste astronomiche…!

Dalla presentazione introduttiva nel sito della rivista:



Le Stelle ? la nuova rivista di divulgazione astronomica fondata e diretta da Margherita Hack e Corrado Lamberti. Uscir? con cadenza mensile, nella settimana precedente il mese di riferimento, per consentire la programmazione delle attivit? osservative.

Il lettore di riferimento, tuttavia, non ? solo l’osservatore amatoriale del cielo. Il pubblico a cui Le Stelle si rivolge ? l’uomo di cultura che non fissa confini per la propria curiosit?, che si pone le domande pi? profonde e che chiede alla scienza di fornirgli gli elementi per una risposta razionale. Lo stile divulgativo, coniugato con il rigore, offrir? al lettore uno strumento di formazione e al ricercatore di informazione qualificata.





Il primo numero dovrebbe essere in edicola il 25 ottobre. Da GruppoLocale, un “in bocca al lupo” alla nuova rivista!!

Una esplosione di “Nova” prende di sorpresa gli astronomi!

Quando un sistema binario ? composto da una nana bianca e da una gigante rossa, pu? succedere che la prima risucchi parte della massa della seconda. Questo provoca delle esplosioni molto energetiche, che si ripetono. Sono le Novae. Recenti dati dal telescopio a raggi X XMM-Newton (ESA) mostrano una nova che si ? riaccesa solo dopo 3 anni dall’ultima esplosione. Secondo i modelli teorici un po’ troppo veloce…

Sappiamo bene che le esplosioni di Novae -a differenza della Supernovae non sono completamente distruttive: dopo un certo periodo di tempo dal “flash”, infatti, la stella ricomincia a brillare di nuovo. Quanto sia lungo pero” il periodo di “queiscienza” e’ il punto fondamentale, in questo caso: infatti, la stella in oggetto ha ricominciato a brillare dopo meno di tre anni, soprendente se si pensi al fatto che l’esplosione di Nova avrebbe rilasciato in pochi istanti una quantita’ di energia comparabile a quella emessa dal nostro Sole in circa centomila anni…



Immagine artistica di XMM davanti ad una stella in esplosione

Credits: ESA website


Dunque il tempo di circa 2.7 anni occorso alla nova V2487 Oph risulta decisamente piu’ breve di quanto gli astronomi avessero immaginato. I dati,acquisiti con il satellite XMM-Newton X-ray dell’ESA, sono tuttavia ancora in fase di analisi dettagliata.

Comprendere la natura delle stelle novae e’ essenziale per capire i dettagli dell’arricchimento chimico della Galassia, ovvero, in che modalita’ ed in che tempi la Galassia ha raggiunto la composizione chimica attuale. Infatti, sebbene le Novae non siano importanti come le supernovae nel grado di arricchimento chimico che forniscono all’ambiente stellare circostante, nondimeno hanno grande rilevanza perche’ sono capaci – attraverso le loro esplosioni e il conseguente rilascio di materiale – di fornire determinati elementi chimici che altri oggetti celesti non possono fornire.

Per ulteriori informazioni consultare: Spaceflightnow oppure ESA-Science

Credits: Alfonso Mantero, Marco Castellani

Lanciato con successo il satellite INTEGRAL!

L’ International Gamma-Ray Astrophysics Laboratory (INTEGRAL, in breve) e’ stato lanciato stamattina dalla base di Baikonur in Kazakhstan….

La sonda sara’ capace di rilevare fotoni gamma di alta energia da una gran quantita’ di sorgenti astronomiche differenti, quali supernovae, buchi neri, stelle di neutroni e “gamma-ray bursts”. La sonda sara’ posizionata su un’orbita marcatamente eccentrica, di periodo pari a 72 ore, e passera’ la maggior parte del tempo a quote superiori ai 40000 Km.

Altre info su PhysicsWeb

Osservata una stella in orbita intorno ad un buco nero!

Un team internazionale di astronomi, guidati da ricercatori del Max Plank Institute for Extraterrestrial Physics, ha osservato una stella in orbita intorno al buco nero supermassivo localizzato al centro della Via Lattea.

Dieci anni di pazienti misurazioni sono stati infine coronati da una serie di immagini straordinarie ottenute tramite il telescopio VLT. Dall’analisi di tali immagini deriva che la stella in questione si e’ avvicinata al buco nero fino alla distanza di soli 17 anni luce – praticamente, tre volte la distanza tra il Sole e Plutone – orbitando alla rispettabile velocita’ di 5000 Km al secondo.



Una immagine della zona centrale della Via Lattea. La scala e’ indicata dalla freccia orizzontale in basso.

Le due piccole freccie gialle indicano la posizione di SgrA, candidato al ruolo di buco nero supermassivo.

Credits: ESO website

Precedenti misurazioni delle velocita’ delle stelle vicino al centro della Via Lattea, ed analisi dell’emissione in banda X, avevano gia’ fornito la piu’ chiara evidenza raccolta finora riguardo all’esistenza di un buco nero al centro della nostra galassie e, implicitamente, avevno anche indicato che le concentrazioni di materia oscura riscontrate in nuclei di diverse galassie potrebbero essere dovute anch’esse alla presenza di buchi neri supermassivi. Tuttavia, su quest’ultimo punto non e’ stato ancora possibile escludere diverse ipotesi alternative.

In un importante articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientificaNature in data 17 Ottobre 2002, il team di scienziati riporta tali eccitanti risultati, includendo le immagini ad alta risoluzione che permettono di tracciare i due terzi dell’orbita di una stella soprannominata “S2”. Tale stella e’ attualmente la piu’ vicina mai osservata ad una sorgente radio compatta ed all’oggetto Sagittarius A, il candidato a buco nero, al centro della Via Lattea. Il periodo orbitale di S2 e’ appena superiore ai 15 anni.

Nel complesso, i nuovi dati escludono con buona confidenza che la massa non luminosa centrale possa consistere in un ammasso di stelle “peculiari” od anche di particelle elementari, e sembrano ormai lasciano pocho spazio ai dubbi sulla presenza di un buco nero supermassivo al centro della galassia nella quale viviamo

Credits: adattato e tradotto dall’inglese dalla press release ESO.

Altre info sul sito di Scientific American o anche su PhysicsWeb.