Fred, e quella creazione continua

Ci penso, ci continuo a pensare. Del resto, il posto contribuisce non poco. Già la mattina, quando cerchi lo Hoyle building dell’Istituto di Astronomia di Cambridge, magari un pensiero ti ci viene.

HoyleFred Hoyle. Chi era costui?

In trasferta per un meeting di GAIA, mi trovo a passare più volte davanti alla sua statua, che troneggia nel parco dell’istituto.

Non è una statua di una bellezza esaltante, devo dire. Ma ottiene probabilmente il suo effetto. Mi ci fa pensare.

 

Fred Hoyle. Parco dell’Istituto di Astronomia di Cambridge (foto mia).
Chi era questo signore, insomma? Vi avviso, qui non tratteggerò una biografia nemmeno lontanamente completa. Coerente con il nostro procedere per pilloline astronomiche, spero soltanto di destare la vostra curiosità, alla quale potrete poi dare seguito investigando gli innumerevoli percorsi presenti in rete (ad iniziare dalla pagina di wikipedia, naturalmente).

Ebbene, questo signore — ora che scrivo la sua statua è ad una decina di metri da me — è stato intanto un signore molto eclettico. Sembrerebbe quasi un personaggio del Rinascimento, per certi suoi tratti.

Fu proprio lui a fondare il dipartimento di astronomia teorica dell’Università di Cambridge, nel 1967. Per poi lasciarlo, nel 1972, anche per via del sostegno crescente che la teoria del Big Bang stava ottenendo anche nell’ambiente scientifico inglese. Teoria che al nostro Fred — forse anche per motivi filosofici— non andava proprio giù.

Come scienziato, ha dato importantissimi contributi allo studio della formazione degli elementi nell’universo. Ma è rimasto particolarmente famoso proprio perché per questo, perché è stato un fiero oppositore della teoria del Big Bang. Sostenendo, in luogo di quello, un modello rivisitato dell’antico stato stazionario, modello chiamato stato quasi stazionario. Un modello in cui il “grande scoppio” viene sostituito dall’ipotesi di creazione continua di materia, in piccolo scoppi, che avrebbero luogo in certe parti specifiche di universo (all’interno dei nuclei galattici attivi, per esempio).

L’inizio di un famoso articolo a prima firma di Hoyle. Siamo nel 1993.

Un modello che è stato portato avanti con determinazione ed ostinazione, fino negli anni novanta del secolo scorso (mi è stato detto che già diventava molto molto faticoso arrivare a riviste prestigiose con queste teorie, e che articoli come quello che qui riproduciamo nella parte iniziale, hanno avuto un percorso alla pubblicazione molto sofferto). Modello, appunto, che è piano piano stato abbandonato dalla quasi totalità dei cosmologi.

Per il semplice motivo che tutti i nuovi dati che arrivavano a getto continuo dalle sonde e dagli strumenti puntati verso lo spazio, si incastonavano molto bene nello scenario del Big Bang. Molto meglio.

Su tutte, spiegare la radiazione cosmica di fondo togliendo il Big Bang, è veramente difficile. Ci si può provare, ma credetemi, è veramente ardua.

Quello di Hoyle è un modello, si badi bene, che si impernia su basi filosofiche bel diverse. E’ forse l’ultimo tentativo di riprendere l’idea che l’Universo esista da sempre, senza inizio e senza fine.

Capirete che lo scenario filosofico — ed anche metafisico — che implica tale teoria è totalmente differente da quello di un Universo che ha avuto inizio da un singolo evento di creazione ad un tempo preciso.

C’è però che i dati sono cocciuti. Di fatto, proporre altri scenari, via via che passava il tempo, era sempre più un faticoso arrampicarsi sugli specchi. E alla fine questo nella scienza, non paga.

Ma vorrei dire che la determinazione di Hoyle è stata preziosissima.

Perché ha messo il Big Bang davvero sotto torchio. Come la determinazione di Einstein verso la confutazione della meccanica quantistica. La scienza ha un bisogno grandissimo di queste visioni critiche, che mettono sotto test la teoria dominante.

Perché nessuna teoria è dogma, nella scienza. Ed è giustissimo verificarla al massimo grado. Così il Big Bang deve ad Hoyle molto più di quanto sembri, paradossalmente.

Hoyle che poi fu anche eccellente romanziere, ad esempio. Qualcuno avrà letto La nuvola nera, oppure Il primo ottobre è troppo tardi. Ve li consiglio, se non li avete letti. Potreste sorprendervi.

In ogni caso, questi signore che sta qui vicino a me, adesso, è stato veramente un grande dell’astronomia moderna. Gli dobbiamo tantissimo. E’ qualcuno che si è preso la briga di non adeguarsi acriticamente al pensare comune, ed ha seguito una sua visione.

Alla fine conta questo. Alla fine, con questo, fallire è (comunque) impossibile.

Grazie, Fred. Grazie davvero.

Margherita Hack a Padova, RadioOndaUno trasmette la diretta

Margherita Hack al Caffè Pedrocchi. Crediti Sabrina Masiero.

Al Caffè Pedrocchi di Padova Margherita Hack ha presentato “Fede e Scienza” lo scorso 7 giugno 2012. Ora è disponibile il podcast della serata sul sito di Radio Onda 1 che ha mandato in diretta la presentazione. Cliccate su:

http://www.radioonda.it/index.php?option=com_content&task=view&id=126&Itemid=1

Il Festival Artistico Letterario Cultura Padova (ideato e organizzato da Salvo Nugnes, direttore di Agenzia Promoter), sostiene la Ricerca Scientifica delle cellule staminali corneali adulte, in collaborazione con l’Associazione p63 Sindrome E.E.C International Onlus.

Massimo Lombardi di Radio Onda 1 mentre prepara la strumentazione per la diretta radio sulla sua web radio nella saletta attigua alla Sala Rossini dove è avvenuta la presentazione della Professoressa Margherita Hack. Crediti: Sabrina Masiero.

Margherita Hack con Salvo Nugnes, Ideatore e Organizzatore del Progetto Cultura Padova. Crediti Sabrina Masiero.

“Il compito della scienza – afferma Margherita Hack –  è di caprire le regole che regolano l’universo, di farci capire quello che succede intorno a noi e quindi di toglerci anche delle paure assurde. Nell’antichità vedere una cometa o un’eclisse era vedere fenomeni terrificanti… Vi era un drago che mangiava il Sole, ci si chiedeva se il Sole si sarebbe potuto vedere ancora l’indomani, dopo il suo tramonto; alcuni pensavano che il Sole andasse a dormire quando veniva la notte, quindi si sbagliava ad usare un effetto. La scienza ci fa a capire com’è fatto il mondo, quali sono le leggi che lo regolano, ci fa più forti e coscienti anche dei pericoli veri”.

La Sala Rossini del Caffè Pedrocchi prima della conferenza mentre troupe televisiva e radio stavano preparando per la diretta. Crediti Sabrina Masiero.

“Oggi la cosmologia, cioè lo studio dell’universo e della sua evoluzione, è diventata una scienza esatta. Abbiamo osservazioni che ci permettono di vedere com’era l’universo in passato perchè abbiamo una macchina del tempo che è la velocità della luce e tutte le informazioni che abbiamo sui corpi celesti ci vengono portate dalla luce e dalle altre radiazioni dello spettro elettromagnetico elettromagnetiche, come i raggi gamma, i raggi X, gli ultravioletti, l’infrarosso e le onde radio che viaggiano alla velocità della luce. Quindi, più lontano guadiamo nello spazio più indietro vediamo nel tempo. Quando si guarda il Sole lo si vede com’era otto minuti fa, perchè la luce impiega otto minuti per arrivare fino a noi.

Quando si guarda la stella più vicina, la si vede com’era un po’ più di quattro anni fa, quando si guarda la Grande Nube di Magellano, una galassia simile alla nostra ma  grande circa il doppio, la maggiore tra le due galassie gemelle della nostra, la vediamo com’era due milioni di anni fa perchè la luce impiega due milioni per arrivare fino a noi.
Oggi siamo riusciti ad osservare delle immagini dell’universo com’era 14 miliardi di anni fa, un’immagine in cui non ci sono nè le stelle nè le galassie ma solamente del gas diffuso, più o meno addensato, che ci rappresenta com’era l’universo circa 400 mila anni dopo il Big Bang”.

L’astrofisica fiorentina Margherita Hack mentre firma autografi alla fine della conferenza. Crediti Sabrina Masiero.

Il podcast di Radio Onda 1 (realizzato da Massimo Lombardi): http://www.radioonda.it/index.php?option=com_content&task=view&id=126&Itemid=1

Cultura Padova.it: http://www.culturapadova.it/

Radio Onda 1: http://www.radioonda.it/

Sindrome E.E.C. : http://www.sindrome-eec.it/

Sabrina

La Missione Cassini-Huygens svela il sistema di Saturno

Partendo dalla splendida costa del ponente ligure e risalendo per qualche km la valle del Verbone, a metà strada tra il confine con la Francia e San Remo, vi troverete davanti un caratteristico borgo medioevale disposto lungo il crinale delle colline in una magnifica posizione panoramica. Benvenuti a Perinaldo, paese natale dell’illustre astronomo Gian Domenico Cassini (1625-1712) a cui è dedicato il nome della sonda spaziale che ci sta svelando le meraviglie di Saturno e delle sue lune. 

La locandina del convegno

E proprio a Perinaldo l’undici Novembre 2011 con il convegno internazionale “La Missione Cassini-Huygens svela il sistema di Saturno” avrete la possibilità di scoprire panorami ben più lontani rispetto a quelli visibili dal piccolo borgo: scienziati, professori, ingegneri e ricercatori di fama internazionale che tanto lavoro hanno dedicato e dedicano ancora alla missione Cassini vi faranno conoscere gli eccezionali risultati e le più recenti scoperte relative al sistema di Saturno .

Si parlerà del ciclo del metano su Titano, dei suoi mari e fiumi, delle tempeste su Saturno, dei geyser di ghiaccio su Encelado, degli strumenti a bordo di Cassini, dell’uso dei radar spaziali, del futuro della ricerca spaziale, dei risultati in termini tecnici, scientifici ed economici di varie missioni, del perché si debba continuare l’audace esplorazione del sistema solare esterno, di come, utilizzando la sonda Cassini nel suo viaggio verso Saturno, si sia potuto ottenere la più precisa conferma sperimentale della teoria della relatività generale mai effettuata prima.

Per chi si trovasse lontano sarà possibile seguire la diretta nelle pagine dedicate al convegno:

http://www.astroperinaldo.it/convegno/

In caso di problemi tecnici le registrazioni saranno successivamente disponibili su YouTube.

Continua a leggere La Missione Cassini-Huygens svela il sistema di Saturno