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L’avventura d’essere scienziati…

Una cosa ho capito, ormai. Che entrare nella giuria di un concorso che coinvolga i ragazzi della scuola dell’obbligo, è sempre un’avventura. L’ho percepito bene con la mia partecipazione alle diverse edizioni del Premio Castellani, l’ho ritrovato piacevolmente in questa occasione, nella mia partecipazione al concorso Cassini Scientist for a Day.

cassini_logo_blue_275L’avventura è – propriamente – quella di attraversare un universo. Anzi, una miriade di universi, o se vogliamo, di multiversi. Ma non quelli che scrutiamo con  telescopi e  satelliti, bensì quelli racchiusi nei corpi in formazione e in evoluzione dei ragazzi delle scuole. Perché dopotutto è evidente, un elaborato scritto è ben più che una serie di parole: da come queste parole vengono scelte, usate, messe in fila, coniugate l’una all’altra, tu che leggi hai come un biglietto pagato per un viaggio nella mente di quel ragazzo. Anzi nella mente e nel suo nucleo emozionale (tutto in un solo biglietto, peraltro).

Sì. Da come scrive ti accorgi di comprendere tanto del suo atteggiamento verso la vita, le relazioni, la famiglia, gli amici… l’universo. Da quello che dice, da come lo dice, capisci perfino molto di quello di cui invece non parla. Ed è un viaggio spesso affascinante, perché si risveglia tra l’altro anche il ragazzo che è “ancora” in te (che oltretutto non ne vuol sapere di fare le valigie soltanto perché ora sei grande).

No, non si può mettere da parte la fantasia, e i ragazzi ce lo ricordano sempre.

Arrivammo su Teti il giorno 5 maggio 2032, sentimmo un brivido di freddo spaziale salirci lungo la spina dorsale, era veramente emozionante poter vedere da vicino quello che per anni ci era sembrato solamente un sogno lontano (…) Dopo essere scese dall’astronave, ci sentimmo fluttuare nell’aria, era come se, finalmente, potessimo sentirci libere, ma, allo stesso tempo, un’intrigante voglia di esplorare ci avvolse e ritornammo subito alla realtà. Per prima cosa posizionammo la bandiera italiana su quel suolo ghiacciato…

(Nicoletta Bonanno e Giulia Alessia Montis)

E già la scelta dei termini brividi di freddo spaziale ci fa riposare su un tentativo di ricerca linguistica che sfronda la prosa più banale e tenta di entrare nell’emotività, nel nucleo pulsante della vita. Mi pare anche delicato e interessante l’accenno alla bandiera italiana, che viene posizionata per prima cosa. Come simbolo di una appartenenza di popolo, in una storia condivisa, che rimane evidentemente intatta anche in un contesto interplanetario.

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Esplorare lo spazio, comprenderlo, viverlo, colonizzarlo… impariamo dai piccoli, da come lanciano in avanti la loro fantasia, a non farci spaventare da cose grandi…!

Da un altro punto di vista, implicitamente validando il carattere collaborativo e transnazionale della scienza, c’è chi è riuscito perfino a sviluppare nell’idioma inglese (lingua consentita dal concorso) una prosa che non fosse comunque estranea all’emotività, anzi la abbracciasse pienamente…

I let myself be lulled by the absence of gravity and strange feelings dwell my heart, in a mixture of science and philosophy, doses of a chemical reaction catalyzed by the innermost thoughts of the human soul.

(Milly Beltrammi)

C’è addirittura chi ha scelto – con un approccio indubbiamente originale – di fare dialogare direttamente tra loro le diverse lune con la stessa sonda Cassini, in uno scambio di battute tanto fantascientifico quanto semplice e – direi – spontaneo. Basterebbe questo scambio di battute…

Teti: Girando ho visto Rea da dietro, ha molti vulcani, devo dire che è un satellite molto interessante e affascinante. Però, visto la mia invidia, c’è una domanda che mi faccio da tanto tempo: perché Saturno ha permesso che Rea fosse una dei nostri visto che già ne siamo tanti, per non parlare poi dei suoi anelli? Cassini: Brava Teti! Buona domanda. Cercherò di scoprilo facendo altre ricerche più approfondite su di voi. ReaHo molto freddo puoi dirmi il perché? CassiniPerché sei fatta principalmente di acqua e ha causa delle basse temperature, ti sei congelata. (…)  Teti e Rea a Cassini: Siamo molto gelose di un pianeta che si chiama Terra e visto che sei qui puoi spiegarci, oltre che a guardarci, con tutte quelle strumentazioni che hai, perché non possiamo essere uguale a Lei?

(Rossella D’Amato, Francesca di Giuseppe, Francesca  Palmieri)

Sarà banale sottolinearlo, ma c’è ben di più di un espediente narrativo, dietro quest’ultima scelta. C’è sotto come una fiducia (vogliamo chiamarla infantile? o piuttosto, autenticamente umana?) sul fatto che l’universo sia raccontabileche sia anzi raccontato dagli stessi protagonisti. E non è forse un dialogo quello dell’indagine scientifica propriamente intesa, dove corpi celesti e campi di forza ci parlano davvero, certo nel loro specifico linguaggio e con la loro ben definita modalità?

D’accordo, ci sono comunque elaborati un po’ più asettici. Quelli dove la cosa che emerge più chiara è la preoccupazione, da parte di chi scrive, di esporre le giuste informazioni, nel modo più corretto. Tutto giusto, per carità. Anzi, lodevole. Così in tali casi, tu che sei giurato, cerchi di capire se e cosa ha capito, se le cose sono esatte, magari. Diciamolo: è una cosa da valorizzare, poter scrivere un tema scientifico in maniera appropriata, per una persona molto giovane. Non è poco, e lo sai. Questo è accuratamente valutato a livello di punteggio, e naturalmente questo post che state leggendo – che enfatizza alcuni aspetti – non va in alcun modo preso come una valutazione globale di merito, che peraltro è stata rigorosamente riportata in altra sede.

Questo per la chiarezza necessaria. Ciò detto, so anche che nulla può evitarmi – per come sono fatto – quella intensa commozione che avverto quando incontro finalmente una penna che osa, che rischia, avventurandosi nel terreno dell’immaginario. Che mi prende per mano (chi scrive prende sempre per mano chi legge e lo guida, anche se ha molti anni più di lui) e mi porta in un suo mondo fantastico, dove le informazioni scientifiche ci sono – certo che ci sono! – ma si trovano incastonate in un contesto immaginifico e mirabolante, dove davvero la fantasia dell’adolescenza trova il suo terreno più fertile. Così non ritrovo appena le necessarie informazioni su Giove, diciamo, o Saturno. Ma sono portato altrove, magari su una astronave o catapultato di botto dentro un diario di viaggio di un ipotetico giovane astronauta, d’improvviso partecipe delle sue aspirazioni, del suo senso di meraviglia, delle sue umanissima paura.

Tutte cose che, ovviamente, si prestano ad essere ben riportate in un diario… 

Caro Diario, all’agenzia spaziale è davvero tosta! Non ci fermiamo mai! Ho scoperto che la ISA coopera con la NASA e la ESA. C’è un gran via vai di gente tra scienziati, ingegneri, astrofisici, astronauti e astronomi. Mi sembra il coronamento di un sogno. Mi sembra di tornare bambino quando mi circondavo della mia attrezzatura spaziale di cartone. E’ davvero una grande emozione vedere centinaia di persone attorno a me, che condividono la mia stessa passione per l’universo… Mio diario, sento come il bisogno di scoprire qualcosa di più su questi due satelliti naturali [Rea e Teti], così poco conosciuti, con tanto da offrire al nostro patrimonio scientifico. Nella sua rarità è unico nel suo genere … Grazie per la sicurezza che mi dai nel custodire i miei pensieri.

(Alessia Cosentino, Elena Di Candido, Claudia Mastromauro, Valentina Schinzani)

E per rimanere nell’attualità (anche vagando per lo spazio) possiamo ben dare un’occhiata ai giornali, e segnatamente all’Universal Journal, che per l’occasione (magari l’avrete letto…) ospita un interessante pezzo su La vita su Saturno…

Carissimi lettori vi pubblichiamo delle notizie su Saturno, come sapete questo pianeta è, per grandezza, il secondo del Sistema Solare e ha una struttura interna, formata da idrogeno ed elio ed ha un nucleo roccioso in silicati e ghiaccio. Il suo nome deriva da un dio della mitologia romana (…) Possiamo affermare che gli anelli e le lune di Saturno possano essere, in futuro ottimali per la vita umana (…) Si potrebbero utilizzare gli OGM per trasformare geneticamente le piante in modo da farle adattare all’atmosfera di Saturno e delle sue lune, formate da idrogeno, così da poter creare ossigeno respirabile e quindi far sviluppare vita umana (…) Dato che nel mondo è anche presente il problema della sete, noi possiamo ottenerlo dalle lune formate quasi interamente da ghiacciai. Molte sonde testimoniano l’esistenza di attività idrotermale nei mari di Encelado…

(Giulia Biccari,Elisabetta Iaffaldano, Martina La Sala, Antonio  Neri).

Articolo decisamente interessante, perché come avete visto, non si limita a descrivere l’ambiente planetario (per chi non lo conoscesse) ma si spinge ad ipotizzare varie soluzioni per risolvere questioni non propriamente trascurabili, ed anche molto terrestri.  Certo, con soluzioni in certa misura futuribili e purtuttavia viste da un punto di osservazione ampio, risanante perché universale. Un approccio non limitato ai nostri piccoli ambienti usuali, in un atteggiamento che unisce creatività a fiducia, propria di persone che vedono l’universo come opportunità e non si spaventano per la sua enorme estensione, ma anzi lo abbracciano in uno slancio magari un po’ ingenuo, ma indubbiamente rasserenante, per noi adulti..

Dopo l’attualità, ci proiettiamo nel futuro. E’ un brano di diario datato 26 maggio 2200,dove Jarold Cass racconta di una sua curiosità…

I have always wondered how our planet was born, yesterday I tried to give an answer to my question. So I went to the library to look for some information. I went in , I went to the science departement , I looked for the astronomy category and finally I found what I was looking for. At the name “X” I clicked the botton “start” and a big hologram of my planet seen from the space appeared in front of me and showed me all its history in 15 minutes.

Silvia Barilli e Teresa Folli

Jarold scoprirà presto, con grande sorpresa (This is just incredible!), che il pianeta dove vive non è quello dove si è originata la sua specie, ma è stato colonizzato dagli uomini in seguito alle indagini della sonda Cassini!

Ma non dobbiamo aspettare tanto, per avere notizie interessanti e alquanto inaspettate. E’ un altro diario, datato Saturno, 30 marzo 2057, che ci fornisce una autentica notizia “bomba”,

Ciao, sono Mattia, sono riuscito ad arrivare nell’atmosfera di Saturno (sono il primo uomo ad esserci arrivato) e ………. aspettate ho appena notato qualcosa e’ una specie di lettera……ma non è una lettera normale ha qualcosa di strano, la calligrafia è simile alla nostra ora provo a leggerla: “Cari abitanti dell’oltre sole qui è Felix che vi scrive grazie a questa sofisticata attrezzatura che mi è stata donata dai corpi spaziali sono riuscito ad arrivare qui, molto lontano dal mio pianeta (…)”  Eccoci di nuovo tra noi sono sempre io Mattia quella che vi ho appena letto era una lettera scritta da qualche altra forma di vita…

Matteo Prazzoli e Tommaso Avanti

Potrei continuare, ma andremmo veramente troppo oltre il limite di pazienza che posso chiedervi, a voi che leggete. Non se ne abbia a male chi non è stato citato, perché nulla vieta di riparlarne. In caso, lasciate un commento (le proteste, se scritte in forma corretta e “urbana” sono pienamente ammesse!) e ne riparliamo.

Questi erano appena dei brani scelti a titolo di esempio perché noi tutti – io per primo – si torni a comprendere quanto possiamo imparare dai nostri ragazzi, in termini di attitudine positiva, fantasia, fiducia, costruttività. Parole grosse, magari, ma mi sento di spenderle, in casi come questi.

Ecco. E’ qui che mi sento grato per il lavoro che sto facendo, che mi sento lieto di aver letto proprio quel tema. Perché avverto ancora il senso di scoperta e meraviglia che quella ragazza, quel ragazzo (a volte più persone, in squadra) hanno saputo mettere su carta, e che è la cifra più bella del periodo di sviluppo che stanno attraversando. E che io, con pudore e delicatezza, sono chiamato a valutare. E per quanto posso, e mi compete, a proteggere.

Perché certo, intanto che sono occupato a confrontare i temi e trascrivere valutazioni, spero con tutto il cuore che mai niente e nessuno possa toglierlo dalla loro testa, questo senso di meraviglia e stupore. Che rimanga e anzi si radichi nella loro mente, nel loro universo – e nel nostro, per sempre.

Scienziato di Cassini, per un giorno?

È bello ed incoraggiante, in questa epoca, che vengano aperti dei “ponti” percorribili ed amichevoli al fine di stringere connessioni, per certi versi ancora troppo vaghe, tra la ricerca scientifica ed i tradizionali percorsi didattici. E’ davvero bello che la meraviglia che muove lo scienziato nel suo lavoro (almeno come impulso iniziale) non rimanga più confinata in un ambiente ristretto, ma venga invece “divulgata” e trasmessa, quasi per una sorta di contagio, in un ambito più vasto possibile. 

cassini_logo_blue_275Di fatto, l’esplorazione dello spazio, e soprattutto del Sistema Solare, negli ultimi anni – anche grazie alla grande quantità di immagini e dati provenienti dalle sonde, sta registrando degli enormi balzi in avanti. E’ davvero una entusiasmante epopea, alla quale si può partecipare per larga parte attrezzati soltanto di curiosità e di una normale connessione ad Internet.

In senso più vasto, e riprendendo così il tema di un post di qualche giorno fa, qui a GruppoLocale pensiamo che la diffusione della scienza – nella sua corretta e più nobile accezione – rivesta una una sua intrinseca valenza come atto di pace, e questo ci motiva ancora di più nel registrare e diffondere iniziative come questa che presentiamo, il concorso Cassini Scientist for a Day.

Come si legge dalla pagina di ingresso del sito, “Il concorso Cassini Scientist for a Day è una gara internazionale, indetta dalla NASA e promossa in europa dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), rivolta ai ragazzi di scuole medie e superiori. Ogni anno i ragazzi hanno la possibilità di avvicinarsi al lavoro dello scienziato studiando tre immagini prodotte dalla missione Cassini, che si trova in orbita attorno a Saturno dal luglio del 2004.

La missione Cassini- Huygens è una missione interplanetaria che ha lo scopo di studiare in dettaglio il sistema di Saturno, comprese le sue lune ed i suoi anelli. E’ stata lanciata nel 1997, ed è la prima missione ad entrare nell’orbita del pianeta con gli anelli, come è avvenuto il primo luglio del 2004. Il satellite in questi anni ha inviato una gran mole di preziose immagini e di dati di indubbio valore, e anche qui su GruppoLocale ce ne siamo più volte occupati. Dunque a pieno merito una missione così importante viene scelta come tema di un concorso per le scuole.

Intelligente l’approccio scelto, quello di rendere i ragazzi protagonisti più possibile senza intermediari, mettendoli direttamente a confronto con una immagina astronomica “di lavoro”. Questo, a mio avviso, avvicina davvero il loro compito a quello di un “vero” scienziato, senza appesantire l’approccio con niente che non sia meno che essenziale.

L’edizione di quest’anno, che mi vede direttamente coinvolto in una più che eccellente giuria (dico, si saranno mica sbagliati ad includermi?) si incentra su tre diversi target che i ragazzi sono chiamati a scegliere, giustificando in forma scritta il motivo per cui l’obiettivo selezionato conseguirà  a loro avviso i risultati scientifici più interessanti.

È sufficiente elaborare un breve testo (massimo 500 parole, ovvero molto meno della lunghezza del post che state pazientemente leggendo…) ed inviarlo da un apposto indirizzo e-mail entro il 26 febbraio del prossimo anno. In palio ci sono gadget della missione Cassini, forniti da NASA ed ESA, e la pubblicazione sui loro siti web. Vi invito in ogni caso a consultare il regolamento del concorso per fugare eventuali dubbi!

Vale la pena ripercorrere seppur brevemente i target selezionati per il concorso, anche perché il loro indubbio interesse astronomico travalica perfino la specifica contingenza del concorso.

Il primo target, che vedete anche riprodotto qui di seguito, è una bella immagine di taglio degli anelli di Saturno, con tre delle sue lune ben visibili, ovvero Teti  Encelado e Mimas

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Il primo target del concorso…

L’immagine che vedete è ottenuta tramite un simulatore software, ma verrà realmente osservata da Cassini tra pochissimi giorni, ovvero il 3 dicembre prossimo venturo.

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Ed ecco Il secondo target…

Il secondo target è  invece relativo ad una immagine del pianeta Giove presa a circa un milione e mezzo di chilometri di distanza. A questa distanza Giove – nonostante la sua grandezza sia tale da poter ospitare mille volte il pianeta Terra – appare ancora come un piccolo puntino, nondimeno è importante per la NASA poter acquisire foto anche da così lontano, al fine di meglio preparare le future missioni.

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Ed infine il terzo target…

Il terzo ed ultimo target  che appare sul sito del concorso è una simulazione di Teti che passa dietro alla luna chiamata Rea; la simulazione è necessaria in quanto la sonda Cassini non dispone di alcuna videocamera a bordo. Rea è un corpo celeste di notevole importanza (basti pensare che è costituito per tre quarti di ghiaccio d’acqua!), oltre ad essere la seconda luna di Saturno per dimensioni.

Bene, il materiale di lavoro non manca di certo. Con queste tre immagini – vere e proprie istantanee dalla ricerca più attuale – i ragazzi interessati si possono ritrovare ad operare un lavoro straordinariamente simile a quello dello scienziato. Certo, con mezzi e conoscenze diverse, ma con una metodologia che comunque vi si avvicina parecchio. Ed è questo ciò che conta, a mio avviso, perché è ciò che forma la mentalità, e predispone soprattutto alla curiosità di conoscere e di apprendere.

Perché l’esplorazione dell’universo è certo una impresa tecnologia da affrontare con grandi capitali ed estese collaborazioni, ma è anche e soprattutto un enorme e brillante atto creativo dell’uomo. Un atto al quale può prendere parte ognuno di noi.

Ben alzato, Philae!

E’ notizia di questi momenti che la serie di tentativi per svegliare la sonda Philae, depositata sulla cometa 67P oltre sei mesi fa, sembra abbiano avuto esito positivo!

Significativo il tweet con cui il simpatico robottino ha annunciato il suo tanto agognato risveglio

Al momento in cui butto giù questa rapida nota, è già stato indicato 6940 volte come “preferito” e già ridiffuso 9928 volte. C’è da essere certi che al momento in cui leggerete questo appunto, questa cifre saranno già molto più alte. L’hashtag #WakeUpPhilae potrebbe diventare ben presto molto popolare, in rete. Insomma, la scienza moderna è social, e lo è nell’accezione migliore e più virtuosa del termine.

Ben alzato, Philae! Che dici di una gustosa colazione, adesso? C’è mica un buon BAR, da quelle parti 😉

GAIA, un anno dopo

La prima impressione è quella di esclamare, ma come, già un anno? Eppure è così, da quando il satellite GAIA è stato lanciato, è passato esattamente un anno. Ora che ci penso, ora che rileggo le considerazioni scritte a ridosso del lancio, mi ritrovo improvvisamente a realizzare quanto tempo sia passato. 

Ripensandoci, capisco ancora di più l’eccitazione del team di Rosetta all’arrivo alla cometa, dopo dieci anni di attesa. Il fatto è questo, è che siamo diventati complicati. Direi, inevitabilmente complicati. E una missione spaziale contemporanea richiede, tipicamente, anni ed anni di lavoro ancora prima che venga assemblato un solo pezzo. Così quando arrivi al momento del lancio – come arrivammo noi che lavoriamo in GAIA, il diciannove di dicembre dello scorso anno – hai già alle spalle una quantità di lavoro svolto, di riunioni, di meeting, di contatti e collaborazioni… Tutta una vita il cui fulcro, in pratica, è costituito da quel piccolo oggetto che sta per giocarsi la sua vera fatidica scommessa, che sta per essere lanciato nello spazio. Improvvisamente ti accorgi di quanto sia vulnerabile, di fronte all’immensità dello spazio, alla grandiosa sfida del suo stesso compito.

E ti rendi conto che il rischio che qualcosa vada storto – nonostante tutta la cura nei preparativi – è tutt’altro che accademico. E’ un rischio reale. Mi vengono alla mente i pensieri pre-lancio che occupavano spesso la mia testa, allora. I discorsi che si facevano a mezza bocca nei corridoi, durante i meeting. O quello che si aveva solamente paura di dire. E se il lancio andasse male? Era la domanda che aleggiava inevitabilmente dove più persone si riunivano a lavorare su Gaia, sopratutto nei mesi immediatamente precedenti al lancio. No, no, non dobbiamo nemmeno pensarci! mi disse in una di queste occasioni, una stimata collega dell’Osservatorio di Bologna.

Qualcosa a cui non pensare. Ma siccome siamo umani, succede questo: più non ci devi pensare, più la mente ci va…

Così il momento del lancio è stato anche il punto fatidico di un progetto che era già una vita, per molti di noi. Ed è andato bene, è andato benissimo. Con alcuni colleghi, abbiamo organizzato, per quella fatidica mattina, una proiezione della diretta nella sala seminari dell’Osservatorio di Roma (dove lavoro). L’idea, che è stata apprezzata, era di fare qualcosa che coinvolgesse tutti, scienziati e personale amministrativo. Perché in fondo, sia pure con diverse competenze, siamo qui per questo: per questo ci alziamo dal letto, con qualsiasi clima, per questo affrontiamo le file sul GRA, per questo ci presentiamo qui – perché cose di questo tipo possano andare avanti. Perché vogliamo sapere cosa c’è dopo, cosa c’è oltre. 

Io son quello in piedi che guarda lo schermo con celata trepidazione (grazie a Francesco Massaro per la foto)

Io son quello in piedi, che guarda lo schermo con celata trepidazione (grazie a Francesco Massaro per la foto)

Siamo qui – in una sinfonia di specifiche competenze ed incarichi – per umana curiosità e perché, in fondo in fondo, la voglia di stupirci non ci ha ancora completamente mollato.

Perché, grazie al cielo (letteralmente), non siamo ancora completamente cinici.

Siamo qui per la stessa idea che animava Galileo quando puntava il telescopio verso le stelle, cercando le risposte nel libro della natura, e non (soltanto) in qualche grande saggio del passato. Siamo qui per l’idea affascinante ed inesausta che l’universo fisico si fa capire, se opportunamente investigato. 

Un’idea non nostra, ma che ci precede ormai di molti secoli. E un’idea di una fecondità incredibile, che non terminerà mai, probabilmente, di mostrare il suo potenziale.

L’universo insomma si fa comprendere. Una opportunità da non perdere. “L’opportunità di comprendere l’Universo è la ragione per cui è meglio essere nato che non esistere affatto” osava dire Annassagora (in tempi decisamente non sospetti di entusiasmi esagerati per la scienza).

Il satellite GAIA è in cielo per questo. Per lo stesso motivo di Rosetta, pari pari. Perché Anassagora, magari un po’ radicalmente, aveva espresso un’idea che fa parte tuttora del nostro modo di vedere il mondo, di vederci vivi.

Nei dodici mesi che ci separano ormai da quella fatidica mattina, molte cose sono state fatte, sia in cielo che a terra. GAIA ha viaggiato per qualche settimana, verso il punto Lagrangiano 2, dove è destinata a fare la sua scienza (un milione e mezzo di chilometri da qui, mica bruscolini). Ha poi iniziato il periodo di test e messa a punto, di alcuni mesi: durato un po’ più del previsto, anche a motivo di alcuni problemi (una percentuale di luce diffusa sugli strumenti e presenza inaspettata di ghiaccio d’acqua) che hanno dato qualche preoccupazione e del lavoro imprevisto. Insieme a questo, sono arrivate già le prime soddisfazioni, come la scoperta di una supernova effettuata dal satellite.

Ma se l’avessi detto un anno fa, non so se ci avrei creduto. Poter provare il nostro software con dei dati reali provenienti dalla sonda, come finalmente stiamo facendo, qui a Roma (e come stanno facendo, nelle rispettive competenze, da molte altre parti in Europa), è una cosa davvero particolare. Specialmente quando vedi che le cose funzionano, che quello che per anni hai elaborato basandoti – necessariamente – sulle simulazioni, è adeguato per interpretare i dati che GAIA sta iniziando ad inviare. Va bene, c’è da lavorare ancora, le cose sono molto complesse. Si può e si deve puntare a migliorare. Ma i risultati – e proprio in questi giorni lo possiamo dire con soddisfazione – sono molto incoraggianti.

I dati che prende GAIA sono buoni e il software predisposto “risponde” bene. Ed è il secondo regalo di Natale per noi, che lavoriamo a GAIA. Il primo fu ovviamente la confortante perfezione del lancio, segno di un lavoro che proseguiva e che apriva prospettive nuove, attese ma ancora misteriose.

Così gli auguri per il compleanno di GAIA sono anche di contentezza per una missione europea che vede un importante contributo italiano. Perché nei miliardi di stelle che ci farà conoscere c’è qualcosa che ci proietta prepotentemente nel futuro, nella conoscenza formidabile della Via Lattea che ci è promessa, ed insieme qualcosa che ci lega in maniera forte e robusta al passato.

A quando un uomo di nome Galileo Galiei, fisico, filosofo, matematico e astronomo, puntò per la prima volta verso la volta celeste: un apparecchio strano ideato appositamente per raccogliere la luce delle stelle.

Un telescopio, appunto.

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