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Il selfie di Rosetta e della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Rosetta ha fatto il suo primo selfie con la cometa. Crediti: ESA/Rosetta/Philae/CIV A

Rosetta ha fatto il suo primo selfie con la cometa. Crediti: ESA/Rosetta/Philae/CIV A

Un selfie se l’è regalato anche Rosetta, o meglio, ce lo ha regalato, inviandocelo a terra lo scorso 7 settembre. Il selfie è stato fatto con la camera CIVA a bordo del lander Philae che atterrerà sul nucleo della cometa il 10-11 novembre 2014. Si osserva una parte della sonda Rosetta (sulla sinistra), una dei suoi pannelli solari di 14 metri di lunghezza, e la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko sullo sfondo.

Per ottenerla sono state combinate due immagini prese con tempi di esposizione differenti.

Crediti: ESA/Rosetta/Philae/CIVA.

Fonte ESA: Rosetta Mission selfie at comet

Sabrina

E ora dove atterriamo…

Ok, ragazzi, e ora dove vogliamo atterrare? Questo è ciò che si staranno certamente chiedendo ad ESA, riguardo al modulo Philae. E’ la decisione principale da prendere, intanto che la sonda Rosetta continua a gironzolare intorno alla Cometa 67P. Una decisione alla fine deve essere presa, perché alla fine di novembre si prevede che Philae scenda a “terra” per fare i suoi esperimenti (aiutato da un paio di “rampini” per evitare di scappare via).

In un certo senso, c’è già da essere più che soddisfatti. Aver raggiunto la cometa, all’inizio di questo mese, è stata sicuramente una grande impresa. Il termine di un viaggio che durava da dieci anni. Un viaggio che ha reso necessaria l’ibernazione degli strumenti scientifici, poi risvegliati con pieno successo a metà del mese di maggio, in preparazione dell’arrivo alla cometa.

Insomma, una impresa emozionante. Anche per chi non è – diciamo – addetto ai lavori.

Ora che siamo arrivati, però, le immagini che ci manda la sonda (straordinarie, di per sé, considerando il grado di dettaglio), non sembrano poter tranquillizzare troppo gli scienziati. Guardate l’immagine ravvicinata della cometa, così come ce la può presentare adesso Rosetta con i suoi occhi. Eh beh. Non sembrano esserci molti posti dove il terreno si presenti sufficientemente liscio. 

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L’immagine compare su APOD del 19 agosto, Crediti: ESA / Rosetta / MPS for OSIRIS Team; MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Guardando bene, però, forse un posto si trova.

E’ proprio a metà dell’immagine, in quella specie di incavo, un po’ butterato ma comunque abbastanza omogeneo, se confrontato con il resto. Potrebbe essere il luogo più idoneo per l’atterraggio di Philae. Dopotutto, non possiamo aspettarci grandi piste di atterraggio, se consideriamo che stiamo ragionando  di un gigantesco “sasso” di circa 3,5 x 4 chilometri di estensione (anche se del peso di più di tremila miliardi di chili…).

 Il viaggio di Rosetta ci ha già regalato diverse emozioni: nel 2008 ha sorvolato l’asteroide 2867 Steins, nel 2010 ha poi incontrato 21 Lutetia, che è l’asteroide più grande di cui si siano potute avere osservazioni ravvicinate. Dopodiché, come dicevamo, è stato messo “a nanna” in modo da garantire la sopravvivenza degli strumenti anche a distanze molto elevate dal Sole (con temperature non proprio miti…). Ora è ben sveglio e ci regala immagini fantastiche della 67P.

E Rosetta promette di tenerci ancora con il fiato sospeso: almeno fino a novembre, per la procedura di atterraggio di Philiae. Una cosa di una certa complessità, considerando che si tratta di agganciarsi a questo grosso sasso lontano “appena” 405 milioni di chilometri. Insomma, tenetevi liberi, sarà una cosa che varrà la pena seguire! 

Rosetta arriva a destinazione

 

Il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripreso dallo spettrometro a bordo della sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) il 3 agosto 2014. Crediti e copyrighy – ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripreso dallo spettrometro a bordo della sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) il 3 agosto 2014. Crediti e copyrighy – ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Dieci anni sono passati da quando la sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea è stata lanciata per un rendezvous spaziale davvero intrigante: entrare in orbita attorno ad una cometa e sganciare una sonda sul suo nucleo per studiarne le proprietà chimico-fisiche.

Oggi Rosetta si può dire arrivata a destinazione. Dopo quattro spinte gravitazionali con la Terra, Marte e altre due con la Terra, e due incontri ravvicinati con l’asteroide Steins (2008) e l’asteroide Lutetia (2010), entrambi appartenenti alla Fascia degli Asteroidi, la sonda dell’ESA ha avuto il rendezvous con il suo principale target: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Ben riuscito, tra l’altro. Le manovre di avvicinamento e, successivamente nei prossimi gioni, di messa in orbita attorno alla cometa sono in parte automatizzate e in parte seguite da terra e sono iniziate nel maggio scorso. Se anche solo una di queste fosse fallita, la sonda non avrebbe mai incontrato la cometa.

Al momento la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e Rosetta si trovano a una distanza di 405 milioni di chilometri dalla Terra, circa a metà strada tra l’orbita di Giove e quella di Marte, e si sta avvicinando nella regione più interna del nostro Sistema Solare ad una velocità di 55 000 chilometri all’ora. Sono velocità spaventosamente alte se pensiamo che la velocità media di un’automobile in un centro abitato è 1000 volte più piccola.

Un dettaglio della superficie del nucleo ottenuta dalla camera OSIRIS a bordo di Rosetta. Crediti ESA. Fonte: https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/14843737445/in/set-72157638315605535/

Un dettaglio della superficie del nucleo ottenuta dalla camera OSIRIS a bordo di Rosetta. Crediti ESA. Fonte: https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/14843737445/in/set-72157638315605535/

Rosetta è a circa 100 chilometri dalla superficie della cometa, ma si avvicinerà ancora di più. Nel corso delle prossime sei settimane descriverà due traiettorie triangolari precedendo la cometa, la prima ad una distanza di 100 chilometri, la seconda arrivando fino a 50 chilometri dalla sua superficie. Nello stesso tempo gli strumenti a bordo di Rosetta forniranno uno studio dettagliato del nucleo della cometa, analizzando la superficie per mapparla in grande dettaglio in modo da poter determinare il sito di atterraggio più favorevole per Philae. E’ anche probabile che si possa andare ancor più vicino al nucleo: se l’attività della cometa lo permetterà, Rosetta potrà descrivere un’orbita di tipo circolare a 30 chilometri di distanza dal nucleo o anche più vicino.

La cometa descrive un’orbita ellittica con un periodo orbitale di 6,5 anni, orbita che nel punto di massima distanza dal Sole si trova al di là dell’orbita di Giove.

Lo spettrometro ad immagine OSIRIS installato sulla sonda Rosetta dovrà mappare la cometa per individuare un sito adatto all’atterraggio del lander Philae nel novembre 2014. Si tratterà di una grande evento nella storia umana: per la prima volta un robot si depositerà sul nucleo cometario e rimarrà ancorato per studiarne le proprietà fisiche e chimiche che legano i processi di sublimazione del gas cometario, la polvere, la composizione del nucleo e tutti i processi fondamentali che hanno luogo man mano che la cometa si avvicina al Sole, passa nel suo punto di minimo distanza con la stella e se ne allontana.

Nei giorni scorsi Rosetta aveva anche compiuto una misura della temperatura della cometa trovandola troppo calda per ipotizzare un nucleo ricoperto di ghiacci. L’ipotesi, dunque, è che debba avere una crosta scura e rocciosa. Questo risultato è stato ottenuto dallo spettrometro VIRTIS tra il 13 e il 21 luglio scorsi quando Rosetta si è avvicinata alla cometa da una distanza di 15000 chilometri fino a circa 5000 chilometri. A questa distanza, grazie ad un sensore in grado di raccogliere la luce infrarossa emessa dall’intera cometa, è stato possibile ricavare la temperatura superficiale media che si aggira intorno a -70 gradi centigradi. In particolare, tale misura è avvenuta quando la cometa si trovava a 555 milioni di chilometri dal Sole, oltre tre volte la distanza della Terra dal Sole, il che comporta un valore di radiazione solare circa un decimo di quella che arriva sulla Terra.

Sebbene -70 gradi centigradi sia un valore piuttosto basso per le temperature quali siamo abituati noi sulla Terra, in realtà è non lo è per gli oggetti del nostro Sistema Solare, e in particolare è un valore più alto di quella che ci si aspettava, circa 20-30 gradi centigradi in più del valore di temperatura prevista per un oggetto cometario a una tale distanza se si suppone essere completamente coperta di ghiaccio.

Il risultato è estremamente importante dato che è possibile fare delle previsioni sulla composizione e le proprietà fisiche della superficie della cometa. Le misure della temperatura infatti portano a confermare che la maggior parte della superficie del nucleo cometario sia ricco di polvere.

E l’avventura è appena iniziata.

Le ultime spettacolari immagini di Rosetta le trovate qui.

Link utili:

ESA – Rosetta arrives at comet destination

ESA – Google+

Avamposto42-articolo di Stefano Sandrelli: Un funghetto per Rosetta

Altre informazioni:

ESA – How Rosetta Arrives at a Comet 

19 gennaio 2014 – Sveglia, sveglia, Rosetta!

20 gennaio 2014 Rosetta si è svegliata! 

20 maggio 2014 – Una cometa attiva per Rosetta 

Sabrina 

Una cometa attiva per Rosetta

67P/Churyumov–Gerasimenko - Rosetta

La cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko fotografata dalla sonda Rosetta. Crediti ESA.

ll target della missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko, ha iniziato a mostrare la sua vera natura, diventando attiva e sviluppando la chioma di polvere nel corso delle ultime sei settimane.

La sequenza di immagini della cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko sono state ottenute tra il 27 marzo e il 4 maggio 2014 man mano che la distanza tra sonda e cometa passava dai 5 milioni ai 2 milioni di chilometri. Alla fine della sequenza, la chioma della cometa si estende per circa 1300 chilometri nello spazio. Per confronto, il nucleo cometario è di circa 4 chilometri, e non può ancora essere risolto.

La chioma si forma come conseguenza dell’avvicinamento progressivo della cometa al Sole lungo l’orbita cometaria che presenta un periodo di 6,5 anni. Sebbene si trovi a più di 600 milioni di chilometri dal Sole, oltre 4 volte la distanza Terra-Sole, la sua superficie ha già iniziato a diventare più calda, facendo sublimare il ghiaccio in superficie e permettendo al gas di sfuggire dal nucleo di roccia e ghiaccio.

Assieme al gas vengono disperse nello spazio anche delle piccole particelle di polvere, che si espandono formandone la chioma.
Man mano che la cometa si avvicina al Sole l’attività cometaria aumenta e la pressione del vento solare permetterà successivamente la formazione di una lunga coda.

Rosetta e la cometa si troveranno alla minima distanza dal Sole nell’agosto 2015, tra le orbite della Terra e quella di Marte. L’inizio dell’attività permette ora ai ricercatori astronomi la possibilità di studiare la produzione della polvere e le strutture dentro la chioma prima che la cometa si avvicini di più al Sole.

“Sta cominciando ad assomigliare ad una vera cometa” ha affermato Holger Sierks, Principal Investigator di OSIRIS, l’Optical Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System, che lavora al Max Planck Institute for Solar System Research, in Germania.

“E’ difficile credere che in pochi mesi Rosetta si verrà a trovare dentro questa nuvola di polvere per la scoperta dell’origine dell’attività della cometa”. Inoltre, il monitoraggio delle variazioni periodiche di luminosità rivelano che il nucleo sta ruotando ogni 12,4 ore, circa 20 minuti più breve di quanto si pensasse.

“Queste prime osservazioni ci stanno aiutando a sviluppare dei modelli della cometa che saranno fondamentali per aiutarci a navigare intorno alla cometa una volta che ci avvicineremo” ha affermato Sylvain Lodiot, Manager delle operazioni della sonda Rosetta all’ESA.

OSIRIS e le telecamere di navigazione della sonda stanno regolarmente acquisendo immagini per aiutare a determinare l’esatta traiettoria di Rosetta rispetto alla cometa. Utilizzando queste informazioni, la sonda Rosetta ha già avviato una serie di manovre che lentamente la porteranno in linea con la cometa prima del rendezvous nella prima settimana di agosto.

Osservazioni scientifiche dettagliate saranno quindi utili per trovare la migliore posizione sulla cometa per il lander Philae che si poserà sulla superficie della cometa nel mese di novembre.

Fonte ESA – Rosetta’s Target Comet is becoming Active

ESA: vapore acqueo su Cerere

Artistic Impression of Cere

Una rappresentazione artistica del pianeta nano Cerere, che si trova nella Fascia degli Asteroidi tra le orbite di Marte e Giove. Le osservazioni compiute dall’Herschel Space Observatory dell’ESA tra il 2011 e il 2013 mostrano la presenza di vapore acqueo sulla superficie del pianeta. E’ la prima rilevazione chiara della presenza di vapore acqueo su un oggetto della Fascia di Asteroidi. Il riquadro mostra il segnale rilevato da Herschel l’11 ottobre 2012. Crediti: ESA/ATG medialab/Küppers et al. Fonte ESA: http://www.esa.int/spaceinimages/Images/2014/01/Artist_s_impression_of_Ceres2

Un gruppo di ricercatori utilizzando l’Herschel Space Observatory ha rilevato per la prima volta la presenza di vapore acqueo su Cerere, l’oggetto maggiore della Fascia degli Asteroidi.

Si pensa che dei pennacchi di vapore acqueo si formino periodicamente su Cerere quando delle piccole porzioni della sua superficie iniziano a riscaldarsi. Cerere e’ stato classificato nel 2006 dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU) come pianeta nano, dato che ha una massa sufficiente da conferirgli una forma sferica ma non ha ripulito la zona in cui si viene a trovare dai detriti [1]. Infatti, Cerere si viene a trovare in una zona in cui vi sono altri oggetti che hanno dimensioni un po’ piu’ piccole e che possono arrivare fino a qualche metro di diametro”. Un pianeta nano e’ una condizione a meta’ strada tra quella di asteroide e di pianeta. La stessa sorte, come ben sappiamo, e’ toccata a Plutone.

Herschel Space Observatory e’ una missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) dove vi sono anche importanti contributi della NASA, l’ente spaziale americano.
“Questa e’ la prima volta che del vapore acqueo viene rilevato in modo inequivocabile su Cerere, in generale su un qualsiasi oggetto della Fascia degli Asteroidi e fornisce la prova che Cerere presenti una superficie ghiacciata e un’atmosfera” ha affermato Michael Kuppers dell’ESA in Spagna, primo autore del paper pubblicato su Nature.

I risultati arrivano al momento giusto per la missione Dawn della NASA che si sta avvicinando all’asteroide Cerere dopo aver trascorso piu’ di un anno in orbita attorno a Vesta. Dawn si avvicinera’ Cerere nella primavera del 2015 per osservare e scandagliare la sua superficie.

“Abbiamo una sonda che si sta avvicinando a Cerere e non dovremo aspettare a lungo prima di ottenere dei risultati affascinanti, proprio dalla sua superficie” ha affermato Carol Raymond, Deputy Principal Investigator per Dawn presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, California. “Dawn mappera’ la geologia e la chimica della superficie con un’alta risoluzione, rivelando i processi che guidano l’attivita’ di degassamento”.

Nell’ultimo secolo Cerere e’ stato conosciuto come l’asteroide maggiore del nostro Sistema Solare. Ha un diametro di 950 chilometri ed e’ stato il primo asteroide scoperto, nel 1801, appartenente alla Fascia di asteroidi tra Marte e Giove. Subito dopo sono venuti tutti gli altri.

Si fa l’ipotesi che Cerere abbia della roccia al suo interno con un fitto mantello di ghiaccio che, se sciolto, potrebbe essere equivalente all’acqua piu’ fresca presente sulla Terra. I materiali che compongono Cerere probabilmente risalgono ai primi milioni di anni di vita del nostro Sistema Solare che hanno portato alla formazione della Fascia Principale degli Asteroidi stessa.

Finora la presenza di ghiaccio sulla superficie di Cerere era stata solo ipotizzata, ma non rilevata. E’ stato Herschel, grazie al suo occhio nel lontano infrarosso, a osservare la firma spettrale del vapore acqueo. Tale firma e’ stata osservata in ben quattro occasioni, in una invece, non c’era.

I ricercatori pensano che una parte della sua superficie ghiacciata si scaldi quando il pianeta nano si avvicina di piu’ al Sole e diventa sufficientemente calda da formare del vapore acqueo che fuoriesce sottoforma di pennacchi con una velocita’ di circa 6 chilogrammi al secondo. Quando Cerere si trova nella parte dell’orbita piu’ fredda, non vi e’ presenza di vapor acqueo.

La forza del segnale inoltre e’ cambiata nel corso delle ore, delle settimane e dei mesi, a causa del fatto che i pennacchi di vapore acqueo si spostano passando ripetutamente dentro e fuori la zona di vista dello strumento e questo ha permesso di localizzare la fonte di acqua da due macchie piu’ scure sulla superficie di Cerere, osservate in precedenza dall’Hubble Space Telescope della NASA e da telescopi da terra. Le macchie scure potrebbero essere del gas che fuoriesce, dato che il materiale scuro si riscalda piu’ velocemente del materiale chiaro. Quando la sonda Dawn arrivera’ in prossimita’ di Cerere sara’ in grado di indagare con grande dettaglio tali caratteristiche osservate.
I risultati sono sicuramente qualcosa di inatteso, perche’ le comete, i cugini piu’ ghiacciati degli asteroidi, sono note per dar vita a getti e pennacchi, mentre gli oggetti della Fascia di Asteroidi non lo sono.

In questo modo si sta andando a definire meglio la separazione tra comete e asteroidi. “Sapevamo che gli asteroidi della Fascia Principale avevano mostrato un’attivita’ simile a quelle delle comete, ma questa e’ la prima rilevazione di vapore acqueo in un oggetto asteroidale” ha affermato Seungwon Lee del JPL, che ha dato un contributo ai modelli di vapore acqueo assieme a Paul von Allmen, pure del JPL.

Fonti:

ESA: Herschel Discovers Water Vapour Around Dwarf Planet Ceres

JPL-NASA-Latest News: Herschel Telescope Detects Water on Dwarf Planet
IAU: Pluto and the Developing Landscape of Our Solar System

Note:
[1] Secondo IAU: Ceres is (or now we can say it was) the largest asteroid, about 1000 km across, orbiting in the asteroid belt between Mars and Jupiter. Ceres now qualifies as a dwarf planet because it is now known to be large enough (massive enough) to have self-gravity pulling itself into a nearly round shape. (Thomas, 2005) Ceres orbits within the asteroid belt and is an example of the case of an object that does not orbit in a clear path. There are many other asteroids that can come close to the orbital path of Ceres.
Cerere e’ (ed ora possiamo dire e’ stato) il piu’ grande asteroide, di circa 100 chilometri di diametro, che orbita nella Fascia degli Asteroidi tra Marte e Giove. Cerere e’ ora classificato come pianeta nano perche’ e’ noto essere sufficientemente grande (sufficientemente massiccio) da avere una gravita’ che gli conferisce una forma sferica (Thomsa, 2005). Cerere orbita entro la fascia degli asteroidi ed e’ un esempio del caso di un oggetto che non ha un’ orbita ripulita (con un cammino pulito). Vi sono molti altri oggetti che possono avvicinarsi all’orbita di Cerere.
Ma anche:
A dwarf planet is an object in orbit around the Sun that is large enough (massive enough) to have its own gravity pull itself into a round (or nearly round) shape. Generally, a dwarf planet is smaller than Mercury. A dwarf planet may also orbit in a zone that has many other objects in it. For example, an orbit within the asteroid belt is in a zone with lots of other objects.
Un pianeta nano e’ un oggetto che si trova in orbita attorno al Sole che e’ grande abbastanza (massiccio abbastanza) da avere una sua gravita’ che gli conferisce una forma sferica (o quasi sferica). In generale, un pianeta nano e’ piu’ piccolo di Mercurio. Un pianeta nano puo’ orbitare in una zona dove vi sono molti altri oggetti. Per esempio, un’orbita all’interno della Fascia degli Asteroidi con un sacco di altri oggetti.

Sabrina

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