Eta Beta, astrofisici a confronto

E’ stata una ottima esperienza quella di ieri mattina. Soprattutto, direi, una esperienza umana. Perché magari c’è questo, che vai con l’idea appena di prendere parte ad una trasmissione – per la cronaca, Eta Beta, condotta da Massimo Cerofolini su Radio Uno – e scopri quasi senza volerlo, che succede ben di più. 

In sala per la trasmissione, con Massimo Cerofolini

Perché essere lì, comunque, è ritrovarsi in mezzo ad una trama di umanità che non ti molla. Che ti avvolge dal primo momento in cui arrivi a Saxa Rubra, ancora un po’ timoroso perché sai che non puoi sapere esattamente cosa accadrà, come si svilupperà il discorso. E poi sarai in diretta nazionale, dopotutto.

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Una notte per comprendere ed amare la ricerca

Abbiamo già accennato, in un articolo di pochi giorni fa, all’importante evento della Notte Europea dei Ricercatori 2016, evento organizzato da Frascati Scienza, che avrà certamente la sua massima espressione il giorno 30 del mese di settembre.  Come già specificato, per quest’anno e il prossimo il marchio caratterizzante l’iniziativa sarà lo slogan Made in Science che ben esprime quel senso di viva fattualità che è un’impronta dell’autentica attitudine alla scienza, come intervento di comprensione “attivo” sul mondo. Un’azione virtuosa di affinamento della domanda che provoca quasi irresistibilmente la Natura a fornire risposte sempre più articolate e profonde, in una avventura davvero senza alcun limite.

A distanza ormai di pochi giorni, è forse il momento giusto per  dare un’occhiata al programma delle iniziative: programma assai nutrito, che mai come stavolta presente una rosa di opzioni per i palati più vari.

notteuropea16300x250Tra aperitivi scientifici, conferenze, laboratori e giochi, e visite nei centri di ricerca, si  potrà agevolmente trarre ogni vantaggio da una offerta che mostra, nel declinarsi concreto, come la scienza stessa non sia affatto una entità “monolitica” e con la quale magari risulti difficile “entrare in contatto” (come talvolta si teme), ma si tratti invero di qualcosa di accessibile e inaspettatamente articolato. Proprio iniziative come queste appaiono importanti per aiutare a comprendere “dal vivo” l’universo concettuale e pratico dentro il quale si muove chi ha scelto di fare ricerca per mestiere.

In questo articolo vorrei soffermarmi con maggiore enfasi sulle iniziative promosse nell’area di Monte Porzio Catone dall’Osservatorio Astronomico di Roma, anche e soprattutto per una motivazione abbastanza ovvia di appartenenza che mi lega (ormai dal lontano 1998…) a questa realtà. Come è noto, l’Osservatorio è una struttura dell’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, che di suo ha una proposta estremamente ricca ed interessante di iniziative.

Per quanto riguarda dunque specificamente l’Osservatorio, grazie allo sforzo partecipato di chi lavora in tale area, saranno disponibili diverse interessanti soluzioni, come l Planetario digitale, il LightLab, l’Astrolab, l’MPT (il nostro telescopio per le osservazioni stellari) ed anche una conferenza sulle onde gravitazionali – argomento decisamente di stringente attualità, del quale anche qui ci siamo occupati in diverse occasioni.

Per chi vive o si trovasse da quelle parti, è un’occasione sicuramente da cogliere al volo, un momento privilegiato per sperimentare una rinnovata coniugazione tra l’Istituto e il territorio, una coniugazione del resto che si rivela non da oggi come una cifra caratteristica dell’Osservatorio, che nel tempo ha sperimentato – sovente, con ottimo successo di pubblico – diverse strategie comunicative, sempre nel segno di quella “alta divulgazione” che ha visto e vede in prima linea gli stessi ricercatori protagonisti delle ricerche più affascinanti ed attuali.

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L’Osservatorio Astronomica di Roma,  in una recente e suggestiva immagine di Luca Zappacosta

L’Osservatorio ha appena completamente rinnovato il suo sito web, proprio nel segno di una maggior fruibilità anche da parte dei non addetti ai lavori, nell’ottica dunque di una comunicabilità scientifica più ampia e al passo con i tempi. Un piccolo – ma credo efficace  -segno di una volontà chiara di muoversi in direzione di questa idea di relazionalità ampia comunicazione che del resto si presenta come tratto ormai imprescindibile – complice anche la rivoluzione delle comunicazioni di questi ultimi anni – di tutta la scienza moderna.

La Notte dei Ricercatori di Frascati Scienza è un progetto finanziato dalla Commissione Europea. Per una articolazione completa della manifestazione ricordiamo che è disponibile anche il comunicato stampa in formato PDF stampabile.

Da Larnaca (half way trip)

Veloci appunti di metà viaggio, approfittando della connessione wifi. Ecco, Mediterranea è ritornata adesso a Larnaca dopo qualche giorno di navigazione. Siamo approdati proprio oggi pomeriggio, mentre a bordo si terminava la terza lezione del nostro programma di studio del cosmo, una di quelli più impegnativi. Quella sull’evoluzione stellare, concentrata in una giornata appena (benchè già ne avessimo sfiorato vari aspetti lunedì e martedì, nelle lezioni sul Sistema Solare e sull’astronomia multimessenger, per usare una dizione abbastanza in voga oggi).

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Ragionando di astrofisica, si cresce tutti (ragazzi e Tutor…)

Chiaramente, qualcosa va lasciato fuori. Possiamo fare poco più di una introduzione, nel tempo che abbiamo a disposizione. Eppure è tanto, veramente tanto, te ne accorgi facilmente. Perché quello che si stabilisce nel tempo, per quanto limitato, è una cosa preziosa. Lo capisci ancor meglio ora: ora che ci ripensi, ancorato al porto di Larnaca, appollaiato con il portatile sulla barca. Mentre intanto il cielo si fa piano piano più scuro, ma di quel buio che non spaventa, di quell’oscurità che è preludio di un sereno, oppure comunque di una mitigazione dolce di ogni soffrire – perchè fa spuntare loro, le stelle.

Di stelle oggi si è parlato nella terza lezione di Astrofisica su Mediterranea, appunto. E se non è il momento per fare bilanci, dal punto di vista del Tutor (in parole povere, il sottoscritto), è però il momento di cominciare ad essere grato. Grato di condividere una esperienza di questo tipo con dei ragazzi attenti e curiosi, sereni e rispettosi.

Sempre così inizia, comincia che magari un po’ di impaccio e di perplessità ci può anche essere: in fondo i ragazzi non li conosci, non hai idea. Sai solo che sono stati selezionati in base alla bravura e alla motivazione. Ma in fondo, non sai. Eppure fai anche abbastanza in fretta a capire che ti puoi fidare, puoi anche condividere il tuo entusiasmo, puoi inbarcare anche loro, sia pure per pochi preziosi giorni, nell’esperienza affascinante di navigazione dei cieli. 

Puoi, perché loro ti seguono. E a volte – con le loro domande – ti precedono.

Perché alla fine – ormai lo hai ben capito – non puoi fare altro che questo, puoi continuamente passare il testimone, perché persone più giovani di te vengano catturate e rilancino, perché incuriosite da qualcosa che hai detto, si mettano a guardare il cielo, a pensare il cielo, in modo un po’ diverso dal solito, in modo un po’ più consapevole.

E già questo apre una bella partita, per la loro esistenza. E in fondo, ragazzo mio, anche per la tua.

 

Onde gravitazionali, segno di una cosa grande

“Anche i segnali così deboli possono portare il segno di una cosa grande. ” E questa cosa grande è proprio il dialogo con un tu, con la natura, un dialogo che si riallaccia e si incentiva, con rinnovata fiducia. E’ il punto di partenza dell’astrofisico Marco Bersanelli nell’introdurre il bell’incontro sulle onde gravitazionali, che si è tenuto in occasione del sedicesimo Meeting di Rimini, da poco concluso, che quest’anno aveva a tema la frase “Tu sei un bene per me“. 

E mi viene da pensare a questo tu, che in questo caso può essere l’universo stesso, che ci invia segnali debolissimi ma preziosi. Preziosi, tali che per noi è un bene, è indiscutibilmente un bene, riuscirli finalmente a rilevare, ad interpretare, a comprendere.

A capire quello che ci stanno dicendo, ad intendere dove ci vogliono portare.

L’abbiamo detto, l’abbiamo capito. La rilevazione delle onde gravitazionali avvenuta nel febbraio di quest’anno è un evento scientifico di enorme portata. Sia perché ci conferma nella sostanza la robustezza del nostro modello di evoluzione del mondo e dell’universo (a grandi linee, la relatività generale) sia perché apre davvero – come ben dice lo stesso titolo dell’intervento di Rimini – una nuova finestra sul cosmo, una inedita modalità di investigazione del mondo. Nasce oggi l’astrofisica gravitazionale: nasce ora, e promette di condurci ad una comprensione del tutto senz’altro più profonda ed articolata. Come dire, da adesso abbiamo nuovi occhi per vedere, nuovi strumenti per sondare un campo prima totalmente inaccessibile.

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Sono loro, segnali debolissimi che arrivano dalle regioni a noi più distanti, parlando un linguaggio nuovo…

L’universo infatti ci parla anche attraverso queste elusive onde, generate dal movimento della materia, dalle pieghe stesse dello spazio tempo. Ci parla un nuovo linguaggio, e noi possiamo iniziare a comprenderlo.

Dove ci porterà il discorso, il dialogo, è ancora presto per dirlo. Come ogni dialogo, non può essere frettolosametne anticipato. Va vissuto nella sua interessa, perché sia occasione di crescita, nella comprensione di sé e del mondo.

E’ certo, infatti, che una scoperta così decisiva non possiamo confinarla esclusivamente nell’ambito della conoscenza scientifica intesa nel senso più tecnico e ristretto, ma è – coma sempre avviene – una acquisizione che ci spinge probabilmente a maturare un nuovo modo di vivere il cosmo, a tutto campo.

Di tutto questo c’è traccia nell’incontro di Rimini, che ha riunito personalità scientifiche indiscusse: oltre Marco Bersanelli, Roberto Battiston, Presidente A.S.I. (Agenzia Spaziale Italiana) e Laura Cadonati, Professore Associato presso la Scuola di Fisica del Georgian Institute of Technology, USA.

Vi dico, ho avuto il privilegio e la fortuna di poter assistere di persona all’incontro, e l’ho trovato veramente di grande interesse. Sopra ogni cosa, per l’atteggiamento di apertura e disponibilità che ha mosso gli scienziati sul palco, che si sono adoperati in modo amichevole ed intelligente per spiegare ad un pubblico di non specialisti tanto il nucleo essenziale della scoperta, quanto il motivo per cui questa viene considerata così importante.

Mi piacciono le cose oneste, soprattutto in ambito di comunicazione della scienza. E a Rimini mi sono potuto rallegrare, perché è stata condotta una operazione onesta di divulgazione ampia e coraggiosa, senza traccia di banalizzazione (un pericolo sempre presente, ma qui abilmente scongiurato).

Ascoltatelo, se ne avete la possibilità. Sono scienziati di frontiera, che parlano di una scoperta decisiva per la scienza e del loro diretto coinvolgimento, anche emotivo, in quello che è accaduto. Ne vale la pena: perché a volte non c’è niente di più interessante che ascoltare un diretto testimone di un dato evento, ascoltarlo e comprendere dalle sue stesse parole la risonanza tra ciò che indaga e ciò che ama, ciò che desidera, ciò che spera, per sé e per gli altri.

Da un incontro così si esce arricchiti, sia di scienza che di umanità. Che poi, alla fine, come sappiamo, sono esattamente la stessa cosa.

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