NGC 6744, tracce di una bellezza familiare

Più grande della nostra Via Lattea, perfino. Che di suo, bisogna dirlo è già veramente grande. La galassia NGC 6744 si trova a circa trenta milioni di anni luce di distanza da noi, nella costellazione del Pavone. L’orientazione di questo gigante è tale che ci permette di ammirare molto bene la meravigliosa ed intarsiata struttura del suo disco galattico.

La galassia a spirale NGC 6744. Crediti: NASA, ESA, and the LEGUS team

Questa stupenda visione di mondi lontanissimi – l’immagine copre circa 24.000 anni luce – è fornita dal Telescopio Spaziale Hubble, e ci mostra un pezzetto di “universo isola” che in realtà si estende per ben 175.000 anni luce  anni luce di ampiezza. La visione è estremamente particolareggiata e si avvale di una combinazione di dati acquisiti in luce visibile e nelle bande ultraviolette.

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Il centro spumeggiante del nostro mondo

E’ davvero istruttivo rivolgere lo verso il centro del nostro “mondo”, ovvero idagare cosa accade nel centro di una galassia smisuratamente grande come la nostra, che è la “casa” per centinaia di miliardi di stelle. Abitiamo parecchio in periferia, lo sappiamo, ma ormai riusciamo a dare uno sguardo piuttosto accurato anche nei quartieri centrali, con l’uso degli strumenti moderni.

Crediti: NASA/CXC / Columbia Univ./ C. Hailey et al.

Ci aiuta Chandra, in questo compito: un telescopio spaziale che è riuscito ad identificare un “grappolo” di buchi neri (con masse di alcune decine di volte il Sole), probabilmente membri di sistemi stellari binari. Sono gli oggetti identificati dai circoletti rossi nell’immagine qui sotto, precisamente. Tutto questo accade in un intorno di appena tre anni luce dall’esatto centro della Galassia,  dove “abita” il buco nero supermassivo identificato come Sagittarius A*.

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Tutto quello che si vede… ed oltre!

Non è troppo diverso da quel che si pensava un tempo, alla fine. Ovvero, è sempre possibile mettersi al centro di tutto, e non è necessariamente un danno. L’importante – vorrei dire – è esattamente nel come lo si fa. Se è un passo che compiamo  con tracotanza ed arroganza, oppure con tremore e timore. Cambia tutto, anche se il centro è lo stesso, il punto focale rimane invariato. Geometricamente la stessa cosa. Esistenzialmente, un ribaltamento completo di prospettiva.

Per questo non mi disturba pensare la Terra – oggi, nel 2018 – al centro dell’universo, perché in un certo senso è davvero il centro. E’ il centro dell’universo osservabile, quello cioè di cui noi possiamo avere esperienza.

L’universo osservabile. Crediti & Licenza: Wikipedia, Pablo Carlos Budassi

Nell’illustrazione artistica, ripresa da APOD, si spazia con andamento logaritmico dall’universo vicino (quello prossimo al centro, con i pianeti del Sistema Solare) alle regioni più lontane, disseminate di galassie delle forme più disparate. Fino poi alle regioni estreme con cui possiamo venire a contatto, che sono quelle dalle quali, passati i filamenti di materia primordiale, ci giunge solo la radiazione di fondo cosmico, ovvero l’eco del Big Bang, quel grande scoppio da cui il nostro cosmo si è originato.

E questo è tutto. Oppure no?

Vediamo. I cosmologi ritengono che l’universo osservabile sia parte di qualcosa di ben più grande, un “universo” che contiene delle parti (anche abbastanza estese) con le quali non possiamo assolutamente venire a contatto, perché – sostanzialmente –  oramai troppo lontane a causa dell’espansione accelerata, tanto che nessun segnale può giungere fino a noi. E’ una zona a noi completamente preclusa, ci piaccia o no.

E questo è proprio tutto, stavolta. Oppure…

Vediamo. C’è chi argomenta che anche il nostro universo potrebbe essere “semplicemente” un esemplare di una specie di costellazione di universi (che ordinariamente sono isolati uno dall’altro), dove magari vigono anche leggi fisiche differenti. Per dirla tutta, ci sono anche delle teorie per le quali in ogni istante l’universo si divide in una miriade di altri universi. 

Mi sto riferendo alla cosiddetta interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica. Certo non la sola ad ipotizzare una collezione di universi, oltre al nostro. Ma sicuramente una delle più pazzesche, solo che ci si pensi un momento.

C’è da dire che queste idee, seppur indubbiamente suggestive (e percolate, significativamente, nella percezione comune), non sembrano avere – almeno al momento – alcuna possibilità di verifica nel senso scientifico, o comunque di falsificazione nel senso popperiano: per farla breve, non c’è modo di dire se sono giuste o sbagliate. Possiamo pensarne quel che vogliamo, tanto non c’è da fare esperimenti o misure (almeno, per ora) per decidere.

Semplicemente, perché di altri universi – per definizione – non possiamo avere alcuna conoscenza (altrimenti sarebbero comunque parte del nostro, anche in senso filosofico). Per noi dunque c’è un mondo, semplicemente uno.

E non è poco, vista l’estensione e l’abbondanza che lo contraddistingue. E tenuto anche conto che ancora, di questo universo, dobbiamo – davvero – comprendere quasi tutto.

Anche, oserei dire, come viverci nel modo migliore, più bello

NGC 3344, la bellezza di una spirale cosmica

Certo, non possiamo scegliere il  nostro punto di osservazione. Siamo dove siamo, nell’Universo (in una zona di confine di una grande galassia, più o meno: un “infinitesimo angolo sperduto” secondo alcuni), ma già dove siamo abbiamo diversi vantaggi. Uno tra i tanti, è quello di poter vedere la galassia NGC 3344, una magnifica spirale, proprio “di faccia”. E non è esattamente uno spettacolo da sottovalutare…

NGC 3344 nel suo indiscutibile splendore (Crediti: ESA/Hubble & NASA)

Per capire che cosa stiamo osservando, dobbiamo specificare che la galassia in questione è estesa per circa quarantamila anni luce, e si trova lontana da Terra circa venti milioni di anni luce, nella direzione della costellazione del Leone Minore. Il grande dettaglio di questa immagine è merito del Telescopio Spaziale Hubble, ed include dettagli in un ampio ventaglio di colori, dal vicino infrarosso alle lunghezze d’onda dell’ultravioletto. Una immagine come questa copre ben quindicimila anni luce di ampiezza (quindicimila anni, tale è il tempo che ci metterebbe un fotone a passare da una parte all’altra dell’inquadratura, per capirci).

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La galassia IC 4710. Un incontro, per splendere

La scoprì nel 1900 un astronomo chiamato DeLisle Stewart, ma certo non poteva immaginare come l’avremmo potuta osservare oggi, a distanza di più di un secolo. Splendida, per come ce la restituisce il Telescopio Spaziale Hubble.

Crediti: ESA/Hubble & NASA, Ringraziamenti: Judy Schmidt

La galassia IC 4710 è indiscutibilmente un affascinante ed affastellato coacervo di stelle. E’ una galassia nana irregolare, e come tale privilegia un allegro ed effervescente disordine interno alle strutture molto regolari  – e magari un po’ noiose – che sono le grandi galassie ellittiche, ad esempio.

Galassie come questa infatti sono – e certo non per caso – caotiche e assai diverse l’una dall’altra. Manca ogni apparenza di nucleo centrale e di braccia a spirale, tanto per dire. Dunque, molto differenti anche dalle galassie a spirale, come la nostra cara Via Lattea. Nel mare immenso di galassie, dunque, queste si ricavano decisamente un posto a sé.

Interessante il fatto che anche qui vi sia decisa evidenza di trasformazione. Ci dicono infatti gli scienziati che le irregolari possono essere state, un tempo, spirali o ellittiche. Ma che poi sono diventate così allegramente anarchiche per l’intervento delle forze gravitazionali sorte, forse, nell’incontro o nella fusione con altre galassie.

Insomma, niente di nuovo. Lo sappiamo bene: tanto spesso è un incontro a scompaginare le carte, a farci balzare fuori da un (finto) senso di ordine, a rimetterci in pista e a farci sentire tutto con un sapore nuovo. A volte ci vuole un incontro (anche con noi stessi, e dunque con tutto il resto) per rimetterci nel flusso cosmico, da dove ci eravamo staccati per cullare qualche malintesa idea di ordine e stabilità.

E anche a splendere. Come fa IC 4710, del resto.