Così lontano…

Due parole ancora sulla missione Rosetta, perché è veramente qualcosa di stupefacente quello che sta avvenendo in questo periodo. Non è possibile, infatti, non emozionarsi almeno un po’ per quello che sta accadendo così lontano da casa. La sonda Rosetta in orbita attorno alla cometa 67P, il lander Philae appoggiato alla cometa stessa, che ha timidamente ripreso i contatti, dopo mesi di completo silenzio…

Negli ultimi giorni, molti di noi hanno seguito con passione lo scambio di tweet tra RosettaPhilae dove la ripresa dei contatti veniva documentata praticamente in tempo reale (tra l’altro, esempio interessante di dialogo simulato tra due strumenti scientifici, per l’occasione simpaticamente personificati). E magari lì per lì abbiamo pensato, sì bravi, ottima cosa… facendoci sfuggire così la vera portata di questo evento scientifico. 

Anzi, di questo evento tout court.

Eh sì, perché la cosa interessante, davvero interessante, è che tutto questo sta avvenendo piuttosto lontano da noi, anzi molto molto lontano. In caso ne avessimo smarrito percezione, ci pensa un tweet di Rosetta, di appena due ora fa, a ricordarcelo:

Tweet che al momento in cui scrivo, risulta già ridiffuso 189 volte e inserito 181 volte tra i preferiti. 

Oggi Rosetta si trova dunque a 288 milioni di chilometri da casa! E da questa distanza non solo è controllata da Terra, ma scambia dati con una piccola sonda abbarbicata ad un pezzo di roccia che vaga nello spazio, sulla quale è fortunosamente atterrata con una procedura alquanto complessa, qualche mese fa.

E insieme stanno facendo cose notevoli, come scoprire l’acqua sulla cometa stessa.

Eh sì. Ben 120 regioni sono state identificate sulla cometa, che sono fino a dieci volte più brillanti della media. Osservate ad alta risoluzione, lasciano come ipotesi più plausibile quella di essere formata da ghiaccio d’acqua. Si stanno facendo esperimenti “in casa” per riprodurre le condizioni sulla cometa, in termini di miscela di acqua e minerali e illuminazione solare, e vedere in che grado le cose tornano.

E tutto questo avviene raccogliendo un esile flusso di dati proveniente da due pezzetti di metallo che si trovano a quasi trecento milioni di chilometri da Terra… So far away from home… 

Astrosamantha impara a volare

Allora come forse saprete, Samantha Cristoforetti, la nostra simpaticissima inviata sulla Stazione Spaziale Internazionale, ha scelto i Pink Floyd al posto di Vasco, per iniziare la giornata. La prima cosa che ho pensato, mi perdoni Vasco, ma è stato che donna

Perché insomma, ha anche mostrato carattere, nel rivendicare una sua scelta. E poi – lo ammetto – ne sono entusiasta anche e soprattutto perché la scelta è andata su una canzone che secondo me è oggettivamente straordinaria. Eh beh. Learning to Fly è trascinante, stupenda. Mette allegria questa chitarra che entra, da subito, tenacemente sognante… I primi accordi già sembra che ti tirino in alto, ti invitino a lasciare i tuoi crucci, almeno per un po’, e ad osservare le cose da un’altra visuale: una visuale ampia, ariosa.

Non c’è da fare i sofisti. I Pink Floyd, anche  senza Roger Waters (ahi ahi doloroso capitolo, per me), qui appaiono davvero in stato di grazia: a state of bliss, come dicono anche loro.

There’s no sensation to compare with this
Suspended animation, A state of bliss
Can’t keep my mind from the circling skies
Tongue-tied and twisted just an earth-bound misfit, I…

Deve essere bellissimo ascoltare queste note da lassù, dalla Stazione Spaziale Internazionale. Con la Terra che fa capolino dalla finestra. E’ giusta questa canzone, è propulsiva, è ottimistica senza essere fatua. E’ che dobbiamo sempre ricominciare, siamo sempre qui su questo pianeta stupendo per imparare a volare.

Non me ne vogliano i fan di Vasco (per certe canzoni, dopotutto, lo sono anch’io). Non che la canzone di Vasco non sia interessante, ma da come la vedo io, è più “normale”. Possiamo ammetterlo, Dillo alla luna è gradevole. Si può ascoltare, certo.

Ma ragazzi: non decolla come Learning to Fly. 

“Can’t keep my mind from the circling sky…”

Ecco. Una meravigliosa dichiarazione di impotenza. Alla fine ancora succede: alla fine vince lo stupore. Non riesco a distogliere la mente dai cieli che girano intorno

Neanche noi. E se lo facciamo, quando lo facciamo, abbiamo comunque sempre una possibilità. Tornare al circling sky, alla sua meraviglia.

Grazie Samantha, che ce lo hai ricordato.

Ciao Pino

Uno dei commenti più limpidi e belli sulla recentissima scomparsa di Pino Daniele, a mio avviso, è quello del nostro Luca Parmitano su Twitter

Non c’è bisogno di spendere molte parole, il rischio della retorica è sempre alto in queste situazioni, proprio quelle in cui la evidenza forte della vita – e della sua fine terrena – impongono semmai una riflessione personale e un silenzio di meditazione. Però forse c’è spazio per un omaggio, per usare le parole al fine di dare un tributo. Ed è proprio Luca che mi consente un aggancio allo spazio, al cielo. Perché la musica è legata al cielo, comunque. E’ l’arte. E’ quello che ci fa alzare la testa, ci fa tornare a guardare le stelle.

Io sono proprio convinto che l’Italia, tra tutte le altre cose, è terra di musicisti. Oltre i vecchi steccati, le separazioni tra generi musicali, i talenti sono tanti e si allargano a discipline come la classica, il jazz, la musica popolare e contemporanea. Non sono assolutamente un esperto, per cui vi risparmio le disquisizioni teoriche, ma quello che c’è di più caro, di più intimo, che unisce tutti i nostri musicisti, che ci aiutano a guardare in alto, è questa cantabilità del tutto propria del nostro bellissimo paese. Il ritmo ce lo insegnano gli anglosassoni, magari (certe volte). Anche certe sperimentazioni. Ma la cantabilità, no: quella è nostra ed è anzi intimamente nostra. E’ qualcosa che passa attraverso Puccini, coinvolge i bellissimi dischi dell’ultimo Battisti, passa per delle dolcissime melodie di Mango, e naturalmente in tante stupende canzoni di Pino Daniele. E tantissimi altri.

Così ora, nel cielo, c’è più musica. E noi abbiamo, forse, un motivo in più per guardare in alto, per cercare la musica tra le stelle…

Ciao Pino, riposa in pace.