Dalla turbolenza, alla quiete…

Cos’è mai questo esteso anello di ghiaccio, tutto intorno alla stella Fomalhaut? Questa stella piuttosto interessante, visibile con relativa facilità nel cielo notturno, si trova ad appena venticinque anni luce da noi. Sappiamo che gli orbita attorno almeno un pianeta, chiamato Dagon, e sappiamo anche che è circondata da diversi anelli di polvere. Ma la cosa più intrigante è sicuramente questo anello ancora più esterno, la cui scoperta risale a circa una ventina di anni fa, che mostra un bordo sorprendentemente ben definito.

Crediti: ALMA, M. MacGregor; NASA/ESA Hubble, P. Kalas; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF)

Vogliamo subito sottolinearlo: anche questa splendida immagine è frutto di un approccio “collaborativo” all’indagine astronomica, del quale parlavamo proprio ieri. In questo caso non parliamo certo di onde gravitazionali, ma di una riuscitissima composizione dei dati di ALMA (Atacama Large Millimeter Array)  con una immagine di Hubble. Qui i dati di ALMA sono in rosa, quelli di Hubble in blu. Insieme fanno una immagine veramente suggestiva, ma ciò che conta è che ci restituiscono, insieme, un quadro più completo e variegato di quello che succede intorno a questa stella così vicina e così particolare.

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L’ultimo ritratto di Saturno

Quale potrebbe essere il modo migliore per dare l’ultimo saluto alla sonda Cassini, ora che è scomparsa dentro l’atmosfera di Saturno? Beh, sicuramente questa immagine che riproduciamo oggi, potrebbe essere qualcosa da ricordare, per un bel po’ di tempo.

L’ultimo maestoso ritratto di Saturno, dalla sonda Cassini (Crediti:NASAJPL-CaltechSpace Science InstituteMindaugas Macijauskas)

Ci sono diversi motivi per trattenere questa meravigliosa immagine – proprio questa, tra le tantissime che ci ha regalato – come quella di commiato della sonda.

Intanto è una immagine composta, perché deriva dal collage di ben 36 diverse immagini, che sono state acquisite da Cassini circa tre giorni prima che si tuffasse nel lato illuminato del pianeta. Poi è stata realizzata non tanto da uno scienziato NASA, ma da un citizen scientist, un appassionato che ha scaricato i dati grezzi e li ha messi insieme, con perizia e pazienza. Dunque è una opera comune, se vogliamo, non il frutto asettico di un laboratorio specializzato. E anche questo è bello.

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Eta Beta, astrofisici a confronto

E’ stata una ottima esperienza quella di ieri mattina. Soprattutto, direi, una esperienza umana. Perché magari c’è questo, che vai con l’idea appena di prendere parte ad una trasmissione – per la cronaca, Eta Beta, condotta da Massimo Cerofolini su Radio Uno – e scopri quasi senza volerlo, che succede ben di più. 

In sala per la trasmissione, con Massimo Cerofolini

Perché essere lì, comunque, è ritrovarsi in mezzo ad una trama di umanità che non ti molla. Che ti avvolge dal primo momento in cui arrivi a Saxa Rubra, ancora un po’ timoroso perché sai che non puoi sapere esattamente cosa accadrà, come si svilupperà il discorso. E poi sarai in diretta nazionale, dopotutto.

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Vivere, per raccontarli

Il bello di avere un archivio abbastanza esteso (siamo online da quindici anni, giorno più giorno meno…) è che a volte, navigando nei vecchi post, trovi delle correlazioni interessanti, spunti che rendono anche più significativa l’analisi del momento presente. Come dire, danno uno spessore nuovo anche al dato di attualità più stringente.

Esempio. Mi sono imbattuto proprio ieri in un articolo sull’account Twitter della missione Cassini (ormai ai suoi epigoni, come sappiamo): l’articolo risale al 17 luglio del 2008 (poco meno di nove anni fa) e narra dell’attivazione di CassiniSaturn su Twitter. Quello che mi ha colpito – e credo può essere interessante notare – è che all’epoca di scrittura dell’articolo, l’account di Cassini aveva “ben” (sic!) 1163 iscritti.

Anzi, se posso permettermi una autocitazione, per quanto non sia elegante…

…il suo account CassiniSaturn al momento registra appena 15 aggiornamenti, ma già la bellezza di 1163 iscritti (tra cui lo scrivente). Cifre che fanno riflettere sia sulla diffusione del web2.0 e dei suoi servizi, sia più significativamente sul desiderio di conoscenza che la gente ordinaria mantiene sulle più importanti missioni spaziali.

Quello che colpisce, effettivamente, è come cambiano i paradigmi informatici. Intendo, come cambiano velocemente. Ora una cifra di questo genere per un account ufficiale di una missione spaziale, è veramente irrisorio. Certo, è vero che era stato creato da poco – giugno 2008 – ma fosse successo adesso, avrebbe raccolto followers assai più rapidamente.

Ma siamo nove anni più avanti. E anche Twitter lo è.

Il team che lavora alla missione Cassini, in una foto recente. Quanta spettacolare umanità si porta addosso un “pezzo di metallo”! Crediti: NASA

Sono andato a vedere come se la cava adesso l’account CassiniSaturn, e con mia sorpresa in questo momento può vantare 1,35 milioni di followers. E non c’è da dubitare che man mano che ci avviciniamo al Gran Finale, la cifra lieviterà sempre di più.

A tutto vantaggio, come si può capire, della comunicazione diretta e veloce della scienza, una cosa che fino a pochi anni fa era totalmente inimmaginabile. E che ora è davvero una bella realtà, di cui possiamo approfittare tutti. Insomma, il cielo è esplorabile – lo è sempre stato – ma da tempo lo si può fare anche dal computer. E spesso, con risultati spettacolari.

In fondo, anche noi siamo qui per questo. Per raccontarveli.

Nuovi esopianeti, nuovo Universo

Sono ben 219 i nuovi candidati ad esopianeti scovati dalla missione Kepler. Dieci dei quali, addirittura, risultano non solo di grandezza simile a quella della Terra, ma orbitano anche nella cosiddetta zona abitabile, ovvero quella fascia in cui per le condizioni climatiche, l’acqua liquida potrebbe lambire la superficie del pianeta roccioso.

Rendendo l’uscita di questo nuovo catalogo, come capite, particolarmente interessante.

Questo accurata compilazione, non è cosa da poco. Con la sua uscita, i candidati ad esopianeti trovati dalla sonda arrivano al rispettabile numero di 4034. Di questi, già più di 2300 sono stati confermati come veri pianeti. Per giunta, di più di cinquanta scovati con caratteristiche adatte alla vita, già una trentina sono stati confermati.

Niente male, per un campo di indagine assolutamente nuovo, potremmo dire (prima del 1995 l’esistenza di esopianeti, in assoluto, era solo oggetto di speculazione).

La sonda Kepler ha scoperto ben 219 “nuovi” esopianeti. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Nel complesso, stiamo scoprendo un universo molto più ospitale di quanto pensavamo un tempo. Già questo è un segnale importante, è una possibile modifica percettiva che potrebbe avere grande influenza anche a livello culturale, direi anche filosofico.

Se poi c’è vita o no, è assolutamente prematuro per dirlo. Ma fermiamoci qui, per ora. Fermiamoci a comprendere quanto già si modifica la nostra percezione di universo considerando quante regioni abitabili stiamo scoprendo appena intorno a noi.

E’ una sorta di ritorno, potremmo dire.

Se ci fate caso, siamo passati infatti, in un tempo relativamente breve, dalla quasi certezza che già su Marte ci fosse vita (almeno nell’immaginario popolare, tanto da pensare di aver trovato nuovi mercati…), all’idea di un universo inospitale, freddo e “distante” (in ogni senso) dal nostro comune sentire.

Marte è popolato… e vogliono il sapone Kirk! Così recita questo manifesto pubblicitario del 1893, La pubblicità gioca sull. La pubblicità gioca sull’apertura in quell’anno presso l’osservatorio di Yerkes del più grandte telescopio rifrattore al mondo per quell’epoca (1 metro di diametro)

E ora, finalmente direi, ritorniamo a considerare l’universo, in maniera meno ingenua, ma più ragionata, come potenzialmente capace di ospitare vita in una serie veramente enorme di ambienti e di situazioni.

In altri termini, ci (ri)avviciniamo timidamente ad un Universo meno alieno, più a nostra misura.

Cambiamo dunque assetto cosmologico di nuovo, ed ogni assetto porta pensieri e percezioni nuove. Ogni cosmologia ci fa sentire in un certo specifico modo dentro il cosmo — e già questo, prima ancora di sapere se c’è altra vita, è qualcosa di importante, di veramente vitale.