Il nuovo Marte

Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.

Il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA ha inviato a terra delle immagini mozzafiato della superficie del pianeta Marte mostrando zone sabbiose dagli splendidi colori, del ghiaccio polare e delle strutture rocciose ben visibili dallo spazio.

La camera High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) può rilevare caratteristiche della superficie piccole fino a circa 30 centimetri a circa 2150 km di quota. HiRISE è controllato dai ricercatori dell’Università dell’Arizona.
L’immagine qui sopra mostra una sorta di trama sulla superficie del pianeta nella calotta polare sud, ricavata quando la calotta era ricoperta dal ghiaccio di anidride carbonica, che cambia al variare delle stagioni.

Sopra: Un campo di dune coperto di ghiaccio nel cratere Richardson. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.

Sopra:  Gole scavate dall’acqua che si irradiano dalla parte superiore di una “mesa” nella regione denominata Gorgonum Chaos, nell’emisfero sud. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.

Sopra: HiRISE mostra un affioramento di roccia frammentata sul fondale di un grande cratere d’impatto nelle regioni montuosa sud. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.

Il ripido pendio di questo plateau fa parte di un lungo sistema di canali di scolo, la Kasei Valles. Il canale è profondo approssimativamente 1,2 km confrontabile con il rilievo topografico del Grand Canyon. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.

Sopra: Un antico sito d’impatto coperto di massi nelle regioni montuose sud di Marte che deve avere un’origine molto antica. Crediti: NASA/JPL/University of Arizona.

Ringraziamo Ricardo L. Garcia per i numerosi suggerimenti non solo a questo post ma anche ai link su Facebook per GruppoLocale.it.

Fonte: Space Flight Now: http://www.spaceflightnow.com/news/n1007/15hirise/ .

Sabrina Masiero

Un caldo rovente

Realizzato dalla DG Ambiente, “Un caldo rovente” è un fumetto per giovani e adulti scaricabile in versione italiana su: http://ec.europa.eu/environment/climat/campaign/pdf/weather_it.pdf .
Il mondo si fa sempre più caldo. Il clima sta cambiando e abbiamo ondate di caldo come questa. E tempeste, inondazioni, alluvioni e altri tipi di catastrofi naturali. Tutto viene raccontato da un pompiere ad un bambino.

Vengono discussi anche altri tipi di problemi, come il calore che viene sprecato nelle nostre case con gli spifferi d’aria da sotto le porte e attraverso le finestre che non si chiudono bene. E si alza il riscaldamento.

Un racconto utile per i bambini, ma soprattutto per gli adulti.

Articolo originale pubblicato su The Climate Summit Italia: http://theclimatesummitit.blogspot.com/2010/07/un-caldo-rovente.html.

Sabrina

Tempeste in atto su altri pianeti

di Sabrina Masiero

Pianeta con un’enorme tempesta. Cortesia: ESO.

Per la prima volta un gruppo di astronomi ha registrato un’enorme tempesta nell’atmosfera di un esopianeta, che in sigla è chiamato HD209458b e che in modo più familiare viene definito come”caldo Giove”. L’articolo “The orbital motion, absolute mass, and high-altitude winds of exoplanet HD209458b” è stato pubblicato su “Nature” qualche giorno fa da un team di ricercatori compostao da Ignas A. G. Snellen e Ernst J. W. de Mooij (Osservatorio di Leiden, Olanda), Remco J. de Kok (SRON, Utrecht, Olanda) e Simon Albrecht (Massachusetts Institute of Technology, USA).

Il pianeta, che ha una massa di poco superiore a quella di Giove, si trova a circa 150 anni luce dalla Terra e ruota intorno alla sua stella ad una distanza di circa un ventesimo della distanza Sole-Terra, definita come Unità Astronomica (U.A.). A causa di questa piccola distanza dalla stella e tenendo conto del fatto che mostra sempre la stessa faccia alla stella (in quanto il suo periodo di rotazione coincide con quello di rivoluzione), metà superficie raggiunge temperature elevatissime (circa i 1000 °C) e metà è completamente all’oscuro e quindi fredda.
Le grandi differenze di temperatura comportano la formazione di venti molto forti: Se questo era possibile osservarlo sul nostro pianeta, da oggi è stato osservato anche su HD209458b.

HD209458b è stato il primo pianeta extrasolare ad essere scoperto con il metodo del transito del pianeta davanti alla sua stella: il pianeta, periodicamente ogni 3-5 giorni, transita di fronte alla sua stella facendo diminuire la quantità di luce osservata dalla nostra posizione sulla Terra per circa tre ore. In questo breve lasso di tempo una quantità molto piccola di radiazione emessa dalla stella attraversa pure l’atmosfera del pianeta, lasciando una ben caratteristica “impronta digitale” della composizione chimica del pianeta.
Grazie allo spettrografo CRIRES sistemato sul Very Large Telescope dell’European Southern Observatory (ESO) un gruppo di ricercatori dell’Università di Leida, dell’Istituto Olandese per la ricerca Spaziale (SRON) e del MIT negli Stati Uniti hanno osservato il pianeta per cinque ore studiando la sua debole atmosfera mentre transitava davanti alla stella-
CRIRES è l’unico strumento al mondo che è in grado di analizzare lo spettro con una precisione tale da determinare la posizione delle righe del monossido di carbonio con una risoluzione di 1 su 100.000” ha affermato Remco de Kok, parte del gruppo di ricercatori che hanno compiuto la scoperta. “Quest’alta precisione ci ha permesso di misurare la velocità del monossido di carbonio per la prima volta utilizzando l’effetto Doppler“.

Non solo: l’alta precisione delle osservazioni del monossido di carbonio hanno rivelato che questo gas si sta spostando con una velocità molto alta dalla parte illuminata dalla sua stella a quella buia con una velocità che varia tra i 5.000 e i 10.000 chilometri all’ora. Sempre studiando questo pianeta extrasolare è stato possibile ricavare la sua velocità orbitale e da questa poi fare una determinazione della sua massa.
In generale, la massa di un esopianeta viene determinata dalla misurazione dell’oscillazione della stella e facendo un’ipotesi sulla massa della stella, secondo quanto ci forniscono i modelli teorici. Da qui si è in grado di misurare il moto del pianeta, e successivamente di determinare sia la massa della stella che quella del pianeta” ha concluso io co-autore Ernst de Mooij.

Infine, i ricercatori sono stati in grado di misurare la quantità di carbonio presente nell’atmosfera del pianeta, arrivando ad affermare che HD209458b ha una quantità di carbonio pari a quella dei nostri due pianeti giganti, Giove e Saturno. L’ipotesi avanzata è che probabilmente HD209458b si sia formato nello stesso modo.
Questo tipo di osservazioni potrebbero permettere di studiare l’atmosfera di pianeti simili al nostro e capire se la vita esista o meno anche in altri pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare.

Fonte ESO: http://www.eso.org/public/news/eso1026/.

Sabrina

Nuovi studi sull’estinzione dei dinosauri

di Sabrina Masiero

Un team di ricercatori insieme alla Dottoressa Elisabetta Pierazzo, senior scientist al Tucson-based Planetary Science Institute, sono arrivati a concludere che l’impatto di un meteorite gigantesco è la spiegazione migliore della scomparsa dei dinosauri e di molte altre specie circa 65 milioni di anni fa.
I quarantuno scienziati di vari paesi (Europa, Messico, Canada, Giappone e Stati Uniti) hanno pubblicato i loro risultati il 4 marzo scorso arrivando alla conclusione che ipotesi alternative a quella di un impatto meteoritico sono inadeguate a spiegare l’estinzione di massa alla fine del Cretaceo. I ricercatori fanno riferimento ad una evidenza geologica definita come “limite K-T”che in alcuni casi è marcato da un livello, nelle successioni stratigrafiche, dello spessore di un centimetro e che indica il passaggio fra il Cretaceo e il Cenozoico datato circa 65,5 milioni di anni fa. Si ricordi che K è l’abbreviazione usata per il Cretaceo e T per il Terziario. In particolare, i ricercatori attribuiscono a questo limite un cambiamento climatico estremo causato dall’impatto del meteorite Chicxulub (Chick-shuh-loob).

La Dott.ssa Elisabetta Pierazzo, che ha iniziato a creare un modello dell’impatto quando era studentessa di Dottorato, è stata la prima scienziata a sviluppare delle simulazioni 3D in alta risoluzione dell’evento Chicxulub inserendo nel modello un valore nell’angolo di impatto. I risultati di questo lavoro, realizzato in collaborazione con David Crowford, del Sandia National Laboratori, mostrano chiaramente che gli effetti sul clima terrestre devono essere stati molto più drammatici di quanto si era ipotizzato in precedenza. La simulazione mostra che quantità enormi di ossidi di solfuro devono essere stati eiettati nell’alta atmosfera, alterando in modo drammatico il clima terrestre.

Tuttavia, alcuni scienziati hanno discusso le ipotesi dell’impatto Chicxulub, attribuendo il cambiamento climatico e le estinzioni di massa, invece, all’attività vulcanica nella Deccan Traps, un’area nel subcontinente indiano. Essi teorizzano che sono proprio il raffreddamento globale e le conseguenti piogge acide di questa attività vulcanica ad essere state la causa principale delle estinzioni di massa e non l’impatto Chicxulub in Messico.

Grandi quantità di ossidi di solfuro sono stati liberati nell’atmosfera durante il periodo di attività vulcanica del Deccan” ha affermato la Dott.ssa Pierazzo, “ma si trattava di vari eventi ricorrenti e su parecchi centinaia di migliaia di anni sia prima che dopo il “limite K-T”. Inoltre, i più grandi e importanti cambiamenti a livello biologico alla fine dell’era del Cretaceo sembra siano capitati in modo improvviso e proprio al “limite K-T”, quando si è avuto l’impatto del  Chicxulub.

La conclusione dei ricercatori, da quanto si legge nell’articolo, è che gli ecosistemi marino e terrestre hanno mostrato solo cambiamenti minori durante i 500.000 anni che hanno portato al “limite K-T”. Ma una diminuzione drastica e maggiore nella quantità delle specie viventi e nella diversità delle specie è avvenuto proprio in corrispondenza di quel limite.

Questi dati, insieme a quelli più recenti  ricavati dai campioni di perforazione dell’oceano e da siti continentali, oltre ad una ri-analisi di vecchi studi del”limite K-T”, portano i ricercatori a concludere che l’ipotesi dell’impatto Chicxulub sia la più importante fra tutte le ipotesi prese in considerazione finora.
Combinando insieme tutti i dati disponibili da varie discipline scientifiche siamo arrivati a concludere che un grande impatto di asteroide circa 65 milioni di anni fa, nell’attuale Messico, sia stata la causa principale dell’estizione di massa” ha affermato Peter Schulte, Assistente Professore all’Università di Erlangen in Germania e primo autore dell’articolo.

Dall’analisi del cratere Chicxulub nello Yucatan in Messico e da altri dati provenienti da registrazioni geologiche, i ricercatori hanno concluso che il meteorite dovesse avere un diametro compreso tra i 10 e i 15 chilometri e una velocità venti volte maggiore di quella di un proiettile. L’esplosione è stata di almeno un milione di volte maggiore della bomba atomica di Hiroshima e milioni di volte maggiore della più piccola bomba nucleare mai testata prima.

Il mio saluto alla Dott.ssa Elisabetta che ho avuto l’onore di conoscere un paio di anni fa grazie a Flavio Pierazzo. Buon lavoro!

Fonte Planetary Science Institute: http://www.psi.edu/press.

Sabrina

Nuova versione di Stellarium, il cielo portatile

Due nuove versione per il popolare programma Stellarium, che permette di esplorare la volta celeste, traendo vantaggio da un notevole database che comprende oltre 600.000 stelle (con cataloghi extra di più di 120 milioni di oggetti!), con la rappresentazione delle costellazioni, immagini delle Nebulose (tutto il catalogo di Messier), rappresentazione realistica della Via Lattea, pianeti e satelliti. Include effetti realistici di alba e tramonto, zoom, controlli telescopio…

… insomma ce ne sono di caratteristiche interessanti, per convincere a fare un giro con Stellarium anche a chi sia anche solo vagamente appassionato di astronomia…!

Una schermata del programma Stellarium.
Si parte dal quartier generale di ESO, a Garching, presso Monaco di Baviera…

La versione 0.10.3 è stata rilasciata il 29 gennaio, con nuove caratteristiche come dei plug in per predire la posizione di satelliti artificiali, un database che incorpora un’altra “cultura del cielo” (quella Azteca) e altre cose di cui vi lascio il piacere della scoperta 😉

La versione 0.10.5 è appena di ieri, e comprende una correzione di numerosi bugs, un tempo di caricamento ridotto e altre migliorie.

Stellarium è disponibile per i maggiori sistemi operativi (Windows, Linux e Mac OS X) ed è gratis e per di più è “open source”. Che si può pretendere di più…?

Il sito web di Stellarium è www.stellarium.org .