Luna da spettacolo, sul Cile

Si chiama tecnicamente luce cinerea.  E’ la riflessione della luce terrestre sulla superficie ancora in ombra del nostro satellite, fenomeno ben noto e descritto dallo stesso Leonardo da Vinci.

Questa bellissima foto, che riproponiamo da Istagram e che compare anche sul sito di Astronomical Picture of the Day (APOD, per gli amici), è stata acquisita dal Las Campanas Observatory, nel deserto di Atacama, in Chile, due giorni fa.

Un cielo che veramente regala uno spettacolo magnifico. Senza bisogno di alcuno strumento, di alcun ausilio tecnico, il cielo è così, è questa meraviglia che si apprezza ad occhio nudo. E mente aperta.

Un uragano… complicato (su Giove) !

Il brutto tempo può essere (oltre che brutto) anche piuttosto complicato. No, non pensiamo adesso alle complicazioni di cui si costella la nostra giornata quando il maltempo innesca il traffico e la congestione di auto e mezzi pubblici (laddove passano). Il nostro pensiero invece vola  più in alto, vola sul più grande pianeta del Sistema Solare, laddove la sonda Juno ha appena acquisito per noi una stupenda immagine: appunto, di un formidabile temporale.

Crediti: NASA, JPL-Caltech, SwRI, MSSS; Processing: Gerald Eichstädt & Seán Doran

L’immagine si allarga per circa trentamila chilometri, il che rende questo suggestivo sistema di nubi esteso quasi quanto la Terra intera. E’ animato da una rotazione antioraria e mostra delle correnti ascensionali (colorate nell’immagine), che si ritiene siano composte principalmente di ghiaccio di ammoniaca (che si trova anche in altri ambienti nel Sistema Solare).

Dunque mentre siamo presi nel traffico di cui sopra, o mentre pensosi aspettiamo il tram – che sistematicamente tarda ad arrivare – possiamo andare con la mente lassù, proprio intorno a Giove, dove c’è Juno che per i prossimi anni continuerà ad orbitare attorno a questo enorme pianeta, inviando dati a terra veramente preziosi. Per capire meglio anche l’abbondanza di acqua nell’atmosfera di Giove, e per comprendere se, sotto queste affascinanti nuvole, si nasconde una crosta solida.

Sarà dunque vero, che anche i temporali servono?

Su Giove, almeno, la riposta è sì.

Duemiladuecento articoli, una sola storia

Con questo, siamo appunto a duemiladuecento articoli pubblicati su questo sito. 

Non è poi male, a pensarci bene. Senza indulgere in tentazioni autocelebrative, devo dire che non è affatto male. Più che altro, questo database abbastanza ingente è una cosa preziosa anche per me che in gran parte l’ho formato. Sì, devo ammettere che ripercorrere questi articoli mi fa ripassare alla mente tante cose che magari ho ormai obliato: del resto, sono capace di leggere un mio articolo di qualche anno fa avendo “dimenticato” a tal punto la cosa, che potrebbe averlo scritto un altro. Il che non è poi così male, perché mi regala un certo effetto sorpresa.

Me ne sto accorgendo adesso, che ho inserito un box che permette di far apparire degli articoli a caso, dagli archivi (in fondo a destra, ma non è il bagno, attenzione…). Quel che mi sorprende che… mi sorprendo pure io, a leggere cose di tanto tempi fa!

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Il sito nella forma di un blog, è attivo da maggio del 2002, e questo ci regala una forchetta temporale abbastanza ampia. Ricordo che al tempo, non vi erano molti canali divulgativi in lingua italiana (mentre gli americani erano percettibilmente più avanti, bisogna dire). Dunque gli interventi più “antichi” erano spesso semplici resoconti di notizie magari apparsi in lingua inglese, su siti di divulgazione. Era uno spazio che si poteva riempire, al tempo: non c’era MEDIA INAF, per dire. In generale, non c’era tanto di quello che ora – grazie al cielo – c’è.

Ad un certo punto qui a GruppoLocale si comprese che era inutile inseguire le notizie, altri avevano iniziato a farlo in modo professionale, e questo ci consentiva di spostarci in un’altra zona di universo. Quella zona più personale che cerchiamo di occupare ora. Dove la riflessione su certi temi trova lo spazio che magari altri non possono concederle, insieme con il registro più personale che un blog non istituzionale può permettersi.

Quel che è più bello è che nessun cambio di registro può nascondere che la scoperta dell’universo e la scoperta di sé stessi, sia una sola storia, in realtà. Una storia che è bello seguire perché contiene tracce di meraviglia, quella meraviglia che quando affiora si rende efficace antidoto al cinismo in cui a volte rischiamo di cadere un po’ tutti.

Una storia che vale la pena percorrere, che vale la pena camminare, perché è ben lungi dall’essere esaurita. Sia che si guardi verso l’esterno che verso l’interno, c’è ancora molto da scoprire. Basta voler guardare, voler camminare. E dopo che  ci si ritrova fermi, voler ripartire.

Seguire le stelle, seguire questo desiderio: in realtà, è tutto quel che serve. E’ tutto qua.

Le stelle stanno a guardare…

… ma noi non aspettiamo tempo, per cercare di raggiungerle. O perlomeno, di catturare quanto queste elusive e brillanti signore del cosmo ci possono voler dire, momento per momento, per catturare qualche altro brano del libro dei misteri dei cielo, sempre più affascinante, mano a mano che si procede nella sua lettura. 

Come evidenzia un breve ma interessante articolo di Media INAF, anche per l’anno che viene vi sono un bel po’ di progetti interessanti e di domante in attesa di risoluzione, che potrebbero segnare traguardi importanti e forse  – osiamo dirlo – epici. 

Westerlund 2 — Hubble’s 25th anniversary image
Una suggestiva immagine dell’ammasso stellare Westerlund., realizzata con il Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA,the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), A. Nota (ESA/STScI) and the Westerlund 2 Science Team.

 

L’indagine del cosmo è stata sempre uno specchio dell’indagine dell’uomo su se stesso. In passato, le geometrie perfette delle orbite dei pianeti hanno riflesso e confortato il nostro desiderio di chiarezza e perfezione formale. Più di recente, il bizzarro e incredibile percorso delle geometrie dell’universo a larga scala, dell’eventualità di strutture articolate di multiversi, hanno specchiato efficacemente la complessità di pensiero dell’uomo contemporaneo.

Concetti che ora passo così, davvero al volo, ma che sarà bello indagare ed investigare in maggior dettaglio nell’anno che viene. Questo blog vuole infatti essere sempre più focalizzato sull’indagine dell’universo condotta con un occhio attento all’avventura dell’uomo, all’intera avventura umana, mostrando per quanto è a noi possibile, l’intima ed ineludibile connessione tra scienzacammino umano nella sua più ampia ed integrale accezione.

Messa così, la scienza interessa davvero a tutti, propria perché parla di cose necessarie a tutti: un quadro del mondo fisico, comprensibile nelle sue grandi linee (almeno) e sopratutto integrabile nei modelli culturali, perfino nei miti, che ogni età ha e anzi deve avere, per essere sana anche dal punto di vista del pensiero, dal punto di vista culturale ma anche psichico.

In ogni epoca l’uomo ha avuto un modello di universo al quale riferirsi, entro il quale inserire idealmente il suo percorso umano, nel quale incastonare anche pensieri, desideri, speranze. Con tutto ciò, la scienza non ha mai preteso di esaurire la possibilità conoscitiva dell’uomo, come ancora in quest’epoca a volte sembra porsi, da parte di poco avveduti suoi sostenitori. Eppure la scienza vive bene se non è totale, come ci insegna bene Hillman,

I miti cosmogonici ci situano nel mondo, ci coivolgono nel mondo. Le cosmogonie moderne (big bang e buchi neri, antimateria e spazio curvo in continua espansione senza meta) ci lasciano nel terrore e nella incomprensibilità priva di senso. Solo eventi casuali, niente davvero necessario. Le cosmogonie della scienza non parlano dell’anima e dunque non parlano all’anima, non le dicono niente sulle ragioni della sua esistenza (…) Affidare alle scienze fisiche la spiegazione delle origini e delle ragioni ultime della nostra esistenza potrebbe non essere la strada giusta.

J. Hillman, Il codice dell’anima

Dunque la scienza, l’astronomia, vivono bene se non vengono stravolti a compito che non sono loro propri. Se ritrovano la propria vocazione di filosofie naturali, possono dare un contributo forse ancora inedito e certo determinante all’intera avventura umana.

Ci lavoriamo, ci lavoreremo. Vedremo insieme come l’indagine del cielo e l’indagine sull’uomo sono state  – e sempre saranno – intimamente coniugate. Ecco perché stare con il naso in sù (e con i piedi per terra) è importante, è confortante, è sano.

Non per meno di questo, vogliamo fare astronomia.

Un augurio di felice (anzi stellare) 2016 a tutti i nostri lettori!

Tre domande a… LICIA TROISI

Licia Troisi non ha bisogno di molte presentazioni, e non è certo un modo di dire. Scrittrice fantasy in assoluto tra le più note in Italia (e diffusa anche all’estero), autrice della saga del Mondo Emerso, di Pandora, e molti altri libri che sono diventati autentici best seller, e che contano ampissime schiere di appassionati lettori. Non potete gironzolare in una libreria italiana senza incontrare i suoi volumi, riconoscibili fin dalla grafica  – sempre molto curata  – delle copertine. Arriva adesso in libreria il suo primo libro divulgativo, Dove va a finire il cielo.

LiciaTroisiEcco: forse non proprio tutti sanno che Licia Troisi è anche e prima di tutto una scienziata. Il percorso scientifico è stata infatti la sua prima attività, tanto che si è definita qualche anno fa una astrofisica che scrive fantasy: così titolava un post per il Carnevale della Fisica #27 ospitato proprio su questo sito.  Un percorso di tutto rispetto, peraltro. Si è laureata in Fisica con specializzazione in Astrofisica nel 2004 all’Università di Tor Vergata, con una tesi sulle Galassie Nane (quante cose in comune, cara Licia…)  e ha lavorato tra l’altro presso l’Osservatorio Astronomico di Roma. Domani sera (venerdì 11) sarà proprio in Osservatorio per presentare il suo ultimo libro, Dove va a finire il cielo (e altri misteri dell’universo). Un libro diverso dalla sua produzione “tradizionale”, dove Licia attraversa la sua passione per l’astronomia, facendone – se possiamo dire così – un racconto.

La figura stessa di un astrofisico che sia a pieno titolo nella produzione letteraria, è per noi e per il tipo di approccio alla ricerca che promuoviamo (come un sapere amico e in continuo e produttivo interscambio con gli altri modi di fare cultura) una persona di grande interesse, perché lavora – direi quasi inevitabilmente – a colmare questo divario ancora esistente tra due modi di fare cultura, residuo di uno schematismo talvolta ancora propagato nei media e nel sentire comune, ma ormai (grazie al cielo!) senza più alcuna vera ragion d’essere.

DoveVaCieloAbbiamo dunque approfittato della gentile disponibilità di Licia, per porle tre domande, sui temi che più ci stanno a cuore. Qui di seguito potete leggere la piccola intervista: piccola credo nell’estensione, ma di grande interesse. Proprio per quello che arriva a dire su letteratura e scienza, l’Autrice di Dove va a finire il cielo.

La nostra prima domanda, per un libro sul cielo, è abbastanza.. terra terra: puoi dirci quando hai maturato l’idea di scrivere un libro divulgativo? Soprattutto, ci piacerebbe sapere se è – diciamo – la realizzazione di un antico desiderio o se solo di recente hai definito i contorni specifici di questa impresa, e che fattori (interni o esterni) abbiamo giocato nella decisione.

Era una cosa che volevo fare da un po’ di tempo, almeno cinque o sei anni come idea più concreta, ma forse anche da prima. In effetti con la divulgazione scritta mi sono un po’ cimentata sul mio blog, sul quale per qualche tempo ho tenuto una rubrica, Astronomica, in cui rispondevo a domande o commentavo le notizie astronomiche del giorno. Poi ho lavorato per tre anni come divulgatrice all’Osservatorio Astronomico di Roma, quindi è un vizio di vecchia data. Non sono riuscita a farlo prima perché i ritmi della mia scrittura sono piuttosto sostenuti, e trovare il momento buono per tentare una cosa nuova come questa non è stato facile. Quest’estate ci è sembrato quello giusto perché la mia ultima saga di più ampio respiro, I Regni di Nashira, si era appena conclusa, e quella nuova, Pandora, era appena avviata. Così mi sono buttata.”

Da appassionati artigiani della divulgazione, vorremmo ora entrare (in punta di piedi per non disturbare…) nel tuo laboratorio. Cosa puoi dirci della modalità di stesura di questo saggio? Sappiamo bene che hai scritto molti libri di narrativa di grande diffusione, e dunque siamo certi tu abbia una tua collaudata modalità di lavoro, in questo ambito. Siamo curiosi però di sapere quanto la diversa materia di questo libro abbia influenzato la modalità di approccio all’opera. Puoi dirci qualcosa, su questo?

“Diciamo che la parte più complessa è stata trovare una voce; di libri di divulgazione ce ne sono tanti e moltissimi ottimi, per cui occorreva trovare una chiave per declinare la materia in modo personale. Finora mi ero sempre misurata con la narrativa, e non avevo provato la saggistica di ampio respiro. Ho dovuto fare un paio di prove prima di capire che la soluzione era sfruttare proprio la mia vena narrativa, e raccontare la scienza come fosse un contenitore di storie: la mia, in primis, di studentessa e ricercatrice, e quella di tutte le persone che il cielo hanno ammirato e studiato. Trovato questo, la stesura è andata abbastanza liscia; ho avuto un paio di difficoltà su alcuni argomenti un po’ più ostici (l’inflazione su tutti), e ho penato non poco per ritrovare le fonti di tutti i dati e le citazioni che ricordavo solo a spanne. Ho avuto però anche un ottimo editor scientifico in Luigi Pulone, ricercatore dell’Osservatorio di Roma, che mi ha dato molti spunti interessanti.”

A tuo avviso, in che senso e in che misura la divulgazione della moderna indagine del cielo può assumere i tratti specifici di un “racconto”? Quanto spazio c’è per la fantasia nello studioso che descrive il cielo, o che appena lo indaga? Letteratura e scienza sono veramente campi così diversi, o forse (azzardo) lo sono stati e ora pian piano si apre – anche con iniziative come il tuo libro – una stagione nuova? 

“Credo siano cose diverse, ma assolutamente non contrapposte, e che soprattutto si possono ibridare spesso. Quella del racconto io credo sia un modo per veicolare un contenuto, uno dei più efficaci, nella mia esperienza. Ci sarà del resto una ragione se il racconto di storie sia una costante dell’avventura umana, dalla preistoria a oggi. In questo senso è possibile “raccontare” la scienza come fosse una storia, perché ogni scoperta, ogni teoria, si tira dietro appunto molte storie: quelle degli scopritori, quella della teoria, a volte anche i miti di culture lontane. L’evoluzione stellare, che è il mio campo, ad esempio, è una storia: la storia dell’eterna lotta tra la pressione di radiazione delle reazioni termonucleari e la forza di gravità. Ripeto, è una questione di come si vuole veicolare un certo contenuto. In questo senso, non c’è grande differenza con la narrativa. 

D’altronde, la mia esperienza è che la fantasia sia un fattore importantissimo nell’indagine scientifica. Qui in genere mi piace citare Carlo Rovelli, che nelle sue Sette Brevi Lezioni di Fisica dice appunto che la scienza è prima di tutto una questione di visione e immaginazione. E mi torna sempre in mente il giovane Einstein che immagina di trovarsi con una torcia a cavallo di un raggio di luce. La fantasia è necessaria per produrre idee nuove che riescano a spiegare fenomeni nuovi. Senza capacità di immaginare non c’è progresso. 

Io spero che in futuro non si debba più assistere a questa divisione in compartimenti stagni che vediamo oggi nella cultura italiana: scienza di qua, figlia di un dio minore, e letteratura nell’empireo, una cosa che fa male tanto alla prima che alla seconda. In parte ho scritto questo libro anche per dire che la scienza, come tutti i prodotti dell’intelletto umano, è cultura, e di altissimo livello.”