Al cuore (oscuro) di Orione

Verso il centro di questo enorme, magnifico quadro cosmico- proprio al cuore della Nebulosa di Orione – si trovano quattro stelle di grande massa, note complessivamente come Il Trapezio. Radunate insieme, accorpata in una regione larga appena un anno luce e mezzo, sicuramente dominano il cuore della spettacolare nebulosa.

Crediti: Data: Hubble Legacy Archive, Processing: Robert Gendler

Non è tutto così tranquillo come potrebbe sembrare: perlomeno, non lo è stato. L’Universo infatti, di suo, è un posto abbastanza dinamico, dove le cose non rimangono a lungo nel loro stato di quiete. E’ un posto di trasformazione, prima di tutto (tanto che anche noi, guardandolo, ci trasformiamo, irresistibilmente).

Così non ci sorprende il fatto che recenti studi ci mostrano come questa nebulosa, tre milioni di anni fa, fosse molto più compatta, si fosse insomma tutti un po’ più strettini, tanto che le collisioni stellari in questo ambito così affastellato, potrebbero aver formato un buco nero, di una massa complessiva pari a circa cento volte il nostro Sole.

E lui rimane lì: non si vede, ma si capisce che c’è. Gli indizi in questi casi sono sempre indiretti, non avendo possibilità di carpirne alcuna luce. Ad esempio, è molto probabile che le alte velocità osservate per le stelle del Trapezio siano dovute proprio alla presenza del buco nero, e alla sua fortissima attrazione gravitazionale.

Che poi, visto che la Nebulosa di Orione dista da noi circa 1500 anni luce (un’inezia, dal punto di vista cosmico), questo renderebbe chiaro che stiamo parlando proprio del più vicino buco nero che si conosca. 

Buon per noi, che tra la Terra e questo oggetto così particolare (e alla cui attrazione difficilmente si può sfuggire) ci sia quel tanto di spazio che basta, per vivere tranquilli. 

Luna da spettacolo, sul Cile

Si chiama tecnicamente luce cinerea.  E’ la riflessione della luce terrestre sulla superficie ancora in ombra del nostro satellite, fenomeno ben noto e descritto dallo stesso Leonardo da Vinci.

Questa bellissima foto, che riproponiamo da Istagram e che compare anche sul sito di Astronomical Picture of the Day (APOD, per gli amici), è stata acquisita dal Las Campanas Observatory, nel deserto di Atacama, in Chile, due giorni fa.

Un cielo che veramente regala uno spettacolo magnifico. Senza bisogno di alcuno strumento, di alcun ausilio tecnico, il cielo è così, è questa meraviglia che si apprezza ad occhio nudo. E mente aperta.

Un uragano… complicato (su Giove) !

Il brutto tempo può essere (oltre che brutto) anche piuttosto complicato. No, non pensiamo adesso alle complicazioni di cui si costella la nostra giornata quando il maltempo innesca il traffico e la congestione di auto e mezzi pubblici (laddove passano). Il nostro pensiero invece vola  più in alto, vola sul più grande pianeta del Sistema Solare, laddove la sonda Juno ha appena acquisito per noi una stupenda immagine: appunto, di un formidabile temporale.

Crediti: NASA, JPL-Caltech, SwRI, MSSS; Processing: Gerald Eichstädt & Seán Doran

L’immagine si allarga per circa trentamila chilometri, il che rende questo suggestivo sistema di nubi esteso quasi quanto la Terra intera. E’ animato da una rotazione antioraria e mostra delle correnti ascensionali (colorate nell’immagine), che si ritiene siano composte principalmente di ghiaccio di ammoniaca (che si trova anche in altri ambienti nel Sistema Solare).

Dunque mentre siamo presi nel traffico di cui sopra, o mentre pensosi aspettiamo il tram – che sistematicamente tarda ad arrivare – possiamo andare con la mente lassù, proprio intorno a Giove, dove c’è Juno che per i prossimi anni continuerà ad orbitare attorno a questo enorme pianeta, inviando dati a terra veramente preziosi. Per capire meglio anche l’abbondanza di acqua nell’atmosfera di Giove, e per comprendere se, sotto queste affascinanti nuvole, si nasconde una crosta solida.

Sarà dunque vero, che anche i temporali servono?

Su Giove, almeno, la riposta è sì.

Duemiladuecento articoli, una sola storia

Con questo, siamo appunto a duemiladuecento articoli pubblicati su questo sito. 

Non è poi male, a pensarci bene. Senza indulgere in tentazioni autocelebrative, devo dire che non è affatto male. Più che altro, questo database abbastanza ingente è una cosa preziosa anche per me che in gran parte l’ho formato. Sì, devo ammettere che ripercorrere questi articoli mi fa ripassare alla mente tante cose che magari ho ormai obliato: del resto, sono capace di leggere un mio articolo di qualche anno fa avendo “dimenticato” a tal punto la cosa, che potrebbe averlo scritto un altro. Il che non è poi così male, perché mi regala un certo effetto sorpresa.

Me ne sto accorgendo adesso, che ho inserito un box che permette di far apparire degli articoli a caso, dagli archivi (in fondo a destra, ma non è il bagno, attenzione…). Quel che mi sorprende che… mi sorprendo pure io, a leggere cose di tanto tempi fa!

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Il sito nella forma di un blog, è attivo da maggio del 2002, e questo ci regala una forchetta temporale abbastanza ampia. Ricordo che al tempo, non vi erano molti canali divulgativi in lingua italiana (mentre gli americani erano percettibilmente più avanti, bisogna dire). Dunque gli interventi più “antichi” erano spesso semplici resoconti di notizie magari apparsi in lingua inglese, su siti di divulgazione. Era uno spazio che si poteva riempire, al tempo: non c’era MEDIA INAF, per dire. In generale, non c’era tanto di quello che ora – grazie al cielo – c’è.

Ad un certo punto qui a GruppoLocale si comprese che era inutile inseguire le notizie, altri avevano iniziato a farlo in modo professionale, e questo ci consentiva di spostarci in un’altra zona di universo. Quella zona più personale che cerchiamo di occupare ora. Dove la riflessione su certi temi trova lo spazio che magari altri non possono concederle, insieme con il registro più personale che un blog non istituzionale può permettersi.

Quel che è più bello è che nessun cambio di registro può nascondere che la scoperta dell’universo e la scoperta di sé stessi, sia una sola storia, in realtà. Una storia che è bello seguire perché contiene tracce di meraviglia, quella meraviglia che quando affiora si rende efficace antidoto al cinismo in cui a volte rischiamo di cadere un po’ tutti.

Una storia che vale la pena percorrere, che vale la pena camminare, perché è ben lungi dall’essere esaurita. Sia che si guardi verso l’esterno che verso l’interno, c’è ancora molto da scoprire. Basta voler guardare, voler camminare. E dopo che  ci si ritrova fermi, voler ripartire.

Seguire le stelle, seguire questo desiderio: in realtà, è tutto quel che serve. E’ tutto qua.

Le stelle stanno a guardare…

… ma noi non aspettiamo tempo, per cercare di raggiungerle. O perlomeno, di catturare quanto queste elusive e brillanti signore del cosmo ci possono voler dire, momento per momento, per catturare qualche altro brano del libro dei misteri dei cielo, sempre più affascinante, mano a mano che si procede nella sua lettura. 

Come evidenzia un breve ma interessante articolo di Media INAF, anche per l’anno che viene vi sono un bel po’ di progetti interessanti e di domante in attesa di risoluzione, che potrebbero segnare traguardi importanti e forse  – osiamo dirlo – epici. 

Westerlund 2 — Hubble’s 25th anniversary image
Una suggestiva immagine dell’ammasso stellare Westerlund., realizzata con il Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA,the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), A. Nota (ESA/STScI) and the Westerlund 2 Science Team.

 

L’indagine del cosmo è stata sempre uno specchio dell’indagine dell’uomo su se stesso. In passato, le geometrie perfette delle orbite dei pianeti hanno riflesso e confortato il nostro desiderio di chiarezza e perfezione formale. Più di recente, il bizzarro e incredibile percorso delle geometrie dell’universo a larga scala, dell’eventualità di strutture articolate di multiversi, hanno specchiato efficacemente la complessità di pensiero dell’uomo contemporaneo.

Concetti che ora passo così, davvero al volo, ma che sarà bello indagare ed investigare in maggior dettaglio nell’anno che viene. Questo blog vuole infatti essere sempre più focalizzato sull’indagine dell’universo condotta con un occhio attento all’avventura dell’uomo, all’intera avventura umana, mostrando per quanto è a noi possibile, l’intima ed ineludibile connessione tra scienzacammino umano nella sua più ampia ed integrale accezione.

Messa così, la scienza interessa davvero a tutti, propria perché parla di cose necessarie a tutti: un quadro del mondo fisico, comprensibile nelle sue grandi linee (almeno) e sopratutto integrabile nei modelli culturali, perfino nei miti, che ogni età ha e anzi deve avere, per essere sana anche dal punto di vista del pensiero, dal punto di vista culturale ma anche psichico.

In ogni epoca l’uomo ha avuto un modello di universo al quale riferirsi, entro il quale inserire idealmente il suo percorso umano, nel quale incastonare anche pensieri, desideri, speranze. Con tutto ciò, la scienza non ha mai preteso di esaurire la possibilità conoscitiva dell’uomo, come ancora in quest’epoca a volte sembra porsi, da parte di poco avveduti suoi sostenitori. Eppure la scienza vive bene se non è totale, come ci insegna bene Hillman,

I miti cosmogonici ci situano nel mondo, ci coivolgono nel mondo. Le cosmogonie moderne (big bang e buchi neri, antimateria e spazio curvo in continua espansione senza meta) ci lasciano nel terrore e nella incomprensibilità priva di senso. Solo eventi casuali, niente davvero necessario. Le cosmogonie della scienza non parlano dell’anima e dunque non parlano all’anima, non le dicono niente sulle ragioni della sua esistenza (…) Affidare alle scienze fisiche la spiegazione delle origini e delle ragioni ultime della nostra esistenza potrebbe non essere la strada giusta.

J. Hillman, Il codice dell’anima

Dunque la scienza, l’astronomia, vivono bene se non vengono stravolti a compito che non sono loro propri. Se ritrovano la propria vocazione di filosofie naturali, possono dare un contributo forse ancora inedito e certo determinante all’intera avventura umana.

Ci lavoriamo, ci lavoreremo. Vedremo insieme come l’indagine del cielo e l’indagine sull’uomo sono state  – e sempre saranno – intimamente coniugate. Ecco perché stare con il naso in sù (e con i piedi per terra) è importante, è confortante, è sano.

Non per meno di questo, vogliamo fare astronomia.

Un augurio di felice (anzi stellare) 2016 a tutti i nostri lettori!