Immagini di macchie solari dalla sonda SOHO

Sebbene il massimo di attivita’ solare sia orma trascorso, immagini della superficie del Sole dalla sonda SOHO rivelano ancora la presenza di rilevanti macchie solari…

Anche se il Sole sta diventando sempre piu’ quieto, il massimo della sua attivita’ e’ passato da poco, e sulla sua superficie si possono trovare ancora grosse macchie solari (per l’appunto), che poi sono zone di forti campi elettromagnetici e temperature un po’ piu’ basse di quelle circostanti.





Una immagine del sole (dal sito Spaceweather.com)

In questo periodo c’e’ una macchia solare grossa 15 volte l nostro pianeta, e manco a farlo apposta da essa e’ associata una bella eruzione solare, o meglio una CME (Coronal Mass Ejection), rilascio di materia solare ad alta energia nello spazio.

Il tutto dalla sonda SOHO.

Ricordiamo che delle belle immagini solari sono disponibili in rete sul sito del Gruppo Solare dell’OAR.

Credits:. Alfonso Mantero, e grazie anche al Gruppo Solare OAR

Eventi di alta energia nella galassia Whirlpool

La notevole risoluzione del Chandra X-Ray Observatory della NASA ha permesso di recente di registrare raggi X provenienti da un raro tipo di supernova nella galassia Whirlpool…

La galassia Whirlpool e’ in realta’ composta da due diverse galassie, NGC 5194 e NGC 5195. Nella figura si scorgono entrambe, la NGC 5194 al centro dell’immagine, e la NGC 5195 in alto a sinistra. Il riquadro poi mostra in maggiore dettaglio la prima, con evidenziata la supernova (scoperta nel 1994) denominata con la “bizzarra” sigla 1c. Tale sigla contraddistingue un raro tipo di supernova, che avrebbe perso gli strati piu’ esterni, composti da idrogeno ed elio, migliaia di anni prima dell’esplosione, tramite fenomeni di “evaporazione” o trasferimento ad una stella compagna.





L’immagine della galassia Wirlpool con la supernova SN1994I (Credit: NASA)

Nelle ultime fasi evolutive, prima dell’esplosione in supernova, le stelle perdono massa.

Indagini nella banda X di resti di supernova sono importanti perche’ permettono di fornire delle stime attendibili sull’entita’ di tale fenomeno. Ad esempio, i dati forniti da Chandra hanno permesso di scoprire che la regione interessata dalla perdita di massa si estende, intorno alla supernova SN1994I, per una regione di almeno 0.2 anni luce.

La sonda Chandra, oltre ad evidenziare emissione di raggi X da tale supernova, ha individuato nella regione un gran numero disorgenti puntiformi X, dovute – si ritiene – a buchi neri ed a stelle di neutroni in sistemi binari.

Ulteriori particolari sono disponibili sul sito di Chandra

Resti della Sagittario intorno a Pal 12?

Fotometria condotta in una zona della Galassia intorno all’ammasso globulare Palomar 12, rivela la presenza di stelle “rubate” alla galassia nana Sagittario…

La Via Lattea continua ad essere l’ambiente privilegiato ove studiare lo scenario di formazione delle galassie, ed in particolare verificare leprevisione del modello cosmologico gerarchico, secondo il quale le galassie nane sono le prime a formarsi, per poi creare le galassie piu’ grandi tramite fusioni successive. Nella Via Lattea, tale fenomeno si manifesterebbe tramite la formazione dell’alone da una serie di ‘frammenti’, simili a piccole galassie, che poi si sarebbero fuse a formare il nostro alone galattico, come ipotizzato sul finire degli anni ’70 dagli astronomi Leonard Searle e Robert Zinn in un ormai famoso articolo, Compositon of the halo clusters and the formation of galactic halo

Oggi si ricercano nella Via Lattea residui che possono essere rimasti nell’alone dopo un eventuale accrescimento di una galassia di piccola massa. Molto interessante in questo ambito e’ il caso della galassia Sagittario, che avrebbe lasciato almeno quattro ammassi globulari nell’alone galattico in seguito a fenomeni, anche ripetuti, di interazione gravitazionale con la Via Lattea.

Un articolo in corso pubblicazione, a firma di Martinez-Delgado, Zinn, Carrera e Gallart, aggiunge degli interessanti contributi a questo tema. Nell’articolo si riportano i risultati di un’indagine fotometrica a largo campo condotta intorno all’ammasso globulare Palomar 12. La cosa sorprendente e’ che tale indagine ha rivelato la presenza di stelle di sequenza principale (ovvero stelle in fase di combustione di idrogeno al centro, fase ove le stelle spendono la maggior parte della loro vita) appartenenti ad un sistema stellare di bassa luminosita’.

Le caratteristiche di tale popolazione (abbondanze chimiche ed eta’) sono abbastanza differenti da quelle tipiche di Palomar 12, e questo fa pensare che tale popolazione non appartenga all’ammasso globulare. Piuttosto, un’analisi del diagramma colore-magnitudine di tale sistema stellare, della posizione nel cielo, e della sua distanza, suggerisce un’interessante prospettiva: tali stelle si sarebbero formate nella galassia nana Sagittario, strappate poi alla nana per interazioni mareali con la Via Lattea.



L’ammasso glubulare Palomar 12

La galassia Sagittario e’ infatti assai vicina alla nostra Via Lattea, e diverse ricerche indicano come sia del tutto probabile che nella sua orbita abbia incontrato la Galassia piu’ di una volta, lasciando verosimilmente una traccia di tali incontri in sistemi stellari acquisiti dalla Via Lattea, ben piu’ grande e massiva della Sagittario. Dunque tali stelle non sarebbero altro, in fondo, che un’ulteriore evidenza dell’importanza dei fenomeni di interazione tra galassie nella storia evolutiva del Gruppo Locale o – se si preferisce – un’ulteriore indizio, qualora ce ne fosse bisogno, del fatto che e’ impossibile comprendere le caratteristiche della Via Lattea prescindendo da quella moltitudine di sistemi stellari, taluni solo poco piu’ grandi di un ammasso globulare, che le orbitano intorno, e che prendono il nome di galassie nane.

Quasar… ferrosi?

Troppo ferro nei quasar…! Questo e’ quanto emerge da uno studio dell’oggetto APM 8279+5255, molto lontano (13.5 miliardi di anni luce) e quindi appartenente ad un universo molto giovane. G. Hasinger e S. Komossa hanno trovato molto piu’ ferro di quanto si aspettassero, e questo dato non solo e’ inaspettato ma in aperto contrasto con le attuali teorie.

Infatti, Il ferro e gli altri elementi pesanti vengono creati come sottoprodotti della vita delle stelle, che poi li liberano nello spazio, dando cosi’ la possibilita’ ai pianeti come il nostro di formarsi. Detto questo, e’ chiaro che la quantita’ di ferro nell’universo va aumentando nel tempo, e quindi se guardo un oggetto distante (la cui luce viaggia per molto tempo prima di arrivare a noi, portandoci quindi l’immagine di un universo “giovane”) mi aspetto di vedere meno ferro di quanto ne vedo nel Sistema Solare. Da qui lo stupore degli studiosi.

Le soluzioni al dilemma sono sostanzialmente due: siamo sicuri che questo oggetti siano davvero “lontani”? Oppure, esistono fenomeni che producono ferro (o comunque elementi pesanti) in grande quantita’ , ma che noi non conosciamo?

Come al solito piu’ si studia un problema a fondo, e piu’ le vecchie teorie danno problemi che ovviamente si cerca di risolvere. Questo si chiama metodo di indagine scientifica.

Ulteriori informazioni sul sito dell’ESA ed anche su Spaceflightnow

E’ disponibile in rete anche l’articolo completo (in inglese, tecnico!) al sito dei preprint SISSA

Credits: Alfonso Mantero

Hubble festeggia il 4 luglio

Per la festa dell’indipendenza americana, il team dell’Hubble Space Telescope rilascia una magnifica immagine dell’oggetto “Cas A”, che sta per Cassiopea A. Questo oggetto altro non e’ che cio’ che rimane di una stella piuttosto grande (25 masse solari), esplosa circa 360 anni fa.

L’esplosione ha fatto si’ che tutto il materiale della stella (anche gli elementi piu’ pesanti, come quelli di cui noi stessi siamo costituiti) venisse sparpagliato nello spazio, e quello che noi vediamo sono proprio i globuli di gas ancora “caldi” che si stanno raffreddando. Il loro destino sara’ quello di raffreddarsi sempre piu’ e divenire del tutto invisibili, fino a quando saranno inglobati nel materiale che costituira’ una nuova stella e un nuovo sistema solare.

Alcuni link per approndire:

StSCI press release (I)

StSCI press release (II)

Space.com

Credits: Alfonso Mantero