Foto di Hubble di una nebulosa planetaria “allungata”

Hubble ci regala la foto di una nebulosa planetaria estremamente allungata…

Hubble, ma soprattutto gli astronomi dell’ESA e della NASA che hanno mischiato le immagini di Hubble, ISO (telscopio infrarosso dell’ESA) e IUE (telescopio internazionale per l’Ultravioletto), ci regala la foto di una nebulosa planetaria molto interessante, poiche’ appare estremamente allungata.



Foto della nebulosa planetaria (credits: ESA)

Le nebulose planetarie sono vaste zone dello spazio (grandi come un sistema solare, per intenderci) riempite dei gas espulsi da una stella nelle ultime fasi della sua vita. In esse si trovano quindi i materiali come il carbonio e l’ossigeno (basilari per la vita), nonche’ i metalli, cosa assai importante, perche’ solo nelle stelle essi vengono prodotti.

Ulteriori informazioni su questa curiosa immagine sono disponibili nella press release sul sito dell’ESA

Credits: Alfonso Mantero

Si attende la decisione dell’Italia per Venux Express!

L’ESA attende di sapere se anche l’Italia intende supportare la missione Venus Express, consistente nell’invio di un robot sul pianeta Venere. Da tale decisione dipende la fattibilita’ della missione stessa…

I piani per inviare un robot su Venere, sviluppati a partire dal 2001 dall’ESA, erano stati da qualche tempo accantonati, a motivo dei ben noti tagli di bilancio con i quali ormai si devono misurare la gran parte degli istituti scientifici (e non solo loro!).

Ora pero’ l’ESA avrebbe stabilito che tale programma e’ ancora possibile, a condizione pero’ che tutti i paesi afferenti all’ESA diano un consenso esplicito a tale missione. Il nostro paese non ha ancora dato una risposta, e si e’ dato tempo fino al 15 Ottobre per decidere in merito. Decisione che si dimostra dunque critica perche’ la missione possa andare avanti.



Elaborazione artistica della missione Venus Express (da SpaceflightNow)

Il lancio della sonda dovrebbe avvenire nel novembre del 2005, a motivo del posizionamento relativo della Terra e di Venere, molto favorevole in tale periodo.

Ulteriori notizie sul sito SpaceflightNow

Marco C.

Immagini di macchie solari dalla sonda SOHO

Sebbene il massimo di attivita’ solare sia orma trascorso, immagini della superficie del Sole dalla sonda SOHO rivelano ancora la presenza di rilevanti macchie solari…

Anche se il Sole sta diventando sempre piu’ quieto, il massimo della sua attivita’ e’ passato da poco, e sulla sua superficie si possono trovare ancora grosse macchie solari (per l’appunto), che poi sono zone di forti campi elettromagnetici e temperature un po’ piu’ basse di quelle circostanti.





Una immagine del sole (dal sito Spaceweather.com)

In questo periodo c’e’ una macchia solare grossa 15 volte l nostro pianeta, e manco a farlo apposta da essa e’ associata una bella eruzione solare, o meglio una CME (Coronal Mass Ejection), rilascio di materia solare ad alta energia nello spazio.

Il tutto dalla sonda SOHO.

Ricordiamo che delle belle immagini solari sono disponibili in rete sul sito del Gruppo Solare dell’OAR.

Credits:. Alfonso Mantero, e grazie anche al Gruppo Solare OAR

Eventi di alta energia nella galassia Whirlpool

La notevole risoluzione del Chandra X-Ray Observatory della NASA ha permesso di recente di registrare raggi X provenienti da un raro tipo di supernova nella galassia Whirlpool…

La galassia Whirlpool e’ in realta’ composta da due diverse galassie, NGC 5194 e NGC 5195. Nella figura si scorgono entrambe, la NGC 5194 al centro dell’immagine, e la NGC 5195 in alto a sinistra. Il riquadro poi mostra in maggiore dettaglio la prima, con evidenziata la supernova (scoperta nel 1994) denominata con la “bizzarra” sigla 1c. Tale sigla contraddistingue un raro tipo di supernova, che avrebbe perso gli strati piu’ esterni, composti da idrogeno ed elio, migliaia di anni prima dell’esplosione, tramite fenomeni di “evaporazione” o trasferimento ad una stella compagna.





L’immagine della galassia Wirlpool con la supernova SN1994I (Credit: NASA)

Nelle ultime fasi evolutive, prima dell’esplosione in supernova, le stelle perdono massa.

Indagini nella banda X di resti di supernova sono importanti perche’ permettono di fornire delle stime attendibili sull’entita’ di tale fenomeno. Ad esempio, i dati forniti da Chandra hanno permesso di scoprire che la regione interessata dalla perdita di massa si estende, intorno alla supernova SN1994I, per una regione di almeno 0.2 anni luce.

La sonda Chandra, oltre ad evidenziare emissione di raggi X da tale supernova, ha individuato nella regione un gran numero disorgenti puntiformi X, dovute – si ritiene – a buchi neri ed a stelle di neutroni in sistemi binari.

Ulteriori particolari sono disponibili sul sito di Chandra

Resti della Sagittario intorno a Pal 12?

Fotometria condotta in una zona della Galassia intorno all’ammasso globulare Palomar 12, rivela la presenza di stelle “rubate” alla galassia nana Sagittario…

La Via Lattea continua ad essere l’ambiente privilegiato ove studiare lo scenario di formazione delle galassie, ed in particolare verificare leprevisione del modello cosmologico gerarchico, secondo il quale le galassie nane sono le prime a formarsi, per poi creare le galassie piu’ grandi tramite fusioni successive. Nella Via Lattea, tale fenomeno si manifesterebbe tramite la formazione dell’alone da una serie di ‘frammenti’, simili a piccole galassie, che poi si sarebbero fuse a formare il nostro alone galattico, come ipotizzato sul finire degli anni ’70 dagli astronomi Leonard Searle e Robert Zinn in un ormai famoso articolo, Compositon of the halo clusters and the formation of galactic halo

Oggi si ricercano nella Via Lattea residui che possono essere rimasti nell’alone dopo un eventuale accrescimento di una galassia di piccola massa. Molto interessante in questo ambito e’ il caso della galassia Sagittario, che avrebbe lasciato almeno quattro ammassi globulari nell’alone galattico in seguito a fenomeni, anche ripetuti, di interazione gravitazionale con la Via Lattea.

Un articolo in corso pubblicazione, a firma di Martinez-Delgado, Zinn, Carrera e Gallart, aggiunge degli interessanti contributi a questo tema. Nell’articolo si riportano i risultati di un’indagine fotometrica a largo campo condotta intorno all’ammasso globulare Palomar 12. La cosa sorprendente e’ che tale indagine ha rivelato la presenza di stelle di sequenza principale (ovvero stelle in fase di combustione di idrogeno al centro, fase ove le stelle spendono la maggior parte della loro vita) appartenenti ad un sistema stellare di bassa luminosita’.

Le caratteristiche di tale popolazione (abbondanze chimiche ed eta’) sono abbastanza differenti da quelle tipiche di Palomar 12, e questo fa pensare che tale popolazione non appartenga all’ammasso globulare. Piuttosto, un’analisi del diagramma colore-magnitudine di tale sistema stellare, della posizione nel cielo, e della sua distanza, suggerisce un’interessante prospettiva: tali stelle si sarebbero formate nella galassia nana Sagittario, strappate poi alla nana per interazioni mareali con la Via Lattea.



L’ammasso glubulare Palomar 12

La galassia Sagittario e’ infatti assai vicina alla nostra Via Lattea, e diverse ricerche indicano come sia del tutto probabile che nella sua orbita abbia incontrato la Galassia piu’ di una volta, lasciando verosimilmente una traccia di tali incontri in sistemi stellari acquisiti dalla Via Lattea, ben piu’ grande e massiva della Sagittario. Dunque tali stelle non sarebbero altro, in fondo, che un’ulteriore evidenza dell’importanza dei fenomeni di interazione tra galassie nella storia evolutiva del Gruppo Locale o – se si preferisce – un’ulteriore indizio, qualora ce ne fosse bisogno, del fatto che e’ impossibile comprendere le caratteristiche della Via Lattea prescindendo da quella moltitudine di sistemi stellari, taluni solo poco piu’ grandi di un ammasso globulare, che le orbitano intorno, e che prendono il nome di galassie nane.