Straordinaria immagine infrarossa del centro della Via Lattea

La NASA ha appena rilasciato una straordinaria immagine acquisita nel vicino infrarosso della zona centrale della Galassia.

L’immagine e’ stata presa dal telescopio Keck II alle Hawai, equipaggiato con una camera, detta MERLIN, che lavora a tre diverse lunghezza d’onda, sempre nell’ infrarosso (9, 13 e 21 micron). L’immagine in realta’ e’ una composizione delle tre diverse foto originarie.

Nella zona centrale, non visibile a queste lunghezze d’onda, vi e’ un buco nero tre milioni di volte piu’ massivo del Sole. La sua attrazione gravitazionale influenza il moto di polvere, gas, e perfino delle stelle, in tutta la regione.



L’immagine del centro galattico acquisita con MERLIN.

Credits: NASA


L’immagine mostra questo materiale “polveroso” che spiraleggia (con tutta probabilita’) verso il buco nero. La caduta del materiale sul buco nero, e’ un processo capace di rilasciare una quantita’ considerevole di energia, si’ da influenzare ogni oggetto nelle sue vicinanze. Si ritiene che tale fenomeno abbia decise influenze sui processi di formazione stellare, a seconda delle situazioni, o favorendo la compressione ed il collasso di nubi gassose, e dunque incentivando la formazione di nuove stelle, oppure al contrario, inibendo la fresca formazione stellare, qualora la quantita’ di energia rilasciata sia sufficiente a distruggere le nubi gassose.

In ogni caso, il buco nero e’ destinato ad accrescersi, man mano che nuovo materiale continua a cadere sulla sua superficie…

Studiando i processi che avvengono al centro della nostra Galassia, gli astronomi sperano di imparare qualcosa in piu’ anche di quanto avviene all’interno dei nuclei galattici attivi, nei quasar e nelle “galassie di Seyfert”, oggetti interessati da alcuni tra i fenomeni piu’ energetici di tutto l’universo.

Per ulteriori informazioni, si puo’ consultare la press release della NASA

Vita su Venere?

La presenza dei batteri sarebbe in grado di spiegare alcune peculiarità della composizione chimica dell’atmosfera venusiana.

Nuvole nell’atmosfera di Venere, rivelate dall’osservazione ai raggi ultravioletti (missione Pioneer Venus, 1979)

Secondo alcuni esobiologi, l’atmosfera di Venere potrebbe ospitare (nientemeno che) diversi batteri. Tale notizia e’ pero’ stata accolta con scetticismo da diversi studiosi, come si può leggere da questo flash dal sito de Le Scienze.

Scoperto un nuovo asteroide a Campo Imperatore!

Il 3 settembre 2002, un nuovo asteroide chiamato 2002RQ25, e’ stato scoperto da Campo Imperatore.

Questo oggetto, del diametro di 200 – 300 metri, e’ stato osservato per la prima volta mentre si muoveva a 40’000’000 chilometri dalla Terra su un’orbita compresa tra quelle di Venere e Marte.





La sequenza di immagini e’ stata ottenuta dal telescopio Schmidt: in basso a sinistra e’ anche visibile un’altro oggetto appartenente alla Cintura Principale come puo’ essere dedotto dalla direzione del suo moto e dalla velocita’.

Ulteriori particolari alla pagina di Campo Imperatore dell’Osservatorio Astronomico di Roma


Concluso il secondo convegno di archeoastronomia…

Nella sede di Monteporzio dell’Osservatorio Astronomico di Roma, si e’ tenuto nei giorni di venerdi’ e sabato scorsi il Secondo Convegno di Archeoastronomia…

Organizzato dalla Societa’ Italiana di Archeoastronomia, il convegno, nonostante la durata limitata a due giornate, ha presentato, attraverso le esposizioni dei vari relatori, una notevole varieta’ di temi (come si puo’ vedere dal programma) e diverse relazioni di deciso interesse, per una disciplina che ha attratto storici e scienziati con uguale interesse, e che si propone di comprendere e dettagliare le forme con cui si e’ sempre manifestato l’interesse dell’uomo per la volta celeste, e attraverso di esso giungere ad uno studio accurato delle varie culture succedutesi nella storia.



Il logo della Societa’ Italiana di Archeoastronomia



Essendo putroppo impossibile in questa sede riportare i dettagli dei vari interventi, anche di grande interesse, focalizzati sulla percezione dei fenomeni celesti da popoli di diverse culture (dagli antichi egizi agli europei dei secoli scorsi), ci limitiamo a riferire alcune considerazioni di carattere generale, sul ruolo dell’archeoastronomia tratte dalla relazione del Prof. Vittorio Castellani.

Qual e’ l’importanza di tale disciplina? Essa puo’ fornire il primo chiaro sguardo alla mente che stava dietro alle mani dell’uomo preistorico (Murray 1998). Difatti, e’ ben noto come fin dai tempi piu’ antichi, l’uomo ha guardato con grande attenzione al cielo. L’archeoastronomia deve diventare allora un efficace strumento per scandagliare le antiche culture, e comprenderne l’evoluzione. Se invece tale disciplina si limitasse a raccogliere orientamenti e metterli in relazione con i corpi celesti, avrebbe il “fiato corto”, guadagnandosi un posto di non eccezionale prestigio nel campo delle scienze archeologiche.

Dalla semplice constatazione che il cielo fosse (quasi) eguale per tutti gli uomini, di ogni tempo e cultura di appartenenza, si trae infatti che il compito ambizioso dell’archeoastronomia e’ di contribuire a ricostruire su varie scale (regionale, mondiale…) il sorgere ed il divenire delle culture: questo proprio analizzando il loro porsi di fronte ai fenomeni della volta celeste, quasi come un “campo di prova” capace di svelare le caratteristiche delle diverse culture…

Verso questo obiettivo ambizioso, tuttavia, molto resta da fare. Difatti, le nostre conoscienze sono ancora largamente frammentarie, ed europocentriche. Solo recentemente si stanno allargando all’Est, per esempio. Tuttavia, in molti settori ed ambito (primo tra tutti, l’Africa) mancano ancora importanti tasselli.

Tuttavia questo non deve far scemare l’interesse in tale disciplina: forse non riusciremo mai a sapere con esattezza cosi sia stata la pratica astronomica nelle antiche societa’, ma e’ possibile usare le testimonianze archeologiche e le relative associazioni contestuali per farsi una qualche idea di cosa possano aver rappresentato tali pratiche.

Le prime cose necessarie per il progresso dell’archeoastronomia appaiono dunque:

  • Disponibilita’ di dati affidabili e ben documentati;

  • facile accesso ai dati da parte dell’intera comunita’ degli studiosi;

  • chiara separazione tra i momenti di documentazione e la fase interpretativa

In conclusione, l’archeoastronomia non e’ semplicemente saper valutare la posizione degli astri e verificare eventuali allineamenti: e’ utilizzare tali evidenze per partire alla scoperta di una porzione tuttora largamente inesplorata della storia dell’uomo e del suo pensiero.

Per approfondire: le trasparenze usate nella relazione del Prof. V. Castellani sono anche disponibili su web

Dello stesso autore, sono anche disponibili Tre lezioni di astronomia per archeologi