La coda della cometa

Siamo ben abituati a vedere, nelle foto ma soprattutto nell’iconografia di ogni tempo, le comete come entità dotate di una lunga coda dorata. Tanto che una cometa senza coda non è nemmeno pensabile, per noi.

Ma ci siamo mai chiesti da dove si origina, questa coda? In effetti, non ci sono posti così “ovvi” nei nuclei delle comete, da dove possano originarsi questi getti di gas e polveri, a loro volta responsabili della famosa coda. E lo possiamo dire, da alcuni anni, anche osservando da molto vicino un caso specifico: grazie infatti alla missione Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea, qualche anno fa siamo andati proprio a mettere il naso su uno di questi nuclei, la cometa Churyumov-Gerasimenko. Questa foto è una delle molte che ci mostra il nucleo stesso, con una precisione e nitidezza, che solo qualche decade fa non ci saremmo nemmeno sognati.

Crediti & LicenzaESARosetta, NAVCAM

La sonda Rosetta ha orbitato strettamente intorno alla cometa, dal 2014 al 2016, regalandoci una grande quantità di fotografie di impressionante dettaglio. E aiutandoci a far luce su questo mistero della coda, anche. Difatti dall’immagine – per quanto non si riscontri un punto di emissione evidente – si possono scorgere diversi sbuffi di gas e polvere che fuoriescono da numerose zone del nucleo cometario, cosa che avviene soprattutto (e comprensibilmente) quando questo si avvicina al Sole e si riscalda.

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Così lontano…

Due parole ancora sulla missione Rosetta, perché è veramente qualcosa di stupefacente quello che sta avvenendo in questo periodo. Non è possibile, infatti, non emozionarsi almeno un po’ per quello che sta accadendo così lontano da casa. La sonda Rosetta in orbita attorno alla cometa 67P, il lander Philae appoggiato alla cometa stessa, che ha timidamente ripreso i contatti, dopo mesi di completo silenzio…

Negli ultimi giorni, molti di noi hanno seguito con passione lo scambio di tweet tra RosettaPhilae dove la ripresa dei contatti veniva documentata praticamente in tempo reale (tra l’altro, esempio interessante di dialogo simulato tra due strumenti scientifici, per l’occasione simpaticamente personificati). E magari lì per lì abbiamo pensato, sì bravi, ottima cosa… facendoci sfuggire così la vera portata di questo evento scientifico. 

Anzi, di questo evento tout court.

Eh sì, perché la cosa interessante, davvero interessante, è che tutto questo sta avvenendo piuttosto lontano da noi, anzi molto molto lontano. In caso ne avessimo smarrito percezione, ci pensa un tweet di Rosetta, di appena due ora fa, a ricordarcelo:

Tweet che al momento in cui scrivo, risulta già ridiffuso 189 volte e inserito 181 volte tra i preferiti. 

Oggi Rosetta si trova dunque a 288 milioni di chilometri da casa! E da questa distanza non solo è controllata da Terra, ma scambia dati con una piccola sonda abbarbicata ad un pezzo di roccia che vaga nello spazio, sulla quale è fortunosamente atterrata con una procedura alquanto complessa, qualche mese fa.

E insieme stanno facendo cose notevoli, come scoprire l’acqua sulla cometa stessa.

Eh sì. Ben 120 regioni sono state identificate sulla cometa, che sono fino a dieci volte più brillanti della media. Osservate ad alta risoluzione, lasciano come ipotesi più plausibile quella di essere formata da ghiaccio d’acqua. Si stanno facendo esperimenti “in casa” per riprodurre le condizioni sulla cometa, in termini di miscela di acqua e minerali e illuminazione solare, e vedere in che grado le cose tornano.

E tutto questo avviene raccogliendo un esile flusso di dati proveniente da due pezzetti di metallo che si trovano a quasi trecento milioni di chilometri da Terra… So far away from home… 

Aspetta, non c’è campo…

E’ troppo divertente l’immagine che accompagna uno dei più recenti tweet della missione Rosetta. E’ materia proprio di questi momenti: sappiamo che il contatto tra Rosetta e il robottino Philae c’è stato, ed è una cosa veramente notevole. Tuttavia pare che la comunicazione sia ancora “ballerina”. Si tratta in poche parole di aggiustare la traiettoria di Rosetta in modo da poter stabilire una connessione più affidabile tra lei e Philae.

Il tweet che ospita l’immagine di Rosetta con un’espressione desolata ed un telefono in mano (al momento in cui scrivo, segnato come “preferito” 179 volte e “ridiffuso” 140) , rende l’idea molto più di mille parole. E’ un modo di rendere anche divertente e comprensibile il resoconto di un lavoro di importanza fondamentale: per poter raccogliere i dati raccolti da Philae, è evidentemente necessaria una buona connessione. La pagina dell’ESA (in inglese) alla quale lo stesso tweet rimanda per maggiori informazioni, risulta veramente molto esplicativa e presenta in buon dettaglio tutti i motivi per cui il team sta cercando in ogni modo di massimizzare la possibilità di “dialogo” tra la sonda e il robottino.

Immagine elaborata della cometa 67P presa il giorno 15 di giugno. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0
Immagine della cometa 67P presa il giorno 15 di giugno. Crediti: ESA/Rosetta/NAVCAM – CC BY-SA IGO 3.0

Dialogo che non deve essere troppo breve: per poter informare la sonda di tutto quello che Philae ha scoperto, perché possa raccontare – in termini scientifici – cosa vuol dire vivere su una cometa (cosa mai successa prima, nella storia), sarebbe desiderabile una chiamata che possa durare una cinquantina di minuti.

Non è una cosa affatto banale.

Intanto, la sonda gira intorno alla cometa 67P con un periodo poco superiore alle dodici ore, così da presentare appena un paio di possibilità al giorno di entrare in contatto con Philae (quando la posizione è giusta). Per di più, siccome il robottino non è sempre esposto al Sole, spesso non ha energia sufficiente per “raccontarsi” come sarebbe auspicabile. Fatti tutti i dovuti conti, al momento la lunghezza possibile delle “chiamate” tra i due varia da pochi minuti alle tre ore. L’energia di Philae rimane un fattore critico per valutare la possibilità di una comunicazione abbastanza lunga.

Il lander sulla cometa può certo operare anche con intervalli di comunicazione più brevi, ma la situazione è lungi dall’essere ideale, per i dati che possono essere scaricati effettivamente, ed anche per i comandi che possono essere inviati.

Siamo così, appesi alla speranza che ci sia campo, insomma (un po’ come in tante situazioni della nostra vita ordinaria, potremmo dire). La conversazione è del resto di grande importanza, tale da giustificare ogni tentativo. Vediamo come va 😉

Sogni (e metalli)

“Non smettete di sognare e… rimanete metal!”  Ecco qua, sono ancora i fatti che parlano. I fatti che infrangono i nostri quieti pregiudizi, quelli che ci portiamo appresso da una vita, e non abbiamo proprio alcuna voglia di mettere in discussione. Quelli che, a dispetto di tutte le evidenze, vedono gli scienziati come impassibili, imperturbabili. Freddi e asettici, con passioni moderate, controllate.

Guardate Matt, invece. Insomma, a suo modo, ci sta dicendo una cosa importantissima. Non c’è da rinunciare a sé stessi per fare lo scienziato, non c’è da abbandonare le emozioni. Non c’è da fare nulla di tutto questo, no. Il contrario, piuttosto.

https://youtu.be/aq1IpTAdWiI

Del resto, ci sono i fatti, appunto. Quelli non mentono.

C’è che un agglomerato di metallo è atterrato sulla cometa 67P, in un posto lontanissimo e isolatissimo, freddo sperduto abbandonato da tutti. Un posto lontano, ma lontano davvero. Inospitale, ma inospitale sul serio. Proprio perché qualcuno non ha smesso di sognare (e magari appunto è anche rimasto metal).

C’è che questo robottino dopo circa sette mesi ha ripreso i contatti, ed è una cosa che a dire la verità non speravano in molti.

E sta mandando dati. Ne parleremo, ma qui non ci interessa tanto questo, vogliamo rimanere concentrati sulla parte umana dell’intera faccenda.

Cioè quella parte che ha molto a che vedere con i sogni.

Eh sì. I sogni. Si fa tanto parlare riguardo ai finanziamenti (che sono sempre troppo pochi oppure che dovrebbero essere dirottati verso cose più urgenti, a seconda di chi ne parla), all’organizzazione (perfettibile), alla tecnica sempre più complessa, etc… E sarà banale dirlo, sarà davvero banale, ma se la gente non avesse preso sul serio i propri sogni, ma credete che ora su Marte ci sarebbero tutti questi bei robottini che ci portano giù quelle stupende foto, che sembra proprio di esserci?

Una bella  immagine dal Mars Pathfinder (crediti: NASA)
Una bella immagine dal Mars Pathfinder (crediti: NASA)

Pensate che, tanto per fare un esempio come altri, il satellite Gaia starebbe lì lì iniziando la sua incredibile missione di una immane cartografia stellare? E che, per dirne un’altra, le sonde Voyager, lanciate nei lontanissimi anni settanta, avrebbero continuato a funzionare fino ad ora, quando, lasciato li Sistema Solare, sono oramai lì per tuffarsi impavide nell’Infinito cosmico?

Ecco, appunto. Pensate a tutto questo. Niente di nuovo, per carità. Cose che avrete magari già pensato. Ma fatelo ora. E mentre lo fate, guardate Matt, guardate le sue improponibili camicie, guardate perfino il modo un po’ ingenuo e spavaldo di presentarsi. Guardate insomma le sue mancanze, il suo probabile, comprensibile, desiderio di originalità. Osservate non solo la sua abilità di comunicazione, ma ponete attenzione soprattutto alle sue sbavature.

Contemplate insomma la sua imperfezione, quella unica qualità che ne fa un uomo reale, fuori da ogni stereotipo. Ed insieme, uno scienzato vero.

E perfavore, non smettete di sognare.
Se poi volete anche stare metal, magari non vi seguo, ma se ne può parlare.

Ben alzato, Philae!

E’ notizia di questi momenti che la serie di tentativi per svegliare la sonda Philae, depositata sulla cometa 67P oltre sei mesi fa, sembra abbiano avuto esito positivo!

Significativo il tweet con cui il simpatico robottino ha annunciato il suo tanto agognato risveglio

Al momento in cui butto giù questa rapida nota, è già stato indicato 6940 volte come “preferito” e già ridiffuso 9928 volte. C’è da essere certi che al momento in cui leggerete questo appunto, questa cifre saranno già molto più alte. L’hashtag #WakeUpPhilae potrebbe diventare ben presto molto popolare, in rete. Insomma, la scienza moderna è social, e lo è nell’accezione migliore e più virtuosa del termine.

Ben alzato, Philae! Che dici di una gustosa colazione, adesso? C’è mica un buon BAR, da quelle parti 😉