Centomila ammassi…

E noi magari pensiamo che siano tanti, i circa 150 (o poco più) ammassi globulari presenti nella nostra Galassia! Tutt’altro, come dimostra questa suggestiva immagine dell’ammasso di galassie Abell 1689, acquisita dal Telescopio Spaziale Hubble. E’ uno degli oggetti più massicci dell’intero universo visibile, e come tale – come la relatività insegna – deflette i raggi di luce che le passano vicino, generando immagini multiple (e distorte) degli stesso oggetti (che sono tipicamente galassie più lontane da noi dell’ammasso stesso).

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Crediti: NASA, ESA, Hubble Heritage Team (STScI/AURA), and J. Blakeslee (NRC Herzberg, DAO) & H. Ford (JHU)

Con la sua stessa esistenza, Abell 1689 è anche un formidabile argomento a sostegno della materia oscura: infatti la materia visibile dell’ammasso di galassie rende conto solamente di una piccolissima frazione (siamo intorno all’1%) di quella che sarebbe necessaria per curvare i raggi di luce nella misura che possiamo agevolmente osservare da questa e da altre simili immagini.

L’ammasso si trova nella costellazione della Vergine, alla bellezza di 2,2 miliardi di anni luce dalla Terra. Al momento della sua scoperta, nel 2008, una delle galassie la cui luce viene deflessa dall’ammasso, A1689-zD1, rappresentava l’oggetto più distante noto nell’intero universo.

Dicevamo però degli ammassi globulari (che è anche una delle cose che più mi interessano, per campo di studi). Bene, la cosa davvero sorprendente è che un’analisi accurata dell’immagine rivela la presenza di un numero veramente grande di tali agglomerati di stelle: nell’intero ammasso di galassie dovrebbero esservene circa centomila. Questo ci fa capire già “a braccio” quanto sia comune il processo che porta le stelle più antiche a raggrupparsi insieme sotto l’azione della mutua gravità, per formare tali affascinanti strutture: non so se potremo mai studiare gli ammassi così lontani, ma da quelli della Galassia abbiamo certo imparato un numero formidabile di cose – riguardo le stelle, ma anche riguardo l’universo stesso nel suo insieme.

Quelli di “casa nostra” sono in gran parte ben studiati, e in questi anni  cominciamo a poter lanciare lo sguardo (con sufficiente precisione) su quelli delle galassie vicine. Si prevedono tempi emozionanti, dove potremo verificare quello che abbiamo imparato per la Via Lattea e soprattutto vedere se e come c’è corrispondenza con quanto troviamo in altri ambienti galattici (già gli ammassi della Piccola e Grande Nube di Magellano ci hanno dato parecchie sorprese).

Certo, poter gettare uno sguardo ravvicinato su quelli così lontani come in Abell 1689, sarebbe una pacchia per qualsiasi astronomo…

Derivato in parte da APOD 17.9.2013

Dalle mappe di materia oscura all’evoluzione delle galassie

Un team di astronomi utilizzando il Telescopio Spaziale Hubble, sono riusciti a realizzare una delle mappe più dettagliate della materia oscura nell’universo (la materia oscura è una sostanza invisibile e di natura ancora ignota che costituisce la gran parte della massa dell’universo stesso).

Le nuove osservazioni di materia oscura forniscono nuove importanti indicazioni sul ruolo dell’energia oscura nei primi cruciali anni di sviluppo dell’universo. I risultati suggeriscono come gli ammassi di galassie si siano formati ben prima di quanto ci si attendeva, prima di quando l’intervento dell’energia oscura giungesse ad inibire la loro stessa crescita.

L'ammasso di galassie Abell 1689 (Crediti: NASA, ESA, and D. Coe (NASA JPL/Caltech and STScI))

L’energia oscura, una ancora misteriosa proprietà dello spazio, si manifesta proprio come un competitore formidabile della forza gravitazionale. Si può dire che l’energia oscura allontana le galassie l’una dall’altra “stirando” lo spazio intergalattico, dunque inibendo anche la formazione di strutture giganti, come appunto gli ammassi di galassie. E’ un tiro alla fune, tra gravità ed energia oscura: per capire i dettagli di questa “competizione cosmica”, gli scienziati trovano un utilissimo aiuto nello studio della distribuzione dettagliata della materia oscura negli ammassi.

In questo contesto, un team di scienziati ha indagato la distribuzione in massa di Abel 1689, a 2,2 miliardi di anni luce dalla Terra, trovando come il nucleo dell’ammasso stesso sia molto più denso – in termini di quantità di materia oscura –  di quanto ci si aspettava (dalle simulazioni al computer) per un ammasso della sua taglia.

E’ una evidenza sorprendente per gli stessi scienziati coinvolti, per spiegare la quale bisogna per forza “retrodatare” la formazione dell’ammasso, che altrimenti non sarebbe potuto svilupparsi in questo modo, proprio per l’intervento dell’energia oscura.

HubbleSite Press Release