Qualcosa in noi, che canta…

Siamo negli anni sessanta. Gli anni dei Beatles, della crisi dei missili di Cuba, del festival di Woodstock ed anche – per avvicinarci ai temi più marcatamente astronomici – di quel capolavoro immenso che è 2001 Odissea nello spazio.

E’ un tempo di grandi rimescolamenti, di un’idea di revisione e rivoluzione del modo di vedere il mondo e i rapporti interpersonali (che trova come sappiamo un formidabile veicolo espressivo e di aggregazione nella musica). E’ un tempo di insofferenza verso tutto ciò che mortifica l’uomo, e di forte desiderio di cambiamento. E’ anche un tempo  – non a caso – di grandi imprese, anche nell’esplorazione del cosmo.

Apollo 12 è la seconda navicella con persone a bordo, e decolla proprio alla chiusura dei sixties, nel 1969. Il punto di allunaggio viene scelto vicino alla posizione di arrivo della Surveyor 3, una navicella robotica che era arrivata sulla Luna tre anni prima.

Crediti: Apollo 12NASA

Nella foto, presa dal pilota del modulo lunare Alan Bean, il comandante della missione  Pete Conrad si intrattiene a controllare il Surveyor (il quale probabilmente non si aspettava visite umane vita natural durante), per verificare la solidità del suo appoggio sulla superficie del nostro satellite. Il modulo lunare è visibile sullo sfondo.

Sebbene non sia celebre come le contigue missioni Apollo 11 (che portò i primi uomini sulla Luna) e Apollo 13 (che non  raggiunse il suolo lunare ma riportò rocambolescamente a casa l’equipaggio dopo un’esplosione avvenuta nel modulo di servizio), Apollo 12 ritornò a Terra con un favoloso bottino, consistente in molte fotografie del suolo lunare ed anche diversi campioni di roccia (alla faccia di chi dice che non ci siamo stati, cosa che comunque un po’ rimane in mente se si è visto il bellissimo Capricorn One).

Tra i suoi successi bisogna anche ricordare l’allestimento dell’Apollo Lunar Surface Experiments Package (nome abbastanza altisonante, devo dire), che rimase in opera fino al 1977, e che portò avanti in modo brillante una buona serie di esperimenti, inclusa la misurazione del vento solare.

Il programma Apollo sarebbe continuato ancora per tre anni, chiudendosi poi nel 1972 con la missione Apollo 17, che resta ad oggi l’ultima missione che portò un uomo a passeggiare sul suolo lunare. 

Oggi finalmente, dopo tanti anni di oblìo, si torna a pensare a missioni umane sul nostro unico e pregevole satellite naturale. In ogni caso, l’esplorazione della Luna ha raggiunto nel programma Apollo  degli obiettivi difficilmente dimenticabili, ed è segno permanente di cosa possiamo fare, noi umani, quando appena ci crediamo, quando appena ci permettiamo di guardare al mondo e all’universo con un pelo di fiducia.

Non sarebbe azzardato dire che questa è una delle più grandi acquisizioni del programma Apollo: abbiamo imparato qualcosa della Luna, ma anche qualcosa di noi, qualcosa di estremamente prezioso. 

Giova oggi, in quest’epoca di crisi, ricordarselo. E farsi contagiare di nuovo da un entusiasmo, che cova appena sottotraccia, che é vivo, comunque.

E ogni volta che vediamo la Luna, nel cielo terso, qualcosa in noi canta

Quarantacinque anni dopo…

Bisogna tornare decisamente  indietro, riavvolgere veloce fino a ben quarantacinque anni da adesso, per ritrovare una presenza umana sul nostro caro, unico satellite naturale. Le cronache ci riportano, per la precisione, a quel lontano dicembre del 1972, quando gli astronauti Eugene Cernan ed Harrison Schmitt si trovarono a trascorrere ben 75 ore sulla superficie della Luna, mentre il loro collega Ronald Evans orbitava sopra la loro testa, nella paziente attesa del rientro.

Crediti: NASA

L’immagine qui sopra mostra Schmitt sulla sinistra del rover lunare, proprio ai bordi del cratere chiamato Shorty. Assai interessante il fatto che l’equipaggio della Apollo 17 riportò a terra ben centodieci chilogrammi di roccia e campioni di suolo lunaredunque assai più di quanto è stato mai riportato da ogni altro sito di atterraggio lunare.

Centodieci chili che, tra l’altro, sono sul nostro pianeta e testimoniano senza troppo clamore ma con indubbia efficacia che – ancora ci fosse chi ne dubita – sulla luna ci siamo stati, ci siamo stati davvero. 

E’ questa, una evidenza solidamente corroborata dai fatti, a dispetto anche di recenti clamori che, proprio per il caso dell’Apollo 17, vogliono vedere bizzarri e fantasiosi complotti laddove, assai più realisticamente, c’è “solo” il caso di una esplorazione scientifica e di una impresa tecnologica, che è stata (grazie al cielo) pienamente di successo.

Al sorger.. della Terra

Prendo spunto dalla bella immagine del giorno sul sito NASA, per tornare sul programma statunitense Apollo (che sarebbe veramente affascinante approfondire, per i tanti risvolti tecnologici, sociali, politici…). L’ Apollo 8 è stata la prima missione della serie, con a bordo un equipaggio umano. E’ la prima volta che degli uomini entrano in orbita lunare, ed è dunque di rilevanza storica.

La navicella entrò in orbita intorno al nostro satellite esattamente la vigilia di Natale del 1968. Per capire l’epoca, pensiamo che i Beatles erano appena usciti con il loro White Album, mentre Stanley Kubrick aveva raggiunto i cinema con 2001 Odissea nello spazio, Richard Nixon si era appena insediato come presidente alla Casa Bianca, la Yale University aveva da poco annunciato la sua apertura alle persone di sesso femminile.

Il sorger della Terra dalla Apollo 8, una delle immagini più famose della storia dell'esplorazione spaziale (Crediti: NASA)
Il sorger della Terra dalla Apollo 8, una delle immagini più famose della storia dell’esplorazione spaziale. E’ l’immagine del giorno sul sito dell’ente spaziale americano (Crediti: NASA)

Dal punto di vista tecnologico, in quell’anno viene fondata la Intel, da parte di Robert Noyce e Gordon Moore. Siamo anche in un punto importante nella “preistoria” di Internet, perchè proprio nel 1968 Larry Roberts pubblica il piano programmatico per ARPANET, il vero e proprio precursore del WWW come oggi lo conosciamo. La Hewlett-Packard nello stesso anno lancia il primo vero computer di massa, il modello 9100A (anche se il computer più famoso dell’anno è indiscutibilmente HAL 9000 …).

La sera del 24 dicembre, dunque, gli astronauti a bordo della Apollo – Franc Borman, Jim Lovell e William Anders – si intrattennero in una trasmissione live dall’orbita lunare, dove furono in grado di mostrare immagini della Terra e della Luna viste dalla navicella. Come ebbe a dire Lovell, “La sperduta vastità incute un timore reverenziale, e ti fa render conto di tutto quello che hai laggiù sulla Terra”. Qualcosa su cui non sarebbe male riflettere anche oggi, a distanza di tanti anni. L’equipaggio terminò la trasmissione leggendo a turno dei passi dal Libro della Genesi.

Un altro capitolo importante dell’esplorazione del cosmo, si era appena compiuto.

L’Apollo 11 in cento secondi

Si può “raccontare” in meno di due minuti una delle storie più straordinarie dell’esplorazione spaziale? In epoca di Internet e social network, è diventato ormai quasi un luogo comune il fatto che la qaulità dell’attenzione sia in genere ridotta, meno capace di prolungarsi nel tempo. Ecco in questo senso il filmato è estremamente “moderno”, e ha l’indubbio merito di farci attraversare in pochissimo tempo la fantastica avventura umana e tecnologica che ha portato le prime persone a camminare sul nostro satellite.

E a proposito di tecnologia, sembra incredibile a pensarci, adesso. Riuscire a effettuare un viaggio umano sulla luna con la tecnologia degli anni sessanta… Come riporta anche la pagina di Wikipedia, il computer di bordo (per un errore umano) saturò la memoria disponibile, segnalando un guasto proprio in fase di atterraggio. Grazie al cielo la cosa fu risolta senza conseguenze.

Ripensare oggi alle specifiche tecniche del computer di bordo, chiamato Apollo Guidance Computer, può far sorridere. Basti solo menzionare il fatto che fosse basato su una unità di calcolo della frequenza di “ben” 2 MHz – ovvero, un migliaio di volte più bassa della frequenza tipica di un comune smartphone attuale. Sono andati sulla luna con molto, molto meno di un telefonino…

Comunque, onore alla professionalità ed al coraggio di quanti hanno preso parta a questa (veramente) storica missione! 

Se ci fosse stato LRO…

Sappiamo che la missione Apollo 14 fu un pieno successo. Gli astronauti riportarono a casa una serie incredibile di immagini del nostro satellite, ed anche dal punto di vista strettamente scientifico, tutti gli obiettivi prefissati furono rispettati. Tuttavia, per l’equipaggio fu anche l’occasione di un grande disappunto: quello dell’aver perso la possibilità di godere della vista spettacolare che deve esserci al bordo di un cratere largo circa 300 metri!

Se solo avessero potuto avere le mappe ad alta risoluzione del Lunar Reconnaissance Orbiter, probabilmente questo non sarebbe successo. Ma raccontiamo la storia con ordine.

La missione Apollo 14 venne lanciata il 31 gennaio del 1971. La tensione aleggiava palpabile fin dall’inizio; era la missione lunare successiva a quella sfortunata dell’Apollo 13: come sappiamo, era stata annullata a causa dello scoppio di una bombola di ossigeno nell’astronave mentre era in rotta verso la Luna (all’origine della famosa frase “OK, Houston, abbiamo avuto un problema”). Fu già un enorme successo e uno sforzo eroico (epico, nel vero senso della parola) riscire a far tornare sulla Terra l’equipaggio sano e salvo…

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