Dalla turbolenza, alla quiete…

Cos’è mai questo esteso anello di ghiaccio, tutto intorno alla stella Fomalhaut? Questa stella piuttosto interessante, visibile con relativa facilità nel cielo notturno, si trova ad appena venticinque anni luce da noi. Sappiamo che gli orbita attorno almeno un pianeta, chiamato Dagon, e sappiamo anche che è circondata da diversi anelli di polvere. Ma la cosa più intrigante è sicuramente questo anello ancora più esterno, la cui scoperta risale a circa una ventina di anni fa, che mostra un bordo sorprendentemente ben definito.

Crediti: ALMA, M. MacGregor; NASA/ESA Hubble, P. Kalas; B. Saxton (NRAO/AUI/NSF)

Vogliamo subito sottolinearlo: anche questa splendida immagine è frutto di un approccio “collaborativo” all’indagine astronomica, del quale parlavamo proprio ieri. In questo caso non parliamo certo di onde gravitazionali, ma di una riuscitissima composizione dei dati di ALMA (Atacama Large Millimeter Array)  con una immagine di Hubble. Qui i dati di ALMA sono in rosa, quelli di Hubble in blu. Insieme fanno una immagine veramente suggestiva, ma ciò che conta è che ci restituiscono, insieme, un quadro più completo e variegato di quello che succede intorno a questa stella così vicina e così particolare.

Continua a leggere Dalla turbolenza, alla quiete…

Rosetta arriva a destinazione

 

Il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripreso dallo spettrometro a bordo della sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) il 3 agosto 2014. Crediti e copyrighy – ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.
Il nucleo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripreso dallo spettrometro a bordo della sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) il 3 agosto 2014. Crediti e copyrighy – ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA.

Dieci anni sono passati da quando la sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea è stata lanciata per un rendezvous spaziale davvero intrigante: entrare in orbita attorno ad una cometa e sganciare una sonda sul suo nucleo per studiarne le proprietà chimico-fisiche.

Oggi Rosetta si può dire arrivata a destinazione. Dopo quattro spinte gravitazionali con la Terra, Marte e altre due con la Terra, e due incontri ravvicinati con l’asteroide Steins (2008) e l’asteroide Lutetia (2010), entrambi appartenenti alla Fascia degli Asteroidi, la sonda dell’ESA ha avuto il rendezvous con il suo principale target: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Ben riuscito, tra l’altro. Le manovre di avvicinamento e, successivamente nei prossimi gioni, di messa in orbita attorno alla cometa sono in parte automatizzate e in parte seguite da terra e sono iniziate nel maggio scorso. Se anche solo una di queste fosse fallita, la sonda non avrebbe mai incontrato la cometa.

Al momento la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e Rosetta si trovano a una distanza di 405 milioni di chilometri dalla Terra, circa a metà strada tra l’orbita di Giove e quella di Marte, e si sta avvicinando nella regione più interna del nostro Sistema Solare ad una velocità di 55 000 chilometri all’ora. Sono velocità spaventosamente alte se pensiamo che la velocità media di un’automobile in un centro abitato è 1000 volte più piccola.

Un dettaglio della superficie del nucleo ottenuta dalla camera OSIRIS a bordo di Rosetta. Crediti ESA. Fonte: https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/14843737445/in/set-72157638315605535/
Un dettaglio della superficie del nucleo ottenuta dalla camera OSIRIS a bordo di Rosetta. Crediti ESA. Fonte: https://www.flickr.com/photos/europeanspaceagency/14843737445/in/set-72157638315605535/

Rosetta è a circa 100 chilometri dalla superficie della cometa, ma si avvicinerà ancora di più. Nel corso delle prossime sei settimane descriverà due traiettorie triangolari precedendo la cometa, la prima ad una distanza di 100 chilometri, la seconda arrivando fino a 50 chilometri dalla sua superficie. Nello stesso tempo gli strumenti a bordo di Rosetta forniranno uno studio dettagliato del nucleo della cometa, analizzando la superficie per mapparla in grande dettaglio in modo da poter determinare il sito di atterraggio più favorevole per Philae. E’ anche probabile che si possa andare ancor più vicino al nucleo: se l’attività della cometa lo permetterà, Rosetta potrà descrivere un’orbita di tipo circolare a 30 chilometri di distanza dal nucleo o anche più vicino.

La cometa descrive un’orbita ellittica con un periodo orbitale di 6,5 anni, orbita che nel punto di massima distanza dal Sole si trova al di là dell’orbita di Giove.

Lo spettrometro ad immagine OSIRIS installato sulla sonda Rosetta dovrà mappare la cometa per individuare un sito adatto all’atterraggio del lander Philae nel novembre 2014. Si tratterà di una grande evento nella storia umana: per la prima volta un robot si depositerà sul nucleo cometario e rimarrà ancorato per studiarne le proprietà fisiche e chimiche che legano i processi di sublimazione del gas cometario, la polvere, la composizione del nucleo e tutti i processi fondamentali che hanno luogo man mano che la cometa si avvicina al Sole, passa nel suo punto di minimo distanza con la stella e se ne allontana.

Nei giorni scorsi Rosetta aveva anche compiuto una misura della temperatura della cometa trovandola troppo calda per ipotizzare un nucleo ricoperto di ghiacci. L’ipotesi, dunque, è che debba avere una crosta scura e rocciosa. Questo risultato è stato ottenuto dallo spettrometro VIRTIS tra il 13 e il 21 luglio scorsi quando Rosetta si è avvicinata alla cometa da una distanza di 15000 chilometri fino a circa 5000 chilometri. A questa distanza, grazie ad un sensore in grado di raccogliere la luce infrarossa emessa dall’intera cometa, è stato possibile ricavare la temperatura superficiale media che si aggira intorno a -70 gradi centigradi. In particolare, tale misura è avvenuta quando la cometa si trovava a 555 milioni di chilometri dal Sole, oltre tre volte la distanza della Terra dal Sole, il che comporta un valore di radiazione solare circa un decimo di quella che arriva sulla Terra.

Sebbene -70 gradi centigradi sia un valore piuttosto basso per le temperature quali siamo abituati noi sulla Terra, in realtà è non lo è per gli oggetti del nostro Sistema Solare, e in particolare è un valore più alto di quella che ci si aspettava, circa 20-30 gradi centigradi in più del valore di temperatura prevista per un oggetto cometario a una tale distanza se si suppone essere completamente coperta di ghiaccio.

Il risultato è estremamente importante dato che è possibile fare delle previsioni sulla composizione e le proprietà fisiche della superficie della cometa. Le misure della temperatura infatti portano a confermare che la maggior parte della superficie del nucleo cometario sia ricco di polvere.

E l’avventura è appena iniziata.

Le ultime spettacolari immagini di Rosetta le trovate qui.

Link utili:

ESA – Rosetta arrives at comet destination

ESA – Google+

Avamposto42-articolo di Stefano Sandrelli: Un funghetto per Rosetta

Altre informazioni:

ESA – How Rosetta Arrives at a Comet 

19 gennaio 2014 – Sveglia, sveglia, Rosetta!

20 gennaio 2014 Rosetta si è svegliata! 

20 maggio 2014 – Una cometa attiva per Rosetta 

Sabrina 

Prime immagini della cometa Tempel I

Certo siamo abituati ad immagini ben più spettacolari provenienti dallo spazio, eppure queste hanno lo stesso una importanza considerevole. Sono infatti le prime immagini della cometa Tempel I  acquisite dalla sonda Stardust della NASA, prese durante la fase di avvicinamento.

Quella che vedete qui sotto è stata acquisita appena ieri, mentre la sonda si trovava ad una distanza di poco più di 2400 chilometri dalla cometa.

Le prime immagini della cometa inviate da Stardust-NExT (Crediti: NASA/JPL-Caltech/Cornell)

La cometa Tempel I non ci è del tutto nuova. Alcuni si ricorderanno di come sia già stata visitata dalle sonde: era il 2005 e la sonda andata a curiosare vicino alla cometa era la Deep Impact.

Riguardo il più recente “approccio” (ricordiamo al proposito che la missione Stardust-NExT è un progetto “low cost” destinato appunto ad espandere le investigazioni già effettuate sulla cometa da Deep Impact), abbiamo le prime immagini sul sito http://www.nasa.gov/stardust e sul sito http://www.jpl.nasa.gov. Due siti da tenere d’occhio aspettando le prossime immagini della cometa di “San Valentino”!

NASA JPL Press Release

Pieno successo per il flyby di EPOXI alla Hartley 2!

A poche ore dal flyby della sonda EPOXI con la cometa Hartley 2, gli scienziati dicono che già le prime immagini ci rivelano nuove importanti informazioni riguardo le dimensioni della cometa, come pure del materiale distribuito lungo la sua superficie….

“Le osservazioni preliminari della cometa mostrano come, per la prima volta, possiamo riuscire a collegare la sua attività a specifiche caratteristiche del nucleo”, ha detto il Principal Investigator di EPOXI, Michael A’Hearn, “Abbiamo certamente un sacco di roba (letteralmente, “our hands full”, le mani piene). Le immagini sono piene di formidabili dati cometari, ed è proprio quello che speravamo”.

Ricordiamo che EPOXI è l’estensione di una missione precedente, che già utilizzava la sonda Deep Impact. La sua fase di incontro con la cometa Hartley 2 è iniziata il 3 novembre alle 1 p.m. PDT, quanto la sonda ha iniziato a puntare i suoi due imagers verso il nucleo della cometa. Le immagini del nucleo stesso sono iniziate ad arrivare circa un’ora dopo.

La sonda ci ha fornito la più estesa osservazione di una cometa in tutta la storia“, ha detto Ed Weller, amministratore associato del Science Mission Directorate di NASA, “scienziati ed ingegneri  sono riusciti a spremere scienza di prim’ordine da una sonda il cui obiettivo era stato riformulato, per un costo a carico dei contribuenti pari ad una frazione di quanto avrebbe comportato un nuovo progetto scientifico”

Le immagini in arrivo da EPOXI  rivelano che la cometa Hartley 2 presenta un volume complessivo circa cento volte inferiore a quello della cometa Temple 1, il primo obiettivo di Deep Impact. Altre rivelazioni su Hartley 2 sono attese in seguito all’accurata analisi dei dati forniti dalla sonda.

Un montaggio di alcune immagini della cometa Hartley 2 (Crediti: NASA/JPL-Caltech/UMD)

Riguardo al flyby, le stime iniziali indicano che la sonda si è avvicinata fino a circa 700 chilometri dalla cometa: questa è esattamente la distanza che era stata calcolata e previta dagli ingegneri che hanno programmato il “passaggio ravvicinato”. Dai JPL della NASA fanno sapere che considerano questa riuscita come una dimostrazione della capacità di passare vicino ad un oggetto che si muove tanto velocemente nel cielo.

Ancora, mentre è indubbiamente eccitante osservare le immagini del flyby, ancora molto lavoro rimane da fare. In particolare si prevede di raccogliere immagini ancora per circa tre settimane, mentre la sonda prosegue, indomita, il suo lungo viaggio….

NASA JPL Press Release