Scienza e libertà. Un dialogo.

Decisamente una interessante opportunità quella di percorrere l’intervista rilasciata per la rivista Tracce dal fisico Juan Joes Cadenas, nel suo numero di giugno. Interessante perché ci permette di allargare lo sguardo, e riflettere su come si fa scienza oggi e soprattutto su quale sia la portata culturale dell’avventura scientifica nel mondo moderno.

L’intervista prende lo spunto dal dialogo intorno ad un libro di J. Carron, La bellezza disarmata, ma – vorrei dire – si svincola volentieri dal pericolo di una disamina troppo puntuale di uno specifico testo (sia pur decisamente interessante) per spaziare a largo raggio su una serie di tematiche veramente nutrienti per un consapevole e scaltrito rapporto tra la scienza e la cultura. Come tali, direi, di interesse assolutamente generale.

Juan José Cadenas
Juan José Cadenas (Crediti: intervista web sito CL)

Rintraccerei proprio nel fatto che il dialogo avvenga con un fisico dichiaratamente agnostico, prendendo però spunto da un testo di un sacerdote, l’evidenza che questo scambio dialettico  risulti particolarmente profondo e senza preclusioni di sorta. Difatti – l’abbiamo visto spesso – laddove la diversità è rispettata ed accolta, si genera sempre un valore particolare, un valore aggiunto che è come pietra preziosa, nella nostra sacrosanta tensione a comprendere il mondo e noi stessi.

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Il bosone di Higgs e la fede

Iniziamo a proporre – di tanto in tanto – degli “editoriali”: in questa prima occasione, prendiamo spunto dal bosone di Higgs, la cosiddetta “particella di Dio”, per parlare di scienza e fede. Sperando di fare cosa gradita: al proposito, attendiamo i vostri commenti. (MC)

Chiamato impropriamente “La particella di Dio” (per chi crede tutte le particelle potrebbero fregiarsi di tal nome…), il bosone di Higgs ha portato più persone ad interrogarsi sulle relazioni, sugli incroci, tra la ricerca scientifica e la fede.

Al proposito un articolo breve ma interessante è quello apparso su ilsussidiario.net a firma di Lorenzo Albacete.

Mi pare significativo in particolare un brano dell’intervista, laddove si dice che “La fede cattolica della creazione non parla di cosa è successo nel Big Bang, ma di ciò che sta accadendo ora, come siamo creati dal nulla in ogni momento della nostra vita.”

In questo senso, la scoperta di una particella di per sè non ci dice niente sull’esistenza di realtà “extrascientifiche”. La scienza non si sostituisce all’atto di libertà e onestà intellettuale che può portare alla fede. Dio rispetta la nostra libertà e non ci “obbliga” con risultati scientifici.

La scienza è il mio lavoro, e negli anni ho avuto anche  l’immeritato privilegio di incontrare scienziati piuttosto noti. E ne ho visti – ne vedo – di credenti e non credenti. Insomma gli scienziati “mappano” all’interno della loro comunità le stesse opzioni di libertà dell’umano sentire, che si trovano nella più vasta assemblea umana. La scienza non forza nessuno: ciò non toglie che per il credente questa sua fede possa essere uno stimolo alla ricerca. Continua infatti l’intervista “ci meravigliamo con timore reverenziale del mistero di Cristo. Egli è il centro dell’universo. Il timore suscitato in noi da questa convinzione di fede risveglia e sostiene la nostra esplorazione scientifica della bellezza che ci circonda.”

Altresì mi pare che alcuni scienziati dichiaratamente (e talvolta veementemente) agnostici, al di là del loro valore di scienziati, non facciano un buon servizio alla scienza cercando di supportare la propria visione del mondo con questo o quel risultato cosmologico (penso ad esempio a certe prese di posizione di Stephen Hawking, o di Margherita Hack, tanto per rimanere in ambito astronomico).

Con buona pace di tutti, credenti e non credenti, la scienza e la fede corrono su binari diversi. La scienza non mi dice perché è importante vivere e perché la mia vita è unica. Non mi dice se sono nel mondo per un compito. Mi dice come è fatto e come funziona l’universo che mi circonda. Forzarla a rispondere a domande per le quali non è nata, è semplicemente un errore e come tale non aggiunge niente alla vera conoscenza. Sarebbe come – dall’altra parte – pretendere che la Bibbia fornisse una descrizione fisica precisa del mondo – non è quello il suo intento.

Eppure all’incrocio tra scienza e fede c’è tanto da imparare. Basta attraversarlo con atteggiamento umile e senza pregiudizi, con tanta voglia di capire. E tanto stupore per il mondo, così come è, per il fatto stesso che esiste. E che esistiamo noi, che lo possiamo comprendere.


Marco Castellani  
(INAF – Osservatorio Astronomico di Roma)