A che serve l’astrofisica?

Essere astrofisico vuol dire per forza confrontarsi con domande come questa. Inutile far finta di nulla, la domanda esiste e non si può eludere con sufficienza. Nemmeno atteggiarsi sdegnosamente a chi “conosce” e lascia gli altri nella loro ignoranza, è saggio e salutare.

Sarebbe un errore, perché la domanda è sensata. Con tutto quello che accade nel mondo, con tutte le emergenze che ben sappiamo, ha senso spendere soldi e tempo per andare a vedere cosa succede lassù? Non sarebbe meglio stare con i piedi per terra, dedicarci alle cose più urgenti?

Sonde costosissime, telescopi giganteschi… hanno davvero senso, in questa epoca che da tempo chiamiamo di crisi? Dalla quale, ancora, non ci siamo tirati completamente fuori?

Il successore di Hubble, il James Webb Telescope, è quasi pronto. I costi si aggirano su diversi miliardi di dollari. Vale la pena?

La domanda è dunque legittima. Anzi, di più: è doverosa.

Quello che non è forse legittimo è saltare direttamente alle conclusioni, derubricare l’astrofisica tra le cose che non danno da mangiare e perciò vanno messe da parte, almeno in attesa di tempi migliori.

Non è legittimo, no.

Non perché io voglia fare, adesso, una difesa d’ufficio (o almeno, non solo). Piuttosto, perché non contempla la totalità dei fattori in gioco: c’è qualcosa che ci potrebbe sorprendere, ci sono connessioni tra lassù e quaggiù che forse non consideriamo, e che potrebbero portarci a vedere le cose in una prospettiva nuova. Più larga, e forse più equilibrata.

Qualcosa, di che tipo? Preferisco non dirlo, adesso. Lasciarvi pensare, se vi va. E semmai vi invito, piuttosto, a prendervi una ventina di minuti per ascoltare la puntata di Fisicast dedicata all’argomento.

E’ tempo ben speso, vi assicuro.

Sì, ma a che serve l’Astrofisica?

Non è infrequente sentirsi rivolgere questa domanda. Da astrofisico, vi sono incappato diverse volte: direi che è praticamente inevitabile. Ma sia chiaro, qui non lo dico con fastidio, ma con interesse. E’ davvero qualcosa che richiede un ripensamento di base del lavoro stesso che facciamo, del modo esatto con cui riempiamo le giornate.

Per tutto questo, è una domanda salutare. Anzi, è una domanda che dobbiamo sempre rinnovare e riprendere, per arricchirla, costellarla di nuove ragioni e nuove risposte. A che serve l’astrofisica? 

Perché oggi, spendere soldi per indagare i misteri del cielo? Ha senso?
Perché oggi, spendere soldi per indagare i misteri del cielo? Ha senso? E’ ancora ragionevole?

Inizio da qui: è una domanda normale, pienamente lecita. Vorrei prima di tutto fermarmi su questo, sul fatto che è bello porre domande così fondamentali, è segno innanzitutto che siamo vivi. E dunque – come prima cosa – sostengo che è legittimo, pienamente legittimo.

Diciamo, uno magari porta i figli a scuola (nel traffico), poi si incanala sul raccordo anulare (in fila) per arrivare in ufficio. E intanto la radio dell’automobile gli ricorda – limpidamente ma anche implacabilmente –  che siamo in tempo di crisi. Una crisi globale, che investe l’economia, il lavoro, le relazioni, il mondo di guardare sé stessi e il mondo. Una occasione – a guardarla dal lato positivo – per rinnovarsi e ripensarsi, per non dare più niente per scontato. Per rispolverare, anche,  quelle domande che avevamo un tempo, quelle di capire tutto, di darci ragione di tutto. Che  magari abbiamo messo da parte, con l’etichetta ci penso dopo. 

Forse (azzardo) tutto avviene con un motivo. Forse la crisi è anche per questo. Per pensarci subito.

Ecco, allora a che serve? Perché, se uno fa il barista, è chiarissimo a cosa serva. Se uno fa il netturbino (o dovrei meglio dire operatore ecologico) è altrettanto chiaro. Serve, serve. Prova un po’ a farne a meno: te ne accorgi subito, non c’è necessità di discorsi. E non parliamo di chiunque lavori nella sanità, a qualunque titolo, dal chirurgo al portantino. E’ fin troppo ovvia e conclamata – giustamente – l’utilità del suo mestiere.

E se uno fa l’astrofisico, invece? Ecco, io credo che sia una domanda in qualche modo da tenere aperta. Perché sarebbe anche facile, per l’astrofisico di turno, buttare giù qualche riga in cui far sfoggio di retorica, riempire la pagina di ragioni per cui la scienza in generale, e quella più elusiva in particolare, quella che ha a che vedere con oggetti lontanissimi e che non toccheremo mai (esatto, proprio l’astrofisica insomma), ha piena ragione di essere oggetto dei nostri sforzi e del nostro umano operare. E del nostro portafoglio, parimenti: non dimentichiamoci che a finanziare la ricerca astrofisica, per gran parte, sono i cittadini che pagano le tasse. Siamo noi. Sei tu, che leggi questo articolo adesso: tu stai sostenendo la ricerca astrofisica, con il tuo lavoro.

Troppo facile, dunque, arroccarsi in una risposta d’ufficio. Domande come questa invece vanno tenute aperte. E va data una risposta sempre in progress, sempre rinnovata e fresca, adeguata al momento storico che si sta vivendo. Il sito stesso dal quale state leggendo, in fondo, nasce come tentativo di elaborare questa risposta sempre in divenire. 

Molto interessante e stimolante, a questo proposito, il dialogo affrontato questo mese su FisiCast (il podcast di Fisica di cui ci siamo occupati più volte), che stavolta ha proprio a titolo questo impegnativo e stimolante tema, A che serve l’astrofisica? Un ascolto quanto mai ricco di spunti ed idee, accessibile ma non frivolo, leggero ma consistente, al tempo stesso. Autore di questa interessante puntata è  Gianluca Li Causi,  altre voci dono quelle di : Chiara Piselli (che i nostri amici forse conoscono come la ragazza che… parla ai fotoni!) e Luigi Pulone. La regia è di  Edoardo Massaro. 

Come di consueto, vi è una varietà di possibili modi di fruizione. Qui riportiamo l’accesso YouTube, ma non è certamente l’unico. Sul sito www.fisicast.it potete infatti trovare come scaricare il podcast, magari per sentirlo in un momento di relax o in macchina (ottimo per le file sul raccordo anulare appunto, o equivalenti situazioni di potenziale stress). Avrete certamente qualcosa di pienamente ragionevole da dire, dopo, quando sentirete qualcuno lamentarsi per il costo delle missioni spaziali.

Perché le missioni spaziali costano tanto, è proprio vero. Ma è pienamente ragionevole farle. Per tanti motivi, molti dei quali sono ben descritti nella puntata di Fisicast… che ora, non resta che ascoltare!

Esclusivo: l’intervista a Phòs!

Eh sì. Alla fine i nostri amici di Fisicast ci sono riusciti. Sono riusciti laddove i più avrebbero desistito. Si sono spinti fino agli estremi confini della fisica, valicando limiti ritenuti insuperabili. Sì, e ci sono riusciti in pieno. Parliamo davvero di un risultato incredibile: sono riusciti ad intervistare Phòs, il nostro elusivo ma luminoso amico, che già aveva preso spazio in varie occasioni su questo sito.

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Il nostro Phòs, ne ha da dire

Sì non stiamo scherzando. Phòs è un tipo chiacchierone, l’avrete già notato, ma è anche un po’ sfuggente, se si parla di “acchiapparlo” per potergli addirittura parlare. C’è riuscita Chiara Piselli, coadiuvata dall’ottimo team di FISICAST (il podcast di fisica di cui ci siamo già occupati in diverse occasioni), e l’ha sufficientemente ammaliato tanto da potergli parlare un po’, e farsi raccontare qualcosa di sé.. finalmente dalla sua stessa voce!

La puntata di FISICAST in cui Phòs svela un tantinello dei suoi preziosi segreti è la numero 38, ed è appena stata pubblicata sul sito ufficiale, pronta per essere ascoltata online o liberamente scaricata (Autori: Marco Castellani, Gianluca Li Causi. Voci: Marco Castellani, Chiara Piselli. Regia: Edoardo Massaro, Collaborazione: Riccardo Faccini, Giovanni Organtini, Giovanni Vittorio Pallottino).

Concedetevi dunque questo viaggio con Chiara e Phòs: in meno di mezz’ora attraverserete, insieme a loro, una bella parte di fisica vecchia e nuova, toccherete le sponde ardite della relatività generale e quelle scoscese e bizzarre della meccanica quantistica, ritroverete concetti intravisti ma bizzarri, come lo scambio di particelle virtuali e sopratutto… ne sentirete anche di cotte e di crude sulla rivalità accesa tra Phòs e i suoi ancor più elusivi cuginetti, quei neutrini “colpevoli” di aver sottratto – con il recente Nobel – i riflettori a Phòs ed ai suoi amici, proprio nell’Anno Internazionale della Luce!

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Ne ha da dire Phòs, anche del lungo viaggio dal Sole alla Terra… suo e dei suoi piccoli amici. Andate ad ascoltarlo…!

Beh ora basta parlare, Phòs vi aspetta. Ringraziamo ancora l’appassionato e competente team di FISICAST che è riuscito laddove molti nemmeno si erano mai cimentati: far parlare un fotone.

Una ultima cosa, prima di partire con l’ascolto. Non è escluso che in futuro si tenti di acchiapparlo di nuovo, così non trascurate di far sapere se questa chiacchierata vi è piaciuta e se Phòs ha potuto “illuminarvi” un pochino su qualche concetto di fisica. Soltanto, una preghiera: non glielo dite che altrimenti si monta la testa. Sapete bene come è fatto, ormai!

Un bel traguardo per FISICAST!

Di FISICAST, il podcast italiano della fisica abbiamo già parlato diverse volte, presentando alcune puntate e un’intervista ai ricercatori che lo hanno ideato (si veda al proposito FISICAST, il podcast per capire la fisica, oppure Tre domande a… FISICAST). Oggi possiamo ben dire che hanno vinto la loro scommessa di divulgare la scienza in un modo nuovo: è infatti appena uscita la trentesima puntata, con la quale il podcast ha tagliato l’importante traguardo dei 100 mila ascolti!
 
Vale la pena sottolineare come l’uso del podcasting come veicolo di informazione per la fisica, se da un lato pone delle sfide non indifferenti al creatore di contenuti, si presenta come particolarmente attraente per l’utente finale, che in questo caso ha la possibilità di acquisire delle nozioni specifiche riguardo tale disciplina, mentre magari è impegnato in altre attività, come la camminata svelta o la corsa, per esempio. L’offerta di podcast è ormai davvero completa e variegata e con molti prodotti di elevata qualità e fattura decisamente professionale. FISICAST si propone in questo settore con l’ambizioso e stimolante obiettivo di farci assaggiare un po’ del fascino della comprensione di come va il mondo (nel senso, di come funziona) in maniera leggera e immediata.
 
Dal maggio del 2012, mese in cui uscì la prima puntata, “Il tempo”, gli audio di FISICAST hanno spaziato sui più diversi settori della affascinante discipina, dalla fisica classica alla fisica moderna, sia spiegando con parole semplici concetti spesso ritenuti ostici, come la Relatività Speciale e Generale, la Meccanica Quantistica, il Bosone di Higgs, o come si vedono le Particelle Elementari, sia svelando i vero funzionamento dei più evidenti fenomeni della natura, come MareeArcobaleniTuoni e fulmini, o Radioattività, spesso del tutto diverso da quel che comunemente si pensi (ascoltare per credere!).
 
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Davanti a cotanto spettacolo della natura, che fare? Correre ad ascoltare la puntata di FISICAST  sull’arcobaleno, certamente!! 

Di questoimpegnativo lavoro si è avuto più volte occasione di misurarne l’impatto, oltre che dalla statistica dei click sulle pagine di iTunes e YouTube, dalla partecipazione alle conferenze pubbliche, dai commenti ricevuti sul sito e all’indirizzo e-mail di FISICAST, dalle centinaia di CD-audio distribuiti e dal lavoro di formazione agli insegnanti che ne è scaturito presso l’Università.

E’ con grande entusiasmo che esprimiamo i nostri migliori auguri a FISICAST e vi lasciamo alla seconda parte di “Radioattività”,appena pubblicata.

Una parola ancora, prima che organizziate la camminata nel parco con FISICAST sullo smartphone (un toccasana per il corpo e per la mente): un’accorta opera di intelligence ci permette altresì di svelarvi in anticipo il titolo della prossima puntata (ma non ditelo a nessuno…). E’ decisamente stimolante, perché i nostri amici affondano gli artigli in una delle tematiche forse più stimolanti della fisica contemporanea, gravido peraltro di implicazioni anche filosofiche: “Il vuoto quantistico”, che vi aspetta per lo scaricamento dal 15 febbraio.

Cosa vuol dire vuoto quantistico? E’ veramente vuoto se è luogo di creazione di particelle e antiparticelle? In che senso, poi, è distinto dal concetto più usato di vuoto, inteso come assenza di materia? Ce ne è abbastanza per stimolare l’appetito conoscitivo che è in tutti noi e che – grazie al cielo – non è mai sazio…

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Per metter il naso nel “motore” delle cose, niente di meglio di un sano podcast di fisica… FISICAST è quello che ci vuole! 

Insomma, il fatto è questo: la fisica può essere raccontata: provate e vedrete che non è così spaventosa come a volte si pensa. Anzi, spesso può dare un certo gusto riuscire a dare una sbirciatina al motore delle cose. Un motore che abbiamo veramente iniziato a capire dai tempi di Galileo, e ogni giorno ci rivela delle nuove stimolanti sorprese. Che devono essere studiate, certo, ma anche raccontate. Perché l’avventura scientifica sia sempre più patrimonio di tutti.  Ai creatori di FISICAST, che gli ascolti superino presto il milione!

Perché lo spazio si curva?

I documentari divulgativi ci ripetono sempre che i pianeti e le stelle “incurvano” lo spazio con la loro gravità, come palle che affondano in un lenzuolo… ma perché mai una massa dovrebbe distorcere lo spazio? E soprattutto, come diavolo fa? Si può forse prendere lo spazio e tirarlo, come se fosse una rete da pesca? In questa puntata FISICAST ve lo spiega.

Ammettiamolo, sono domande che ci facciamo, ogni tanto. Oppure non ce le facciamo più, perché è come se avessimo rinunciato a capire: sono cose che sorpassano troppo il nostro modo di pensare. Però, fermiamoci un momento, proviamo a considerare l’ipotesi: e se fosse possibile capire un po’ di più, di questo mostro che è nel nostro immaginario (e nelle formule…) la relatività generale, comunque una delle costruzioni più rilevanti del pensiero moderno in ambito scientifico?

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Tranquilli, non vi stiamo proponendo di impazzire sulle formule, ma solo di ragionarci un po’ su con chi lo ha fatto!! 🙂 [Crediti: Jon Emill su Flickr]

E’ la sfida di FISICAST, il podcast divulgativo di fisica (di cui ci siamo ampiamente occupati nel passato), che esce adesso con la seconda puntata dedicata alla relatività generale. Vi invitiamo a scaricare il podcast, magari con il precedente, ed ascoltarli. Potreste scoprire che anche la difficoltà della teoria della relatività… è (perdonate) tutto sommato relativa: se è vero che per impadronirsene completamente bisogna sudare sulle formule, è anche vero che se ne può capire molto anche ragionandoci insieme, ascoltando gli scienziati rispondere alle domande. Senza bisogno di astruse formule!

In particolare, per questa puntata, lo staff è formato da Gianluca Li Causi (autore), Chiara Piselli (altre voci), Carlo Mancini (regia). Segnaliamo con piacere che due docenti di FISICAST, lo stesso Gianluca insieme a Riccardo Faccini, spiegheranno le due puntate dal vivo nell’ambito della Serata sotto le stelle dell’Osservatorio Astronomico di Roma. Un’occasione in più per prendere parte alla nostra iniziativa!

Inoltre, da Venerdi 5 luglio alle 15:00 FISICAST è veramente on air, visto che va in onda per 4 settimane (4 puntate alla volta) sulla web radio dell’università La Sapienza “RadioSapienza”: http://www.radiosapienza.net/2013/

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