Centodiciotto anni più tardi…

Oggi è così, ma non è sempre stato così. Oggi certo, siamo abituati a catturare immagini facilmente, di qualsiasi cosa. Abbiamo sempre con noi uno smartphone che dispone ormai di un apparato fotografico di soddisfacente qualità, in modo che non ci stupisce più il fatto di andare in giro catturando immagini di mondo, di quel mondo che i nostri nonni si accontentavano – quasi sempre – di vedere con gli occhi, e basta.

Tra l’altro, è ben noto che i telefoni cellulari – e le moderne macchine fotografiche – siano equipaggiate con quelle CCD (nome che sta per Charge Coupled Device, ovvero Dispositivo ad accoppiamento di carica) che sono state ideate e sviluppate proprio in ambito astronomico.

Tutto questo, lo sappiamo, è storia di oggi. Ed appunto, non è sempre stato così. E non parlo della preistoria tecnologica, tutt’altro. Quando il sottoscritto iniziava a muovere i primi suo passi nel mondo dell’astronomia, per dire, le immagini dal cielo venivano ordinariamente registrate su lastre fotografiche. Con tutti i problemi di linearità, saturazione, rumore, che ogni buon astrofilo potrebbe spiegarvi (e spiegarci, anzi).

E’ utile allora tornare un attimo indietro, fare storia, capire la strada fatta, ed anche le meraviglie che già si potevano realizzare tanti anni fa, attrezzati di entusiasmo e dedizione.

Eccone certamente una, di autentica meraviglia.

Crediti: George Ritchey, Yerkes Observatory – Digitization Project: W. Cerny, 
R. Kron, Y. Liang, J. Lin, M. Martinez, E. Medina, B. Moss, B. Ogonor, M. Ransom, J. Sanchez (Univ. of Chicago)

E’ una fotografia della Nebulosa di Orione, realizzata appunto sopra una lastra fotografica. Eravamo all’alba del secolo che si è concluso, nel 1901. Sono passati ben centodiciotto anni, due guerre mondiali e tante altre cose (anche meno drammatiche, grazie al cielo), ma l’immagine conserva tutta la sua carica di meraviglia. Per la cronaca, l’autore fu un certo George Ritchey, astronomo e costruttore di telescopi.

Il bello, è che abbiamo ancora tantissimo materiale in lastre fotografiche (spesso a largo campo) che risultano molto utili per le ricerche attuali: esse naturalmente vengono digitalizzate con grande cura per poi poter esplorarne il contenuto informativo – a volte preziosissimo.

Perché in fondo, ogni vero futuro inizia così: con i piedi ben piantanti nel passato.

Atmosfere notturne, lo stupore costante del nostro cielo

Lo sapete, noi di GruppoLocale cerchiamo di guardare al cielo con una meraviglia quotidianamente rinnovata, convinti che dallo stupore possa arrivare la vera conoscenza, quella che coinvolge tanto l’intelletto quanto il cuore e le emozioni. Emozioni che riteniamo essere parte ineliminabile del cammino umano.

Ecco perché siamo particolarmente lieti di presentare il nuovo libro fotografico di Gianluca Li Causi, ricercatore INAF e divulgatore di FISICAST, il podcast di fisica del quale ci siamo occupati più volte (e nel quale ha fatto una recente “comparsata” il nostro amico Phòs, tra l’altro). Perché va esattamente nella direzione che a noi più esalta, quella della instancabile coniugazione del rigore scientifico con lo stupore inesausto della contemplazione del bello.

Curiosi come siamo, abbiamo raggiunto l’Autore per rivolgergli qualche domanda….

foto del libroGruppoLocale: Caro Gianluca, iniziamo con una domanda tanto semplice quanto, probabilmente, inevitabile: perché hai voluto realizzare questo libro?

Gianluca: Nel mondo contemporaneo, a causa dell’inquinamento luminoso che vela i cieli urbani, è purtroppo ormai inconsueto volgere lo sguardo al cielo stellato, o anche soltanto rendersi conto che c’è qualcosa da vedere sopra le nostre teste… Ecco, il mio libro fotografico vuole semplicemente far questo, ovverosia riportare il lettore alla contemplazione del cielo notturno e della sua magica atmosfera.

GruppoLocale: Però! Questa ci sembra davvero una splendida occasione per recuperare l’essenza di una visione romantica (nel senso etimologico del termine) oramai quasi dimenticata…

Gianluca: Si è così, sai. La spinta del fotografo notturno è proprio quella capacità di stupirsi di fronte alle manifestazioni della natura, come se fosse davvero lanciato alla continua ricerca dell’infinito… penso ai quadri di Caspar Friedrich, tanto per fare un esempio. I luoghi più remoti e solitari delle lande deserte o dell’alta montagna, le notti di plenilunio, o quelle piene di stelle con la Via Lattea che solca il cielo, devo confidarti che mi suscitano sempre emozioni molto intense.

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GruppoLocale: Questo è bellissimo, e tra parentesi è proprio l’atteggiamento di “stupore” che noi di GruppoLocale cerchiamo di coltivare e di diffondere. Permettimi però a questo punto di entrare un pochino nello specifico: che tipo di fotografie hai pensato per evocare questa particolare atmosfera?

Gianluca: Guarda, nelle mie immagini ricerco gli accostamenti che esaltano il contrasto tra la dinamica immensità del cielo stellato e la immutabile staticità del paesaggio terrestre, per così dire. E’ difficile trasmettere soltanto con una foto, a chi non l’abbia vissuto in prima persona, il fascino di una notte cristallina in alta montagna o della volta celeste che circola ampia e avvolgente sulle rovine del passato. D’altronde, è proprio questa la sfida delle Atmosfere Notturne: rievocare con l’immagine fotografica quelle emozioni. Nel dettaglio, la mia ricerca fotografica tenta di riprodurre il realismo della percezione visiva, che però è molto diversa da quella della pellicola o dei sensori digitali, e per questo utilizzo specifiche tecniche di ripresa e di elaborazione.

GruppoLocale: Beh, allora immagino che i tuoi scatti siano realizzati tramite le macchine digitali più avanzate e costose…

Gianluca: No anzi… tutt’altro, direi! Considera che quasi metà delle foto pubblicate sono state riprese su pellicola, quando ancora c’era l’emulsione fotografica. E in ogni caso anche la fotocamera digitale viene sempre utilizzata in modalità manuale per queste foto. Le macchine costose e piene di automatismi qui non servono.

GruppoLocale: Sempre più interessante, Gianluca! Ma ora, se non ti dispiace, dicci qualcosa di te: che fai nella vita, oltre ovviamente le foto?

Gianluca: Sono ricercatore all’Istituto Nazionale di Astrofisica, dove lavoro soprattutto nel campo tecnologico. La passione per l’astronomia è nata quando ancora andavo alle elementari, quella per la fotografia è venuta dopo. Ora devo… convivere con entrambe!

GruppoLocale: Senti un po’, ma oltre che sul libro, per caso si possono vedere anche su Internet le tue foto?

Gianluca: Certamente, ne trovi una buona selezione sul sito www.notturni.it, che curo ormai da molti anni e dove metto anche gli annunci delle mostre che ogni tanto organizzo. C’è anche qualche breve articolo divulgativo che spiega un po’ di trucchi e di tecniche per iniziare a ritrarre il cielo stellato, per chi ne avesse il desiderio (potete per esempio consultare questo link, per iniziare).

GruppoLocale: Ma se, poniamo caso, un nostro lettore volesse acquistarlo: lo trova in libreria?

Gianluca: Niente libreria, ho scelto di realizzarlo e stamarlo su Blurb per la perfetta riproduzione dei colori, che come capisci bene per questo tipo di fotografie è cosa molto delicata. Si trova on-line a questo indirizzo internet, dove è anche possibile sfogliarlo dalla prima all’ultima pagina, prima di decidere se acquistarlo.

GruppoLocale: Beh, potrebbe essere una buona idea per un regalo natalizio fuori dal coro! Allora grazie per l’intervista e… cieli sereni per le prossime foto.

Gianluca: Grazie a voi per questa bella opportunità! E naturalmente… cieli sereni!