26
apr 13

Tutta colpa della polvere!

Tutta colpa della polvere, verrebbe da dire! No, non è una casalinga esasperata a dirlo (con piena legittimità), ma un congruo numero di scienziati. Il fatto è che la polvere complica oltremodo il raggiungimento di uno degli obiettivi principali degli astronomi, che è quello di ottenere una risposta esauriente e (preferibilmente) precisa alla semplice domanda dove siamo? In particolare, la domanda si può declinare nella versione più specifica e di maggiore validità scientifica, ovvero qual è la nostra distanza dal centro galattico? 

Sappiamo bene che il nostro Sole appartiene ad una struttura enorme e complessa formata da altri miliardi di stelle, chiamata Via Lattea (o anche Galassia). Dunque è più che naturale voler capire che posizione occupiamo all’interno di questa struttura.

Ebbene, può sembrare strano, al giorno d’oggi, ma questa semplice domanda aspetta ancora una risposta esauriente. Parte della difficoltà nel rispondere è dovuta alla mancanza di una adeguata comprensione della natura della polvere interstellare, che si trova lungo la linea di vista. Specificamente, ci si chiede se le particelle che si trovano nel tragitto verso il centro galattico siano della stessa esatta natura di quelle che si trovano in prossimità del Sole, o invece presentino delle differenze di cui tenere conto. Un recente studio di un team guidato da David Nataf ad esempio ci avverte che la polvere che si trova in direzione del nostro centro galattico è “anomala”, in effetti.

Varie stime per la distanza dal centro della Via Lattea, nel corso degli anni, espressa in kiloparsec (Crediti: Malkin 2013)

Varie stime per la distanza dal centro della Via Lattea, nel corso degli anni, espressa in kiloparsec (Crediti: Malkin 2013)

Il team spiega anche che il fatto di caratterizzare la natura delle piccole particelle di polvere è di importanza fondamentale al fine di derivare il giusto valore per la distanza dal centro della Via Lattea, e che una adeguata comprensione della polvere stessa può aiutare a mitigare le differenti stime ottenute nel tempo da diversi autori (evidenziate dal diagramma qui sopra).

I risultati della ricerca mostrano che l’anomalia porta ad una legge di estinzione piuttosto particolare. La legge di estinzione descrive il modo in cui la polvere fa apparire più deboli gli oggetti osservati, in funzione della lunghezza d’onda della luce, e dunque fornisce importanti informazioni riguardanti proprio le caratteristiche della polvere.

Riguardo alla stima corretta della distanza, gli autori indicano un valore pari a 26745 anni luce, ottenuto proprio adottando una legge di estinzione non standard. Questo si traduce in un valore vicino agli 8 kiloparsec, se vogliamo esprimerci in una unità di misura più usata per le misure di distanza all’interno della Via Lattea. Espresso in anni luce, tuttavia, è più suggestivo. Fa anche capire meglio di che razza di dimensioni stiamo parlando, per la nostra Galassia: un lampo di luce generato dal centro galattico ci mette più di ventiseimila anni ad arrivare da noi. Decisamente vuol dire che parte da lontano. Da molto, molto lontano…


07
dic 10

Il progetto “Via Lattea” vuole il tuo aiuto!

Quegli istancabili ragazzi di Zoo Universe, dopo MoonZoo e tanti altre iniziative intriganti, ne hanno pensata una nuova. E’ infatti appena stato varato un altro sito legato al progetto, che prende il nome di The Milky Way Project (http://www.milkywayproject.org/). L’intento è quello di dare ordine e misurare la nostra stessa galassia, la Via Lattea.

Come passo iniziale, viene chiesto ai volontari di aiutare a localizzare e disegnare “bolle” nelle suggestive immagini in infrarosso fornite dal Telescopio Spaziale Spitzer. Comprendere e studiare il materiale freddo e polveroso che si vede nelle immagini infatti aiuterà decisamente gli scienziati a capire come si formano le stelle, e come la nostra galassia si è evoluta con il tempo.

L'interfaccia web: il nostro "strumento di lavoro". Credits: Milky Way Project (ZooUniverse)

Nel mentre si lavora per individuare le bolle, in ogni modo, si possono utilmente “marcare” altri interessanti oggetti quali ad esempio ammassi stellari, galassie ed alcune “peculiarità” presenti nelle immagini. In breve, quello che ci viene chiesto (e come al solito, basta un computer connesso ad Internet ed un pò del proprio tempo) è nientedimeno che contribuire a mappare la formazione stellare nella Galassia! Per non perdersi d’animo in tale impegnativo compito, è presente un bel tutorial con tanto di esempi (ahimè in lingua inglese, ma non troppo complesso).

Non paghi di ciò, gli zoologi cosmici hanno varato una serie di altre interessanti iniziative sul web, come il Milky Way Talk, uno strumento collaborativo dove si possono reperire e raccogliere i commenti sugli oggetti che abbiamo identificato nel Milky Way Project. Per finire, il Milky Way Project ha anche un suo account Twitter e – ovviamente - il suo blog (notiamo che il blog, al momento di scrivere, non risulta ancora non aggiornato a queste ultime notizie, che sono state ricavate adattando un mail arrivato agli iscritti a ZooUniverse).


06
ago 09

Spitzer studia gli intricati ambienti del centro galattico

Il centro della nostra Via Lattea è nascosto agli sguardi dei “curiosi”, che scrutano con i telescopi in banda ottica, da dense nuvole di polvere e gas interstellare. Se si vogliono acquisire informazioni di questa peculiare zona, occorre dunque utilizzare strumenti che operino in banda diversa da quella alla quale risponde l’occhio umano: in particolare il telescopio spaziale Spitzer – che opera in infrarosso –  ci restituisce ora una vista davvero straordinaria delle affollate zone intorno al centro galattico.

Crediti: NASA, JPL-Caltech, Susan Stolovy (SSC/Caltech) et al.

L’immagine presentata, davvero suggestiva,  è  in realtà un mosaico di fotografie più piccole, e mostra – in falsi colori – le stelle più vecchie e fredde con colorazioni bluastre, e come più rosse invece le nubi di polvere e le popolazioni stellare calde e giovani, a loro associate.

A questa distanza, l’immagine copre una larghezza di ben  900 anni luce: il centro galattico è  ancora distante, circa 26.000 anni luce, verso la costellazione del Sagittario…

NASA Press Release


01
mag 09

Chandra risolve un antico “mistero galattico”

E’ stata una immagine estremamente “profonda” acquisita dall’osservatorio spaziale Chandra, a risolvere un mistero di lunga data, concernente l’origine della diffusa luminosità in banda X, proveniente dal piano della nostra Galassia.

I dati di Chandra hanno infatti permesso di comprendere come la “brillanza” nella regione investigata dalla sonda, sia dovuta a centinaia di sorgenti puntiformi di radiazione in banda X, cosa che a sua volta implica che la luminosità complessiva a tale lunghezza d’onda, nel piano della galassia, sia causata da milioni di tali sorgenti.

Crediti: X-ray: NASA/CXC/TUM/M.Revnivtsev et al. IR: NASA/JPL-Caltech/GLIMPSE Team

L’immagine qui riprodotta mosra una visione infrarossa, dal Telescopio Spaziale Spitzer, della regione centrale della Via Lattea, con un inserto che mostra l’immagine di Chandra (in banda X) di una regione posizionata ad un angolo di circa 1.4 gradi dal centro della Galassia.

L’emissione in banda X è stata rilevata più di venti anni fa, già dalle prime osservazioni in banda X, compiute da strumenti quali HEAO-1 e Exosat. Una interpretazione della “brillanza X” galattica si è basata sull’ipotesi che fosse originata da gas a circa 100 milioni di gradi. Rimaneva comunque problematica, poichè si sa che il disco della nostra Galassia non è così massivo da riuscire a confinare – con la sua forza gravitazionale – tale gas caldo, il quale pertanto dovrebbe disperdersi come vento. Anche ripristinare tale gas sembrerebbe problematico, pochè le sorgenti plausibili, quali le supernovae, non risultano abbastanza potenti per tale compito.

Ora finalmente le osservazioni di Chandra, durate per circa dodici giorni, hanno permesso di studiare la natura di questo fenomeno. La regione di indagine è stata scelta con molta cura: abbastanza vicina al piano galattico perchè la citata brillanza in banda X fosse rilevante, ma in una regione con un assorbimento da gas e polveri piuttosto piccolo. Come risultato, ben 473 sorgenti sono state rilevate, in un’area per giunta grande appena il tre per cento dell’area apparente della luna piena – certamente una delle più alte densità di sorgeti in banda X mai rilevate nella nostra Galassia!

E’ stato rilevato che più dell’ottanta per cento di tali sorgenti si può risolvere i sorgenti individuali. Si ritiene che siano per la maggior parte stelle in fase di nana bianca, che gettano materia su una stella compagna, e stelle doppie con forte attività magnetica, che producono “scoppi” in banda X. La scoperta è indubbiamente importante, tanto che l’articolo che la descrive si è guadagnata l’uscita, il 30 aprile, sulla rivista scienfica Nature. Un altro tassello non trascurabile aggiunto alla nostra conoscenza del cosmo…

NASA Press Release

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