Hubble e la formazione stellare violenta delle galassie nane

Il Telescopio Spaziale ha acquisito interessanti immagini della galassia irregolare NGC 3738. Questa piccola galassia sta subendo una fase di esuberante formazione stellare, durante la quale è occupata a convertire le riserve di idrogeno localizzate nel centro galattico, in stelle vere e proprie. L’occhio di Hubble ha individuato il gas rosso intorno a NGC 3738, uno dei segni più caratteristici della formazione stellare.

Localizzata nella costellazione dell’Orsa Minore, la galassia dista circa dodici milioni di anni luce dal Sole, e appartiene al gruppo di galassie di Messier 81. La prima osservazione si deve a William Herschel e risale addirittura al 1789. E’ un esempio piuttosto vicino di una nana compatta blu, il tipo più debole di galassia starburst, una galassia appunto caratterizzata da formazione stellare in atto particolarmente violenta. Ricordiamo che le galassie compatte blu sono davvero piccole se confrontate con le loro controparti giganti, le classiche galassie a spirale (tra cui la nostra). Tanto per dire, NGC 3738 è larga circa diecimila anni luce, appena un decimo della larghezza della Via Lattea.

Una immagine di un “fossile del cosmo”, la galassia NGC3738 (Crediti: ESA/Hubble & NASA)

A differenza delle galassie a spirali o ellittiche (altri giganti del cosmo), queste non hanno alcuna caratteristica interna particolare, come nucleo o braccia di spirale. Anzi, lungi dall’esibire qualche forma di organizzazione interna, sembrano piuttosto caotiche, in linea generale. Sono oggetti molto intriganti per i ricercatori, perché si pensa che assomiglino parecchio ad alcune tra le prime galassie ad essersi formate nell’Universo, e come tali possono fornire diverse indicazioni di come apparivano le stelle non troppo dopo il Big Bang, il grande scoppio dal quale avrebbe avuto origine l’Universo. Sono – diciamo – come dei fossili nella storia del cosmo, e per le loro caratteristiche e il loro numero godono di grande interesse presso gli astronomi. (Elaborazione di una press release NASA)

Hercules, o la galassia di transizione…

Il quadro generale che ormai si va consolidando, vuole che gran parte della nostra Galassia sia costituita da stelle “cannibalizzate” da galassie esterne, perlopiù galassie nane. Questa evidenza infatti si integra molto bene con altri dati sperimentali, che costituiscono tutti insieme il quadro generale della formazione delle galassie: questa al giorno d’oggi si ritiene più un processo di progressivo addensamento di piccoli pezzetti, piuttosto che un singolo, gigantesco “collasso” di gas e stelle.

Mentre diversi filamenti di queste probabili galassie “distrutte” occupano, come è logico attendersi, le parti più esterne della Galassia, ed altri oggetti ancora sono rimasti in forma di galassie nei dintorni della Via Lattea, non molti agglomerati di stelle sono stati trovati finora nel ruolo di satelliti, con evidenti segnali di distruzione mareale.

Una grande galassia a spirale (come la Via Lattea) può indurre la frammentazione di tante piccole galassie nane al suo intorno (Crediti: Jon Lomberg)

Adesso un nuovo studio, pubblicato nel fascicolo di ottobre della prestigiosa rivista Astrophysical Journal, suggerisce come la galassia satellite Hercules possa costituire propri un esempiodi una delle prime “forme intermedie” di tal guisa.

Difatti, analizzando le caratteristiche dell’orbita, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il passaggio vicino alla Via Lattea (si pensa che in un remoto futuro passi a circa seimila parsec dal centro galattico) potrebbe anche provocare la distruzione della piccola galassia, che in tal caso disperderebbe le proprie stelle all’interno della Via Lattea.

I dati non permettono di arrivare ad una ferma conclusione riguardo al destino di Hercules: tuttavia, se pure non è destinata a diventare un altro flusso di stelle nella nostra Galassia, diciamo che davvero poco ci manca…

Adattatamento di un articolo di Universe Today

La bella figura… della galassia di Barnard

ESO ha da poco annunciato il rilascio di una nuova stupenda immagine di una delle galassie a noi più prossime, la galassia di Barnard, nota anche con la sigla NGC 6822. La galassia dista dalla Terra circa 1,6 milioni di anni luce, ed è classificata come una irregolare barrata; fa parte anch’essa del Gruppo Locale di galassie, l’arcipelago di galassie che include – tra quelle più grandi – anche la nostra Via Lattea (…e sì, il gruppo di galassie da cui prende anche il nome questo sito…).

La galassia viene classificata dagli astronomi come irregolare proprio per la sua forma non chiaramente definita (probabilmente dovuta ad incontri “ravvicinati” con altre galassie), come pure per le sue dimensioni, chiaramente ridotte rispetto agli “standard” per le galassie che consideriamo “normali”.

La recente immagine di NGC 6822 è stata ottenuta con il Wide Field Imager al telescopio da 2.2 m.
Crediti: ESO

Proprio le caratteristiche di oggetti come questo, possono aiutare i ricercatori a comprendere meglio i complessi meccanismi di interazione tra le galassie, e come queste a volte possano arrivare a “cannibalizzarsi” tra loro (come abbiamo più volte descritto anche in queste pagine), lasciando a testimonianza di questi fenomeni, solo delle scie e dei filamenti brillanti di stelle appena formatesi…

D’altra parte, essendo di dimensioni pari ad appena un decimo di quelle della nostra  Galassia, la galassia di Barnard ben si adatta alla sua denominazione di “galassia nana“. Essa contiene appena una decina di milioni di stelle, che è davvero un numero esiguo se appena si vuol confrontare con le circa 400 miliardi che popolano la Via Lattea! Non ci si inganni, però: nell’Universo, da quanto sappiamo da tempo, le galassie nane sono di gran lunga le più diffuse, sorpassando di gran lunga, in numero, quelle più grandi come  appunto la nostra.

Da diverso tempo si è compreso come lo studio accurato delle galassie nane può farci capire davvero molto riguardo alle specifiche modalità di formazione ed evoluzione delle galassie, se non addirittura, visto il loro ruolo così “importante”, dell’Universo stesso…

ESO Press Release